Due ragazzi della Roma-bene, annoiati della loro vita di liceali bocciati e vergini, partono per l’India, per scoprire non si sa bene cosa. Uno, Pollo, interpretato da Andrea Miglio Risi – figlio di Marco Risi e nipote di Dino Risi – scoprirà l’amore e l’attaccamento ad una donna. L’altro, Curry – il bravo Angel Tom Karumathy, scoperto per strada dalla regista – tornerà nell’orfanotrofio dal quale venne adottato, e porterà con sé in Italia la sorella, dopo aver scoperto che la vera madre era morta.

Di Andrea Miglio Risi avevo letto tempo fa su Vanity Fair. E’ uno studente del liceo Visconti (uno dei più antichi della capitale, pieno di figli-di), single, volto efebico, magrissimo. Lo sguardo è penetrante, le labbra carnose sembrano voler trattenere le parole che fuoriescono dosate dalla sapiente mano dello sceneggiatore. Dialoghi che sembrano essere fatti su misura per questi due ragazzi, la battuta sempre pronta, come tanti 18enni che mi è capitato di intervistare e incontrare in questi anni. A loro ho pensato, alla voglia di conoscere, all’ingenuità, al Lei con cui mi si rivolgono, alla versione di latino e greco, al brufolo che spunta prima della festa, alla partita di calcetto, al forum del sito della loro scuola.

Un tuffo nel mondo dal quale sono cresciuto via.

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