Coatto coi Ray ban.

August 25th, 2007

La cronaca di oggi, con le minacce di morte al presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, mi fa ricordare l’unica volta in cui lo incontrai. Ero a Canton, e il pretesto era la visita del presidente del consiglio Romano Prodi. Situazione incasinatissima, con una fiera dedicata alla fratellanza (eh?) tra Italia e Cina. All’interno di enormi padiglioni erano sistemati centinaia di stand, alcuni italiani, altri cinesi. Misure di sicurezza imponenti, con metal detector all’ingresso e perquisizione di borse e zainetti. Nonostante questo, a un certo punto, a pochi metri dalla coppa del mondo vinta dall’Italia e protetta da due agenti armati, mi imbatto in uno strano codazzo. Ci sono tre guardie del corpo italiane, sistemate a triangolo. Camminano con fare circospetto, manco fossimo nei quartieri spagnoli a Napoli. In mezzo, c’è un omino basso e tarchiatello. Indossa dei coattissimi occhiali da sole modello Ray Ban: che se ne fa, se siamo al chiuso? I cinesi sono stupiti: chi sarà mai? Anche alcuni italiani, delle regioni nordiche, si chiedono chi sia quella persona con tre agenti di scorta. Confesso una cosa: neanche io lo avevo riconosciuto. Alla fine è una hostess ligure a svelare l’arcano: era Loiero.

Stasera cinese. L. è a Stoccolma col padre. Gli hanno mappato il cuore in 3D. Una specie di ecografia, durata sei ore e costata 3mila euro. Forse non si dovrà operare, ma dovrà fare solo una cura farmacologica. E’ rimasto stupito dall’efficienza e dalla gentilezza del personale dell’ospedale.

Se questa è una madre.

August 25th, 2007

Degli zaini anti-proiettile, destinati agli studenti americani, si è già parlato un po’ ovunque. Nello stesso filone si colloca un passeggino in grado di resistere a una eventuale sparatoria. Viene venduto su un sito dal nome eloquente: Bullet Proof Baby. Quello che però mi ha sconvolto è il test col quale viene dimostrata l’efficacia del prodotto: una mamma posiziona un neonato nel passeggino, prende un mitra e gli spara contro. Alla fine prende in braccio il bambino e saluta. Il test è riuscito.

Disgustosa.

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Le star americane quando non vogliono farsi fotografare, escono da negozi o appartamenti con un telo in testa. Il vero esperto in materia è Michael Jackson. Anche Giuseppe Tornatore, però, non è stato da meno. Ricoverato ieri al Fatebenefratelli dopo essere stato rapinato e picchiato da due uomini, ha improntato la sua permanenza nell’ospedale alla massima privacy. Intanto ha diffidato (ha usato proprio questa parola) il personale sanitario dal parlare coi giornalisti (ma tanto alla fine hanno parlato, eccome). Stamattina, si è fatto accompagnare in carrozzina da un’infermiera per sottoporsi ad una lastra: la testa era coperta da un telo bianco (foto sopra). Non solo: quando è stato dimesso, poco fa, è stato portato via in ambulanza, usata come un taxi (foto sotto).

Aggiornamento: Qualcuno ha chiesto a Flickr la cancellazione della foto. Strano. Comunque ora l’ho caricata altrove. Fino a prova contraria, è stata scattata in un luogo pubblico.

As the World Turns” è una soap opera americana, che ha avuto il coraggio di aver presentato, per prima, un bacio tra due uomini. Luke Snyder, apertamente gay, è infatti riuscito a baciare Noah Mayer, di cui era innamorato da tempo. Una storia tormentata, perché Noah è (era) etero. Qui il video.  

Ci vorrebbe una scena così in prima serata su Rai 1.

Oscillazioni metro-politane.

August 23rd, 2007

Il corpo oscilla lentamente, prima a sinistra, finendo contro le due barre in alluminio; poi si flette in avanti, come una pianta troppo pesante, che però non riesce a spezzarsi. Non cade mai, rispettando una sequenza non scritta di movimenti senza senso. E’ la classica condizione di chi si è appena fatto di eroina e che ho imparato a conoscere dai tempi delle superiori, quando incontravo i tossici sotto casa di F. tra i cespugli e gli alberi che costeggiano la linea ferroviaria. Sono seduto in metro, tornando da una giornata di ordinaria afa, con l’aria condizionata che sembra essersene andata in ferie, e i tassisti (due) che preferiscono guidare coattamente col braccio appoggiato al finestrino abbassato. L’uomo ha 40 anni, ma forse sono 30 e la droga gliene ha affibbiati d’ufficio dieci in più. Gli occhi sono socchiusi. Occupa l’ultimo posto di una fila da 4, completamente vuota. La gente, di fronte a quei movimenti ondeggianti, ha preferito alzarsi e rifugiarsi nella sicurezza fisica offerta dalla prevedibilità di un vicino di posto più rassicurante. Chi lo guarda, con pietà. Chi con schifo. Chi lo ignora. E chi poi ci scrive sopra un post nel suo blog. Penso che a quest’ora sia arrivato al capolinea, buttato giù dal conducente. O forse è riuscito a scendere da solo, perché l’eroina dopo un po’ si è confusa nel tuo sangue e ti torna a concedere qualche sprazzo di lucidità. Quanto basta per trovarti la dose successiva.

Isolato nel suo mondo vive una lenta deriva verso l’auto-annientamento. E io lo guardo.

Amante in fuga?

August 23rd, 2007

Della compagnia aerea “Etihad” ho già parlato (mi dovrebbero pagare la pubblicità), a proposito dei lussuosi interni degli aerei e del calore degli assistenti di volo. Ora ho trovato un video che rappresenta un documento davvero interessante: alla fine del loro corso, gli assistenti Etihad si esibiscono in una sorta di musical, davanti ai loro dirigenti. Nella canzone, tratta da “Beauty and the Beast” si enfatizza il concetto di “guest”, che sostituisce quello di passeggero.

Già mi immagino i sindacati-nullafacenti italiani, se Alitalia facesse lo stesso coi nostri assistenti di volo.

Giappone/Pulizie di stomaco.

August 22nd, 2007

Scopro grazie a questa trasmissione giapponese (Piero Angela, dove sei?), che quando le rane hanno fatto indigestione, possono espellere lo stomaco e pulirselo con le zampe. I concorrenti dello show, di fronte al video delle particolari pulizie della rana, devono indovinare cosa sta facendo.

Tutto questo per dire che da ieri sera ho un geco infilato nello stipite della porta del salotto e non so cosa farne. Perché tutti quelli a cui ho chiesto consiglio hanno risposto: “Che teneroooooo”, “non ucciderlooooo”? A me fa schifo.

Dieux du Stade 2008.

August 22nd, 2007

Mentre da queste parti il 2008 appare ancora confuso per le nebbiose incertezze del presente, sta per iniziare la vendita del nuovo calendario dei Dieux du Stade. Il tema sarà: “Incatenati al pallone”. L’unica immagine per ora disponibile è quella di un rugbista legato, appunto, al pallone. Le vendite inizieranno il 5 settembre, ma è già possibile ordinarlo su Amazon al prezzo di 26,6 euro.

A cena.

August 21st, 2007

Cena a casa di G.., ieri, in via Salaria e qualche centinaio di numeri civici, in uno dei pochi punti in cui la strada, venendo dal Muro Torto, è contromano. Dieci minuti dieci per prenderla dal verso giusto. G. è un bello studente fuori sede, le cui origini meridionali nulla hanno a che vedere con la carnagione chiara, gli occhi azzurri e i capelli biondastri. Viene da un paesino vicino Napoli, e, nonostante i suoi 20 anni, è già al secondo anno di una (noiosa) facoltà matematica. Era da tanto tempo che non entravo in una casa di studenti universitari. Un mondo che mi è sempre dispiaciuto non aver frequentato, perché penso che si venga a creare un cameratismo unico, alla Pier Vittorio Tondelli di Pao Pao. Prima considerazione: chi affitta agli studenti dovrebbe vergognarsi. Intanto per i prezzi: per una singola, a Roma, si pagano anche 450 euro, con punte di 600. Nell’appartamento di G. si cerca di affittare una doppia a 700 euro. Per non parlare degli arredi, sempre al risparmio. Ah: tutto in nero, si intende, perché tanto le tasse, da noi, le pagano i soliti lavoratori dipendenti. La cena vede l’apporto creativo di tre persone: il primo, con autentici pomodori del Sud (portati in treno); il secondo, polpettine di carne con piselli; il caffè, preparato con macchinetta simile a quelle da bar. Il tutto sotto la vigilanza di un mocio Vileda piazzato accanto al tavolo. Il disordine nelle stanze dei ragazzi fa parte di una scenografia di vita vissuta tra un esame e una sbronza, con variazioni date dalle trombate su letto di Ikea (G. ne ha rotti due) e dalle chattate rimorchieggianti. Spulcio tra le bacheche con cartoline che raccontano il mondo, foto di fidanzati e amici, copie di biglietti e gadget. Apro gli armadi (per scoprire una mutanda ghepardata mai indossata, regalo di compleanno dell’amica del cuore) e leggo i libri (tantissimi sono stati fotocopiati): è lodevole che un 20enne riesca a leggere la Fallaci. Nel bagno, sopra al lavandino con i cinque spazzolini e tre dentifrici (ma non ne basta uno?), quella che è una delle poche regole tassative della casa, scritta a penna su un foglio di carta: “la pezza blu si usa per il lavandino, quella rosa per il water”.

Io parlo del mio lavoro da vecchio. Loro del prossimo esame di filologia germanica e di questo o quel prof. Uno scambio emotivo che, per una sera, mi fa accarezzare le corde di un passato simile nella sua pur profonda diversità.

C’è una cosa che le star di Hollywood temono più dell’oblio: e’ quando il loro publicist (vale a dire la persona che cura le relazioni con i media) li abbandona. Perché ci sono due tipi di publicist: quello fedele, che non rivelerebbe i loro segreti neanche sotto tortura; e quello che, invece, non si fa grossi problemi a vuotare il sacco. E’ il caso di un tale J.J. che da qualche tempo si è aperto un blog e ha iniziato simpaticamente a stilare una lista di star gay. Senza minimamente temere le conseguenze delle sue affermazioni.

Ecco, secondo JJ, chi è gay o “almeno” bisessuale:

Ne-Yo
Cuba Gooding Jr.
Big Tigger
R. Kelly
Jamie Fox
Usher
Will Smith
Jada Pickett Smith
Rapper Eve
Rapper DaBrat
Merv Griffin
Clive Davis
Clay Aiken
Kelly Clarkson
Lance Bass
JC Chasez
Jonathan Knight
EJay Day
Ricky Martin
RJ Helton
Ryan Cabrera
Alicia Keys
Queen Latifah
PINK
Rosie O’Donnell
Cillian Murphy
Tom Cruise
Ellen
Paris Hilton
Lindsay Lohan
Samantha Ronson
Ryan Seacrest
Angelina Jolie
Jodie Foster
TR Knight
Jonathan Taylor Thomas
Neil Patrick Harris
John Travolta
Carmen Electra
Britney Spears
Mariah Carey

Criniera/2.

August 20th, 2007

Il re del riporto è giapponese.

La putt… di Materazzi.

August 19th, 2007

Chi fa il giornalista sa che uno dei più grandi dilemmi riguarda le parolacce riferite da altri. Su questo tema ci sono due scuole di pensiero: trattandosi di un fatto di cronaca, si riportano testuali le parole, tutte; basta abbreviare la parola usando i puntini di sospensione.

Oggi è capitato con la vicenda di Materazzi e della testata di Zidane, trattata in maniera diversa dalle due corazzate dell’informazione. Repubblica.it (come Ansa.it) fa la scelta più giusta: in homepage e nel pezzo usa la parola “Puttana”. Corsera, invece, sembra essere imbarazzato: in homepage scrive “putt…”, mentre all’interno del pezzo usa tutta la parolaccia. Tgcom, invece, risolve glissando in homepage sulla frase incriminata: tutto è scritto nel pezzo.