Paranormal Activity, per ridere.
February 8th, 2010

Al primo tentativo di vedere Paranormal Activity, sabato, io e Allstarboy ci siamo scontrati con la crudezza del video del Warner Moderno: 0 posti liberi. Del resto era il primo week end. Replichiamo ieri, stavolta arrivando 20 minuti in anticipo, nello stesso cinema. Con noi c’è anche E. Ultima fila laterale, il cinema è pieno per metà.
- L’idea di base (usare una telecamera, e riprendere ciò che avviene la notte) è buona, ma è l’unico emento trainante del film. Una scatola vuota.
- Il film è costato poco, e direi che gli sceneggiatori o hanno lavorato gratis, oppure non erano previsti sul libro paga. I dialoghi sono di una banalità disarmante. Non c’era alcun valido motivo perché i due non si rivoglessero al demonologo, di cui pure avevano il numero di telefono. “Lascia stare, voglio risolvere io questa situazione”: una giustificazione, quella affidata al ragazzo, che non regge.
- Lo spirito maligno che vive in quella casa, recitava meglio dei due protagonisti.
- Capisco che un horror non funziona, quando inizio a sentire qualche risatina. Se si ride troppo, vuol dire qualcosa non è andato come doveva.
- Se Spielberg si è spaventato per questo film: o ha intascato i 15mila euro usati per realizzare la pellicola come compenso pubblicitario; o è un idiota.
- Un horror discreto mi lascia sempre con una manco velata sensazione d’angoscia, per almeno 48 ore. Ieri sera non ho manco avuto problemi ad addormentarmi.
- Non avevo bisogno di questo film per rinsaldare la convinzione che gli spiriti esistono.
- Il fatto che alcuni critici cinematografici definiscano questo film “opera leggendaria” e “capolavoro”, conferma la stima che nutrivo nei confronti della categoria.
Sotto, spoiler sul finale:
McItaly, l’ammazza hamburger.
February 8th, 2010

Dopo forse più di un anno, torno da McDonald’s. Il pretesto è una visita in quel posto dimenticato da Dio che si chiama Parco Leonardo. S’è rotto il terzo aspirapolvere in 6 anni. La M è grande e invitante, e quindi si entra. Dentro, il delirio. Non pensavo attirasse orde di bimbi inferociti quasi quanto i genitori. Mi ricordo della campagna pubblicitaria con la quale il nostro ministro dell’Agricoltura ha promosso il McItaly: un hamburger “genuino”, con prodotti solo italiani. Mi stupisce che la McDonald’s abbia accettato la partnership: è un modo, manco troppo indiretto, di dire che gli altri hamburger fanno schifo.
Ma il problema è proprio questo. La schifaggine. Se voglio mangiare qualcosa di sano, evito di avvicinarmi ad un Mc in un raggio di 100 metri. L’odore di fritto, a volte, arriva anche oltre. Ma se proprio voglio farmi del male, vado diritto al sodo: il Big Tasty. Il più grande, pesante, grasso. Ma tant’è: stavolta, sia io che Allstarboy, proviamo il McItaly.
Primo pensiero: che cavolo c’azzeccano i carciofi? Sarò di parte – odio i carciofi, che non mangio MAI – ma uccidono il sapore della carne. Inoltre: perché sostituire il buon pane col sesamo, con del pane scialbo, che manco al discount? Anche il formaggio ha un sapore troppo “invasivo”.
In bilico sul precipizio.
February 8th, 2010
Henry Rochatin, arzillo 65enne, celebra i suoi 60 anni di carriera da artista del trapezio, con un esercizio ad alta quota. In bilico, su due sedie, sostenute da 4 bicchieri, senza protezioni.
Rugbysti in fiore.
February 7th, 2010

Una squadra amatoriale di rugby nel West Yorkshire ha optato per una divisa “originale”, floreale. Sono stati alcuni giocatori degli Slaithwaite Saracens a scegliere il motivo, per provare qualcosa di nuovo, che li differenziasse dalle solite divise. L’allenatore ha detto che l’idea è stata apprezzata da buona parte della squadra.

Lo scarafaggio nell’orecchio.
February 7th, 2010
Un medico registra l’intervento di rimozione di uno scarafaggio (vivo) dall’orecchio di un paziente.
E io che speravo che ci fosse una specie di filtro.
Trasporti funebri per amico.
February 7th, 2010

Va bene sdrammatizzare la morte, ma aggiungersi una impresa di trasporti funebri tra gli “amici” di Facebook mi pare eccessivo.
Modelli col gelato.
February 7th, 2010

Da destra, Colin Dack, Sam Webb e Oliver Luke Cheshire. Altri due non pervenuti.
Scelta per l’abbinamento occhi blu-gelato del 24enne inglese Colin.
Disegni ketchuposi e senaposi sul modello.
February 7th, 2010

Lui è Jakob, modello svedese 19 enne.
Rugbysti a riposo/In posa al sole.
February 7th, 2010

Quattro simpatici giocatori della nazionale under 20.
Vomito musicale.
February 6th, 2010
Non mi occupo spesso di musica, a meno che questa non proponga video “interessanti” abbastanza da essere postati. E qui penso che ci troviamo di fronte ad una prima volta: la prima volta che tre minuti di canzone siano accompagnati esclusivamente dall’immagine di una donna che si autoinduce il vomito. Lei è Angela Seo, tastierista degli “Xiu Xiu“, e questo video si riferisce all’album “Dear god, I hate myself”. A quanto racconta il web, il gruppo californiano di Jamie Stewart non è nuovo a critiche, e il pubblico si è sempre diviso nell’accogliere i suoi lavori. Youtube banna questo video non appena viene postato.
La scena di vomito ha provocato così tante reazioni negative, da spingere Angela a pubblicare un post, in cui spiega: “Il video è stato una mia idea. Jamie non mi ha sfruttata o costretta a farlo. Sono cresciuta intorno a molte persone bulimiche. E la bulimia è una di quelle forme di odio verso se stessi che mi ha sempre colpito. Quindi, lo ammetto: vomitare di tutto in video fa schifo, e mi ha fatto sentire una merda. Le mie lacrime sono sincere. Ma è stata una mia precisa scelta”. La conclusione del post (qui il resto): “Non attaccateJamie. E’ stata una mia idea. Ho fatto tutto da me, senza essermi drogata. Questo è il mio modo di mostrare l’odio verso me stessa”.
Detto ciò, la canzone è psichedelica. Disturbing.
Ammiccamenti per la Volvo.
February 5th, 2010
Questo spot inglese per la nuova Volvo C30 presenta qualche interessante gioco di sguardi e ammiccamenti gay tra i suoi due protagonisti, fieri possessori dell’auto (grazie Filippo!).
Perché ho l’impressione che molti etero considerino l’auto un’estensione del loro pene?
Invasione di campo rugbystica.
February 5th, 2010

Uno “streaker” fa invasione di campo durante il match di rugby tra l’Australia e la Scozia, a Wellington.
Il tocco di classe è la fascetta al collo (un fiocco?).
Per il ministero l’omosessualità è un fatto privato.
February 5th, 2010
Torno a visitare il sito del Ministero delle Pari Opportunità, per vedere se ci sono ancora tracce della campagna contro l’omofobia. Ribadisco che la campagna, in sé, è un’ottima notizia: un buon primo passo, certamente non un punto d’arrivo. Non basta solo lottare contro l’omofobia, se non si garantiscono anche pari diritti. Leggo la pagina della campagna e resto “folgorato” da questo passaggio:
Capita ancora troppo spesso che gli omosessuali vengano giudicati non in quanto persone capaci come altre di aiutare e di amare il prossimo, ma in base a un aspetto privato: il loro orientamento sessuale.

Premesso che non capisco cosa c’entri l’evidenziazione del solo fatto che i gay “aiutino” gli altri (embè? non è ovvio?), la cosa che più mi irrita è la definizione dell’omosessualità come aspetto privato. So che lo stesso movimento omosessuale è, almeno in parte, diviso tra quanti combattono il Gay Pride (“volgare ostentazione”) e quanti pensano che si debba vivere la propria condizione “normalmente”. Ecco, “normalmente” non significa tenere le proprie relazioni nascoste nell’armadio di casa (o closet, se si preferisce), ma parlarne e viverle alla luce del sole. Non si è gay in segreto. Si vive gayamente H 24, 365 giorni all’anno, festivi inclusi.
O vogliamo far passare il messaggio che della finocchitudine non si debba parlare, perché è roba da tenere relegata sotto le lenzuola?
Resettare il bancomat, prego.
February 5th, 2010

Windows impallato, in un bancomat. Ieri sera, stazione Termini.
Le proposte indecenti del modello ubriaco.
February 4th, 2010

Il 21enne Nick Snider, modello, tra gli altri, per Prada (e, secondo Forbes, uno dei più pagati al mondo) è stato arrestato dopo essere stato sorpreso in stato di ubriachezza molesta, nell’Arkansas. Fin qui niente di strano. Si sa che in America hanno le manette facili. Il ragazzo si trovava, lunedì, in casa di un’amica. Qualche rumore di troppo, e la polizia arriva sul posto. Quando gli agenti gli hanno chiesto le generalità, lui ha risposto: “Sono un modello molto famoso” (nella foto sopra, poco dopo l’arresto). Il peggio doveva ancora venire: mentre si trovava nell’auto della polizia, che lo avrebbe portato in carcere, non faceva altro che chiedere di poter scendere e andare via. Per convincere il poliziotto, infine, ha avanzato questa proposta: “Se vi fermate con la macchina e mi fate scendere, vi succhierò pene e palle”. Proposta ripetuta all’arrivo in carcere, al secondino. Il ragazzo è stato rimesso in libertà dopo aver pagato una cauzione, mentre il processo è previsto per il 17 febbraio.

Ho sempre detto che l’alcol ha degli effetti “miracolosi”.



