Cina/ In viaggio.

January 28th, 2007

Non so perché, ma prima di partire pensavo che, nei voli interni che mi aspettavano, mi sarei trovato a volare su delle catapatecchie rattoppate. E, invece, gli aerei sono supercool, anche per un modestissimo volo di 20 minuti, dove la nostra Alitalia avrebbe sicuramente schierato il suo gioellino di punta, l’inquietantemente rumoroso Atr 42. Gli aeroporti sono delle opere fantascientifiche, dove non vedi una cicca in terra e ogni cosa è al suo posto – dal depliant al cestino dei rifiuti. Ho visto tantissimi Boeing 737, tanti Airbus, dal più piccolo 319 al 340, anche nelle compagnie minori (ho volato con la DragonAir, un nome che sembra uscito da un cartone animato, e la China Southwest). Per non parlare delle hostess: iperservizievoli, mica come quelle acidone supersnob che solcano i nostri cieli, e che, alla tua richiesta di un bicchiere d’arancia, manca poco sbuffino. Qui fanno i salti mortali ad ogni tua richiesta. Se una critica può essere fatta al personale di volo, è che non parla bene l’inglese: a dire il vero, alcuni non lo parlano proprio. Il che può essere un problema quando uno che ha paura di volare come me, di fronte all’ennesima turbolenza, chiede come sia il tempo sulla rotta e si trovi di fronte al sorriso stucchevole che non c’entra proprio niente. L’età media degli assistenti di volo è bassissima: sul volo più lungo dall’Italia mi è capitato un ragazzetto di 21-22 anni: mi ha colpito perché aveva un enorme apparecchio ai denti.

Ciao blog.

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