Maschi.

June 30th, 2007

Spesso l’affetto e l’attrazione fisica si mostrano attraverso comportamenti pseudo-violenti e un atteggiamento aggressivo. Ho sempre visto qualcosa di ambiguo nelle botte tra maschi alle superiori, quando ci si ruzzolava tra la spiaggia o sull’erba. Questo cortometraggio irlandese (la lingua è davvero difficile da comprendere), dal titolo “Chicken”, racconta questa ambiguità in maniera egregia. Tre minuti di dolcezza latente.

Gayvillage 2007, si parte.

June 29th, 2007

Arrivo con L. troppo presto per godere appieno dell’accredito stampa. C’è ancora poca gente. Per una volta snobbo il buttafuori-pitonato: manco un saluto. Tiè, tiratela di meno la prossima volta, Mr.SicuroDiMe. Sul palco si esibiscono gli sconosciuti Tienneti, seguiti da quattro gatti. Al primo impatto, il Gayvillage di quest’anno è buio. Gli organizzatori, per la prima volta, hanno tenuto spenti i grossi lampioni, ripiegando su luci colorate, facendo risultare il tutto come una dark room poco illuminata. Ma ci sono piacevoli novità. A cominciare dal mangiare: uno spazio per il sushi, un ristorante economico, e uno con cibi biologici. E poi i negozi (che, tradotto, significa soldi per il Village): la Sisley, un’agenzia di viaggi e altri che non conosco. Spiccano le auto Citroen parcheggiate ovunque (main sponsor da anni) e qualche cartellone pubblicitario dell’azienda romana per l’illuminazione pubblica. Meglio di niente. Imma Battaglia è contenta. Gioca col nipotino, sorride e scherza, e sottolinea le novità di questa location. C’è anche uno spazio “arabo”, con cabine chiuse da tendine; volendo ci si può anche sedede in terra. Intorno alle 23 parte uno spettacolo di un gruppo di trampolieri francesi (video sotto), poco capito dai presenti: “Ma che stanno a fà?”, “ma che sò?”, “aò, annamo a beve”, e altri commenti ameni.

Giovani, tanti giovanissimi. Alcuni anche sotto i 18 anni. Contenti di essere là, chi sculettante e chi parlottante. Alcuni un po’ spaesati. Poco prima di mezzanotte parte la musica stunf-stunf, e i corpi iniziano ad agitarsi, a sfiorarsi, a confondersi in un’onda di libertà collettiva. Durerà poco, ma è meglio di niente.

Qui tutte le foto.

Inaugurazioni.

June 28th, 2007

Alle 21.30, stasera, all’inaugurazione del Gayvillage. Troverò anche lui/lei? ;-)

“Anche in Italia è giusto riconoscere diritti alle persone che si amano e convivono”.

Walter Veltroni, Lingotto, Torino.

Mercoledì 26 giugno, ore 18.16.

Molti politici – non tutti – pretendono di conoscere in anticipo il testo di un’intervista che loro, magnanimamente, concedono. Accade spesso nel caso di vicende delicate: tipo Rosy Bindi che parla di finocchi o Giuliano Amato che parla dei clandestini. O quando, su un tema di scottante attualità, si vuole fare chiarezza (evitando di scivolare su una buccia di banana). Succede anche in materia economica, in particolare quando a parlare è Tommaso Padoa Schioppa. Si narra – la fonte non si rivela per cortesia – che recentemente il ministro avesse concordato un’intervista con un canale televisivo nazionale. Si narra che il giornalista avesse inviato via fax una lista di domande. Si narra che, a telecamera accesa, il giornalista abbia cambiato le carte in tavola. Al termine dell’intervista, urla dello staff del ministro (che, invece, ha esibito una calma esemplare), telefonate alla direzione del network, minacce del tipo “con voi non parleremo mai più”, ecc. Alla fine tutti amici come prima.

Ma le interviste dispettosamente vere le fanno solo Le Iene?

Lo stagista della Mentos.

June 27th, 2007

Primo lavoro che avrei voluto fare (leggi sotto): in uno zoo. Secondo lavoro: alla Mentos. Da grande fan delle caramelle (preferibilmente ai frutti misti o alla cannella), ho guardato con divertimento all’iniziativa dell’azienda americana, che ha “promosso” l’apertura di un sito sui generis. “Mentos Intern” è, infatti, curato da Trevor, che dovrebbe essere uno stagista. Sul sito viene raccontata la sua giornata, con video, scatti e pensieri. C’è anche una chat, gestita da vari impiegati della Mentos.

“Sono un 37enne giovanile, sposato, bsx, passivo, pulitissimo, assolutamente insospettabile. Mi piacerebbe conoscere un uomo (il mio uomo) che voglia dolcemente dedicarmi delle attenzioni e che sappia far esplodere la mia nascosta e regressa femminilità. Fin da piccolo ho amato indossare abiti femminili, ho fantasticato nello sfregare le mie gambe inguainate da calze e collant, ho sognato nel sentire un perizoma unico baluardo alla mia intimità, ho immaginato le tue mani togliermi un paio di sandali e massaggiarmi i piedi indolenziti per l’ancheggiare, ho soffocato la mia rabbia quando “dopo” velocemente l’acetone riportava le unghie dei miei piedini al loro scontato colore naturale… Adoro tutto ciò che una donna può indossare e che fa la felicità del proprio uomo. Se ti va, mandami un’e-mail con delle tue foto, non solo ginecologiche e poi magari per conoscerci ci facciamo una chiacchierata in web-cam. Ti aspetto. Bacini, Patty”.

Col tigrotto in braccio.

June 26th, 2007

Non ho mai fatto mistero della mia passione per gli animali. Per alcuni animali, in particolare. La tigre e il leone sono tra i miei preferiti. Per questo invidio tantissimo Gampietro, un river-lettore che ha la fortuna di lavorare in uno zoo. Insieme alla sua fidanzata, alcuni giorni fa, conoscendo la mia passione per il genere, ha scattato alcune foto insieme a Nicholas. Ha appena un mese, e porta il nome del papà, morto prima di poterlo vedere nascere. Nicholas, come racconta Giampietro, è un casinista nato. L’unico modo per calmarlo, è quello di dargli il biberon o fargli succhiare il dito. Peccato che le unghie graffino un po’. Ha appena iniziato a mettere i dentini, tutti aguzzi. Pesa circa tre chili, ed è nato leggermete sottopeso.

Qui altre sue foto.

Mirella accenna alla sua storia in un commento. Mi colpisce. Le scrivo una mail, chiedendole di ripercorrere la violenza subita, da piccola. E’ un racconto forte, violento, a tratti stomachevole. Oggi Mirella è una donna “normale”, con una famiglia, due bambine. Ma con un ricordo che non riuscirà mai a cancellare. Eccolo.

Per mia sfortuna, il mio menarca è arrivato a 9 anni, quindi potrai capire il mio disagio ad avere seni grossi e assorbenti nello zaino per andare a scuola (ero in quarta elementare!). Vivevo a Napoli, in un comprensorio molto bello e signorile, con tanto di parco giochi per i bambini, dove passavo ore a giocare con le mie amiche. Premetto che, sotto ogni edificio, c’erano i box auto. Un giorno, non lo dimenticherò mai, di inizio giugno, scuole terminate, nel primo pomeriggio, andai a chiamare una mia amica, che viveva all’edificio accanto al mio, ma eravamo confinanti con i balconi delle nostre camerette. Mia madre stava andando a lavorare ed io scesi con lei. Mi fece la solita raccomandazione “Non andare per nessun motivo ai box auto”: quella zona era prevalentemente buia e aveva paura che qualche macchina, uscendo o entrando, avrebbe potuto investirmi. In ogni caso, andai a citofonare alla mia amichetta, che non poteva scendere ancora e mi misi ad aspettare nell’atrio del mio palazzo, seduta sulle scale. Arrivò quest’uomo (se si può chiamare così), mi salutò, era appena tornato dal suo posto di lavoro … in un primo momento mi chiese se i miei erano in casa, vedendomi a quell’ora già in giro. Mio padre aveva il turno di pomeriggio (era un dirigente delle FS) e mia madre era appena uscita (aveva un negozio di alta moda e le arrivava la fornitura). Quindi, nella mia ingenuità, lo misi al corrente del fatto che dentro casa c’era soltanto mia nonna (materna) e mio fratello (maggiore di 3 anni). Mi chiese di accompagnarlo a vedere, ai box auto, il suo nuovo motorino e mi sembrò una cosa carina, visto che ho sempre amato le due ruote; oltretutto vivevamo sullo stesso pianerottolo, tante cene e feste passate insieme …non ci sarebbe stato nulla di male, andare lì con un adulto conoscente. Andai con lui, anche perchè l’attesa lì nell’atrio mi annoiava a morte! Arrivati al box, entrammo, ma non mi sarei mai aspettata che avesse chiuso la porta dietro di noi. Mi disse di montare sul motorino … io ci salii. Da dietro, cominciò a mettermi una mano alla schiena, sotto alla maglia che indossavo, e cominciò lentamente ad accarezzarmi … poi, sempre da dietro, cominciò a palparmi il seno … io ero rigida, imbarazzata, non sapevo che fare, mi sentivo bollente dalla paura, ma non mi voltavo per niente, non lovolevo guardare. Poi fu la volta del bacino: tirò fuori il pene e cominciò a strusciarlo sul mio fondo schiena, fino ad abbassarmi i pantaloncini e le mutande. A quel punto mi disse di scendere dal motorino e di stare in piedi, piegata col busto in avanti. Me lo infilò, bagnandolo con la saliva, ma una volta penetrato, dopo qualche botta, svenni dal dolore. Appena mi ripresi, vidi che non ce l’aveva più dritto abbastanza e sperai che fosse finito, invece si masturbò e poi mi venne sulla mano. Mi dette un fazzoletto per pulirmi e mi disse che questo era normale tra persone che volevano bene anche alle altre bambine, oltre che ai propri figli. Secondo te, river, esiste un commento a questa cosa? Sicuramente i miei mi avrebbero supportato, ma questo lo affermo oggi che sono madre di due splendide figlie. Da bambina, però, ho sempre pensato che avevo disobbedito alle raccomandazioni che mia madre mi faceva di continuo. Questo “segreto” lo raccontai alla mia amica che mi ha totalmente allontanato. L’unica persona che mi ha capito e mi ha ascoltata un’infinità di volte è stato un ragazzo gay, con il quale è nata una grandissima amicizia.

L’appuntamento è in una piazza del centro. E’ sera. Io ed L. abbiamo appena finito di cenare. Non è un incontro di lavoro. Sarebbe difficile immaginarlo in un week end afoso. Protagonisti, due ragazzi di Amici: uno ha vinto il programma, l’altro ha vinto un premio all’interno della trasmissione. Inizialmente ne doveva venire uno solo: alla fine si presentano in due. Uno lo conosco bene, l’altro, il vincitore, per niente. Sono vestiti molto casual, il vincitore, a dire il vero, fin troppo: infradito, addirittura mi sembra un po’ sudaticcio e ingrassato. Ci sono alcune cose che mi colpiscono.

1) Il legame che unisce tutti i ragazzi che hanno preso parte al programma. Tony Aglianò, tanto per fare un esempio, ha stretto amicizia con persone di edizioni molto antecedenti. Ma di esempi ce ne sono moltissimi. Alcuni hanno trescato tra di loro.
2) Sono accomunati dalla residenza nella zona della Tuscolana, in particolare quella di Cinecittà. Finito il programma, sembra quasi abbiano paura ad uscire da quella specie di alveo, che ormai, di protettivo non ha proprio niente. Ma tant’è.
3) Lo struscio è un’abitudine molto diffusa. Soprattutto sulla via Tuscolana. Farsi riconoscere, firmare autografi, fa sempre piacere.
4) Quest’anno, senza il tour estivo di Amici che aveva tenuto occupati i concorrenti nel 2006, è difficile trovare qualcosa da fare. Le serate scarseggiano, i manager non sempre sono all’altezza, e così, spesso, si passa le giornate a fare niente (ma studiare?).
5) Il gossip è diffuso, diffusissimo, e ha per oggetto, quasi sempre, la gayezza di questo o quel concorrente. C’è chi è dichiarato, chi, ancora, si ostina a non farlo. Tizio sta con Caio, quell’altro ha trescato col concorrente, ma non vuole che il suo ragazzo lo sappia, ecc. Qualche volta si accenna agli insegnanti e agli autori.

Riprendo da quest’ultimo punto. Scopro che un ragazzo della passata edizione, fisico statuario e accento non italiano, e che ha anche avuto una storia con una ragazza davanti alle telecamere, è bisex/gay. Un altro vincitore passa le giornate a comporre canzoni, ma deve prima risolvere i problemi di sovrappeso e un flop che brucia ancora. Molti si trastullano davanti al pc, soprattutto su Myspace. Chi ha i soldi, si è aperto un suo sito.

Sono malinconici. Parlano sempre di questo o quel fatto avvenuto nella scuola. Malinconici e allo sbando. Perché, finito il programma, la De Filippi sparisce, e loro sono lasciati in balia di produttori e manager spesso senza scrupoli, che li usano giusto l’estate in cui è finito il programma. Alcuni hanno talento, ma non sanno dove indirizzarlo. E così vagano alla ricerca di un approdo remunerativo e, soprattutto, gratificante. L’intervista la vorrebbero, ma mancano gli argomenti (e quando glielo faccio notare ci restano male).

Si mangia il tiramisù da Pompi, vicino piazza Re di Roma. Le ragazze li riconoscono, nessuno si ferma.

Ciao, ci si risente.

Milano/ Un Pride per pochi.

June 24th, 2007

Ieri i gay sono tornati a sfilare in strada, stavolta a Milano, nella Christopher Street Parade. Cinquantamila persone, secondo gli organizzatori, tremila per la Questura. So che questo giudizio potrà non piacere, ma sono contrario alla frammentazione delle sfilate. Ogni anno, in Italia, c’è una distinzione tra un Pride nazionale e uno locale, cittadino. Il risultato sono vari micro-cortei che nulla hanno a che vedere con quello accaduto a Roma il 16 giugno. Un movimento omosessuale che vuole lanciare messaggi forti, in grado di tenere testa a eventi come il Family Day, deve essere compatto, unitario. Perché in caso contrario, una sfilata con poche migliaia di persone si conquisterà solo un piccolo box sulle pagine dei giornali. E sarà un’occasione per far credere alla gente che le problematiche dei gay interessano quattro gatti in maschera.

Detto ciò, ringrazio Luigi e Fatima per il servizio fotografico realizzato. Avevo chiesto loro di concentrarsi soprattutto sui genitori aperti. Qui le loro foto.

Quante aziende sono pronte a mettere il loro nome accanto ad un evento gay? Poche, soprattutto in Italia. Un lettore mi segnala, però, un’iniziativa unica (forse senza precedenti). La EasyJet ha mandato 10 assistenti di volo, vestiti in bianco con una cravatta arancione, capitanati da un Drag Queen, alla Christopher street Parade milanese di oggi. Straordinario. “EasyJet – spiega il sito della compagnia low cost – condivide con il popolo LGBT lo spirito gaudente e irriverente e vuole essere al suo fianco in un momento così importante per la vita della comunità, in cui risata e ricordo si fondono in un colorato carnevale, inno alla gioia”. Non solo: venerdì 29 giugno ci sarà un volo, Milano-Madrid, dedicato all’europride spagnolo. A bordo, bandiere arcobaleno e una colorata animazione a cura dell’equipaggio. “Vogliamo festeggiare – spiega Elisa Ravella, Marketing Manager per l’Italia – con la comunità LGBT quest’importante occasione. In Italia purtroppo ancora troppe aziende sono legate a pregiudizi anacronistici e si rifiutano, contro il proprio interesse, a rivolgersi direttamente a quella porzione della società che più è attenta all’innovazione e al cambiamento come il mondo LGBT”.

Se non mi ricordo male, diversi anni fa, Virgin Express sponzorizzò diversi eventi, a Roma. Ma non si è mai arrivati a mandare una truppa di assistenti di volo di bianco vestiti ad un Pride.

Coraggiosi.

P.s. Ringrazio Giacomo per le foto scattate al Pride.

Imitando un po’ di tutto.

June 23rd, 2007

Qualche giorno fa River aveva proposto i video di due ragazzi, Nicola e Martino, che imitavano Tiziano Ferro. I ragazzetti, davvero troppo simpatici, si esibiscono in altre perle (protagonista anche una new entry: Carlo). Eccole.

Ma lo sanno che così facendo rischiano di diventare un cult gay?