Altezza vertiginosa.

December 29th, 2006

Soffro di vertigini. Una volta, durante le vacanze che, ogni Capodanno, trascorrevo con i miei a Nova Levante, mi bloccai letteralmente sul cucuzzolo della montagna. Avevo appena iniziato a prendere lezioni di sci. Servì una forte opera di convincimento psicologico per convincermi a scendere. Ero completamente paralizzato. Terrorizzato dall’altezza. Per questo la visione di queste foto provoca in me dei brividi. Vorrei stringere la mano a quei due ciclisti (pazzi).

Pacco di traverso.

December 28th, 2006

Lui è Milan Barros, classe 1981, giocatore dell’Aston Villa. Qui, se non sbaglio, non indossa slip. Oppure è “euforico” per un gol segnato.

Su Youtube e Videogoole succede di tutto. Si sono visti ragazzi picchiare un down. Professori insegnare vestiti da donna. E c’è anche una professoressa di inglese che, per non so quale motivo, sale sulla cattedra (letteralmente) e insegna ai suoi alunni alcune mosse di ballo. Dall’accento direi che si tratta di una scuola del nord. Gli studenti, ovviamente, sghignazzano.

Le mie professoresse non erano così!

Markett-ismo o giornal-ismo?

December 28th, 2006

Il marchettismo mi inquieta. Le interviste a 90 gradi, gli intervistatori con la popò ancora appiccicata alla lingua, le domande fatte secondo un copione già scritto in precedenza. Certo, c’è ancora chi, oggi, cerca di evitare le leccate scritte. Penso al Corriere della Sera. Ad alcuni pezzi di Repubblica. Ma per il resto, i controcoglioni di certi giornalisti americani, in grado di far dimettere un presidente, da noi ce li sogniamo. I settori dove è più palese il marchettismo, sono quelli dello spettacolo e della musica. Qui le interviste sono rigorosamente concordate in anticipo e le domande scomode vengono lasciate nel cassetto dei desideri del giornalista. Il quale deve recitare un copione che gli è già stato scritto dal suo capo. Le eccezioni sono poche. Penso a Vanity Fair, l’unico settimanale trasversale che, secondo me, fa ancora qualche domanda pungente. Per il resto, nel settore musicale, sono le grandi etichette a dettare le regole. Il giornalista di turno, lieto di essere ammesso nel backstage di questo o quel cantante, non si sognerebbe mai di scriverne male. Si accontenta di avere salvato sulla rubrica del suo cellulare il numero di Tiziano Ferro o Ligabue. Non credo di aver mai, dico mai, letto una critica pesante, firmata dai signori Assante e Castaldo su Repubblica. Chi osa stroncare un Cd lo fa: perché l’artista in questione non è protetto da una casa discografica o un ufficio stampa abbastanza potente e con forza ricattatoria; o perché scrive su una pubblicazione minore. In questo, il Mollichismo (da Vincenzo Mollica) regna ovunque. I nuovi cd sono occasione per elogiare questo o quell’acuto; le prime puntate di programmi televisivi un pretesto per scriverne bene salvo poi farsi invitare per un’ospitata (chissà come mai i critici che scrivono bene di “Amici” di Maria alla fine dell’anno facciano parte della commissione che giudica gli allievi nell’ultima puntata). Devo ancora leggere uno che scriva male di Costanzo. Ovviamente l’eccezione c’è e si chiama Aldo Grasso.

Stamattina sono pensoso. Umpf.

Due note e l’etero diventa…

December 27th, 2006


Basta la canzone giusta per trasformare l’etero più etero in una Britney Spears dei poveri.


P.s. Perché a sedici anni io non ero così?

Altri video qui.

Parentesi vuote.

December 24th, 2006

Corro masticando ancora l’amaro sapore degli sguardi mancati di mia madre e mio padre. Persi perché non ho il coraggio di guardarli diritti negli occhi. Ho paura di leggere una loro richiesta di aiuto, le loro difficoltà, il lavoro che non c’è, l’alcolismo, l’incapacità di saper vedere il vero figlio. Richieste di fronte alle quali sono impotente. Corro incrociando poche auto, e mi chiedo cosa trasportino quelle Punto, Lybra, Corsa che mi passano accanto, quale bagaglio umano azioni la leva del cambio. Vorrei fermarle tutte, parlarci, prenderci un caffè, per non sentirmi solo, su questo Raccordo anulare dove persino le luci mi sembrano più buie del solito. Per consolarmi penso a chi, stanotte, lavora. A chi non partecipa a questo rito collettivo degli auguri per non si sa cosa. Rito che mi vede partecipe, con i miei regali, gli abbracci, gli sms, le email, e altro ancora. Spedite quasi fossi in balia di incontrollabili fumi natalizi. Torno a casa mia. Fino a sei anni fa, casa vostra era casa mia. Poi la fuga, perché di quello si è trattato. Antipasto, primo, secondo, torrone, spumante, regali, abbracci, ciao, a domani. Sintesi di gesti, che racchiude sentimenti che magari saranno rivomitati dal mio inconscio e si materializzeranno in qualche incubo. So di non riuscire più ad essere vicino ai miei, come loro vorrebbero. So che tra di noi ci sono delle parentesi che nessun racconto potrà mai colmare. Parentesi che fanno parte di quel figlio che non vogliono conoscere.

Il Natale è un’occasione per sentire l’odore del vuoto.

Ciao Milano.

December 24th, 2006

Rientrato a casa, dopo aver constatato, per una volta, che Trenitalia è riuscita ad essere puntuale all’andata e al ritorno. Treni stracolmi di pacchi e pacchetti, con persone che trascinavano il loro carico di convenzioni natalizie verso i rispettivi cenoni. Milano bella, assolata, insolitamente accogliente. Artistica, con la visita alla Triennale per la mostra di Basquiat. Darkettona e gaia con la serata all’Atomic, dove io ed L. siamo arrivati su sollecitazione di un simpatico deejay, un po’ Mr Jeckyll e Mr Hyde. E poi a riposare, dormire, rigirarci nel letto, per caricare le pile.

Ecco la storia di questi due giorni e mezzo (con relativi link).

La gente.

La mostra di Basquiat.

Posti e cose.

Buona notte blog, a domani.

Quando l’horror è sacrilego.

December 23rd, 2006

Non ce l’abbiamo solo noi il cattolico di turno, pronto ad alzare la bandiera della mancanza di rispetto verso la religione. Così, mentre il Papa, evidentemente a corto di altri argomenti, tira fuori il pippone sui Pacs nel discorso di Natale, in America c’è chi se la prende con i produttori dell’horror “Black X-mas”. Il motivo? La prima della pellicola è la sera di Natale. Quanto basta per far parlare il presidente della Lega Cattolica americana di un sacrilegio.

Si torna a Roma.

Viva il toro!

December 22nd, 2006

Io faccio sempre il tifo per l’animale.

P.s. Ho comprato il regalo per mia madre. Un accappatoio di Frette in via Manzoni.

La connessione wireless in stanza è comoda, peccato per i 22 euro al giorno. Comunque, surfando i video, tra un acquisto e l’altro in una Milano per nulla fredda, ne ho trovato uno in cui i soldati americani in Iraq si divertono a fare i dispetti ad un gruppo di bambini. Cosa fanno? Dal loro camion fanno segno di voler gettare dell’acqua in bottiglia, salvo poi spingere i bimbi a correre dietro al mezzo. Mentre loro ridono, ridono e ridono.

Un’inutile sgradevolezza.

Donna/ Felina.

December 21st, 2006

Donna/ Uomo!

December 21st, 2006

Donna/ Col trucco.

December 21st, 2006

Tana per la protesi!