- Menu della serata: Galbanino, wurstel, cracker integrali, aperifresco bocconcini di formaggio, succo di ananas/pompelmo, torta alla ricotta della mamma.

- Marco Travaglio mi piace. Ma la lettera immaginaria destinata a Indro Montanelli la trovo di cattivo gusto. Lascerei comunque stare i morti.

- Non capisco la premessa di Michele Santoro: “il documentario lo faremo vedere più avanti, per dare tempo ai genitori di mettere a letto i bambini; anzi, passeremo anche una serie di avvisi”. Eh? Educhiamoli i bambini, non chiudiamogli gli occhi sulla verità.

- Che c’entra don Di Noto, famoso per le crociate contro la pedofilia su internet, con questa puntata? Forse si vuole buttare in caciare il tema “pedofilia”? In questo caso, va sottolineato, si parla di preti pedofili. Preti.

- Questa puntata è partita male: dando per scontato che il pubblico abbia già visto il video e sia a conoscenza di tutto l’argomento. La discussione tra Santoro e Rino Fisichella, in palese imbarazzo, sui cavilli legali della “Crimen sollicitationis” non centra il problema.

- Don Di noto inadeguato: parla della pedofilia in generale, senza nominare i preti; poi, incalzato da Santoro sui pedofili tra i preti, dice: “Perché non si parla dei mussulmani che violentano le bambini?”. 

- Testimonianza con voce ritoccata e volto oscurato di una donna, che fa un nome: quello di Claudio Maniago, vescovo di Firenze. Di fronte alle segnalazioni di alcuni casi di abusi, ha buttato acqua sul fuoco, ha detto: “Sono cose passate. Lasciamo correre”.

- Si parte col documentario: il caso di Sean Fortune, prete che per anni ha potuto molestare bambini, perché il suo superiore, pur a conoscenza dei suoi “vizi”, non lo aveva allontanato. Alla fine, dopo che gli vennero contestate 66 accuse di molestie, si tolse la vita.

- I racconti delle persone molestate dai preti, o dei loro parenti, fanno rabbrividire. Perché, storie così, non si sentono più spesso? Perché si è cercato di coprirle ancora?

- Rino Fisichella, unico avvocato d’ufficio della chiesa, boccia il documentario della Bbc perché dice che manca “un contraddittorio”, che “gli accusati non vengono messi in condizione di difendersi”. Penso che neanche il diavolo, se esistesse, riuscirebbe a giustificare le schifezze raccontate nel video (e, si badi bene, in un caso è un prete stesso ad ammettere le sue colpe).

- Marco Marchese, tenero ragazzo palermitano, denuncia di aver chiesto un incontro al vescovo di Palermo e allo stesso don Di Noto per confrontarsi sul tema. Incontro mai avuto. “Io la chiesa non l’ho mai sentita vicina”. Parole che pesano come un macigno, soprattutto se si pensa che la curia ha chiesto al ragazzo 200mila euro di risarcimento per aver denunciato di aver subito delle molestie sessuali all’età di 12 anni.

- Dopo il racconto di Marco, quello di un’altra donna e un altro uomo che hanno subito casi di molestie. Santoro ha fatto bene a portare testimonianze nostrane: giusto perché la gente non pensi che dalle nostre parti queste cose non accadono.

- Apprezzo il fatto che non ci siano politici starnazzanti in studio. A parte Fisichella, però, il livello degli interlocutori è un po’ moscio.

- Chiosa di Vauro: sotto due delle vignette sulla puntata.

Carnevalate.

May 31st, 2007

Originale, non c’è che dire.

Off topic: Questa sera, appuntamento alle 21, con un post dinamico: River seguirà in diretta “Anno Zero” di Santoro. Finalmente il documentario della Bbc sui preti pedofili entra nella televisione pubblica.

Andrò a vedere Hostel 2 (dal 22 giugno), costringendo L. che, dopo il primo, mi aveva giurato di non voler vedere manco mezzo sequel.

Intanto ecco una scena in anteprima. Roger Bart, di Desperate Housewives, è legato ad una sedia. Una donna glielo prende in mano e lo strappa via. Davvero raccapricciante.

Il video – davvero forte e vietato ai minori di 18 anni – è qui. Per vedere le foto di quella che dovrebbe essere una protesi, si può cliccare qui.

Bacio cameratesco.

May 29th, 2007

Francobollo celebrativo per il cinquantesimo anniversario dell’esercito russo, nel 1968.

Aeromobili e paura.

May 29th, 2007

C’è una cosa che faccio sempre prima di comprare un biglietto aereo, soprattutto quando si tratta di voli brevi: controllo il tipo di aeromobile. Sembra una cosa irrisoria, ma su quelli piccoli – tipo Atr – mi sono sempre rifiutato di salirci. A cominciare da un “passaggio” che la De Filippi, negli ormai lontani anni Novanta, mi offrì sull’aereo “di famiglia”. Una volta – ero andato in Germania – arrivato di fronte ad un Fokker (una cinquantina di posti), che mi avrebbe dovuto portare a Monaco, mi bloccai e tornai indietro. Risultato: salii sull’aereo seguente. Gli aerei più piccoli in assoluto che tollero sono il Boeing 737, l’Md80 e l’Airbus 320: l’Airbus 319 è già troppo piccolo. La mia non è paura: so che, in termini di sicurezza, non c’è alcuna differenza. Il punto è che, più è grande l’aereo, e meno si sentono eventuali turbolenze e scossoni in fase di decollo.

Venerdì vado a Milano. All’andata con Air-one. Il ritorno con Alitalia, ore 22. Stavolta, però, non ho controllato i dati “sensibili” prima di prenotare. Solo adesso ho scoperto che volerò per la prima volta su un Embraer 170. Una settantina di posti. Due file da due.

Mi si è già chiuso lo stomaco. Voglio un 747.

La notizia si è affacciata nella mia mail, stamattina, sotto forma di comunicato stampa. Inizialmente pensavo ad uno spam della serie “vuoi un super pene” o “una topa portentosa”. Invece è tutto vero. Al Policlinico Umberto I di Roma – sì, quello i cui sotterranei sono stati “visitati” dall’Espresso – si è realizzata, in vitro, la prima ricostruzione al mondo di mucosa vaginale autologa, poi trapiantata in una donna di 28 anni affetta da agenesia vaginale. In sostanza, un trapianto di vagina. Il tutto è avvenuto nel laboratorio di biotecnologie cellulari. La paziente è stata sottoposta ad un prelievo di circa un centimetro quadrato di tessuto dal vestibolo vaginale e, successivamente, le cellule recuperate sono state coltivate in vitro per 15 giorni. “L’attecchimento del tessuto – spiega la nota -è stato del 99% a 7 giorni dall’intervento e ad un mese la paziente presentava una mucosa ed un canale vaginale normale”.

Fantascienza.

Sul terrazzo, a cena.

May 28th, 2007

Quest’anno, con L., abbiamo deciso di iniziare ad usare il terrazzo. Due le puntate tattiche da Ikea e Leroy Merlin, luoghi di perdizione dove abbiamo sversato 500 euro. Tavolo, sedie, mobiletto con luci, luce, vasi e vasetti, trapano e cazzatine varie. Poi, ieri, il primo invito. Un’altra coppia, e un’ex coppia. Sei maschi.

Criticità quando si organizza una cena:

1) Il cane: l’ho dovuto chiudere in bagno (con ciotola e finestra aperta). Poi quando gli ospiti hanno iniziato ad avere le loro normali esigenze fisiologiche, è stato up-gradato in camera da letto. Non cedere alla tentazione di farlo unire alla festa: potrebbe tentare di montare la scarpa di uno sventurato ospite.

2) La pulizia: col filippino in vacanza da dieci giorni, una pulita l’ho dovuta dare io. Perché i grumi di polvere in salotto fanno molto baracca.

3) I vicini: abitando all’ultimo piano non ho problemi di vicinato. Quelli del quarto piano non ci sono mai. Il problema era quando partiva qualche urlo di troppo o qualche considerazione fallica.

4) Alcol: mai esagerare. Il rischio è che qualcuno ti vomiti nel cesso.

5) Il dono: quello che portano gli ospiti è sempre un terno al lotto. Ieri una torta al cioccolato, buona.

6) Candele: belle, ma dopo tre ore iniziano a colare. Sul tavolo. Per terra.

7) La fine: Come far capire a tutti che si è stanchi, che domani si lavora, e che si deve ancora uscire col cane? Io ed L. abbiamo iniziato a sparecchiare.

I gadget allegati a giornali e settimanali non mi interessano. Senza sapere in cosa consistano, chiedo sempre copie “al naturale”. In fondo se volessi un Cd o un Dvd sarei andato in un negozio specializzato. Per non parlare degli improbabili grembiuli, ombrellini, asciugamani e altre amenità. Le edicole, ormai, sono diventate un ricettacolo di pacchi e pacchetti plastificati, pretesti: per gli edicolanti un guadagno in più; per gli editori dei giornali un modo per “gonfiare” le vendite.

Esistono, però, le eccezioni. Ore 10.46. Mi ritrovo davanti ad una scatola, con un’inconfondibile icona firmata da Keith Haring. Dentro, una tazzina di caffè. Scopro che fino al 24 settembre, ogni lunedì, il Corriere della Sera venderà: tazzine di caffè; piatti da dessert; tazze. Tutte con i disegni di Haring.

Splendide.

Russia, gay al rogo.

May 27th, 2007

Non c’è mai fine al peggio. E’ vero. Peggio della Binetti. Peggio del Family Day. Peggio del Papa. In Russia si impedisce ai gay di manifestare. Si autorizzano i pestaggi da parte dei fascisti, benedetti dai preti. Si arresta Marco Cappato, radicale (in foto), e si malmena Vladimir Luxuria. A loro va il mio inutile e umile grazie. Per essersi presi la briga di salire su un aereo. Di sfidare la poco democratica polizia russa. Per aver passato del tempo nelle celle di un Paese il cui leader, fino a qualche tempo fa, cazzeggiava nella villa estiva del nostro premier.

Singolare il racconto che la principale agenzia di stampa russa, la Itar-Tass, esempio dell’emancipazione dei giornalisti dal potere, fa degli scontri. Senza mai citare la parola “gay”, sostiene, per bocca della polizia, che si è intervenuti per impedire ad un gruppo di manifestanti di “violare la legge” (la manifestazione, infatti, non era autorizzata). Nessuna parola sugli scontri, sui fermi dei parlamentari, sulla presenza dei religiosi che hanno benedetto i neo-nazisti, e sulle altre schifezze.

Bisogna ricordarlo, che essere gay, a volte, è reato.

Le interviste che preferisco sono quelle a personaggi che seguo da tempo. E’ il caso di Holly Madison, la bionda coniglietta che convive insieme al fondatore di Playboy, quel porcellone di Hugh Hefner. Lei ha 27 anni, lui 80. La loro vicenda è al centro della serie televisiva “The Girls next door“. Nella stessa casa, la splendida (e un po’ kitsch) Playboy Mansion, vivono anche Kendra e Bridget (bionde anche loro; secondo i rumors una delle due sarebbe lesbica). Ma a sposare Hefner sarà proprio Holly. Lei lo dice a chiare lettere: “Ci spero”. La intervisto al telefono, tra un servizio fotografico e l’altro. Ride spesso.

Io avrei problemi a condividere la mia metà con altre due persone, e a condividere pure la casa. Lei no?

Niente affatto. Adoro essere circondata da amici. Non solo: c’è un’altra casa, di fronte alla nostra, dove vivono molte altre Playmates. Ci raggiungono spesso quando organizziamo delle feste.

Lei ha dichiarato, più volte, che sposerà Hefner. Cosa cambierà dopo il sì, il terzo di Hefner?

Beh, ovviamente in quel caso pretenderei che la relazione fosse monogama.

Figli?

Certo che sì. Ci stiamo pensando. E’ un mio sogno, e fin da piccola ho avuto la sensazione che sarei diventata una madre-single.

Scusi, ma dormite tutte insieme?

No, no. Kendra e Bridget hanno un’altra stanza.

Quando sposerà Hugh?

Se sarò fortunata, l’anno prossimo.

Da grande che vuole fare?

Vorrei lavorare come photo editor o, in alternativa, diventare modella per Guess.

Nonnismo in Iraq.

May 26th, 2007

Niente violenze contro gli iracheni. Gli americani si divertono tra loro. Costringendo un soldato a essere truccato da donna. Oppure a legarne un altro ad un palo e cospargerlo di farina. Bella colonna sonora, idioti i protagonisti di questo stupidario-militare.

Vicini serpenti.

May 25th, 2007

Coi i miei vicini di casa interagisco meno che con i cani e i gatti della zona. Non ho mai creduto alla scampanellata della serie “mi presta un po’ di sale/pepe/zucchero”. E poi: dove si mette un po’ di sale? In una busta di plastica? Sul cucchiaio, facendo attenzione a non rovesciarlo tra la cucina e l’ingresso? Considero i vicini una presenza imposta dalle regole dell’edilizia metropolitana, inevitabile come la puzza di pesce al mercato. Gli unici con cui ho avuto un rapporto, nel palazzo in cui vivo ora, sono una coppia di sordo-muti. Mi fanno tenerezza, perché ogni tanto una funzionaria ministeriale trippona e anglosassone attacca cartelli minatori sulla porta dell’ascensore, invitando la gente a non sbattere le porte. Ovviamente è riferito a loro.

I vicini sono come i parenti che quando possono infilano il naso in casa, per vedere che televisore ti puoi permettere, se pulisci abbastanza i mobili o se hai qualche vibratore nascosto nel cassetto.

Per questo la “festa dei vicini”, in programma domani a Roma, mi fa rabbrividire. L’invito è quello di organizzare feste, cene, apertivi, cui invitare i propri vicini. Una sorta di riunione di condominio festosa.

Aberrante.

Archiviato il festival del cinema gay e lesbico di Torino, un’altra iniziativa si appresta a sbarcare sulla scena culturale nordica. E’ l’evento analogo in programma dal 1° giugno fino al 7, al teatro Strehler: l’anno scorso fu visitato da 20mila persone. Una rassegna internazionale, che è accompagnata da una serie di eventi collaterali, sia di giorno che di notte. Tema di questa edizione: “La scoperta”. Quest’anno ci sarà anche una rassegna letteraria: “Brain & Sexy“, condotta da La Pina e Diego, di Radio Deejay. Le proiezioni inizieranno ogni giorno alle 15. I prezzi: 5 euro il biglietto pomeridiano; 8/10 euro il serale; 13 euro quello giornaliero; 50 euro la tessera settimanale.

Ai primi cinque lettori che mi scriveranno una mail, un biglietto omaggio per la Prima del 1° giugno.