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Manco al GayVillage.

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Tra la miriade di video con doccia, segnalo quello di classe, di Donatella Versace e dei due #gnocchi che la inondano di acqua (si vede qui). Poco dopo è stata la volta di Allegra.

Chi sono i cinque superfinalisti del concorso #piedibelli? Come promesso, ecco la loro bio, accompagnata – in alcuni casi – da una nuova foto. Nessuna foto viso, ovviamente, perché questa potrebbe distrarre la giuria.

Tra domani e dopodomani il nome del vincitore!

Buona visione.

Steg, 26 anni, di Cagliari:

“Sono single, studio Ingegneria Civile, mi mancano un paio di esami alla laurea triennale, poi vorrei partire per la specialistica. Quando ho tempo aiuto un amico in un centro assistenza Apple; mi piace leggere, soprattutto al mare, e mantenere uno stile di vita abbastanza sano: mangio bene, vado in palestra e corro. Poca TV a parte le serie (americane)”.

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Mirko, Pisa, 30 anni:

“Sono istruttore di nuoto e ammetto di aver preso parte al concorso per conoscere River. Seguo questo blog da diversi anni, fin da tempi “non sospetti” quando ero del tutto etero… Adesso, dopo una storia importante con un ragazzo, sono single. Vivo a Pisa con una coinquilina pelosa….una gatta meravigliosa ;) Ho fatto il dottorato di ricerca e continuo a collaborare con l’università”.

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Gabriele, Milano, 35 anni:

“Vivo in provincia di Milano. Disoccupato (da tanto purtroppo). Cerco di tenermi impegnato con le mie passioni, la fotografia e la grafica in genere. (chi volesse vedere i miei lavori www.gabecnc.it) Mi piace l’arte, in tutte le sue forme. E se non si era capito sono un appassionato di Keith Haring… e infatti mi piacerebbe tatuarmi delle sue figure sui piedi. Faccio piscina e pilates per cercare di tenermi in forma ma in pratica è solo un modo per limitare i danni visto che mi piace la buona tavola, e i dolci. Da adolescente ero una palla! davvero un ciccione! Ne sono venuto fuori con tanta costanza e adesso cerco, per quanto possibile di mantenere una alimentazione sana e corretta, ma a volte proprio non è possibile resistere! E’ stato divertente partecipare a questo “concorso”, perchè in genere tutti mi dicono tutti che ho dei piedi orribili tipo un hobbit!”

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Andrea, Cremona, 19 anni:

“Intanto un saluto a tutti e vorrei ringraziarvi per avermi fatto arrivare in finale. Comunque, scrivo dalla provincia di Cremona. Ho frequentato il Liceo Artistico ed ora attendo con ansia di cominciare la mia nuova vita come studente universitario. Ho deciso di partecipare al concorso non tanto perché sono un amante dei piedi o perché ritengo di avere dei piedi stratosferici, ma principalmente perché mentre ero in piscina a prendere il sole mi sono trovato sulla home di Facebook il post in cui River annunciava questo concorso, allora mi sono detto: “perché no?!”
Io non faccio parte della River-famiglia da molto, un paio di mesi credo, ma devo ammettere che mi ci trovo davvero bene :)”

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Diego, Assisi, 32 anni:

“Sono un ingegnere, gay, single ancora in cerca dell’anima gemella (ci credo ancora, sbaglio?). Non ricordo precisamente da quanto tempo leggo River-blog, sicuramente dal 2007, forse prima. Non potevo non partecipare a questo concorso! Non avevo mai esternato questo mio feticismo con nessuno e ricordo che fu una piacevole sorpresa sapere che anche tu Riv eri un amante del genere! Forse uno dei miei primi commenti sul tuo blog era proprio a una tua foto sull’argomento e da allora non è stato più un tabù”.

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L’aspetti. Credi di vederlo. E ci credi. Vai avanti, a piccoli passi da gigante. Ingrani la prima e poi, a un certo punto, passi direttamente in quarta, sempre più veloce. La strada è prima piana, poi è in discesa, sei quasi obbligato a correre, rincorrendo la fantasia. Coltivi l’attesa per il messaggio che arriverà (e all’inizio arriva sempre, e non c’è una mai una volta che lui ti deluda), l’invito (e sarà un sì) per il prossimo appuntamento, il bacio, i venti minuti di sesso che tu vorresti chiamare amore, ma no, è troppo presto. Vai avanti ancora. Poi ti svegli, non sei sudato, ma molto lucido. E ti rendi conto che stavi aspettando la persona sbagliata. Che lui, in realtà, non stava aspettando te, ma che è uscito con te come si salirebbe su un tram. Tre fermate, poi via, verso la vera destinazione, altrove, lontano da te. E allora ricominci ad aspettare, il prossimo. Oppure no. C’è il giorno, oggi, questo preciso momento, ore 18.32, in cui ti dici che sei stanco. Che non vuoi più essere il tram di nessuno, la nave guida dell’ennesimo gay confuso o ex etero che in te vede chissà cosa. Chi è la tua guida? Nessuno. Hai smesso di cercarla, perché sai che la bussola te la devi costruire te, sennò vai a sbattere, e ti farai male.

E sono questi passaggi, questi flash affettivi, veloci quanto un orgasmo, a segnarti come il tatuaggio di una ferita, che vedi solo tu. A spingerti a smettere di crederci. Ne ho incontrati, in questa estate che deve ancora finire. C’è stato lo #stagista, sì, quello che con te voleva fare cose, andare in posti, viaggiare, con la fantasia e le parole e le promesse pronunciate in un pub col fumo denso che mi faceva lacrimare e la musica che ci costringeva a parlarci nelle orecchie. Si è dormito insieme, ci si è baciati, baci profondi, quelli per cui la sua gola non ti sembra abbastanza profonda da contenerti. Si è mangiato al ristorante, camminato per Testaccio, girovagato a San Lorenzo, e poi puff. Quando tu hai una settimana off lui sparisce. Spunta un altro, forse il suo vero ragazzo, un altro passaggio da prendere al volo, senza dirti nulla. In fondo chi sei? Nessuno. Chiudi il capitolo, glielo dici, e lui ti chiede “perché te ne vai così?”. Tre giorni dopo lo vedi in un locale mentre si bacia con un altro ragazzo. Si è ripreso in fretta, voltata pagina, il libro dello smignotteggiamento è una storia infinita quanto l’ipocrisia. E poi lo #studentedicinema, l’ennesimo arrivato nella casella email per approfondire, conoscere, vedere, parlare con quella persona che ha imparato a conoscere con la saga di #coinquilinoetero. Si sta anche bene insieme, dopo essercisi scritti per un mese, lui lontano, io a Roma. E la promessa di vedersi che si concretizza, in un letto, in un abbraccio, breve. Quanto basta per rendersi conto anche anche lui ha un altro, un’altra storia, un’altra meta. E allora via. Altri racconti da raccogliere, altri hashtag, perché non è facile sintetizzare una persona con una parola, ma è bello, abbiamo tutti un’etichetta attaccata, e allora troviamolo il brand esistenziale che racconta dove e cosa siamo in questo mondo. Io, probabilmente, sarò il #blogger per molti, il #sognatorecoglione di me stesso. Che aspetta, sì, ma che oggi è stanco di guardare al prossimo arrivo. L’attesa. Per l’sms. Il messaggio su Whatsapp. L’incontro. L’emozione del vedersi, in centro. E poi l’ultima, pochi giorni fa. Un format che mi ricorda altre storie finite bene, con persone come lui. Lui ex etero, un po’ paraculo (tipo che mi ha dato il nome finto), belloccio, laureato in fase di trasferimento all’estero. E allora te lo ripeti, che non ti va più, che non puoi essere la sua guida, che non lo vuoi essere, perché lui cosa ti darà in cambio? L’affetto, è vero, è un darsi, senza chiedere una ricevuta o un rimborso. Ma è anche un voler ricevere, essere investiti dall’affetto senza freni e inibizioni, e senza venire feriti dal freno a mano tirato, da quell’esitazione che tu senti di non meritare, nessuno la merita. Alla fine di lunga attesa dovrebbe esserci un premio, lo dicono le favole dal lieto fine, e tu ci credi ancora. Vorrei correre, ingranare la quinta, freni rotti, e sì, probabilmente andare a sbattere. And if a double-decker bus crashes into us. In due è meglio, il dolore sublima l’amore, e le ferite sono trofei che uniscono.

Ma per adesso contro quel pulman sono andato a sbattere sempre da solo.

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La mia avversione per i cockring è nota. Mi hanno sempre dato l’idea di essere usati da chi non riesce a farlo diventare duro, o che lo vuole far sembrare più grosso di quanto sia in realtà. Ho avuto una sola esperienza con un tipo che s’è presentato a casa mia con quel coso: l’ho gentilmente invitato a riportarselo indietro con tutto il resto.

In ogni caso, Twitter ha documentato in questi giorni un caso abbastanza singolare di anello (di acciaio) rimasto incastrato intorno al pene. E’ il profilo dei pompieri di Kota Buru ad aver pubblicato la foto del paziente che, sabato scorso, ha chiamato il centralino dei vigili del fuoco, chiedendo aiuto. E sono stati proprio loro a rimuovere l’aggeggio. Paziente e pene, ora, stanno bene.

Morrissey, sei date a ottobre.

August 26th, 2014

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Parte in autunno l’attesissimo tour europeo di Morrissey e, questa mattina, l’ex Smiths ha comunicato ufficialmente le date. La tournée partirà il 6 ottobre da Lisbona, per poi spostarsi subito in Italia:

Roma, Atlantico Live, 13 ottobre,
Milano, Teatro Linear, 16 ottobre
Bologna, Paladozza, 17 ottobre
Pescara, Palazzetto dello Sport “Giovanni Paolo II”, 19 ottobre
Firenze, Obihall, 21 ottobre

Roma sicura, of course. Parte la richiesta di un giorno di ferie. E poi, maybe, Pescara <3

Letti tutti i commenti e le segnalazioni arrivate dai river-lettori, dopo attenta valutazione dei concorrenti, sono arrivato a selezionare gli ultimi 5 piedi. Anche qui, selezione difficilissima e alcuni esclusi davvero notevoli. Lo confesso, ora che è stato escluso: fino all’ultimo sono stato indeciso tra Fla-Milano e Diego di Assisi. Entrambi meritavano la finalissima.

A tutti i finalisti, ora, chiedo di inviarmi una loro breve bio, che racconti anche perché hanno preso parte al concorso per #piedibelli e, soprattutto, da quanto tempo fanno parte della river-famiglia. E non importa se sono arrivati da pochi mesi o settimane, il dato non influirà minimamente sul risultato finale.

Mercoledì o al massimo giovedì comunicherò il nome del vincitore. Che avrà la possibilità di fare una breve intervista, oltre alla telefonata con River.

Buona visione!

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Da una parte una nipote che ha appena fatto coming out. Dall’altra una nonna che non le riesce a credere. E che chiede come funzioni le cose tra due donne che si amano: “Ma lei dove mette la sua lingua? E tu le tocchi il seno?”. Infine, dibattito sul matrimonio tra uomo e donna e sull’amore, unica cosa che – dice la ragazza – importa a Dio.

Apprezzo la simpatica curiosità della nonna, adorabile.

Oggi pubblico nuovamente i 15 finalisti del concorso per #piedibelli, ma con nuove foto (alcuni hanno voluto mandare ampia selezione). Ora selezionerò, seguendo i consigli dei river-lettore, i 5 superfinalisti che comunicherò nella giornata di domani.

Buona visione!

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23 agosto 1994: esce “Grace“, il capolavoro immortale di Jeff Buckley. Tre anni dopo il debutto in pubblico, per il primo concerto, tenuto in una chiesa di Brooklyn, in onore del padre Tim. Tre anni dopo, quel maledetto 29 maggio del 1997, le acque di un affluente del Mississipi hanno trascinato via il corpo di Jeff. Aveva poco più di 30 anni. Quattro anni prima, il 31 ottobre del 1993, se n’era andato River Phoenix. E River era nato proprio il 23 agosto (1970), giorno dell’uscita di Grace. Coincidenza. I due, per me, erano inscindibilmente legati, pur nella loro diversità. Così belli e maledetti, quella loro voce e volto che gridavano a tutti la loro sofferenza. Non una sofferenza lamentosa, ma il dignitoso lamento di due anime segnate da una vita che li aveva trafitti e non certo accarezzati.

Ricordo Jeff con le tre canzoni più belle dell’album. Last Goodbye, la colonna sonora dei miei addii. E poi Grace e Lilac Wine.

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Sì, oggi sarebbe stato il suo compleanno. Grazie James.

Sempre più difficile. I trenta piedi selezionati erano tutti unicamente belli. E individuare i 15 finalisti non è stato affatto facile. Ma alla fine ecco i concorrenti migliori – lo ripeto: secondo i miei personalissimi canoni di giudizio. Tutti quanti sono pregati di inviarmi un nuovo scatto, che sarà on-line nel week-end. Le foto sono ora sottoposte alla nuova valutazione del River-pubblico.

Lunedì 25 agosto comunicherò i cinque super-finalisti, ai quali chiederò di scrivere una piccola bio. Mercoledì 27 agosto, infine, il vincitore  che potrà scegliere se fare una breve-intervista. Oltre alla telefonata con River.

Buona visione.

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Nel giorno in cui tutti si attende l’Ice Bucket Challenge di Matteo Renzi (ma anche no, grazie), una bella collezione di gente che, in alcuni casi, s’è fatta male.