Coppie/2.

May 24th, 2007

Coppie/1.

May 24th, 2007

Affitta un cane.

May 24th, 2007

Per chi vuole un cane, ma non se la sente di assumere un impegno “a vita”, può sempre prenderne uno in affitto. Il servizio si chiama “Flexpetz“, e mette a disposizione cani “già addestrati”. Costa 19 dollari al giorno (il prezzo sale fino a 29 nei fine settimana), oltre ad una tassa di iscrizione (150 dollari), una rata mensile da 39 dollari e 99 dollari di tassa annuale. “Flexpetz offre cani di varie razze, che potrete tenere con voi anche solo per poche ore”, spiega il sito.

Se non avessi un terrazzo di 20 metri quadrati, mi prenderei un altro cane. Non in affitto, si intende. Ma chi li sente i vicini ?

“Cerco insospettabili MASKI 100% di aspetto, modi e soprattutto di testa, porcelli spontanei e disinibiti con voglia di divertirsi, pref. etero-curiosi alle prime esperienze ma decisi, meglio se fidanzati o sposati, per divertimento e trasgressione tra maski alla pari, senza paranoie e complicazioni e nella max riservatezza.

ASTENERSI: GAY, OVER 32, INDECISI, PERDITEMPO, CAZZARI, sovrappeso, troppo villosi, paranoici, repressi, limitati, narcisi leccatini-modaioli, frequentatori di ambienti gay, finti maski e finti bsx…non ci provate tanto vi tano tutti. NO assoluto a POPPER e simili…per divertirsi e godere non c’è bisogno di additivi.

P.S. 1 Se siete gay NON MI CONTATTATE. Non ho nulla contro i gay in sé ma, mediamente, dei gay non mi piace né il modo di agire, né di pensare, né tantomeno di fare sesso quindi per favore evitiamo di perdere tempo in due.

P.S. 2 Se non sono stato chiaro, quello che cerco è complicità tra maski. sesso alla pari, spontaneo, divertente, spensierato. Sono un gran scopatore, ma i solo passivi mi annoiano…preferisco di gran lunga le cose reciproche senza ruoli prestabiliti.

N.B. Per definirsi BISEX non basta essere solo di aspetto maskile. Un vero bisex è uno ke gli piace stare con le donne, scopare la figa e, in seconda battuta, vive il sex tra maski come diversivo e come trasgressione saltuaria. Quindi aver scopato una volta una figa per sbaglio 10 anni fa non vi fa diventare bisex…se siete gay non scrivete BISEX…siate onesti…”.

Fregarsene, in Iraq.

May 23rd, 2007

Questa foto è stata scattata l’anno scorso, al confine tra Iran e Iraq, nel villaggio di Al Tanoma. Due iracheni, se ne fregano di tutto e tutti.

E se tutti se ne fregassero anche da noi?

Incontro padre T. in una parrocchia della periferia sud-est di Roma. E’ la chiesa dove ha esercitato per tanti anni, e che adesso visita un paio di volte l’anno. A Roma, infatti, torna solo per sottoporsi a rituali controlli medici. Malaria, tifo, colera, epatite. Padre T., croce di legno al collo, abbronzato, è impegnato in una popolosa missione, in Africa. In un Paese dove una persona su due è sieropositiva. Ha costruito una chiesa di mattoni, l’unico edificio “vero” nella zona, e, ogni giorno, segue centinaia di persone. Donne, bambini. Li aiuta a coltivare. È là per un lavoro di “evangelizzazione”. Insomma: io ti aiuto a mangiare, tu credi in Dio. Do ut des. Parliamo del suo lavoro, e solo dopo mezz’ora, entrati in confidenza (quella finta e aleatoria confidenza che ti regalano le interviste face-to-face), inizio a parlare di sesso.

Di preservativi parla mai?

Io? No, io faccio altro. Certo, la chiesa si sa cosa dice a riguardo. Lo sappiamo tutti cosa dice. Ma io non ne parlo.

Ma agli africani non può certo andare a raccontare la storiella che il sesso si fa solo dopo il matrimonio.

Ma no, certo. Io non ne parlo. Ovviamente se iniziano a parlarmene loro…

Cambia discorso?

No. Gli dico che devono astenersi.

Sul serio?

Ma sì. Poi, se sono perplessi, gli dico che se proprio devono farlo, possono farlo una volta al mese.

Col preservativo?

Io di quello non parlo.

Ecco. Questa conversazione mi rifrulla nella testa per diversi giorni. Lui è bravo, non c’è che dire. Aiuta tanta gente, bene, bravo, bis. E poi? Sul sesso, il pane – quasi – quotidiano, invita la gente ad uccidersi. Perché, in un Paese dove la metà della popolazione è sieropositiva, si hanno una possibilità su due di contrarre il virus.

Penso a quel prete e provo tanta rabbia.

Donna/Giocherellona.

May 22nd, 2007

Donna/Uomo.

May 22nd, 2007

“Non sono una ragazza gay, ma ho bisogno di un consiglio. Un consiglio da un totale estraneo che ritengo – appunto perchè estraneo – imparziale, e che in più sono arrivata a stimare leggendo il suo blog. Il mio uomo mi ha lasciata quattro mesi fa, dopo quattro anni. Dice che è confuso. So con certezza che non ha un’altra, ma quando uno inizia a farsi venire dei dubbi così colossali da necessitare della separazione di solito per me la storia è finita. Per gli ultimi quattro mesi abbiamo ovviamente continuato ad andare a letto insieme. A condividere ogni aspetto delle reciproche vite. Poi, ieri, un ragazzo conosciuto anni fa attraverso un altro amico e mai frequentato assiduamente, mi chiede di uscire. Ho passato la serata a ridere. Letteralmente. Lui è intelligente, buffo, colto, affascinante. Unico difetto? Si chiama come il mio ex, che nemmeno ha un nome comune, no! Si chiama Emiliano. Ho conosciuto tre Emiliano nella mia vita e giustamente ne devo mettere due in fila. Beh, dicevo, serata fantastica. Si fanno le due e un quarto a parlare senza rendercene conto. Vedo che gli piaccio. Tanto. E lui piace a me. Mi riporta a casa, ci abbracciamo e ci provo. Ovvero, gli piazzo un bacio sul collo. Avevo voglia di baciarlo, anche se erano le tre, anche se casa mia era invasa di gente. Lui, che stamattina doveva alzarsi presto, d’improvviso non ha più voglia di tornare a casa. Facciamo sesso. Ma sesso bello, lento, passionale, cattivo, fino alle cinque e un quarto del mattino. (In macchina. Sulla strada parallela a quella di casa mia). Non ho mai fatto sesso la prima sera con un uomo. Forse perchè a noi donne ci crescono con l’imperativo categorico di essere “serie”: dobbiamo dissimulare il desiderio, dissimulare la voglia, godere in silenzio, se possibile. Io ieri questo imperativo categorico l’ho cancellato totalmente”. Continua qui.

Dalla mia professoressa di italiano alle superiori, calze aderenti colorate nonostante la ciccia, non ho imparato granché. Solo una cosa, mi ricordo, ripeteva spesso: “Se qualcuno vuole offendere un uomo, lo chiama frocio; se, invece, vuole offendere una donna, basta darle della troia”. Il dramma, però, è che queste categorie e imperativi morali, pur non riconoscendoli e, anzi, disprezzandoli, li abbiamo spesso interiorizzati. Come una vocina che sembra ripeterci: “Non si fa, non si fa, sporcaccione/a”. Anche a me, scopare la prima sera di un appuntamento, non piace. E mi fa sentire meno “potenzialmente innamorato”. Così, con L., la prima volta che ci siamo visti, nella casa del nonno a Bologna, facevamo entrambi resistenza. “No, non si può, non deve essere come le altre volte”. Poi è successo. E chi se ne fotteva dei cliché interiorizzati. Vivi, scopa, sorridi. Un po’ di sano qualunquismo, sotto le coperte, può far solo bene.

Adottate!

May 21st, 2007

“La nostra famiglia non è stata un errore. L’abbiamo pianificata”. E’ lo slogan che accompagna l’immagine di una famiglia mista: lui, lui, e una figlia. Non una campagna per promuovere banalmente le adozioni gay. No. Ma per invitare gay e lesbiche ad adottare, in particolare ragazzi/ragazze, che, spesso, per via della loro età “avanzata”, non trovano una famiglia. Perché un bambino è un giocattolo più facile da piazzare sul mercato della compravendita degli affetti. A firmarla è l’associazione di San Francisco “Family builders“, insieme allo stesso Comune di San Francisco. I poster si vedranno sui giornali, sui poster in città, nelle stazioni delle metropolitane, e nei banner collocati su vari siti internet.

Raramente mi capita di ricevere così tante segnalazioni su uno stesso tema. E, siccome River non è insensibile agli argomenti di attualità (anche se preferisce le notizie non mainstream), ecco qualche considerazione sul documentario dello scandalo.

Premessa: parliamo di un documentario vecchio. Così vecchio che lo scorso mese di ottobre gay.it e gay.tv ne avevano già parlato. Ma siccome i siti di froci non fanno notizia, eccolo tornare in auge ad aprile. Il documentario dice l’ovvio: che ci sono preti pedofili e che le gerarchie ecclesiastiche – Ratzinger in primis – fanno di tutto per coprirli. Dov’è la notizia?

Quello che, in tutta questa vicenda mi ha sconvolto, è l’ultimo capitolo. Michele Santoro, che fa il giornalista, vuole occuparsi del documentario. Lo vuole trasmettere. Fa quello che avrebbe dovuto fare ogni telegiornale. Apriti cielo. C’è qualche mente, reduce dai dogmi del Family Day, che parla di “attacco contro la chiesa”. Ricorderei a tanti ottusi difendi-pedofili, che il documentario è stato trasmesso nel 2006 dalla Bbc. Poco importa la difesa d’ufficio dell’Avvenire, che, come ricordo, è il quotidiano più letto nel cesso dei vescovi.

La censura preventiva è sempre un brutto sintomo.

Pubblicità/ Toccatele.

May 20th, 2007

Sarà un caso, ma proprio oggi pomeriggio mi sono imbattuto in questa pubblicità, creata per ricordare ai maschietti l’importanza della prevenzione del cancro ai testicoli.

Giuro, ora non ne parlo più per un almeno sei mesi.

Di cancro ai testicoli non si parla mai. O meglio: non se ne parla abbastanza. E così, la televisione britannica (l’unica che ha le palle per mandare in onda un documentario sulle protezioni offerte da papa Ratzinger ai preti pedofili), ha sottoposto una squadra di rugby ad un attento esame. Ai testicoli. Un medico spiega ai telespettatori come fare l’esame in casa. Istruttivo. Vorrei vederlo a Domenica In, presentato da Pippo Baudo.

Qui tutte le foto. Qui e qui invece, si scarica il video (sempre che Youtube non lo cancelli…).