Si vola con RyanAir. Orario improbabile: esco di casa prima dell’alba, quando i bar ancora devono aprire e il cane è rintanato sotto al mobiletto a dormire. Ma di fronte alla richiesta assurda di Alitalia (1100 euro, tasse incluse, classe Economy) non ho potuto e voluto fare altrimenti. Non starò qui a lamentarmi della low cost: sarei ingeneroso e, qualcuno, a ragione, potrebbe invitarmi a spenderli, quei 1100 euro. La fila davanti al check-in è la prima rogna da affrontare. La gente è in coda mezz’ora prima dell’apertua del gate. Ma c’è un escamotage: chi effettua il priority check-in, via internet, ha un imbarco prioritario (priority Queue). Vale anche per chi ha solo un bagaglio a mano. Cambia poco: nel pulmino ci si ritrova tutti.

I posti sono stretti, strettissimi. Pur non avendo un fisico da Nicole Richie, ma neanche da Giuliano Ferrara, quando si sta col tavolinetto abbassato non ci si muove. Mi inquietano i sedili davanti alle uscite di emergenza: per non sprecare una fila di posti, ci sono anche dove, normalmente, è tutto vuoto. Accanto a me una coppia di fidanzatini: dormiranno tutto il volo. Beati loro. Aereo pieno al 90%: guardarmi intorno e scoprire che così tante persone hanno subìto la mia stessa alzataccia mi consola. Assistente di volo romano de Roma tendente al coatto di Centocelle.

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