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E’ un gradito ritorno (super cit.) quello di Giovanni Franci, che mancava da un po’ da questo blog. Non perché non abbia lavorato a nulla, anzi, non c’entra ma vabbè, dovrei citare in primis il suo contributo determinante nell’evitare un epilogo drammatico, una calda e ormonosa notte di giugno a Trastevere, della saga di #coinquilinoetero. Ma questo non c’entra con “Matteo Diciannove, quattordici“, scritto e diretto da lui, e le cui prove sono iniziate giovedì scorso. Si parte con le rappresentazioni dal 27 novembre fino al 30 novembre, al teatro Manhattan (via del Boschetto. nel cuore di Monti). E’ uno spettacolo – autoprodotto, ergo portato in scena con un grandissimo sforzo e, soprattutto, con coraggio – visibile al massimo da 30 spettatori a replica e, preferibilmente, da un pubblico adulto: il protagonista, ovvero Fabio Vasco (#gnocco da palcoscenico), reciterà nudo nella parte finale. Fossi frivolo, direi che è uno dei motivi per andarlo a vedere. Ma non lo dirò (“Sentiamo: come è messo?”, “ancora non lo so, ma se un attore accetta di recitare nudo, significa che può permetterselo”).

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La storia. Matteo, abbandonato dalla madre cresce fino all’età di sei anni in casa di sua zia: riceve un’educazione violenta e punitiva, fondata sul senso di colpa. Finisce, quindi, in un collegio cattolico dove subisce le seducenti e ambigue attenzioni del direttore (Padre Vincenzo) che per la prima volta lo fanno sentire amato e “voluto”. Qui sperimenterà i primi rapporti sessuali con un altro ragazzo, Pietro, che, inconsapevolmente, propone ad ogni ragazzo del collegio quello che impara dal direttore. L’improvvisa e sospetta morte di Pietro inquietano Matteo, che sembra iniziare a distinguere l’amore dall’abuso. Alla morte del ragazzo, Padre Vincenzo si allontana per alcuni mesi dal collegio. In questi mesi, arriva in collegio un ragazzo di 14 anni: Luca. Matteo si innamora di Luca, ma non riesce a capire se le attenzioni per lui siano amore o abuso. I due ragazzi trovano un rifugio l’uno nell’altro. Un rifugio vero e innocente. Il ritorno nel collegio di Padre Vincenzo, e la sua improvvisa gelosia nei confronti di Matteo, trasformeranno in un calvario il rapporto tra i due giovani ragazzi. Il finale non è lieto.

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Una storia vera, dice il suo “papà”. Un racconto i cui i protagonisti sono realmente esistiti, così come l’amore e l’abuso sono stati vissuti in prima persona. Elementi questi due che, come spiega Giovanni, è difficile distinguere l’uno dall’altro. Durante questo spettacolo, Matteo affronterà i propri demoni. “Ognuno di noi ama come è stato amato”, dice il protagonista. Se questo fosse vero, a cosa porta un’educazione sentimentale fatta di abusi e ricatti? Quanti compromessi, più o meno gravi, abbiamo dovuto accettare noi tutti? Quante carezze, quanti baci, quanti abbracci, abbiamo creduto fossero amore? Quando si è ricevuta una carezza, un bacio, che non era amore, ma che ci ha resi felici, possiamo ritenerci ugualmente appagati o dobbiamo indossare i panni delle vergini abusate? Aggiungo, infine: quando il bisogno di amore ci porta a non renderci conto che stiamo subendo un abuso, possiamo godere di quel corpo che ci ha appena posseduti nella mente? Un monologo che, come spiega Giovanni Franci, non vuole muovere accuse o sensibilizzare lo spettatore sul tema della pedofilia all’interno della chiesa cattolica, “non crediamo ce ne sia bisogno, i fatti di cronaca sono già abbastanza eloquenti”. E’ un monologo duro, rabbioso, fisico, che non esclude momenti di grande tenerezza, né attimi di sincero divertimento.

Tutti al teatro Manhattan, anche se, visti ormai le precedenti rappresentazioni del regista, prevedo già un tutto esaurito permanente. A un river-lettore estratto a sorte tra quelli che vedranno lo spettacolo, in regalo gli slip usati del protagonista. Scherzo :)

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Io ogni settimana scorro le foto nuove di Claudio Marchisio. Questa – del 26 ottobre, match contro il Palermo – mi pare meritevole di condivisione.

Ci facciamo il bagno insieme?

October 30th, 2014

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Continuo con una delle mie serie preferite: gli etero che non fanno cose etero.

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Non ho la minima idea di dove sia il “Cd Santa Eulalia“, ma so solo che hanno realizzato un calendario, abbastanza interessante.

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Uno gnocchissimo Nick Jonas ha accettato di giocare a “indovina il pacco”. Gli vengono sottoposte una serie di foto mozzate di pacchi, e gli viene chiesto di attribuire a ciascuno il nome del proprietario (tra gli altri: Harry Styles, Justin Bieber, Zac Efron).

Tra tutti gli scherzi che circolano su Youtube, questo è sicuramente uno dei più macabri. Un killer spolpa un cadavere in un garage: la reazione dei passanti, ovviamente, è sempre la stessa.

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Costume dell’anno.

Un video con il lieto fine che tutti vorremmo vedere più spesso. Girato da un passeggero nell’aeroporto di Dallas, documenta il folle e inspiegabile comportamento di un uomo, che si è scagliato contro un signore che lui sosteneva essere gay (“sono stanco dei gay, di quel frocio là”, urla). L’aggressore viene fermato dai passeggeri e, infine, arrestato dalla polizia. A occhio mi sembra sotto l’effetto di qualche droga.

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Ormai, anno dopo anno, è diventato un appuntamento fisso per il partito dell’onanismo (e non solo) rugbystico mondiale. Il calendario dei Dieux Du Stade offre sempre una vagonata di corpi da urlo. Anno dopo anno, è divenuto più esplicito, come dimostrano anche gli scatti dell’edizione 2015. Alcuni davvero meritevoli di attenzione.

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I volti dei ragazzi della Cgil.

October 25th, 2014

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Personalissima selezione dei volti che mi hanno colpito dal corteo che, oggi, ha invaso la capitale.

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Giochiamo a sopravvivere?

October 25th, 2014

Don’t try this at home.

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A pranzo in un fast food, con la moglie. (via Reddit)