La discussione che ha inspiegabilmente suscitato il post sotto (il cui argomento, si badi bene, era un blog dedicato da un padre al figlio che oggi ha quasi 3 anni) ha risvegliato in me un ricordo dell’età adolescenziale. Che, mi auguro, non accenda un’altra polemica tra pro e anti-abortisti.

Una volta all’anno, erano i mesi estivi – ricordo ancora la sensazione dell’aria che accarezzava le gambe scoperte – nel piccolo parco dietro casa era il momento della Festa dell’Amicizia. In verità era la festa della Dc, l’ormai defunta Democrazia cristiana, un’occasione per fare proseliti, offrendo giostre e giochi, attirando i bambini per accalappiare i genitori. Uno dei miei migliori amici era il figlio di una zarina locale della Dc. Aveva i capelli rossi, e credo che oggi sia uscito fuori di testa. Sarà stata la convivenza con un fratello affetto da un handicap molto pesante, il divorzio dei genitori, e non so quale altra disavventura. Mi ricordo che quel simbolo rosso su bianco mi piaceva, evocando in me immagini di scudi e cavalieri. Se a 15 anni avessi potuto votare, avrei messo una crocetta sulla Dc. Io e G. ci vedevamo la sera, e la nostra occupazione principale erano le auto-scontro. Una grande piastra nera, sulla quale zori e coatte si sfidavano a colpi di macchinate. G., in quanto figlio della zarina, aveva una chiave speciale che andava inserita dove normalmente si mettevano le monete, e che ci consentiva di non pagare, e di stare lì tutto il tempo che volevamo. Alla fine avevo sempre male al collo, per via delle botte che prendevo. Ma questo non è il solo ricordo di questa festa un po’ paesana. Sulla strada per casa, all’estremità del parco, veniva allestito, ogni anno, uno stand in cui si faceva propaganda anti-abortista. Ci entrai per sbaglio, e mi ricordo che mi trovai davanti ad un video in cui, una voce cupa, era quella di un uomo, raccontava le fasi di un aborto. Lo scopo era chiaro: presentare l’aborto come un omicidio, sostituendo alla parola feto quella di bambino, e altri espedienti ancora in voga oggi. La domanda che mi ponevo era sempre la stessa: cosa c’entravano quelle immagini di ventri femminili con le autoscontro e lo zucchero filato?

Niente.

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