Cole Mohr, uno dei modelli più pagati al mondo (e uno dei più pazzi), ama giocare coi pennarelli. S’era già visto in qualche altro post. Durante il suo tour europeo, questa estate, si è divertito a dipingere se stesso e i suoi amici. Col risultato di andare in giro simpaticamente coloured.

Read the rest of this entry »

Come cucinare uno scoiattolo.

September 2nd, 2010

In questo video, trasmesso sul sito del Telegraph, viene mostrato come cucinare uno scoiattolo. Scoiattolo che, va detto, è stato raccolto in strada, dopo essere stato investito da un’auto (almeno questa è la versione del giornale).

La voglio anche io la targa col numero 1 !

(ma l’auto del papa si porta dal meccanico? lui si allaccia le cinture di sicurezza? usa l’Arbre Magique? può essere multato e, se sì, può fare ricorso al prefetto? guarda fuori prima di aprire la portiera? lo abbassa il finestrino per far entrare un po’ d’aria? si paga l’assicurazione? se tampona qualcuno ha ragione sempre lui? quando muore un papa si cambia l’intestatario?)

Rifiuti subacquei cittadini.

September 1st, 2010

Fotografata ieri sera dietro casa.

D’Addario a noleggio (auto).

September 1st, 2010

Non l’avevo mai visto, ma mi han detto che sono abbastanza noti (foto scattata a Roma, zona via Andrea Doria).

- Agriturismo perfetto. Cinque stanze, struttura indipendente, ingresso h 24 con chiave (mica sempre è così, quando nella casa vivono anche i proprietari). Quando io e ASB siamo arrivati – camera matrimoniale – lei non ha battuto ciglio. Era tutto scontato. Insomma, quando si paga anche i finocchi van bene.

- Unica pecca: i tarli. La casa era stata da poco ristrutturata, e aveva delle splendide travi in legno. La prima notte siamo stati svegliati da questi fastidiosissimi scricchiolii. Inizialmente pensavamo dipendessero dal legno. Poi, Asb s’è ricordato di un problema analogo che aveva avuto la zia. Odiosissimi: mangiavano con gusto. Problema risolto: tappi per le orecchie.

- Colazione così così. A me piacciono i buffet abbondanti, modello Hilton. Ovvio che non si possa trovare in un agriturismo. Però mi aspettavo qualcosina in più dei cornetti – mai caldi. Cappuccino atroce: era un caffèlatte, senza schiuma. Funzionale: la pupù scattava sempre – anche se lettura di giornale.

- Ho scelto il pavimento della mia futura casa: in travertino. Splendido. Non dovrebbe neanche costare troppo. Mi sembra facilmente gestibile, e dovrebbe essere in grado di assorbire l’urto con le unghie del cane.

- Portare fuori il cane, la sera, in un vigneto è un’esperienza degna di un horror. Non lo abbiamo mai sciolto, perché temevano che qualcuno lo riducesse a fettine.

- Le cataratte del cane si fanno notare: il lancio del bastone, spesso, si concludeva con lo sguardo perso di bau, che non riusciva a trovare il legno. Povero. Un giorno si è lanciato contro la rete dell’agriturismo, pensando che quella rete non ci fosse. Ed è stato un bene: dall’altra parte c’era una discesa ripidissima.

- Mai lasciare aperte le finestre in un agriturismo: al ritorno serve Autan per proteggersi da invasione zanzare.

- Il silenzio della sera non ha prezzo.

- Il cane soffre di stress cittadino: là è stato tranquillissimo. Non abbaiava mai, neanche quando uscivamo per andare al mare. Un angioletto. Tante ninne.

- Non facessi il giornalista mi butterei nel business agrituristico. Quando l’ultimo giorno abbiamo deciso di prolungare la vacanza, abbiamo fatto telefonate agli agriturismi in zona (neanche pochi): tutti esauriti. Anche prenotare è stato complicatissimo. Il problema è: dopo aver lavorato un mese pieno, agosto, che si fa il resto dell’anno? Ci si gode il silenzio.

Read the rest of this entry »

Nonsololevacanzediriver, anche se questo è il blog di river. Puntatine fotografica nelle vacanze altrui, in giro per il mondo. Modelli e sportivi, che si presteranno all’iniziativa.

Si parte con Jakob Harge, fresco volto nordico, già ospite di River-blog. Al lago. Con amici. Spensieratamente.

Read the rest of this entry »

Mai avrei immaginato di sentirmi a mio agio in una tradizionale processione di un Paesino marchigiano sperduto sul cucuzzolo della collina. I provincialismi mi hanno sempre spaventato, così come la dimensione claustrofobica del paesino con meno di 100 abitanti. Eppure, nella serata clou dei festeggiamenti del patrono San Giovanni Battista, siamo stati bene. La sfilata, in costumi d’epoca, ha visto per protagonisti moltissimi bambini, emozionatissimi. Anche gli adulti, però, non erano propriamente a loro agio, pur essendo fieri di poter marciare tra le transenne sistemate sulla piazza principale di Camerano. Me le immagino le signore dal parrucchiere, a farsi belle per non far brutta figura. C’erano proprio tutti, in piazza: la gente di Camerano – di ogni età – e dei paesi limitrofi. Il migliore è stato un discepolo di Gesù: viso fotogenico, sfilava come un modello di D&G. Era una sorta di Capodanno in piazza. Lotteria, of course, e cibo locale (un inno al cinghiale) inclusi. Ho pensato alla dedizione con la quale la gente ha preparato quella serata, e alla fine, vedendo avvicinarsi delle minacciosissime nubi, sono anche stato in ansia per loro (qualche goccia è caduta, ma niente di tragico). E poco importa per quell’attimo di kitschissima Corrida dei dilettanti – con tanto di sosia del maestro Pregadio – presentata con enfasi da un presentatore che non aspettava altro da mesi.

Penso che, di tanto in tanto, mi piacerebbe immergermi nel silenzio di un posto del genere. Lasciare a casa clacson e l’ansia della città.

P.s. Qualche vetrina di agenzia immobiliare l’abbiamo vista, e, ovviamente, i prezzi fanno paura. A Camerano – che è a circa 7 Km dal mare – con 100mila euro si prende una bella casa, anche con giardino. Salendo di prezzo, neanche troppo, si arriva alla villa.

Visitati diversi, pochi meritano una seconda visita. Guida non esaustiva ai ristoranti del posto.

- Osteria “Sara”, a Sirolo. E’ quasi un ritornello, ripetuto da conoscenti e amici, su Twitter, via sms e a voce: “Andate da Sara, offre il pesce migliore delle Marche”. Ci siamo stati due volte. Il giudizio sul pesce è buono: è fresco e davvero non ho trovato alcuna pecca. I problemi di questo posto, che si trova sulla piazza principale di Sirolo, sono ben altri. Il locale, di fatto, è in un seminterrato, piccolo. Neanche troppo pulito – basta dare un’occhiatina rapida alle mattonelle. Alla seconda visita ci è capitato tavolo da giardino, precario e basso rispetto ai tavoli normali. Niente aria condizionata. Il servizio è lento. Sembra anche di stare in una mensa aziendale: si mangia secondo due turni, dalle 19.30 alle 21.30 e dalle 21.30 alle 23.30. Senza deroghe. Essendo superconsigliato, bisogna prenotare 5 giorni in anticipo. E, nonostante ciò, i gestori hanno deciso di rispettare anche ad agosto il riposo settimanale del mercoledì. Camerieri cortesi quanto basta, anche se l’atteggiamento è: “Siamo fighi, sempre e comunque”. Il menù è povero. Anzi, per quanto riguarda gli antipasti offre scelta zero. Nello specifico: due antipasti (uno freddo ed uno caldo; e una combinazione di entrambi). La parte migliore, impossibile negarlo, è il carpaccio di tonno: si scioglie in bocca. I primi sono tre (due paste e un riso); tre secondi di pesce e uno di carne. E non cambia: quindi, alla seconda visita se ne ha già abbastanza. Il prezzo è ragionevole: 30 euro a persona, senza vino. Da visitare, senza fare il bis.

- L’Osteria, Sirolo. Si trova in posizione leggermente decentrata, rispetto alla piazza centrale e offre sopratutto posti esterni. Menù di carne e pesce, anche se il primo andrebbe evitato (il vitello era mediocre). Si mangia pure pizza, un insulto in località di mare (non offrirla, ma mangiarla). Il piatto forte sono i paccheri alla pescatora, serviti in grande pentola: per mangiarli si riceve tovaglia con cravatta da appendere intorno al collo. Poco elegante, molto utile. Piatto servito dallo chef, simpatico. Ambiente informale, si segnala anche un cameriere molto fotogenico. Prezzo intorno ai 25 a persona, senza vini. Da visitare.

- Ristorante Rosso Conero, Sirolo. Premessa: cena non pervenuta. Anche qui, causa buona reputazione di cui gode tra i forestieri, bisogna prenotare diversi giorni prima. Il punto è un altro: l’atroce location. E’ davanti ad una pompa di benzina: per entrare nel ristorante, si passa dal benzinaio. Se non si trova parcheggio sullo spiazzale antistante, trovandosi il locale su una strada buia e senza altre aree di sosta nei pressi, bisogna andar via.

- La Capannina, Portonovo. E’ in riva al mare: è il suo unico pregio. I tavoli e le sedie esterni sono in plastica, modello bar-etto di spiaggia: perfetto per un pranzo, meno per una cena. L’antipasto di pesce non era tra i più freschi. Frittura di pesce modesta. Servizio dozzinale e non curato. Prezzo: sui 25 a persona, senza vini.

- Il Cresciolo, Offagna. Ai camerieri e ai ristoratori romani, cafoni e svogliati, suggerirei un corso di un paio di giorni in questo ristorante nel borgo medievale di Offagna. Inizialmente eravamo scettici: in questo posto ci sono solo questo ristorante e una pizzeria. That’s it. Quindi, essendo in regime pressoché di monopolio, potrebbe giocarsela a suo piacimento. L’ingresso non convince: c’è soltanto una scala che porta nel locale, e da fuori non si vede niente. Anche il menù non è esposto. Ma non importa. Appena si entra, si viene accolti con molta cordialità, sia dalla cameriera che dalla titolare, sorriso a 360° (il locale non era vuoto, quindi non eravamo gli unici clienti della giornata). Ambiente rustico, vista su Offagna, tetto in travi di legno. Nonostante l’assenza di aria condizionata (ci sono comunque ventilatori), l’ambiente è gradevole. La cameriera era attenta anche a non toccare il piatto pulito con le mani:  per tenerlo usava un tovagliolo. L’antipasto del Cresciolo vale la visita: formaggi e salumi, melanzane e zucchine. Niente pesce. Carne: apprezzato il carrè di maialino da latte e la tagliata di scottona grana, rucola e pinoli tostati. E quando si son scordati di ritirare il piatto di Asb, prima di portare il dolce, sono arrivate le scuse. I dolci sono tutti artigianali: millefoglie con crema di mascarpone e frutta fresca indimenticabile; cassata ghiacciata con crema di frutti di bosco da bis. Nota per gli internettiani: sono tra i pochi ristoranti “locali” ad avere sito internet, con menù on-line (ha qualche variazione rispetto a quello che ci è stato presentato). Prezzo a persona: 30 euro, esclusi i vini. Da visitare: tassativamente sì.

- La Perla, Marcelli di Numana. Visitato a pranzo, si trova in uno dei punti più brutti del litorale (Marcelli di Numana, la sera, fa paura con le luci colorate dei locali), all’interno di uno stabilimento. La proprietaria è spigliata, una di quelle che han sempre la battuta pronta (a volte va bene, altre di meno). L’antipasto di pesce aveva alti e bassi: ostrica non fresca, cozze con troppo limone e troppa cipolla, gamberetti buoni, bruschette fuori luogo (e, comunque, il pane non era freschissimo). Il secondo di pesce è stato più che discreto: l’orata era perfetta (un po’ meno la pulizia della signora, che forse andava di fretta). Prezzo: 40 a persona (senza vini).

- Giuliamare, Numana. Un posto dove si capita solo perché è in una posizione strategica, all’inizio di Numana, poco dopo il porto, sul lungomare. L’aspetto del locale ricorda quello di un bar-tavola calda, e i piatti sono modesti, nella presentazione e nella qualità. L’antipasto sembrava piuttosto un’accozzaglia di spuntini, serviti tanto per riempire lo stomaco e non fare un piacere alla vista. Il resto ce lo siamo scordati. Può andar bene per un pranzo, tra un bagno e l’altro, ma niente di più. Prezzo: 25 a persona (esclusi vini).

Nota a margine: scoperto il caffè del nonno, una specie di cremina di caffè, ad alto concentrato calorico. Meglio del gelato.

Conero/Annuncio di matrimonio.

August 30th, 2010

A Camerano, una coppia ha deciso di far sapere a tutto il paese, il giorno e l’ora delle nozze, ispirandosi al film “Scusa ma ti voglio sposare”. Una versione romantica degli annunci mortuari.

Kitsch, era ovunque.

Si interrompono le trasmissioni vacanziere per foto preview del calendario dei giocatori di rugby dell’Edimburgo. La foto l’ha pubblicata il giocatore Alex Grove sul suo profilo Twitter.

Tanta salute.

Conero/Rambo ai lati.

August 30th, 2010

Portonovo, graffiti su segnaletica verticale.

Conero/Guida per principianti.

August 30th, 2010

Il Conero – la parte più bella – si articola in tre luoghi diversi (in due casi su tre trattasi di città distinte, nel terzo città mi pare troppo), ognuno coi suoi pregi e difetti. La posizione del nostro agriturismo era ottimale: di fatto, era equidistante da tutti e tre i punti. Ben presto, però, non abbiamo avuto dubbi su dove trascorrere la nostra vacanza. Caratteristica comune ai tre punti, la presenza di spiagge libere. Pare un’ovvietà, ma a Roma gli stabilimenti non rispettano mai la regola dello spazio riservato a chi non vuol pagare l’ingresso. In mare l’acqua, purtroppo, diventa subito profonda.

- Portonovo: per arrivare, si puo’ usare la macchina, anche se 3 volte su 4 non abbiamo trovato parcheggio (in quel caso, si deve lasciare l’auto ad un paio di chilometri, e prendere bus navetta). I parcheggi disponibili sono solo due: siccome noi arrivavamo in genere alle 12, erano sempre pieni. Portonovo si presenta come una sfilza di ristoranti e bar, spalmati sulla spiaggia. L’arenile è piccolo: massimo 3, 4 file di ombrelloni. Anche questi, sempre pieni, occupati dagli stagionali. Quindi, o si prenotava tutto giorni prima, oppure niente. A complicare il tutto, la presenza, nei pressi, di un camping comunale: gente = caos. Posto scartato: claustrofobico (e ‘sticazzi se l’acqua del mare è bella).

- Sirolo: per arrivare in spiaggia bisogna essere allenati. Si parcheggia l’auto in alto (6 euro al giorno), e si scende (e sale) a piedi. Discesa ripida. Siamo stati solo una volta, e abbiamo incrociato una signora che si era ferita, cadendo. Uno stabilimento offre il servizio di navetta: ma è sempre pieno, e c’è da prendere il numeretto. L’arenile è decisamente più grande, la vista del Monte Conero è suggestiva. Spiaggia, però, piena fino all’inverosimile. Abbiamo trovato posto solo grazie alla cancellazione di un tizio. Al bar c’era sempre la fila. Più bello il Paese, in alto. La piazzetta era il luogo perfetto per lo struscio: molto provinciale, ma il catalogo umano era niente male. Qui abbiamo incrociato Leo Gullotta, abito lungo bianco, insieme ad amici attori, per consegna premio. A Sirolo, spiegava, è molto legato, e ci ha anche vissuto. Finita la piazzetta principale (con vista mozzafiato) è finita Sirolo.

- Numana: spiaggia davvero grande, sul modello di Rimini. Tanti stabilimenti, uno accanto all’altro, ma non c’era la sensazione claustrofobica da ombrelli-attaccati. Dieci e anche più file di ombrelloni. L’auto si parcheggia ad una distanza ragionevole (costo giornaliero: 5 euro circa), e se si trovano le strisce bianche non si paga. Attenzione ai divieti di circolazione: se si parcheggia sulle strisce bianche, ma non si è fatto caso che la circolazione in zona è riservata ai residenti (curioso per una città che campa sul turismo), ci si becca una multa: 39 euro. Il nostro stabilimento non era troppo distante dal porto. Pranzo al chioschetto (a differenza di certi romani, questo cucinava anche primi e secondi decentissimi). Qui dominava la figura mitica del bagnino, calciatore. Bello, sapeva di esserlo. E’ stato un piacere vederlo sfilare, ogni giorno, su e giù a sistemar ombrelloni. Era fidanzato e aveva un difetto: si grattava in continuazione il pacco. La sera Numana non è niente di che: si va al ristorante, ma lo struscio sul lungomare è desolante.

Anche se ad otto chilometri dal mare, a me è piaciuto molto Camerano: delizioso borghetto, con un ristorante, un’edicola, un pubbetto e una farmacia. That’s it. Quando i residenti ti vedono passare, ti squadrano e, secondo me, ti bollano subito come forestiero. Però mi ha fatto venir voglia di casa in isolamento, per vacanze o periodi da esaurimento da lavoro. Tutti ci hanno consigliato la spiaggia delle Due Sorelle: si arriva con battello, durata viaggio da Numana circa 30 minuti. Sul posto, però, non c’è nulla: né bar e né ombrelloni. Scartata: l’idea che in caso di mare mosso saltano le corse del traghettino, m’ha messo ansia.

Sotto, alcuni scatti di cose e persone.

Read the rest of this entry »

- Odio guidare più di 100 Km.

- Andata: Adriatica odiosa. Una ventina di chilometri rallentati. Al ritorno: zero code. 1-1.

- Io e Asb ascoltavamo con attenzione maniacale Isoradio. Però non capivamo una cosa: quando ci dicevano che sull’Adriatica c’erano code, e noi ci stavamo dentro, cosa avremmo dovuto fare? E, soprattutto, è realmente possibile, ascoltando i programmi sul traffico, cambiare i propri programmi? Alcune strade sono obbligatorie.

- Premio coatto Agosto 2010: al tizio che aveva braccio sporgente con catenina d’oro. Mancava la musica di Gigi D’Alessio in sottofondo.

- Non è insolito che Autostrade per l’Italia stringa un rapporto di partnership (con relativa pubblicità sui pannelli luminosi), con una radio privata (Rtl 102,5), e non con Isoradio?

- Panico Viacard: hai presente quando un amico ti dà la sua carta, dicendoti “dovrebbe esserci credito”, e poi ti infili al primo casello nella fila per la Viacard, arrivi alla macchina e temi di ritrovarti credito 0 ? Ecco, fortuna che il credito, alla fine, era 45 (grazie C.!).

- Divieto di circolazione dei tir, sabato scorso: eppure ne abbiamo pizzicati diversi. Avevano merci deperibili?

- La presenza degli autovelox viene ormai data per certa dai cartelli “strada con controllo elettronico della velocità”. Sull’Adriatica, poi, ci sono i tutor, che calcolano la velocità media dei mezzi. Funzionano come deterrente, o servono solo a far cassa?

- Andata e ritorno: una sola volante della polizia incrociata. Magari c’erano quelle civetta. Ma forse non è un po’ pochino?

- Passione feticistica per gli autogrill. Sono luoghi magici. Ad eccezione della puzza dei cessi.

- All’autogrill de l’Aquila sono rimasto stregato dalla cassiera. Oltre a gestire una fila impressionante, si occupava pure di premiare i gratta e vinci, e di tanto in tanto offriva roba promozionale. Incredibile. Le ho fatto i complimenti. Erano le 12.30. “E’ dalle 4 di mattina che sto qui”, mi ha spiegato lei. Sorridendo. Un esempio.

- Il cielo dell’Abruzzo fa paura. Grigio e nuvoloso, sia all’andata che al ritorno.

- Le gallerie mi mettono ansia. Quella del Gran Sasso – oltre 10 km – è da percorrere di corsa col fiato sospeso. Temo sempre che: possa crollare un pezzo; possa esserci un incendio. Infatti controllo sempre dove sono le uscite di emergenza.

- Ma il libro di Bruno Vespa sul Cavaliere – venduto all’Aquila – qualcuno lo compra? Please, datemi i dati di vendita in quella zona.

- Si sconsiglia aggiornamento Twitter con Blackberry mentre si guida.

- In un parcheggio abbiamo trovato un signore con cofano motore auto (nuova di zecca) alzato. “S’è rotta?”, gli faccio io. “No, gli faccio prendere aria”. Singolare teoria.

- Il navigatore fa compagnia, ma si rischia di diventarne dipendenti. Quando a volte spariva il segnale Gps – anche se mancavano 80 km all’arrivo – andavamo nel panico.

- Una banale domanda di Asb a cui non ho saputo trovar risposta: “Se il cambio automatico è così comodo, perché non lo si trova su più auto?”.

- Gli ultimi 50 chilometri sono i peggiori. Le chiappe gridano vendetta.

- Al ritorno, nonostante il bollino nero (e la tipa di Isoradio che diceva: “Magari la situazione peggiora nelle prossime ore”), non abbiamo trovato nessuna coda. Né sull’A14, né sull’A24, e neanche alla Barriera di Roma Est.

Viaggiare col cane non è facile. Specifico: non lo è col mio. Per fortuna non appartiene a quanti soffrono il mal d’auto. Solo quando aveva un anno, vomitò nell’auto mentre stavo andando in Umbria – anche là per vacanza agrituristica. L’odore ci accompagnò fino a destinazione. Il problema, con lui, è che tende a non stare fermo, quando scendiamo in un’area di servizio è superagitato e se stesse senza guinzaglio farebbe la fine di una polpetta schiacciata. Stavolta è stato bravissimo. A poco è servito il lenzuolo che abbiamo sistemato sul sedile posteriore: causa aria condizionata, la sua muta è spaventosa. Avevamo peli ovunque. Penso anche nelle mutande.

Anyway, arrivati a destinazione è crollato distrutto a terra. Era davvero stanco.