Pensavo di non dovermi più occupare delle polemiche sui manifesti pubblicitari della sesta edizione del Gay Village. E, invece, la destra torna alla carica. Dopo aver sottolineato che due orsacchiotti potrebbero richiamare l’attenzione dei bambini (embè? ce l’hanno due genitori accanto, no?), adesso a finire sotto accusa è una spilletta. In particolare quella con la scritta: “Porn star”. Si è scomodato persino un’europarlamentare. Alla fine, Imma Battaglia, leader di Dìgayproject (suo uno degli interventi più belli da piazza San Giovanni al termine del Gay Pride), su forte sollecitazione del Comune, che patrocina il village, è costretta a chiedere scusa: “Ci siamo sbagliati. C’è stato un errore: volevamo scrivere ‘Pop star’”.

Io non credo alla versione dell’errore. Penso che si volesse scherzare, come è legittimo fare nella pubblicità di un villaggio gay, colorato e animato. Tutto ho pensato, meno che quel poster fosse un invito ai pedofili e un tentativo di “corrompere” i bambini, innocenti creature.

Me ne vado a letto sconsolato – e accaldato.

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