Posizioni.

March 20th, 2007

Pare proprio fatto apposta per far pensare male :-)

Aghi.

March 20th, 2007

Domanda.

March 19th, 2007

Perché quasi nessuno si è filato la vicenda dei due tecnici italiani dell’Agip, rilasciati dopo 98 giorni di prigionia, mentre per Daniele Mastrogiacomo si è mobilitato - leggi: è stato fatto mobilitare - mezzo mondo?

P.s. Ora chi glielo spiega ai talebani che non sempre sequestrando un italiano vengono liberati cinque prigionieri?

Incontri/ Gabriele Muccino.

March 19th, 2007

Non avevo mai incontrato Gabriele Muccino. Recentemente mi aveva colpito un servizio fotografico, in cui il regista esibiva uno sguardo-calamita da far invidia all’attore più navigato. Lo incontro ad una cena. Arriva 45 minuti di ritardo. La scusa è che sta facendo il casting per la serie televisiva per la quale è stato scritturato in America. Giacchetto di pelle, un berretto da baseball legato alla cintura, scarponi anfibi, look da teenager, sorride denti che sembrano usciti dalla pubblicità di un dentifricio. L’America ancora deve capirla bene e, a tratti, mi sembra spaesato. Della sua serie televisiva sa pochissimo: “Gli americani ti dicono tutto all’ultimo. Non so neanche quando andrà in onda”. Le giornate a Los Angeles sono frenetiche e il ritmo di lavoro imposto dalla produzione non ha nulla a che vedere con quello italico. “Qui ti ammazzi di lavoro”, sottolinea. Roma gli manca ma, in fondo, i soldi sono soldi.

Quello che, però, mi colpisce è lo sguardo un po’ spiritato del nostro Gabriele. Qualche maligno, seduto accanto a me, insinua: e’ la classica espressione di chi, di tanto in tanto, dà una tiratina.

Sarà.

Dovrei parlare del grigiore con cui mi ha accolto Roma (ma tutto, a confronto del sole di La, oggi, mi sembrerebbe grigio). E delle strisce blu, partite da oggi nel quartiere dove vivo (ergo: vai a spostare la macchina di corsa). Eppure, quello che mi ha più colpito nelle ultime 24 ore è l’incontro con V. Niente di romantico o chissà cos’altro, ma semplicemente una gradevole coincidenza. Lui lavorava come cameriere nella cena alla quale ero invitato. Lo avevo notato subito perché era parecchio impacciato: si capiva che con vini e posate non aveva tutta questa dimistichezza. Capelli lisci e neri, alto, camminata un po’ dinoccolata. Ieri, in aeroporto, me lo vedo spuntare dietro al bancone dell’Air France. Mi riconosce subito (sarà perché l’ho fissato durante la cena?). Ci presentiamo, ha la stretta di mano forte. Mi racconta la sua storia. Viene da un paesino della toscana, dove gestisce insieme alla famiglia una delle gelaterie più famose del centro-Italia (così dice). A Los Angeles vive la sua fidanzata, che studia recitazione. Ma anche il fratello, campione ventenne di nuoto con la Usc. Di tanto in tanto li va a trovare. V. è solare, simpatico, energetico e, soprattutto, mi incanta per la sua inconfondibile parlata toscana. Durante il volo dormiamo entrambi, nonostante le turbolenze (davvero strano, per me, riuscire a chiudere occhio in quelle condizioni). Ci salutiamo, prima dell’atterraggio, e scriviamo i nostri numeri dietro alle bustine che si dovrebbero usare per vomitare. Un abbraccio, “passami a trovare quando vieni in Toscana”. Ci andrò, con L.

Qui volti da Los Angeles. Malinconicamente.

Los Angeles/ Vacanzando.

March 18th, 2007

Si torna. L’ultima giornata, libera. La prima cosa che ho fatto è stato tornare a Santa Monica. Questa foto è il mio nuovo background sul desktop.

Qui altri scatti.

A presto, in Italia.

B. abita in una vietta silenziosa dalle case basse e rosate, nella zona di West Hollywood. Il nostro incontro non avviene nel migliore dei modi. Dopo un paio di rinvii, mi comunica che stamattina ha un appuntamento di lavoro per un servizio fotografico e che mi potrà dedicare non molto tempo. Sarei tentato di mandarlo a quel paese ma, poi, in fondo, sono curioso di vedere dove vive. Decido di mettere da parte l’orgoglio ferito. Continua.

Los Angeles/ Scatti misti.

March 16th, 2007

Che bello vedere il red-ribbon, simbolo mondiale della lotta contro l’Aids, su questa chiesa a Hollywood.

Qui altre foto di curiosità losangelesine.

L’America è un Paese strano, non c’è che dire. Uno degli argomenti sui quali gli americani sono tremendamente suscettibili è quello della violenza sessuale. Laddove per violenza si intende anche uno sguardo particolarmente molesto. In ogni caso, sono rimasto allibito dal processo che sta coinvolgendo uno studente 17enne, tale Jerome Hunt. Il ragazzo è stato accusato da numerosi suoi compagni di averli violentati. Come? Durante i loro allenamenti di wrestling, lui avrebbe inserito un dito nel loro retto. Jerome, però, si è giustificato: “Era solo una mossa, e, comunque, il dito non l’ho inserito”. Lo studente ha anche voluto puntualizzare di non essere gay. Per l’accusa, invece, ci sarebbe stata penetrazione, anche solo attraverso il vestito.

Assurdamente vero.

La visita agli studios della Warner Bros, mezz’ora d’auto da Los Angeles, l’hanno fatta in tanti. Ma River ha avuto la fortuna di esserci andato per ragioni lavorative. E, quindi, ingresso comune a quello di attori e produttori, niente “scorta” che ti segue ovunque, e, soprattutto, la possibilità di vedere molti dietro le quinte. Purtroppo, non sempre sono riuscito a usare il mio cellulare per scattare foto.

Qui il cinema - ma anche la televisione - si fanno. Eppure, chi cammina su e giù per i vialoni alberati, sembra non avere la consapevolezza di essere una minuscola ruota in quel meccanismo della macchina che sforna le pellicole che colonizzeranno il mondo. E’ una piccola città nella città, con ristoranti, bar, tantissimi uffici anonimi senza cartelli identificativi, e vigilanza ovunque.

Cliccando qui le foto dagli Studios, con qualche chicca niente male :-)

Dio non odia i gay.

March 15th, 2007

Questa pubblicità andrebbe affissa in tutta la zona di San Pietro: “Malgrado ciò che si pensa in giro, non odio chi è gay. Firmato: Dio”.

Grazie al mio Blackberry posso leggere questo comunicato stampa del Codacons sulle proteste del pubblico dopo la finale di Amici. Un comunicato che, francamente, mi sembra voler mettere una pezza… Secondo l’associazione dei consumatori, infatti, la finale sarebbe regolare. Anche l’aggiunta di una sesta prova, nella contestatissima sfida tra Karima e Federico. 

“In merito alla finale della 6° edizione di “Amici di Maria De Filippi”, vinta dal cantante (parola grossa, aggiungo io) Federico Angelucci, sono state sollevate alcune polemiche e molti telespettatori e fans del programma hanno esposto dubbi e perplessità di varia natura. Il Codacons, che garantisce la presenza costante di un proprio legale, l’Avv. Alessandra Cinquina, reputa necessario evidenziare la regolarità, la correttezza e la trasparenza dell’intero programma televisivo. Il televoto - al centro dei sospetti dei telespettatori – nel caso specifico è regolato da sistemi computerizzati, rigorosamente omologati, gestiti da tecnici specializzati e soggetti a controlli periodici. Gli addetti al programma non hanno possibilità di accesso al sistema e, pertanto, risulta impossibile che tale sistema sia soggetto a manipolazioni o manomissioni. Il numero delle prove che i ragazzi devono affrontare durante le sfide – altro tema caldo dopo la finale di domenica scorsa - è rimesso alla decisione discrezionale della commissione, così come prevede il regolamento. La sequenza delle prove dipende invece da come si evolve la sfida nell’arco della serata. Durante tutto l’arco della trasmissione televisiva, la commissione ha effettuato scelte tutte rigorosamente previste dal regolamento interno. Il Codacons ribadisce quindi la regolarità di tutte le procedure, mentre non può esprimersi e non è chiamato a vigilare sulle polemiche emerse nel corso del programma tra gli alunni o tra questi e i loro insegnanti, polemiche che rientrano comunque nell’ambito di un programma televisivo che privilegia il talento di ragazzi che inseguono un sogno”.

Sarà… Ma io attendo ancora di conoscere: il numero dei voti esatti ricevuti da Federico in ogni sfida; gli articoli di questo fantomatico regolamento che non mi risulta essere stato depositato presso alcun notaio.

Mi alzo in anticipo di due ore sulla sveglia, ancora appesantito dal volo e con la bocca impastata per il cibo in scatola riscaldato sull’aereo. La tenda della mia stanza, che non avevo chiuso bene, lascia filtrare il sole di quella che sarà, as usual, una giornata climaticamente splendida. Una serie di appuntamenti, il lavoro, poi due ore libere. Troppo poco per fare qualsiasi cosa in una città che ho sempre definito un’autostrada con le case ai lati. Perché a Los Angeles ci vogliono almeno quindici minuti per raggiungere qualsiasi posto. Anche per chi, come me, è in una zona centrale rispetto a tutto. Ma a Century City, dove dormo, non c’è niente di niente, a parte un centro commerciale, e tanti palazzoni zeppi di uffici. Continua.

Usare le parole altrui non mi piace. Ma stavolta - complice la fretta dettata dagli impegni losangelesini - per esprimere il mio stato d’animo verso la gogna mediatica di cui è oggetto Silvio Sircana, il portavoce di Prodi (colpevole, ahilui, di essere stato fotografato mentre parla, a bordo strada, con un transessuale), cito testuale Gad Lerner:

“L’ipocrisia con cui stamane il ‘Giornale’ mette alla gogna il portavoce del governo, Silvio Sircana, fingendo di proteggerlo, è semplicemente vomitevole. Spruzzano il fango (una storia vaga, improbabile, e in ogni caso penalmente irrilevante di sguardi con un transessuale), titolone di prima pagina, tutti gli inesistenti particolari del mancato ricatto in cronaca. C’è solo la gran voglia loro di sputtanarlo perchè è un avversario politico”.

Certo, anche Sircana che poi dichiara: “Non ho queste abitudini, sono una persona perbene”… è inquietante.