Discovering GayIschia.

August 4th, 2006

Dopo sei giorni passati tra mamme più o meno fedeli alla devota passione maritale e coppiette amorose divise tra i ripetuti amplessi camerali e gli sbaciucchiamenti pubblici con relativa occhiata “ci-guardano?”, io ed L. abbiamo deciso di evadere dalla dimensione prettamente eterosessuale che colora la nostra vacanza ischitana. La meta ce l’ha fornita gayischia.it, faro telematico per isolani e turisti in cerca di accoppiamenti vacanzieri. Alla voce “luoghi di incontro”, la prima località indicata sono gli “scogli di zaro”. Zaro è un boschetto a due passi da Forio, uno dei centri ischitani in riva al mare, dove il massimo della socialità è il gelato al porto o lo struscio nella via principale. Sul sito si definisce la zona come “immersa in una natura quasi selvaggia”. Di selvaggio, però, ci sono solo le scarpe vecchie, le buste di plastica e altri rifiuti sparpagliati come preservativi in una radura usata dalle coppiette. Ecco, a proposito di preservativi: non ce n’era neanche uno. Il che potrebbe voler dire: che non si usano; che si usano e si portano via; che in questa cruising area marina non si consuma. Arrivando incrociamo gli unici due esemplari coetanei di maschi ischitani, presumibilmente gay. Sono vestiti di nero – ma la vecchia regola che al mare si indossano colori chiari? – sopracciglia iper-rifatte, borsetta a tracolla, rispondono alla nostra unica domanda annuendo: “Di là si scende per gli scogli?”. La discesa, ripida, è una gimcana tra cocci di vetro e rocce crollate in chissà quale smottamento, di cui le cronache nazionali sembrano essere piene. Riusciamo a scorgere: un anziano rugoso sistemato su un masso a mo’ di corvo spione; una coppia di amici, lui e lei; un palestrato che cammina su e giù per gli scogli. Percorriamo qualche metro, ma di fronte all’ennesimo ostacolo (una lastra di cemento precipitata da non so dove) decidiamo di fare marcia indietro. A sinistra, una costruzione palesemente abusiva sovrasta gli scogli.

Andiamo via, pensando, ancora una volta, che il cammino di un gay verso una socialità out of the closet debba necessariamente fare i conti con una incontenibile paura di mostrarsi, di baciarsi, di toccarsi. Al di fuori degli scogli di Zaro.

Buona notte blog.

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