I nostri sguardi si incrociano un paio di volte. Inizialmente penso che possa essere gay o, comunque, “aperto”. Mi incuriosisci. Il fisico è scolpito, i pettorali si intravedono sotto alla t-shirt, così come anche le gambe muscolose che fanno fatica ad essere contenute nei jeans. Dal borsone spuntano un paio di scarpe da ginnastica: potresti essere un oggetto del desiderio per il feticista di turno. Sul pulmino iniziamo a parlare. Hai un forte accento francese, ma con l’italiano te la cavicchi. Qualche battuta e già mi spiattelli la tua ragazza. Amen. Fai l’animatore turistico, e vivi in Provenza: mi immagino una casetta isolata a pochi passi dal mare e il vento che soffia tutto l’anno. A Roma sei venuto a trovare la tua fidanzata. Fate su e giù a turni. In mano hai una Psp, rosa (immagino sia della ragazza). Voleremo separati: tu siedi sempre nell’ultima fila, io più davanti possibile. E, una volta atterrati, sarai in compagnia di una ragazza, bruttarella e cicciotta. Dall’aeroporto di Parigi (che Parigi non è, visto che si chiama Beauvais e si trova in mezzo a campi e mucche: ci tocca fare un’ora e mezzo di pulmino) si scambia qualche battuta.

Ciao, buon proseguimento.

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