Remembering Barack Obama.

June 6th, 2007

Ho incontrato Barack Obama due anni fa. Un incontro informale, nel suo ufficio a Washington, al primo piano di un palazzo dominato da grandi vetrate, con un cortile interno coperto. Già allora, parlando con alcuni colleghi americani, si vociferava che sarebbe presto diventato presidente degli Stati Uniti o, comunque, avrebbe tentato la scalata alla Casa Bianca. Il suo ufficio consisteva in tre locali: una stanza per le riunioni, una per la segreteria, e una per lui. Tutti molto spogli. Qualche pianta, sedie abbastanza sgangherate. Insomma: un senatore low profile. Alle pareti aveva delle foto di Kennedy, Lincoln e Gandhi. Me lo ricordo sorridente e, allo stesso tempo, schivo di fronte ai giornalisti. Mi disse una cosa che raramente si sente dire ad un politico: “Preferisco non parlare troppo con i giornalisti, perché la sovraesposizione mediatica non mi piace e non fa bene”. E così, a me e ai colleghi che erano lì per incontrarlo, rimasero una stretta di mano e i saluti.

Se anche dalle nostri parti i politici imparassero ad essere più schivi…

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