Col tigrotto in braccio.

June 26th, 2007

Non ho mai fatto mistero della mia passione per gli animali. Per alcuni animali, in particolare. La tigre e il leone sono tra i miei preferiti. Per questo invidio tantissimo Gampietro, un river-lettore che ha la fortuna di lavorare in uno zoo. Insieme alla sua fidanzata, alcuni giorni fa, conoscendo la mia passione per il genere, ha scattato alcune foto insieme a Nicholas. Ha appena un mese, e porta il nome del papà, morto prima di poterlo vedere nascere. Nicholas, come racconta Giampietro, è un casinista nato. L’unico modo per calmarlo, è quello di dargli il biberon o fargli succhiare il dito. Peccato che le unghie graffino un po’. Ha appena iniziato a mettere i dentini, tutti aguzzi. Pesa circa tre chili, ed è nato leggermete sottopeso.

Qui altre sue foto.

Mirella accenna alla sua storia in un commento. Mi colpisce. Le scrivo una mail, chiedendole di ripercorrere la violenza subita, da piccola. E’ un racconto forte, violento, a tratti stomachevole. Oggi Mirella è una donna “normale”, con una famiglia, due bambine. Ma con un ricordo che non riuscirà mai a cancellare. Eccolo.

Per mia sfortuna, il mio menarca è arrivato a 9 anni, quindi potrai capire il mio disagio ad avere seni grossi e assorbenti nello zaino per andare a scuola (ero in quarta elementare!). Vivevo a Napoli, in un comprensorio molto bello e signorile, con tanto di parco giochi per i bambini, dove passavo ore a giocare con le mie amiche. Premetto che, sotto ogni edificio, c’erano i box auto. Un giorno, non lo dimenticherò mai, di inizio giugno, scuole terminate, nel primo pomeriggio, andai a chiamare una mia amica, che viveva all’edificio accanto al mio, ma eravamo confinanti con i balconi delle nostre camerette. Mia madre stava andando a lavorare ed io scesi con lei. Mi fece la solita raccomandazione “Non andare per nessun motivo ai box auto”: quella zona era prevalentemente buia e aveva paura che qualche macchina, uscendo o entrando, avrebbe potuto investirmi. In ogni caso, andai a citofonare alla mia amichetta, che non poteva scendere ancora e mi misi ad aspettare nell’atrio del mio palazzo, seduta sulle scale. Arrivò quest’uomo (se si può chiamare così), mi salutò, era appena tornato dal suo posto di lavoro … in un primo momento mi chiese se i miei erano in casa, vedendomi a quell’ora già in giro. Mio padre aveva il turno di pomeriggio (era un dirigente delle FS) e mia madre era appena uscita (aveva un negozio di alta moda e le arrivava la fornitura). Quindi, nella mia ingenuità, lo misi al corrente del fatto che dentro casa c’era soltanto mia nonna (materna) e mio fratello (maggiore di 3 anni). Mi chiese di accompagnarlo a vedere, ai box auto, il suo nuovo motorino e mi sembrò una cosa carina, visto che ho sempre amato le due ruote; oltretutto vivevamo sullo stesso pianerottolo, tante cene e feste passate insieme …non ci sarebbe stato nulla di male, andare lì con un adulto conoscente. Andai con lui, anche perchè l’attesa lì nell’atrio mi annoiava a morte! Arrivati al box, entrammo, ma non mi sarei mai aspettata che avesse chiuso la porta dietro di noi. Mi disse di montare sul motorino … io ci salii. Da dietro, cominciò a mettermi una mano alla schiena, sotto alla maglia che indossavo, e cominciò lentamente ad accarezzarmi … poi, sempre da dietro, cominciò a palparmi il seno … io ero rigida, imbarazzata, non sapevo che fare, mi sentivo bollente dalla paura, ma non mi voltavo per niente, non lovolevo guardare. Poi fu la volta del bacino: tirò fuori il pene e cominciò a strusciarlo sul mio fondo schiena, fino ad abbassarmi i pantaloncini e le mutande. A quel punto mi disse di scendere dal motorino e di stare in piedi, piegata col busto in avanti. Me lo infilò, bagnandolo con la saliva, ma una volta penetrato, dopo qualche botta, svenni dal dolore. Appena mi ripresi, vidi che non ce l’aveva più dritto abbastanza e sperai che fosse finito, invece si masturbò e poi mi venne sulla mano. Mi dette un fazzoletto per pulirmi e mi disse che questo era normale tra persone che volevano bene anche alle altre bambine, oltre che ai propri figli. Secondo te, river, esiste un commento a questa cosa? Sicuramente i miei mi avrebbero supportato, ma questo lo affermo oggi che sono madre di due splendide figlie. Da bambina, però, ho sempre pensato che avevo disobbedito alle raccomandazioni che mia madre mi faceva di continuo. Questo “segreto” lo raccontai alla mia amica che mi ha totalmente allontanato. L’unica persona che mi ha capito e mi ha ascoltata un’infinità di volte è stato un ragazzo gay, con il quale è nata una grandissima amicizia.

L’appuntamento è in una piazza del centro. E’ sera. Io ed L. abbiamo appena finito di cenare. Non è un incontro di lavoro. Sarebbe difficile immaginarlo in un week end afoso. Protagonisti, due ragazzi di Amici: uno ha vinto il programma, l’altro ha vinto un premio all’interno della trasmissione. Inizialmente ne doveva venire uno solo: alla fine si presentano in due. Uno lo conosco bene, l’altro, il vincitore, per niente. Sono vestiti molto casual, il vincitore, a dire il vero, fin troppo: infradito, addirittura mi sembra un po’ sudaticcio e ingrassato. Ci sono alcune cose che mi colpiscono.

1) Il legame che unisce tutti i ragazzi che hanno preso parte al programma. Tony Aglianò, tanto per fare un esempio, ha stretto amicizia con persone di edizioni molto antecedenti. Ma di esempi ce ne sono moltissimi. Alcuni hanno trescato tra di loro.
2) Sono accomunati dalla residenza nella zona della Tuscolana, in particolare quella di Cinecittà. Finito il programma, sembra quasi abbiano paura ad uscire da quella specie di alveo, che ormai, di protettivo non ha proprio niente. Ma tant’è.
3) Lo struscio è un’abitudine molto diffusa. Soprattutto sulla via Tuscolana. Farsi riconoscere, firmare autografi, fa sempre piacere.
4) Quest’anno, senza il tour estivo di Amici che aveva tenuto occupati i concorrenti nel 2006, è difficile trovare qualcosa da fare. Le serate scarseggiano, i manager non sempre sono all’altezza, e così, spesso, si passa le giornate a fare niente (ma studiare?).
5) Il gossip è diffuso, diffusissimo, e ha per oggetto, quasi sempre, la gayezza di questo o quel concorrente. C’è chi è dichiarato, chi, ancora, si ostina a non farlo. Tizio sta con Caio, quell’altro ha trescato col concorrente, ma non vuole che il suo ragazzo lo sappia, ecc. Qualche volta si accenna agli insegnanti e agli autori.

Riprendo da quest’ultimo punto. Scopro che un ragazzo della passata edizione, fisico statuario e accento non italiano, e che ha anche avuto una storia con una ragazza davanti alle telecamere, è bisex/gay. Un altro vincitore passa le giornate a comporre canzoni, ma deve prima risolvere i problemi di sovrappeso e un flop che brucia ancora. Molti si trastullano davanti al pc, soprattutto su Myspace. Chi ha i soldi, si è aperto un suo sito.

Sono malinconici. Parlano sempre di questo o quel fatto avvenuto nella scuola. Malinconici e allo sbando. Perché, finito il programma, la De Filippi sparisce, e loro sono lasciati in balia di produttori e manager spesso senza scrupoli, che li usano giusto l’estate in cui è finito il programma. Alcuni hanno talento, ma non sanno dove indirizzarlo. E così vagano alla ricerca di un approdo remunerativo e, soprattutto, gratificante. L’intervista la vorrebbero, ma mancano gli argomenti (e quando glielo faccio notare ci restano male).

Si mangia il tiramisù da Pompi, vicino piazza Re di Roma. Le ragazze li riconoscono, nessuno si ferma.

Ciao, ci si risente.

Milano/ Un Pride per pochi.

June 24th, 2007

Ieri i gay sono tornati a sfilare in strada, stavolta a Milano, nella Christopher Street Parade. Cinquantamila persone, secondo gli organizzatori, tremila per la Questura. So che questo giudizio potrà non piacere, ma sono contrario alla frammentazione delle sfilate. Ogni anno, in Italia, c’è una distinzione tra un Pride nazionale e uno locale, cittadino. Il risultato sono vari micro-cortei che nulla hanno a che vedere con quello accaduto a Roma il 16 giugno. Un movimento omosessuale che vuole lanciare messaggi forti, in grado di tenere testa a eventi come il Family Day, deve essere compatto, unitario. Perché in caso contrario, una sfilata con poche migliaia di persone si conquisterà solo un piccolo box sulle pagine dei giornali. E sarà un’occasione per far credere alla gente che le problematiche dei gay interessano quattro gatti in maschera.

Detto ciò, ringrazio Luigi e Fatima per il servizio fotografico realizzato. Avevo chiesto loro di concentrarsi soprattutto sui genitori aperti. Qui le loro foto.

Quante aziende sono pronte a mettere il loro nome accanto ad un evento gay? Poche, soprattutto in Italia. Un lettore mi segnala, però, un’iniziativa unica (forse senza precedenti). La EasyJet ha mandato 10 assistenti di volo, vestiti in bianco con una cravatta arancione, capitanati da un Drag Queen, alla Christopher street Parade milanese di oggi. Straordinario. “EasyJet - spiega il sito della compagnia low cost - condivide con il popolo LGBT lo spirito gaudente e irriverente e vuole essere al suo fianco in un momento così importante per la vita della comunità, in cui risata e ricordo si fondono in un colorato carnevale, inno alla gioia”. Non solo: venerdì 29 giugno ci sarà un volo, Milano-Madrid, dedicato all’europride spagnolo. A bordo, bandiere arcobaleno e una colorata animazione a cura dell’equipaggio. “Vogliamo festeggiare – spiega Elisa Ravella, Marketing Manager per l’Italia - con la comunità LGBT quest’importante occasione. In Italia purtroppo ancora troppe aziende sono legate a pregiudizi anacronistici e si rifiutano, contro il proprio interesse, a rivolgersi direttamente a quella porzione della società che più è attenta all’innovazione e al cambiamento come il mondo LGBT”.

Se non mi ricordo male, diversi anni fa, Virgin Express sponzorizzò diversi eventi, a Roma. Ma non si è mai arrivati a mandare una truppa di assistenti di volo di bianco vestiti ad un Pride.

Coraggiosi.

P.s. Ringrazio Giacomo per le foto scattate al Pride.

Imitando un po’ di tutto.

June 23rd, 2007

Qualche giorno fa River aveva proposto i video di due ragazzi, Nicola e Martino, che imitavano Tiziano Ferro. I ragazzetti, davvero troppo simpatici, si esibiscono in altre perle (protagonista anche una new entry: Carlo). Eccole.

Ma lo sanno che così facendo rischiano di diventare un cult gay?

Pochi giorni dopo averti scattato una foto, ti incontro di nuovo, mentre scendi dalla metro. Dello scatto, salvato nella memoria del mio cellulare, mi ero quasi dimenticato. Strane coincidenze. Rubo la foto una mattina mentre vado al lavoro. Nei dieci minuti in metro - sei salito prima della mia Cipro - cerchi disperatamente di chiudere gli occhi. Hai il mento appoggiato alla mano. Le braccia, lisce e attraversate da vene che risaltano sul colore chiaro della pelle, sembrano morbide. La camicia è leggera, sbottonata, e lascia intravedere un petto senza neanche un pelo, con una lunga catenina nera.

Sali per la scala mobile, e scivoli via sotto il sole estivo di una piazza rumorosa.

Alla fine sono passati al contrattacco. Due esponenti di An, che già avevano criticato nei giorni scorsi la campagna del Gayvillage, hanno comunicato di aver coperto a Roma gli orsacchiotti “simbolo” della pubblicità, con la scritta “vergogna”. Perché, dicono loro, “i manifesti sono ben visibili nelle strade d’accesso a villa Borghese e intorno al Bioparco, luoghi per eccellenza frequentati dai più piccoli, alla faccia dei diritti dei minori”.

Forse si sarà capito, ma la vicenda degli orsacchiotti mi appassiona tantissimo (bravi comunque i pubblicitari, che, magari, non immaginavano queste polemiche).

Una domanda: “Vergogna” de che?

Più seghe per i ciechi.

June 22nd, 2007

Ho sempre sostenuto che fra i temi taboo ci sia quello della sessualità dei disabili. Per questo mi fa piacere parlare di un’associazione americana, “Porno per i ciechi“, che ha un fine nobile: realizzare traduzioni audio di film pornografici. Il tutto gratuitamente. Al momento ci sono solo tre titoli. Io li trovo splendidi: sentire qualcuno che descrive un’orgia o un rapporto orale è un’esperienza da provare.

Rated R.

June 22nd, 2007

What's My Blog Rated? From Mingle2 - Online Dating 

In America esiste un sistema di classificazione dei film, sulla base del sesso e della violenza che rappresentano: dal livello G (per tutti), a quelli Pg (parental guidance: film da vedere con un genitore), al rated R (i  minori di 17 anni devono essere assistiti da papà o mamma). Un sito adotta questo sistema anche per i blog, sulla base delle parole che contiene. River-blog è rated-R, perché sono state rilevate le parole: xxx, gay e porn.

Quindi, da oggi, i minorenni sfoglieranno river con un genitore accanto.

Imitando Tiziano Ferro.

June 21st, 2007

Questi due ragazzi si chiamano Nicola e Martino. Io li trovo esilaranti. Con Tiziano Ferro hanno in comune una cosa: la mimica (esagerata).

Per trovare il barcone “Marevivo” mi tocca andare a tentativi, imboccando due volte le scale sbagliate. Non ricordavo di aver mai visto una scalinata ricoperta da così tanta cacca (umana). E poi dicono che gli argini del Tevere devono essere rivalutati. Intanto puliamoli. Imma Battaglia è seduta su un divanetto, all’ingresso del barcone una bacheca con le foto dei vip che hanno mangiato lì: noto subito due scatti di Maria de’ Filippi con bomber dorato e aperitivo in mano. Un cagnetto bianco scorrazza su e giù: sarà il mio passatempo preferito. La parte più divertente di questa conferenza stampa di presentazione della sesta edizione del Gayvillage, però, è quando i creativi che hanno ideato la famosa campagna degli orsacchiotti (tre ragazzi, tutti molto giovani, e riuniti nella sigla Cut- creative urban team), devono sistemare su un pianoforte le loro 4 creature. Difficile farli stare diritti. Così li appoggiano l’uno contro l’altro. Qualcuno del Gayvillage, però, se ne accorge e interviene: “No, no, non possono essere attaccati. Sembra che si bacino”. Ovviamente offrirerebbero una sponda ad Alleanza Nazionale che in quegli orsacchiotti aveva visto un messaggio ambiguo.

Si parte il 28 giugno. Previsti, nel corso dell’estate, Vladimir Luxuria con un recital, Momo, Stefania Orlando e altri. La novità di questa edizione è l’ingresso gratuito dalle 20 alle 21.30.

Auguri.

Simone Rugiati, il cuoco di cui River si era occupato ieri, non solo è un bel tipo, ma ha anche una discreta parlantina. E, soprattutto, ci tiene a puntualizzare di essere etero fino all’osso. Non che se la sia presa per le allusioni e i dubbi che alcuni, nei commenti, avevano sollevato sulla sua sessualità. Anzi: i complimenti gli fanno sempre piacere, anche quando arrivano dagli uomini (e la cosa gli capita spesso). Però il cuoco-modello confessa di avere due dipendenze: “Aver iniziato a fumare all’età di 25 anni - spiega - e la figa, dall’età di 12″. Le donne non gli mancano e, anzi, la loro abbondanza gli crea qualche problema. “Troppi danni”, confessa.

Scopro che è superimpegnato su duemila fronti: è consulente mondiale per la Illy caffè; sta scrivendo il secondo libro in uscita a novembre, oltre a due nuovi fomat per la prossima stagione video; si concede al pubblico in occasione delle serate di Showcooking in giro per l’Italia, oltre a scrivere ricette per mensili e settimanali.  Nel tempo che gli rimane organizza corsi. La prossima settimana sarà nel Qatar. “Dove - sottolinea - sarà meglio che non guarderò le donne, altrimenti rischio di perderlo subito”.

Simpatico il ragazzo.

Grasso in eccesso.

June 20th, 2007

David Smith è riuscito nell’impresa di perdere 180 chili in tre anni. Senza pillole o rimedi medici. Quando, però, è arrivato alla fine della sua impresa ha dovuto affrontare una serie di interventi di chirurgia plastica per rimuovere numerosi strati di grasso in eccesso.

Qui la sua storia in scatti.