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Nuova ondata di pacchi, la seconda dall’inizio del concorso (qui la prima tranche), di concorrenti di #mrpacco2015. E devo dire che sono rimasto stupito dalla mole di scatti che sto ricevendo (si scrive a mrpacco2015@gmail.com). Sono un po’ in ritardo con la pubblicazione delle foto, ma visto che il blog segue la mia vita, di fronte ad uno stop è normale che si fermi un po’ tutto. Comunque, anche questi concorrenti provengono da tutta Italia (uno da Miami) e alcuni sono da applausi.

Ricordo le regole per inviare gli scatti a mrpacco2015@gmail.com (tra pochi giorni chiuderò la prima fase):
– Niente erezioni, ovatta e neanche falli barzotti: non si bara.
– Foto nitide e a buona risoluzione.
– La foto deve mostrare anche le gambe (fino alle ginocchia, o poco più sopra) e comprendere anche l’ombelico. I primi piani del pacco non consentono di valutarli in maniera adeguata.
– Non si accettano foto di nudi: il pacco deve essere coperto (preferibilmente da slip).
– Meglio non distrarre la giuria con mani e piedi, che non si dovrebbero vedere.
– La partecipazione è consentita esclusivamente ai ragazzi maggiorenni.
– In ogni email si deve indicare: Nome (o nick), età e città.

Buona visione.

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Amicizie che nascono.

April 17th, 2015

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L’incontro avviene per caso, durante una delle folli notti targate Muccassassina. Notti che ho ripreso ad amare, dopo una lunga assenza. Tra una vasca e l’altra – e un bacio a un milanese scivolato via in fretta, peccato, c’est la vie – ci si inizia a conoscere. Vite opposte, non soltanto dal punto di vista anagrafico. E’ “uno dei talent”, bollino che ti marchia a vita, nel bene e nel male. Quelli che, usciti da un programma televisivo in cui hanno dovuto dimostrare di sapere fare cose (ballare, cantare, presentare), si ritrovano, spente le telecamere, a dover lottare, ogni giorno, per far vedere che valgono davvero qualcosa. Spesso una navigazione su una zattera in un mare in tempesta. Lui mi parla di sé, io gli parlo poco di me, come spesso avviene. Preferisco ascoltare racconti altrui, e scrivere quelli che mi riguardano. E sono tante le confidenze che mi fa, cose che non ha mai detto ad altri. Si finisce la prima serata a chiacchierare davanti ad un cornetto, via di Portonaccio, bar sgangherato, siamo nel cuore della notte, con l’alba alle porte. Lo riporto a casa, periferia sud, una zona dove non andresti mai a piedi da solo dopo il tramonto. Il giorno dopo deve partire. Ci si rivede appena rientra, domenica. E da lì si inizia a tessere, giorno dopo giorno, la matassa di un’amicizia che mi stupisce, risveglio dopo risveglio, sms dopo sms. Perché sembra partire in quinta, ma con l’airbag montato, quindi niente ferite in vista. Riesce a tranquillizzarmi – involontariamente – anche in situazioni che per me sarebbero un po’ ansiogene. Tipo una cena in luogo de-ospedalizzato, un po’ in the middle-of-nowhere. Non gli dico tutto di me, mi piace molto starlo a sentire, quella parlata simpaticamente coatta, schietta, vera. E lui non chiede, quando ho voglia di parlare della mia vita, di cosa faccio, delle persone con le quali dormo e così via, lo faccio. Il libro della mia vita è qui, in fondo, ma i nomi, i volti sono custoditi gelosamente in un posto che in pochi conoscono. E io apprezzo la discrezione di quelle persone che entrano in punta di piedi nella tua vita, con la fresca e delicata irruenza di qualcuno che si vuol far conoscere, senza metterti con le spalle al muro. E’ un uragano di emozioni positive, questo ragazzo dal passato difficile, che per arrivare in Rai ha dovuto fare tutto da solo, muoversi con le sue gambe, zero raccomandazioni, zero amicizie, anzi, più ostacoli che spintarelle. E non è poco. E oggi che è uscito con un buon piazzamento da quel talent un po’ così (i dati degli ascolti non sono stati il massimo, è roba nota), è pronto a combattere per dimostrare di valere. Presto uscirà il suo primo singolo, collaborazione con grande artista internazionale, dita incrociate per lui.

Ma questo post non è per l’artista. E’ per un’amicizia che è arrivata, senza bussare alla porta. Meglio di un one-night-stand. E di molto altro. Perché sai che non ci saranno lame a ferirti.

Ciao blog, ti ho trascurato, ma sono sempre qui.

Ispirandosi ad una famosa scena di Indiana Jones, un gruppo di pazzi americani si sono inventati un pazzo gioco: una enorme palla di plastica, con dentro delle persone, viene fatta rotolare giù da una collina, investendo e facendo cadere tutti quelli che si trovano lungo il percorso. I partecipanti sono tutti young e a piedi scalzi. Apprezziamo molto (qui il backstage).

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Dopo una faticosa partita di calcio, soprattutto quando si è usciti vincitori, è bello festeggiare e rilassarsi con i propri compagni di squadra. Preferibilmente in slip e ciabatte. Una collezione di scatti da tutto il mondo.

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Ecco i primi concorrenti del concorso #mrpacco2015. Vengono da tutta Italia e alcuni casi sono davvero interessanti. Degli scatti sembrerebbero realizzati utilizzando ovatta: posso dire che, dopo verifica fotografica accurata, non è stata usata nessuna “protesi”. E, quindi, applausi ai marsupi-muniti. Piccola chicca: tra tutti i candidati c’è anche un personaggio televisivo, che rimarrà anonimo per tutta la durata del concorso (e anche dopo), e che ringrazio di aver partecipato ;)

Ricordo le regole per inviare gli scatti a mrpacco2015@gmail.com:
– Niente erezioni, ovatta e neanche falli barzotti: non si bara.
– La foto deve mostrare anche le gambe (fino alle ginocchia, o poco più sopra) e comprendere anche l’ombelico. I primi piani del pacco non consentono di valutarli in maniera adeguata.
– Non si accettano foto di nudi: il pacco deve essere coperto (preferibilmente da slip).
– Meglio non distrarre la giuria con mani e piedi, che non si dovrebbero vedere.
– La partecipazione è consentita esclusivamente ai ragazzi maggiorenni.
– In ogni email si deve indicare: Nome (o nick), età e città.

Buona visione.

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Il riposo del calciatore.

April 9th, 2015

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Lui è Jakub Kosecki, gioca nel Legia Varsavia.

L’estate è dietro l’angolo. Tempo di vacanze, certo. Ma anche di villaggi rainbow. I due più grandi eventi queer del centro-Italia e del Nord-Est hanno già iniziato a scaldare i motori, la macchina organizzativa si è messa in moto da tempo. Per il Padova Pride Village sarà l’ottava edizione, la quattordicesima per Gay Village, il precursore indiscusso di questo tipo di villaggio. Si parte nella stessa settimana: Padova inizia il 19, un giorno dopo Roma.

Il Village di Padova, che chiuderà i battenti il 6 settembre, si affiderà, per la sua sigla – che è uno dei fiori all’occhiello di questo evento – a Roberto Casalino, autore che ha firmato pezzi per molti grandi cantanti italiani (Marco Mengoni, per citarne uno solo). Quanto alla struttura, che sarà realizzata sempre nello stesso posto (in Fiera), questa sfrutterà led, mapping e laser. E, ovviamente, si punterà molto sugli ospiti esterni: dopo il colpaccio di Conchita Wurst, ospite della scorsa edizione, anche quest’anno si vorrebbe un artista internazionale.

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A Roma sono già iniziati i rilievi nell’area, la stessa degli ultimi anni: il parco del Ninfeo all’Eur, su via delle Tre Fontane. Ci saranno delle novità. Da tempo, gli organizzatori sognano di realizzare una terza pista, che si aggiungerebbe a quella pop e house: riusciranno questa volta a portare a coronamento il loro sogno?  Io spero di sì. Inoltre, la superficie che ospiterà la manifestazione sarà ancora più grande. Così come saranno più grandi i privé, per delle vasche che saranno ancora più interessanti. I contatti con gli ospiti – cantanti e attori – sono già partiti, tutti coordinati da Vladimir Luxuria, confermata nel ruolo di direttrice artistica.

Ci vediamo il 18 giugno, alle 22. :-)

Linguaccia di gruppo.

April 8th, 2015

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Scopro Andrea Maestrelli, classe 1991, made in Empoli, straordinario accento toscano, per puro caso, tramite uno dei comunicati stampa che inondano (a volte infestano) la mia mail. Il suo annuncia l’uscita dell’album d’esordio: “E’ arrivato Remo”. Esordio, 23 anni, “caspita deve essere bravo”, penso. Non lo conosco, confesso la mia ignoranza. E inizio a documentarmi. L’occhio, a dire il vero, cade prima sulle foto, i colori di lui sdraiato in un furgoncino, la barbetta sbarazzina, lo sguardo furbetto e intellettualoide, una gnoccaggine testa-munita, direi. Scorro i testi delle sue canzoni, la storia di ciascuna e scopro un ragazzo che nel 2015 sembra voler accarezzare tempi (e melodia) andate. Un ragazzo che deve il suo primo successo – o, almeno, riconoscimento ufficiale, come il premio Lunezia 2014, categoria Nuove Proposte – ad una canzone, “Holden”, dedicata a quella che è una pietra miliare della letteratura straniera, scritta da J. D. Salinger. E un pezzo importante della storia di quei ragazzi che, negli anni del liceo, volevano scappare via. Come me. Come Andrea.

“Holden – spiega il cantautore – l’ho scritta dopo aver letto Il Giovane Holden di Salinger, un libro che mi ha ispirato molto perché rifletteva perfettamente il mio stato d’animo di quel periodo, quando avrei voluto andare via e fuggire da tutto. Da qui ho scritto questo pezzo, che mi ha aiutato a fuggire con la musica e i miei pensieri in luoghi che non avrei mai potuto realmente visitare se non in questo modo”.

Dodici brani che sono 12 storie, in cui Andrea parla, con una voce che ti cattura (è dolce, mai rabbioso, anche quando sembra voler urlare noia, paura e pure indignazione), della (sua) vita quotidiana, dal lavoro ai sentimenti fino al viaggiare, con un’aria un po’ scanzonata e malinconica. Come quando racconta di un passato da accarezzare con nostalgia – praticamente the story of my life – si ritrova anche in “Come nel ’53″:

“Questo è il primo brano che ho scritto ed è stato per me l’inizio di una grande avventura. Avevo appena terminato la vendemmia, un lavoro che regala stanchezza e gioia al tempo stesso. L’ultimo giorno, dopo un bicchiere di vino, tornai a casa, impugnai la chitarra e, senza che me ne accorgessi, scrissi “Come nel ’53”. Nel pezzo si sente di quanto sia nostalgico degli anni ’50 e dell’ammirazione per Elvis Presley. Nello scrivere il brano ero stufo della situazione generale italiana, infatti: “chiamami pure pazzo se non sento le persone che si agitano e s’incazzano perché lo spread non va giù”.

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L’8 e 9 maggio sarà a Roma, al Pierrot Le Fou e allo Shelter. Wanna know him better e, quindi, ci sarò.

Arrampicandosi sul palo.

April 7th, 2015

Fra le tradizioni popolari da conservare, segnalerei questa (video girato a Soleto).

Bonus calzini di spugna.

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“Questo week-end faccio il bravo”, erano state le ultime parole famose, dopo l’ultima tripletta ven-san-dom. Perché sabato e lunedì si lavora e, quindi, si è un po’ a pezzi e non ci si può strapazzare troppo. Le ultime parole famose naufragarono sulle sponde del Tevere, zona Magliana, in un locale con vista sui sorci e un’auto incendiata, fresca di vandali.

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Sabato notte. Cena post-lavoro con due amici, uno t-shirt Hollister-munito. Si mangia sushi. Ho violato il mio comandamento di non mangiare mai in un cino-giapponese (qualità mediocre), perché questo è, in parte, un’eccezione. Non siamo ai livelli di Rokko, ma il salmone è decente (pessimo, invece, il tonno, che aveva un colorito malaticcio). Ritorno a casa, cambio abito, ché siam tutti un po’ Alessia Marcuzzi. Chi troverò? Me lo chiedo, anche se la risposta è che alla fine siam sempre gli stessi. Tutti meno uno, il nuovo buttafuori che prenderà servizio tra un paio di settimane. E’ nel privé con #personaggioodioso, me lo faccio presentare da un amico. Pare sia bisessuale. Si chiacchiera un poco. Il giorno dopo si finisce su Whatsapp. Chi vivrà vedrà, anche se il genere è un po’ libertino. La serata pre-Pasqua è dedicata a Madonna. Gran spettacolo dei Karma B, un tributo che fa sempre bene, alla faccia di Lady Gaga. Mi incontro con un ragazzo inglese, in vacanza a Roma fino a lunedì. Ventitré anni, studia recitazione, ci baciamo, lui è con un amico, io pure, ci salutiamo. Si fanno vasche fino alle 4 di mattina. E dopo? Mica si puo’ andare letto, no? Idea: si va all’after hour. La mia prima volta.

Un video pubblicato da River (@riverblog) in data:

 Destinazione Frutta e Verdura. E’ alla Magliana, in via di Santa Passera. Già. Arriviamo alle 4.30. Ma è troppo presto. Il locale ha aperto da poco. Di fronte all’entrata una Cinquecento bruciata. Due buttafuori inquietanti. Decidiamo di tornare dopo. Chiediamo al parcheggiatore – l’unico simpatico che abbia mai conosciuto – che genere di pubblico ci sia. Dice un po’ di tutto. Andiamo a mangiare un cornetto a via Oderisi da Gubbio, dove l’orda del sabato notte si rifocilla prima di andare a letto. Torniamo alle 5. Ci mettiamo in fila. Davanti a noi cinque transessuali, che erano state scaricate da due auto guidate da un uomo. Sono rumorose, si toccano i seni, sculettano. Unica nota di colore in una strada buia e, francamente, un po’ inquietante. Potrebbe essere un’istantanea di un girone dantesco: “lussurioso a bordo fiume”. L’ingresso viene 15 euro, la tessera – gratuita – è per sempre. Il buttafuori ci chiede se sia la nostra prima volta lì: “Beh, dentro ci sono persone così”, dice, indicando le trans. Gli chiedo se qualche gay sia previsto, mi risponde che sono pochi. E, in effetti, ha ragione. Un unico stanzone, mattonelle bianche in terra, due dj, e, in fondo, camerini per chi vuol consumare. La musica è da sballo: non bella, orrenda, ma perfetta per chi è in fase pasticche-droga o altro. Si beve molto. La gente sempre essere più disposta a interagire. C’è testosterone nell’aria. Un’aria molto orgasmica. Sono gli orgasmi trattenuti nelle discoteche dalle quali proviene il pubblico del locale. Chiacchiero con un ragazzo di Centocelle, coattissimo. E’ là con due amici: uno è sulla carrozzina, molto bello. Mi piace l’amicizia fra quei tra ragazzi. Le trans sono quasi tutte all’entrata, fanno gruppo, forse aspettano di essere rimorchiate. Mi si avvicina un argentino, bello, spalle possenti, sorrisi, mi allunga il suo bicchiere, ma preferisco dire di no. Mi sdebito massaggiandogli le spalle, mi piace, noto che ha la fede al dito (e non è un anello qualsiasi). Stiamo là fino alle 7. Uscendo, parliamo col proprietario, ci dice che in genere è molto più pieno, che con la Pasqua la gente è partita, ecc.

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Un video pubblicato da River (@riverblog) in data:

Esco alle 6.30. Manca poco all’alba. Saluto il parcheggiatori, mi fa gli auguri di buona Pasqua. Strano riceverli, là. Scivolo sotto le coperte, per risvegliarmi alle 15.30, nel silenzio di una domenica piovosa. E quando la musica è finita, gli attori hanno lasciato il palco, le luci sono state spente, il calore dei baci e dei sorrisi è svanito, devi abituarti di nuovo a non sentirti solo.

Buona Pasquetta, blog.

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E’ una di quelle immagini atroci che, di tanto in tanto, appaiono nella mia timeline. Immagine che non vorrei vedere mai. E che condivido, perché è giusto conoscere l’orrore dell’uomo. Un cane, buttato vivo dentro ad un cassonetto. Si lamentava, le sue condizioni erano disperate, vivo per miracolo. Non riusciva a vedere, aveva gli occhi malati e coperti da pus. E’ stato un miracolo che qualcuno lo abbia sentito, in quel cassonetto in campagna. Lo hanno buttato lì per lasciarlo morire, dopo una lenta e atroce agonia. Si è salvato, dal camion della nettezza urbana che lo avrebbe potuto triturare vivo (sotto altre sue due foto, per capire in che condizioni era).

L’uomo a volte mi fa paura.

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L’altezza è davvero impressionante. E i piedi meritano. (grazie a Piergaetano e Diego per la segnalazione)