Ovunque.

July 31st, 2006

Chi pensa che il tavolino di un aereo non possa essere di interesse per un pubblicitario, dovrebbe guardare cosa si è inventato una marca brasiliana di computer (Itautec).

Confezioni.

July 31st, 2006

Qual è la ragion d’essere di queste patatine Doritos commercializzate in Giappone?

 

Scatti ischitani/1.

July 31st, 2006

Il computer dell’hotel ha tanti limiti: però riesco a scaricare in tempo reale le foto dal mio cellulare. Queste quelle del viaggio e del primo giorno.

Buongiorno blog.

Arrivati.

July 30th, 2006

Mentre L. è sul lettino per un “massaggio anti-stress”, io ho battezzato l’internet point dell’hotel Michelangelo. Traduco: l’unico computer della struttura. E’ nascosto all’interno di un box di legno, utilizzato, un tempo, per contenere un telefono. Fa caldo, ma per il blog questo e altro.

Il viaggio. Come prevedibile quando ci si muove con un labrador di 40 chili, è stato faticoso. Certo, molto peggio fare il clandestino che sbarca da un barcone in legno a Lampedusa. Ma siccome noi siamo due creature occidentalizzate e viziate, dobbiamo lamentarci. Niente traffico fino ad Ischia. Ma qui sono iniziate le sofferenze regalateci della Medmar, compagnia minore che sta cercando di sfidare il gigante Caremar nel settore del trasporto marino. Costa il 50% in più (la Caremar era tutta esaurita) e regala il doppio dei disagi, a cominciare dall’orario di partenza: un’ora e mezza di ritardo, manco fosse l’Alitalia. Mentre L. era in fila da circa un’ora nell’auto, io e il cane – causa eccessivo caldo – salivamo sulla nave. Peccato che nessuno – neanche i tizi che hanno strappato il mio biglietto – mi avessero informato che: quella nave andava ad Ischia ma non allo stesso porto prenotato; che le auto non sarebbero state fatte salire. Ergo: io sono partito, mentre L. continuava a rimanere in fila. Il cellulare, ovviamente, era scarico. Il cane, vicino al collasso per via del caldo, cercava di arrampicarsi fin dentro il lavandino del bagno, davanti allo sguardo attonito di qualche passeggero urinante. Sono riuscito a calmarlo riempiendogli d’acqua la ciotola, che lui ha usato a mo’ di piscina. Alla fine, arrivato a Casamicciola, sono riuscito a trovare un tassista pio – 20 euro per 5 minuti di corsa – che portava me e il cane all’hotel. L. ci avrebbe raggiunti due ore dopo.

La gente. Vecchia, direi. Tante famiglie. Pochi bambini urlanti. Qualche burino, anche se il tasso di rozzaggine è sotto la media dell’isola. Gli unici coetanei sono: un ragazzo in vacanza con la famiglia (ma non si annoia?); un tipo modello calciatore tatuato che abbiamo incrociato mentre usciva dalla stanza di una signora. I camerieri sono troppo impegnati a fare i camerieri. Neanche il cane ha trovato compagni con cui socializzare. L’unico, un antipatico chihuaua femmina, appena lo vede inizia a ringhiare. Povero.

La stanza. Grande, con un terrazzo il doppio di quello mio romano. Al posto della cupola di San Pietro, qui abbiamo la vista sul mare. Peccato che il cane abbia gli scompensi e tema di essere abbandonato, col risultato che presidia il letto come un pitbull ringhioso. Sarà che anche lui preferisce starsene sdraiato ai 21 gradi gentilmente offerti dall’aria condizionata. Ah, San Pinguino.

Ciao blog, a presto.

Capsule.

July 28th, 2006

La passione dei giapponesi (e non solo loro) per Hello Kitty può portare a degli eccessi.

Nel loro sito vengono entusiasticamente qualificati come una “rivoluzione”. Ma, nel loro piccolo, non sono altro che la produzione in serie del finto-pacco ottenuto con ovatta et similia. Modello Carlo Verdone in “Bianco, Rosso e Verdone”. Gli slip, che rispondono al nome di “Cocksox”, costano 25 dollari il paio e sono disponibili in due colori: il bianco e il rosso. Sono abbastanza aderenti e hanno un forte effetto “sporgenza”.

Si comprano qui.

Ricordi televisivi.

July 27th, 2006

La malinconia fa parte del (mio) dna. Venature amarognole scorrono anche nei momenti più felici che mi capita di vivere. E’ un mio limite. E così, in una giornata di ordinario delirio lavorativo, mi capita di rimanere inebetito e di incupirmi di fronte a queste due foto, recuperate tra una internet-zappata e l’altra. “Tre cuori in affitto” e “Arnold” hanno rappresentato un pezzo dei miei 15-20 anni. Vissuti uno all’ora di cena (ricordo il rumore dei piatti di mia madre, l’odore del sugo, quello del dopobarba di mio padre che rientra dal lavoro, l’angoscia per i compiti ancora da fare), l’altro appena rientrato da scuola (mia madre che riposa, la noia di un pomeriggio lungo, il tennis). Nel primo – Tre cuori in affitto – ero affascinato dall’idea che un uomo potesse vivere con due belle ragazze senza alcuna complicazione sentimentale. Da allora ho coltivato a lungo il sogno di poter condividere specchio e water con una rappresentante del gentil sesso. Sogno che si è poi infranto di fronte alla consapevolezza che avrei avuto a che fare con assorbenti usati e urla isteriche di godimento sessuale. O, forse, ho semplicemente capito di non essere portato per la convivenza “amicale”. Arnold, invece, mi piaceva per due motivi: il papà ricco e il lusso che derivava dalla sua condizione sociale; il rapporto tra il protagonista e il suo pesce rosso. La sera, prima di andare a letto, Arnold parlava col pesce, raccontandogli le magagne quotidiane. Ecco, alla fine il pesce lo vinsi anche io al Luna park, lo chiamai Arnold e ci iniziai a parlare. Mi resi presto conto che pulire ogni due giorni la cacca dal fondo della vaschetta a palla mi faceva alquanto schifo. Così, la morte del giocattolino – cinque anni dopo la vincita – fu vissuta da me con estremo sollievo.

Buona sera blog. Torno a casa.

Coraggio.

July 27th, 2006

Quelli della Puma, regalandoci questa pubblicità, dimostrano di avere le palle.

Oggi delirio lavorativo.

At home.

July 25th, 2006

Tornati, stremati. Dovrei dire stremato, prima persona singolare, visto che, alla fine, ho guidato da Milano a Roma. Partenza alle 17.30, arrivo alle 23.30. Due soste: una a Modena per scaricare un po’ di scatole; l’altra a Firenze per acqua e pipì. La macchina si guidava troppo bene: dalla tenuta di strada all’insonorizzazione.

A Roma, ripensando a Milano. Quella città mi dispiace sempre meno.

Leaving.

July 24th, 2006

Mentre aspetto L. alle prese con le umane incombenze lavorative del lunedì, mi rifugio in un internet point in via Meda. Più che un rifugio, un forno. Tre le caratteristiche degli internet point milanesi (e, certamente, anche romani): non si parla italiano, visto che dietro al bancone c’è un campionario made in Arabia degno della migliore Londra; le vetrine sono completamente oscurate da adesivi colorati con sconti, tariffe e scritte incomprensibili all’uomo medio europeo; sono sprovvisti di aria condizionata: il che, dopo 24 ore ai 21 gradi fissi del Visconti è un duro colpo. Questo internet point – tre computer in tutto, davanti ad un divano usato dal proprietario per riposarsi – sulle tastiere ha anche le lettere arabe. Explorer è in arabo. Mi sento tremendamente multiculturale. Il check out dall’hotel è stato doloroso come quando ci si deve separare da un orologio troppo caro visto in una vetrina di via Condotti. Sofferenza da viaggiatore con la sindrome di Paris Hilton. Mi manca il cagnetto da portare a tracolla: ma al posto di quello, nella prossima vacanza a Ischia, ci sarà il mio Labrador. Il Visconti ci ha regalato 24 ore di ovattata e fresca tranquillità, in un letto a due piazze e mezza con lenzuola che profumavano di detersivo. E, ovviamente, ci siamo fatti coccolare dall’idromassaggio. Tralascio il sesso con la vasca piena d’acqua.

Si parte alle 17, destinazione Bologna. Qui scaricheremo 3/4 dell’auto – ci è capitata una Megane station wagon. Guiderò io, sicuramente fino a Firenze. Poi cena in qualche autogrill e cambio.

Ciao blog. A domani.

Trasloco.

July 22nd, 2006

Mi aspettano 48 ore in movimento in cui, temo, gronderò un bel po’ di sudore. Domani pomeriggio, ore 15, sfiderò ancora una volta la legge di gravità con Alitalia, destinazione Milano. Accompagno L. ad ultimare il suo trasloco nella mia casa. Nel capoluogo lombardo sono rimasti da recuperare: un forno a micro-onde grande quanto una lavatrice; un televisore; cd, dvd, quadri e qualche vestito. Torneremo con una station wagon presa a noleggio, lunedì sera. Passeremo per Bologna, visto che buona parte di quelle cose andranno in casa dei genitori di L. Per me sarà il primo Milano-Roma in auto. Leggo angosciato le notizie meteorologiche dal Nord: il caldo pare aver raggiunto livelli africani, con l’aggravante dell’umido. Unica buona notizia: dormiremo al Visconti Palace; ovviamente approfitteremo di piscina e idromassaggio.

Ciao blog.

Business is business e nessuno fa beneficenza. Anche la piattaforma del Cannocchiale, quella dove River ha mosso i suoi primi passi da blogger, scopre la pubblicità. Oggi, tornando per caso nella homepage, ho scoperto due bei banner di un’agenzia di viaggi. Tempo fa, in una discussione sul forum della community gestita dall’agenzia “Dol”, la prospettiva di inserire pubblicità venne esclusa in maniera abbastanza radicale. Tuttavia, crescendo (recentemente è stato sforato il milione di post) si è reso necessario questo intervento. Peccato che alcuni utenti storici del Cannocchiale siano stati infastiditi soprattutto dalla presenza della pubblicità in calce ai commenti: espediente finora mai adottato da una piattaforma blog. Il banner compare anche nel manager di ogni utente. Questo intervento si accompagna ad una riforma grafica di homepage e di gestione dei blog.

Auguri.

Diversità.

July 21st, 2006

In principio fu www.gay.it, con la sua mappa dei luoghi gay suddivisa per regione. Poi hanno iniziato a nascere molti siti regionali e cittadini (nella capitale c’è quello di www.gayroma.it). Mai, tuttavia, avrei immaginato di ritrovarmi un www.gayischia.it. Oltre all’elenco delle spiagge gay-friendly, i luoghi di incontro (praticamente solo l’area del porto) e una bacheca per gli annunci. E qui si scopre un’intensa attività, sia dei locali che dei turisti.

Coraggiosamente gay.