Natale.
April 8th, 2006
Guardo il file bianco di Word e i pensieri iniziano a scorrere, accavallarsi, intrecciarsi, ad incastrarsi negli spazi vuoti. Vecchio e nuovo, sesso e fame, paura e Seroxat, peli del cane in terra e polvere sul divano, 4saltinpadella e piante sul balcone, lat-machine e sapone che cola sulla pelle sotto la doccia, scarpe Tod’s e orologio Breitling impolverato perché non funzionante. Immagini del mio vissuto si sovrappongono come se una scatola di diapositive fosse caduta in terra. Confusione. Cerco di mettere ordine, alcune diapositive sono al contrario, cazzo, la mia vita, a volte, mi sembra al rovescio. Natale, dicono che sia Natale, arrivano i luoghi comuni modello tutti-sono-più-buoni, si-sorride-di-più, si-devono-fare-regali, cattiverie-nel-cassetto. E io non mi adeguo. O forse sì. Investo la tredicesima, parola che mi fa sentire vecchio oppure giovane-intrufolato-nel-mondo-del-lavoro, in due giacche di velluto e un paio di pantaloni. Resisto al rito dei regali, fino all’ultimo, cioè domani, quando comprerò per mio padre un maglione, mia madre una porcellana di Royal Copenhagen, per mia nonna in visita dai miei non so cosa. Dovrò cedere, perché poi quando si è seduti intorno al tavolo, noi 4, loro si aspettano qualcosa da me. Aspettative. Come quelle che ho sentito leggendo le mail o i commenti al blog. Di chi mi legge. E allora torno a chiedermi: scrivo per me o per chi mi legge? Scrivo per stare bene o per tentare di stare peggio? Oggi non ho risposte. Oggi faccio domande, è Natale, alberelli-vetrine luminose-folle.
Le risposte arriveranno, prima o poi.




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