Nonnismo in Iraq.

May 26th, 2007

Niente violenze contro gli iracheni. Gli americani si divertono tra loro. Costringendo un soldato a essere truccato da donna. Oppure a legarne un altro ad un palo e cospargerlo di farina. Bella colonna sonora, idioti i protagonisti di questo stupidario-militare.

Vicini serpenti.

May 25th, 2007

Coi i miei vicini di casa interagisco meno che con i cani e i gatti della zona. Non ho mai creduto alla scampanellata della serie “mi presta un po’ di sale/pepe/zucchero”. E poi: dove si mette un po’ di sale? In una busta di plastica? Sul cucchiaio, facendo attenzione a non rovesciarlo tra la cucina e l’ingresso? Considero i vicini una presenza imposta dalle regole dell’edilizia metropolitana, inevitabile come la puzza di pesce al mercato. Gli unici con cui ho avuto un rapporto, nel palazzo in cui vivo ora, sono una coppia di sordo-muti. Mi fanno tenerezza, perché ogni tanto una funzionaria ministeriale trippona e anglosassone attacca cartelli minatori sulla porta dell’ascensore, invitando la gente a non sbattere le porte. Ovviamente è riferito a loro.

I vicini sono come i parenti che quando possono infilano il naso in casa, per vedere che televisore ti puoi permettere, se pulisci abbastanza i mobili o se hai qualche vibratore nascosto nel cassetto.

Per questo la “festa dei vicini”, in programma domani a Roma, mi fa rabbrividire. L’invito è quello di organizzare feste, cene, apertivi, cui invitare i propri vicini. Una sorta di riunione di condominio festosa.

Aberrante.

Archiviato il festival del cinema gay e lesbico di Torino, un’altra iniziativa si appresta a sbarcare sulla scena culturale nordica. E’ l’evento analogo in programma dal 1° giugno fino al 7, al teatro Strehler: l’anno scorso fu visitato da 20mila persone. Una rassegna internazionale, che è accompagnata da una serie di eventi collaterali, sia di giorno che di notte. Tema di questa edizione: “La scoperta”. Quest’anno ci sarà anche una rassegna letteraria: “Brain & Sexy“, condotta da La Pina e Diego, di Radio Deejay. Le proiezioni inizieranno ogni giorno alle 15. I prezzi: 5 euro il biglietto pomeridiano; 8/10 euro il serale; 13 euro quello giornaliero; 50 euro la tessera settimanale.

Ai primi cinque lettori che mi scriveranno una mail, un biglietto omaggio per la Prima del 1° giugno.

Scopro oggi, leggendo Vanity Fair, che a Max Pezzali hanno cercato di fare quello che è capitato a Marco Predolin. Gettargli merda addosso. Quella merda che ti porta a voler far credere che una persona ”sia morta o stia per morire”. Lui reagisce (io mi sarei grattato). Ma, soprattutto, attacca “i giornalisti tromboni che si vedono sempre i tv” (e, aggiungo io, che sono sempre meno giornalisti); i 70enni che guidano il Paese; e si schiera per i Dico: “Che fastidio danno alla Chiesa? Mi interessa molto la laicità dello Stato“. Per me una bella scoperta.

Sempre su Vanity, una certa Eugenia Roccella (sconosciuta ex-radicale, organizzatrice della Family-buffonata) se ne esce con una perla di saggezza. Rispondendo alla domanda se l’omosessuale sia un diverso, dice: “L’orientamento sessuale è una delle mille diversità dell’essere umano. I down, gli obesi, i timidi, chi li difende?”. Qualcuno le spieghi che di omosessualità, oggi, si muore.

Buongiorno.

Coppie/2.

May 24th, 2007

Coppie/1.

May 24th, 2007

Affitta un cane.

May 24th, 2007

Per chi vuole un cane, ma non se la sente di assumere un impegno “a vita”, può sempre prenderne uno in affitto. Il servizio si chiama “Flexpetz“, e mette a disposizione cani “già addestrati”. Costa 19 dollari al giorno (il prezzo sale fino a 29 nei fine settimana), oltre ad una tassa di iscrizione (150 dollari), una rata mensile da 39 dollari e 99 dollari di tassa annuale. “Flexpetz offre cani di varie razze, che potrete tenere con voi anche solo per poche ore”, spiega il sito.

Se non avessi un terrazzo di 20 metri quadrati, mi prenderei un altro cane. Non in affitto, si intende. Ma chi li sente i vicini ?

“Cerco insospettabili MASKI 100% di aspetto, modi e soprattutto di testa, porcelli spontanei e disinibiti con voglia di divertirsi, pref. etero-curiosi alle prime esperienze ma decisi, meglio se fidanzati o sposati, per divertimento e trasgressione tra maski alla pari, senza paranoie e complicazioni e nella max riservatezza.

ASTENERSI: GAY, OVER 32, INDECISI, PERDITEMPO, CAZZARI, sovrappeso, troppo villosi, paranoici, repressi, limitati, narcisi leccatini-modaioli, frequentatori di ambienti gay, finti maski e finti bsx…non ci provate tanto vi tano tutti. NO assoluto a POPPER e simili…per divertirsi e godere non c’è bisogno di additivi.

P.S. 1 Se siete gay NON MI CONTATTATE. Non ho nulla contro i gay in sé ma, mediamente, dei gay non mi piace né il modo di agire, né di pensare, né tantomeno di fare sesso quindi per favore evitiamo di perdere tempo in due.

P.S. 2 Se non sono stato chiaro, quello che cerco è complicità tra maski. sesso alla pari, spontaneo, divertente, spensierato. Sono un gran scopatore, ma i solo passivi mi annoiano…preferisco di gran lunga le cose reciproche senza ruoli prestabiliti.

N.B. Per definirsi BISEX non basta essere solo di aspetto maskile. Un vero bisex è uno ke gli piace stare con le donne, scopare la figa e, in seconda battuta, vive il sex tra maski come diversivo e come trasgressione saltuaria. Quindi aver scopato una volta una figa per sbaglio 10 anni fa non vi fa diventare bisex…se siete gay non scrivete BISEX…siate onesti…”.

Fregarsene, in Iraq.

May 23rd, 2007

Questa foto è stata scattata l’anno scorso, al confine tra Iran e Iraq, nel villaggio di Al Tanoma. Due iracheni, se ne fregano di tutto e tutti.

E se tutti se ne fregassero anche da noi?

Incontro padre T. in una parrocchia della periferia sud-est di Roma. E’ la chiesa dove ha esercitato per tanti anni, e che adesso visita un paio di volte l’anno. A Roma, infatti, torna solo per sottoporsi a rituali controlli medici. Malaria, tifo, colera, epatite. Padre T., croce di legno al collo, abbronzato, è impegnato in una popolosa missione, in Africa. In un Paese dove una persona su due è sieropositiva. Ha costruito una chiesa di mattoni, l’unico edificio “vero” nella zona, e, ogni giorno, segue centinaia di persone. Donne, bambini. Li aiuta a coltivare. È là per un lavoro di “evangelizzazione”. Insomma: io ti aiuto a mangiare, tu credi in Dio. Do ut des. Parliamo del suo lavoro, e solo dopo mezz’ora, entrati in confidenza (quella finta e aleatoria confidenza che ti regalano le interviste face-to-face), inizio a parlare di sesso.

Di preservativi parla mai?

Io? No, io faccio altro. Certo, la chiesa si sa cosa dice a riguardo. Lo sappiamo tutti cosa dice. Ma io non ne parlo.

Ma agli africani non può certo andare a raccontare la storiella che il sesso si fa solo dopo il matrimonio.

Ma no, certo. Io non ne parlo. Ovviamente se iniziano a parlarmene loro…

Cambia discorso?

No. Gli dico che devono astenersi.

Sul serio?

Ma sì. Poi, se sono perplessi, gli dico che se proprio devono farlo, possono farlo una volta al mese.

Col preservativo?

Io di quello non parlo.

Ecco. Questa conversazione mi rifrulla nella testa per diversi giorni. Lui è bravo, non c’è che dire. Aiuta tanta gente, bene, bravo, bis. E poi? Sul sesso, il pane – quasi – quotidiano, invita la gente ad uccidersi. Perché, in un Paese dove la metà della popolazione è sieropositiva, si hanno una possibilità su due di contrarre il virus.

Penso a quel prete e provo tanta rabbia.

Donna/Giocherellona.

May 22nd, 2007

Donna/Divina.

May 22nd, 2007

La sosia americana di Platinette.

Donna/Uomo.

May 22nd, 2007

“Non sono una ragazza gay, ma ho bisogno di un consiglio. Un consiglio da un totale estraneo che ritengo - appunto perchè estraneo - imparziale, e che in più sono arrivata a stimare leggendo il suo blog. Il mio uomo mi ha lasciata quattro mesi fa, dopo quattro anni. Dice che è confuso. So con certezza che non ha un’altra, ma quando uno inizia a farsi venire dei dubbi così colossali da necessitare della separazione di solito per me la storia è finita. Per gli ultimi quattro mesi abbiamo ovviamente continuato ad andare a letto insieme. A condividere ogni aspetto delle reciproche vite. Poi, ieri, un ragazzo conosciuto anni fa attraverso un altro amico e mai frequentato assiduamente, mi chiede di uscire. Ho passato la serata a ridere. Letteralmente. Lui è intelligente, buffo, colto, affascinante. Unico difetto? Si chiama come il mio ex, che nemmeno ha un nome comune, no! Si chiama Emiliano. Ho conosciuto tre Emiliano nella mia vita e giustamente ne devo mettere due in fila. Beh, dicevo, serata fantastica. Si fanno le due e un quarto a parlare senza rendercene conto. Vedo che gli piaccio. Tanto. E lui piace a me. Mi riporta a casa, ci abbracciamo e ci provo. Ovvero, gli piazzo un bacio sul collo. Avevo voglia di baciarlo, anche se erano le tre, anche se casa mia era invasa di gente. Lui, che stamattina doveva alzarsi presto, d’improvviso non ha più voglia di tornare a casa. Facciamo sesso. Ma sesso bello, lento, passionale, cattivo, fino alle cinque e un quarto del mattino. (In macchina. Sulla strada parallela a quella di casa mia). Non ho mai fatto sesso la prima sera con un uomo. Forse perchè a noi donne ci crescono con l’imperativo categorico di essere “serie”: dobbiamo dissimulare il desiderio, dissimulare la voglia, godere in silenzio, se possibile. Io ieri questo imperativo categorico l’ho cancellato totalmente”. Continua qui.

Dalla mia professoressa di italiano alle superiori, calze aderenti colorate nonostante la ciccia, non ho imparato granché. Solo una cosa, mi ricordo, ripeteva spesso: “Se qualcuno vuole offendere un uomo, lo chiama frocio; se, invece, vuole offendere una donna, basta darle della troia”. Il dramma, però, è che queste categorie e imperativi morali, pur non riconoscendoli e, anzi, disprezzandoli, li abbiamo spesso interiorizzati. Come una vocina che sembra ripeterci: “Non si fa, non si fa, sporcaccione/a”. Anche a me, scopare la prima sera di un appuntamento, non piace. E mi fa sentire meno “potenzialmente innamorato”. Così, con L., la prima volta che ci siamo visti, nella casa del nonno a Bologna, facevamo entrambi resistenza. “No, non si può, non deve essere come le altre volte”. Poi è successo. E chi se ne fotteva dei cliché interiorizzati. Vivi, scopa, sorridi. Un po’ di sano qualunquismo, sotto le coperte, può far solo bene.