India e considerazioni.

July 21st, 2007

Il volo di rientro si divide in due fasi. Prima e dopo l’India. Tutte le volte che ci sono passato sopra ho avuto pessime esperienze. A quanto pare i cieli indiani sono poco raccomandabili. Anche stavolta, il comandante aveva annunciato poco dopo il decollo che ci sarebbe stata “qualche turbolenza”. A un certo punto, però, le cose si fanno serie. Mentre gli assistenti se ne stanno in giro per i corridoi, il comandante dice: “Stiamo per attraversa una zona di maltempo. Gli assistenti di volo si mettano seduti”. Cinque secondi dopo il panico. Mai provata una turbolenza così violenta. Siamo stati sbattuti su e giù, a destra e sinistra per venti interminabili secondi. Ero così spaventato che non avevo un goccio di saliva in bocca. Il tempo di riprendermi, e mi sono sparato sei ore di sonno consecutivo.

Mi rileggo i commenti di questa settimana. Intanto sono rimasto impressionato dai contatti: nonostante il periodo estivo, ieri ho superato i 5000 visitatori unici. Ma quello che mi trova ormai saturo è il tasso di contestazione di alcuni utenti. Non è possibile che se parlo di un bambino che mi ha fatto umanamente sciogliere, si arrivi a tirare in ballo la deontologia professionale (de-che?). Mi si ritiene responsabile della caduta delle foglie dagli alberi di Pechino e si pretendono spiegazioni in merito (e io che ne so?). Vengo considerato uno che, per riempiersi le giornate, crea una rubrica riempiendola di lettere inventate. Come se il mio fine ultimo fosse la popolarità. Se l’avessi voluta, avrei iniziato ad andare ospite nelle trasmissioni in cui mi hanno invitato preferendo piuttosto (a differenza di altri blogger) la dimensione più umilmente anonima.

Il mio mood, nei confronti di questo blog, sta cambiando.

Intanto, ciao.

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