Brogliacci e routine.

September 27th, 2007

C’è un rito attraverso il quale più o meno tutti i giornalisti sono dovuti passare, volenti o nolenti. Quello del brogliaccio di cronaca nera. Si prende 3-4 volte al giorno, chiamando polizia, carabinieri e vigili del fuoco. Non è altro che un resoconto schematico e scarno dei morti, dei feriti, degli incidenti, degli arresti. Chiamando ogni giorno, diventa un’operazione meccanica, e quei morti non parlano più.

Poi succede qualcosa. Qualcosa che apre uno squarcio in quel ripetersi cantilenante di iniziali, nomi, età, residenze, dinamiche. Una banalità. Mi chiama un amico, oggi pomeriggio, e mi racconta che ha appena assisito al suicidio di un vicino di casa. Un suicidio, per un giornalista, vale quanto una gomma a terra (perché c’è anche questo: la classifica della notiziabilità). Ci sono le eccezioni, ovvio: c’è la variante del suicidio per un voto basso a scuola, per un “no” dalla fidanzata, per un litigio a casa, eccetera. Spesso, i suicidi non finiscono neanche nel brogliaccio. Stavolta, però, è come se tutte le persone e le voci intorno a me si fermassero. Il mio amico, al telefono, mi racconta che si trattava di un malato terminale. La moglie era uscita a fare la spesa. Lui aveva approfittato della sua assenza, per scavalcare il davanzale e lanciarsi nel vuoto. La polizia era davanti al corpo, aspettando di dare una spiegazione ad una donna già straziata dalla malattia. “Ho sentito il tonfo del corpo”, mi racconta E.. Credo di sentirlo anche io, mentre appoggio la penna che ciancicavo nervosamente tra i denti. “Ciao, ci sentiamo”. Un respiro profondo, alt+ctrl+canc nella mia testa, volto pagina.

Piangi, guardando tuo marito.

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20 Responses to “Brogliacci e routine.”

  1. f Says:

    sono i momenti in cui io mi dico “brutto mestiere, eh?”

  2. Dean Martin Says:

    Dispiacere e silenzio: Irreale. Grande rispetto. Il segno di una grande pozzanghera, una luce accesa.

  3. Tiberio Says:

    Post emozionante, grazie River! stamattina mi hanno mandato questa pubblicita di Amnesty International su Youtube … altrettanto emozionante http://www.youtube.com/watch?v=OjC_k1B0Xdg

  4. Sim Says:

    Perché alt+ctrl+canc e non command+option+esc?

  5. Sim Says:

    Scherzo, piuttosto:
    http://www.samaritans-onlus.it/

  6. strippy Says:

    Bellissimo post, River. Ma perché lo annoveri tra le cazzate (riciclabili)?
    Viva la Vita.

  7. fantasia Says:

    ….è orribile…e purtroppo la polizia non farà nulla per non aumentare il senso di colpa della moglie “per averlo lasciato a casa da solo” anzi glielo sbatteranno addosso come una accusa.

  8. simonchio Says:

    Sarò cinico, ma non sono dispiaciuto dell’accaduto. O meglio, la storia in sè l’amaro in bocca lo lascia, ma sono anche contento che quell’uomo abbia avuto la forza per affermare una propria decisione ed una propria volontà in un momento del genere. E sono contento perchè l’ha fatto finchè ha avuto la lucidità mentale, prima che qualcuno glielo proibisse.

    Personalmente non ho mai pensato al suicidio e spero non doverlo fare mai.
    Ma se putacaso dovesse mai accadere, vorrei avere la libertà di poter optare per una soluzione del genere senza dover ricorrere allo schianto al suolo o a aqualche altro mezzo doloroso.
    Non abbiamo già sofferto abbastanza nella vità?
    Anche la morte deve essere dolorosa?

    Spero davvero che la moglie sia riuscita a piangere.
    Sempre che di lacrime gliene fossero rimaste e non le avesse già sprecate prima, magari quando il marito era a letto sofferente e lei piangeva mentre lavava i piatti, per non farsene accorgere e non fargli pesare anche il suo dolore.

  9. Marcello Says:

    …se dovessi trovarmi nei panni di quell’uomo lì in un futuro prossimo, non esiterei a lanciarmi nel vuoto proprio come lui.

    Spero che mia moglie non pianga, lei sa che ho visto troppe persone devastate dalla malattia e dalla speranza di una guarigione che spesso non arriva mai…

    allora tanto vale…

  10. gipris Says:

    Ci vuole del gran coraggio per lanciarsi nel vuoto. Provo a pensare quali sofferenze abbia suìto e causato per giungere a quel gesto estremo. La fine di tutto. Il bene che vuoi a tua moglie e ai tuoi figli. La fine.

  11. L.L. Says:

    In Italia, il 18% della popolazione risulta depressa.

  12. torrente Says:

    No,secondo me, e l’ho già scritto, non è coraggio.
    Ma non fraintendetemi, rispetto qualunque scelta, e il punto di vista di Simonchio sottolinea aspetti molto importanti.
    io Avevo trovato il posto e il modo, poi il giorno che pensavo di farlo, mia figlia più piccola, con un gesto semplice e ignaro, mi ha fatto ricredere.
    Il duro coraggio non serve a vivere, meglio la morbidezza dell’accoglienza,dell’accettazione, è molto più forte e potente: io faccio i vasi,una persona veramente saggia ha detto che l’argilla è sì necessaria per dare la forma, ma la capienza dipende dal vuoto che si riesce a creare in mezzo.

  13. fantasia Says:

    concordo con torrente…. ho purtroppo vissuto x ben 3 volte la situazione da te descritta…..ma come figlia…..e fortunatamente non è mai riuscito nell’intento…..ma credetemi si sta da cani. tanto. è inacettabile per una figlia.

  14. mary-lou Says:

    già scritto. Monica, e poi Bruno, mi hanno lasciato un vuoto da paura. Erano belle persone. Dopo il loro suicidio le ho viste come persone profondamente egoiste. Quando vado al paesello, vado da Monica e ci litigo. Qualche volta mi portano via! Una che urla e si incazza con una lapide tanto normale non è…..

    Ok avevi L’HIV e allora?
    avevi una figlia 3enne sana. Amici, parenti, un marito.
    Tua figlia non si ricorda manco che faccia avevi.
    Ci voleva piu’ coraggio a prendere l’AZT e i retrovirali, guardare la gente e dire: si sono sieropositiva, baciami il culo.
    Hai scelto la via di semplice!

  15. Xandro86 Says:

    La stessa cosa accade in ospedale. Ci sono tanti pazienti che stanno male e se ne vanno, ma per te, egoisticamente, sono solo dei numeri che lasciano un posto; altre volte trovi la persona che per qualche motivo ti ha colpito, ti ha privato della tua barriera difensiva, e ti lascia con amarezza.
    Se ognuno di noi provasse queste sensazioni, dure ma che fanno maturare, questo sarebbe un mondo migliore.

  16. Kaiser Says:

  17. Dean Martin Says:

    Soffrire e far soffrire con coscienza e dolore? No grazie! E’ stato un galantuomo e un gran signore

  18. Lupo Says:

    Due anni fa un mio amico si è tolto la vita presumibilmente per la medesima ragione della persona citata da River (il “presumibilmente” è d’obbligo visto che non siamo mai nella testa degli altri, ed il dubbio rimane sempre). Non posso dire che fossimo intimi ma è un fatto che fino a qualche mese prima l’avevo frequentato parecchio, cercando di stargli vicino, e poi me ne ero allontanato, perchè faceva troppo male e mi sentivo impotente. Quando ho poi avuto la notizia del suo suicidio (peraltro tardivamente), mi sono sentito svuotato. Ed oggi, leggendo il post di River, ho rivissuto quell’episodio. Forse ha ragione Simonchio, quando rivendica la libertà individuale a scegliere di rinunciare a quel bene prezioso che è la vita. Ma nelle persone intorno a chi fa tale scelta, dopo, resta un grande sendo di vuoto. E, nel mio caso, un grande senso di colpa. Il che è molto egoista (da parte mia, intendo) e ne sono consapevole.

  19. mary-lou Says:

    La parte formativa della mia vita è stata tra chi stava morendo. In un reparto trapianti di una cardiochirurgia di persone sane ne vedi poche.
    Io non mi sento egoista nel dire che chi sceglie il suicidio mi fa rabbia.
    Ho in mente nomi e facce che avrebbero pagato per poter vivere 24 ore in piu’.
    Entri in una lista trapianti sapendo che solo il 33% arriva al traguardo. Gli altri muoiono.
    Eppure appena entravano in lista erano felici. Piangevano. Si emozionavano. Ti dicevano: GRAZIE!
    Grazie di che! Grazie che, per leggi assurde, ogni 3 persone di questa lista 2 muoiono?
    Luca, 17 anni, infezione virale, cuore a puttane…43 giorni attaccato ad una pompa extracorporea aspettando il suo cuore. In 43 giorni è diventato perfusionista. Conosceva quella macchina meglio del costruttore. Ogni sibilo corispondeva ad un suo battito, la paura costante che un filo si scollegasse. Aveva tubi dappertutto Luca. Aveva cicatrici sul corpo e nell’anima. Ma ha lottato, ha lottato e ha vinto.
    Questi sono i guerrieri. I veri eroi.

  20. D. Says:

    Bello…leggi questo…suicidio?
    http://www.gazzettino.it/VisualizzaArticolo.php3?Luogo=Treviso&Codice=3512765&Data=2007-9-20&Pagina=1

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