– Gianni Vattimo, che non ha mai fatto mistero della propria omosessualità, se ne esce con una tesi che sembra uscita da un congresso dell’Udc: “Io in pubblico non ho mai baciato nessuno e credo che sia giusto fare dell’esibizionismo durante il Gay Pride, ma soltanto per provocazione politica”. Concetto disgustoso. Associare un “bacio” all’esobizionismo è deleterio. Forse è realistico, ma non è il messaggio da lanciare.

– Lite Arcigay-Mario Mieli. Siccome a volte ai gay piace farsi del male da soli, eccole litigare, le regine dell’emancipazione gaia. Da una parte il Mario Mieli, che indice per stasera davanti al Coming Out una notte del bacio libero. Decisione che ha fatto infuriare l’ArciGay, che aveva organizzato una serata analoga, ma il 2 agosto: “Quelli del Mieli vogliono solo i titoli sui giornali”. Da quale pulpito.

– Corriere della sera, cronaca di Roma. Classico pezzo tra la gente che staziona al Coming Out. Verso la fine una frase che trasuda luoghi comuni: “E la prostituzione? A Roma ce nè quanta ne vuoi. Figurarsi se la Gay street non l’attira”. Chiunque sia passato per il Coming Out sa che quella non è zona di escort.

– Le foto utilizzate dai vari giornali a corredo dei pezzi sul caso del Colosseo sono le solite: le più “colorite” e “trasgressive” del Gay Pride. E’ la solita questione del gay-in-giacca-e-cravatta che non c’è mai.

– “Avevano gli slip e i pantaloni scesi“. Nero su bianco, è scritto sul rapporto dei carabinieri. Ma un corso di italiano contemporaneo, no?

– Luca Volontè, l’anti-gay più anti della Lega, torna a parlare di “casta” gay. Perché non ho mai, dico mai, sentito parlare di “casta ebrea”?

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