Ferro watch/ Pacco traverso?

January 31st, 2007

A ben guardare questa foto (grazie Freejj, ottimo lavoro) mi è semblato di intlavedele un pacco. Sbaglio? :-)

Qui altre foto del concerto di ieri sera a Milano.

Aggiornamento: Ieri sera, durante il concerto a Modena, sono andati in tilt i computer che governano tutto lo show. Il risultato? Niente luci, scenografie et similia.

Campioni/ Fisico da decathlon.

January 31st, 2007

Mi sembrava giusto compensare, dopo la visione poco sportiva dell’ermafrodita, con un giovane campione del decathlon. Disciplina di cui ignoro modalità di esecuzione, ma che nell’immaginario collettivo è sinonimo di fisici statuari. Qui viene mostrato un francese, Romain Barras, alto 1.94 er 85 chili, nato 27enne anni fa a Calais. Nonostante le sue foto abbiano iniziato ad apparire su vari siti gay-friendly, il radar mi dice che è etero.

Qui il servizio fotografico completo.

Cina/ Ode a Starbucks.

January 30th, 2007

Non c’è niente da fare. Credo di essere l’unico italiano che quando entra in uno Starbucks si sente a casa sua. Oppure l’unico che in una giornata riesce a visitare 4 Starbucks diversi (ultima trasferta a New York). Quello fotografato sopra è nell’aeroporto di Pechino. Piccolo, ma il caffèlatte col ghiaccio e la panna è sempre il massimo (il mitico Frappuccino).

Rientrato da poco. Stanotte dormirò, nonostante il fuso sfavorevole. Ma la stanchezza accumulata in questi ultimi due giorni è incommensurabile. Per adesso non ho ricordi belli. L’odore, la gente, il clima, l’atmosfera, il cibo: niente mi è rimasto nel cuore. E, anzi, ho sentito la Cina molto lontana da quell’Occidente di cui faccio parte. Una Cina dove l’uomo medio non parla inglese (in taxi bisogna avere il biglietto da visita dell’hotel, perché quasi nessun autista capisce o parla l’inglese) e dove – sarò pure snob – mi è sembrato che ci fosse poca attenzione per le più basilari norme igieniche. Un consiglio: mai scattare una foto ai soldati in piazza Tienanmen. Si incazzano come iene.

Buona notte blog. (qui altre foto)

Un modesto superdotato.

January 30th, 2007

Antonio Argiento è involontariamente simpatico. Originario di San Nicola la Strada, in provincia di Caserta, si è aperto un sito (segnalato da un river-lettore) in cui esalta, con grande modestia, le sue doti: prima fra tutte quella di avere un pene di 32 centimetri. Ma non basta: “Vengo da una famiglia benestante, vivo di rendita, ho un miliardo in banca che mi permette di avere Lire 5.000.000 al mese di rendita. Sono impiegato nel Parco della Reggia, sono intelligente, sensibile, carino, simpatico, sexy e perspicace”. Sul sito pubblica il suo cellulare e invita le donne tra i 28 e i 35 anni, “anche le ragazze madri”, a chiamarlo: “ti darò ricchezza, felicità, amore e benessere”, promette.

Da cult.

Un altro Paese.

January 30th, 2007

“Non ci sarà nessuna esenzione per le agenzie cattoliche che, come tutte le altre agenzie britanniche per adozioni, saranno obbligate a non fare discriminazioni fra i richiedenti a causa delle loro preferenze sessuali. Il premier britannico Tony Blair si è dovuto piegare al volere del suo gabinetto e del suo partito, negando qualsiasi concessione alla chiesa cattolica. L’Equality act sarà sottoposto al voto parlamentare il prossimo mese e dovrebbe entrare in vigore in Inghilterra, Scozia e Galles ad aprile: mette fuorilegge qualsiasi discriminazione, nell’assegnazione di beni, servizi e facilities, sulla base degli orientamenti sessuali dei richiedenti”.

Intanto, da noi, anche il presidente della Repubblica ha ceduto di fronte alla presunta “non-ingerenza” della Chiesa.

Cina/ Internet.

January 29th, 2007

Prima considerazione: non ho trovato un singolo internet point nella zona di Pechino in cui si trova l’hotel (e che non saprei riscrivere qui). Segno che o ogni cinese ha un pc in casa, oppure che non gliene frega niente. Seconda considerazione: internet è caro, carissimo. Nel business center dell’hotel si viaggia sui 10 dollari l’ora. Vabbè, per il blog questo e altro (grazie ad L. per gli aggiornamenti di oggi).

Questione censura: Ho messo una delle classiche voci (piazza Tiananmen, vedi sopra), e i risultati su google non sono mancati. Alcuni blogger segnalano che basta appoggiarsi ad un “proxy” (giuro, non so cosa sia), per bypassare la censura. Ah: di certo non vengono censurati cazzi e fiche. Nè a livello di immagini e di testi (siti porno). Ma avevo già sentito che era più forte la censura politica, che quella sessuale.

Ho cercato di leggere qualche sito “locale”, ma i traduttori automatici sono indecenti. Il sito continua a rimanere incomprensibile. Come incomprensibili sono le voci di Windows Xp (sono in cinese): devo fare affidamento alla mia memoria, per ricordarmi la posizione della funzione “Options- Internet-cancel internet files”, tanto per non lasciare river-tracce nei pc dell’hotel.

Ciao blog.

Cina/ In viaggio.

January 28th, 2007

Non so perché, ma prima di partire pensavo che, nei voli interni che mi aspettavano, mi sarei trovato a volare su delle catapatecchie rattoppate. E, invece, gli aerei sono supercool, anche per un modestissimo volo di 20 minuti, dove la nostra Alitalia avrebbe sicuramente schierato il suo gioellino di punta, l’inquietantemente rumoroso Atr 42. Gli aeroporti sono delle opere fantascientifiche, dove non vedi una cicca in terra e ogni cosa è al suo posto – dal depliant al cestino dei rifiuti. Ho visto tantissimi Boeing 737, tanti Airbus, dal più piccolo 319 al 340, anche nelle compagnie minori (ho volato con la DragonAir, un nome che sembra uscito da un cartone animato, e la China Southwest). Per non parlare delle hostess: iperservizievoli, mica come quelle acidone supersnob che solcano i nostri cieli, e che, alla tua richiesta di un bicchiere d’arancia, manca poco sbuffino. Qui fanno i salti mortali ad ogni tua richiesta. Se una critica può essere fatta al personale di volo, è che non parla bene l’inglese: a dire il vero, alcuni non lo parlano proprio. Il che può essere un problema quando uno che ha paura di volare come me, di fronte all’ennesima turbolenza, chiede come sia il tempo sulla rotta e si trovi di fronte al sorriso stucchevole che non c’entra proprio niente. L’età media degli assistenti di volo è bassissima: sul volo più lungo dall’Italia mi è capitato un ragazzetto di 21-22 anni: mi ha colpito perché aveva un enorme apparecchio ai denti.

Ciao blog.

Cina/ Lontano, arrivato.

January 28th, 2007

Per chi sa usare le 11 e passa ore del volo transcontinentale per dormire, la compagnia di quella bambina sarebbe stata una sgradevole punizione della signorina acidina e sbrigativa as usual del check in. E, invece, per chi come me è consumato dall’ansia di trovarsi sospeso a 11mila metri, seppure in un ipertecnologico gigante d’acciaio quale è l’Airbus 340, quella bimba diventa un divertente passatempo visivo. Ha due anni e mezzo, i capelli chiari come il miele, le mani paffute e due guance cariche di tenerezza. E poco importa se, tra un pranzo e un film, la mamma si debba alzare di corsa per cambiarle il pannolino puzzolente. O se, quando sono ormai le 20 ora italiana, e l’aereo ha spento tutte le sue luci interne, quasi a voler accompagnare quel carico umano verso Morfeo, ti contorci sul sedile della Cathay e ti lamenti. Mentre tuo padre dorme – credo per una mera questione di turni genitoriali – tua mamma cerca di farti stare tranquilla. Ti accarezza il viso, ti sussurra qualcosa nell’orecchio con quell’incomprensibile accento australiano, ti guarda con lo sguardo d’amore che basta a farti sentire protetta da tutto e tutti. Torni in Australia, dopo una vacanza a Roma. “Per essere così piccola è bravissima”, dice fiera la mamma, bionda anche lei e occhi azzurri, jeans e un maglione in pail. Non la pensa così l’italiano seduto accanto a me, seccato che quella vocina si frapponga fra lui e il mondo dei sogni.

Atterro, insieme a 286 persone – l’aereo era al massimo della sua capienza – stanco e con poche energie. Il primo odore che sento arrivando per la prima volta nella mia vita a Hong Kong è quello di disinfettante. Omini vestiti di bianco e nero lavano in terra, mentre poliziotti che sembrano usciti da un cartone animato fanno su e giù per la grande hall in vetro. I negozi sono ancora tutti chiusi – compreso l’unico Starbucks dell’aeroporto. Altre tre ore di volo e sono nella mia stanza, per qualche ora di riposo, prima di iniziare a lavorare. Ti scrivo dal mio portatile mentre ripenso al freddo che mi investe quando aprono il portellone dell’aereo. Siamo intorno ai cinque gradi. Strano, avevo sempre in mente un’immagine calda della Cina. Freddo e sorrisi, anche quando non servono – come sono servizievoli questi cinesi…

Dormo, a presto blog.

Elemosina in metro.

January 27th, 2007

Senti che sta arrivando pochi attimi prima che le porte schizzino nei loro rifugi di ferro laccato di bianco. Il suo ingresso è accompagnato dalle note della musica che sentivamo quando eravamo piccoli giocando con i Lego. Perché appeso al collo ha una fisarmonica in plastica sgangherata, alcune volte riparata con lo scotch da pacchi marroni, altre tenuta insieme da lacci grezzi. Note che si ripetono, mentre quel bimbo rom inizia a trascinare il peso della sua vita fra i nostri corpi vestiti secondo quanto previsto dai dettami suggeriti dai nostri ruoli. E, mentre rivolgi la mano curva verso chi sta seduto, mi concentro sugli sguardi. Non il tuo, che è quello di chi, ogni giorno, vede cose che un bambino non dovrebbe mai vedere. No. Lo sguardo delle due vecchie rugose e improfumate col ciondolino in oro. Del signore con il bastone e le scarpe marroni comprate al mercato. Quello della studentessa con gli appunti sotto braccio e l’sms nel cellulare dell’ultimo pompino fatto. Quello della donna con la busta della spesa carica di carboidrati e grassi tutti per il suo largo culo. Dell’impiegato grigio che legge la free press perché risparmia l’euro, che, invece può usare per giocare al Superenalotto sperando in una svolta. Tutti, meno quel bimbo, hanno in comune una cosa: il sentirsi parte di un mondo che non chiede. Un mondo, che per un minuto, sale su una cattedra e si sente di giudicare quel bimbo, i genitori che non lo mandano a scuola, l’urlo della madre che lo ha partorito e che non ne aveva il diritto. E si sente forte, perché loro non hanno bisogno di fare l’elemosina, di tendere la mano. Davanti a chi si mostra debole, diventiamo tutti fieri carnefici di un mondo che bolliamo come sporco e criminale, dimenticando che nella pattumiera ci sono i nostri rifiuti. Prendiamo le distanze, ci nascondiamo dietro ad uno scudo di bianca ovvietà e convenzionalità, retaggio di un sentire borghese e manicheistico.

I vostri sguardi saturi di disprezzo mi disgustano.

Dati.

January 26th, 2007

Negli ultimi giorni il blog mi ha regalato parecchie soddisfazioni. Non parlo solo delle mail che riceve, ma soprattutto dei numeri. Quasi 3000 visitatori unici al giorno, oltre 7000 pagine viste.

C’è chi dice che dovrei iniziare a pensare di inserire della pubblicità. Ma a me non va. In fondo questo blog è un semplice passatempo. Chi sostiene che dovrei aumentare le foto di nudi. I racconti personali. Ovviamente sono opinioni che mi interessa ascoltare.

Tremila grazie.

Non capisco perché gli attori vivano così male la loro partecipazione ad un reality. In fondo dà loro soldi e visibilità. Ma hanno sempre la sensazione di fare qualcosa di zozzo e basso, di cui vergognarsi.

Ore 13.40. Appuntamento in piazza del Popolo, al bar, con un attore giovanissimo – under 30 -, etero e idolatrato da orde di ragazzine, che parteciperà a breve, brevissimo, ad un reality. Tralascio l’intervista, che non rivela particolari sorprese. Alla fine, però, il tizio mi si avvicina imbarazzato e fa: “Potresti però specificare che ho anche fatto teatro impegnato? Sai, ci tengo a far capire che non sono il solito tipo da reality”. Per non parlare dell’atteggiamento schifato che aveva quando parlava del suo impegno imminente. Mica gliel’ha prescritto il medico di andarci.

Misteri dello showbusiness.

Discriminazioni/ Copertina.

January 24th, 2007

Fra tutti i quotidiani della free-press, “City”, targato Rcs, è quello che mi piace di meno. Oggi, però, hanno fatto una copertina coraggiosa.

(Per un sondaggio, il 73% degli italiani ritiene la discriminazione sessuale verso i gay molto diffusa: ma va?).

Dalle stelle alle stalle.

January 23rd, 2007

Quando ricevo la tua e-mail penso ad una rottura di scatole. O a qualcuno che ha sbagliato indirizzo. Poi, però, mi parli di Tiziano Ferro (no, non puoi aver sbagliato), di una mia richiesta di intervista, di una successiva sfuriata. Ricordi offuscati, flash di un passato che sta riaffiorando. Poco fa, al telefono, mi hai parlato di te e di quello che ti è successo. Tranquillo, il tuo nome non lo faccio.

Fino a poco tempo fa facevi parte di una tramissione e di uno spettacolo molto popolari; avevi vinto un premio; le ragazzine stravedevano per te e avevano aperto un fan club; avevi i contatti giusti; giravi l’Italia. Ma il mondo dello spettacolo (mica solo quello…) è infame, e basta fare un passo sbagliato e si finisce nel dimenticatoio. Ti sei appoggiato all’agente sbagliato, che non ti ha aiutato come avrebbe dovuto, ma anzi ha fatto terra bruciata intorno a te. Ora mi sembra che stia brancolando nel buio, alla ricerca di un qualcosa che non conosci neanche te.

E’ brutto sentirsi impotenti e, soprattutto, non sapere cosa fare e dire in momenti in cui vorresti poter risolvere tutti i problemi del mondo.