A volte qualcuno, parlando di questo blog e della community di commentatori che vi ruota attorno, usa la parola “famiglia”. Una parola forte, con mille sfaccettature. Ci penso, da tempo. E mi capita di pensarci soprattutto quando mi vengono segnalate storie di suicidi o di omicidi (penso a quello di Valentina, morta per colpa di un pirata della strada ancora latitante). Non so perché qualcuno si senta di voler condividere con me e con questa “famiglia” virtuale il suo dolore, ma la cosa mi fa riflettere.

VincentLa storia di Vincent arriva da un river-lettore che abita a Bruxelles. Vincent aveva 35 anni, da 15 anni viveva in Belgio, era single, lavorava, ed era dichiaratamente omosessuale. Una condizione che viveva senza alcun problema. Eppure, da qualche tempo diceva di voler andare a vivere in Spagna, di voler cambiare vita, che si era stancato di Bruxelles. Come ricorda l’amico: “Vincent come una persona che aveva il gusto della libertà. Ha sempre vissuto la sua omosessualità in modo aperto, senza complessi, serenamente, senza schemi. Ci ha aperto un mondo, ci ha regalato un affetto che nessun’altro sa dare. Sapeva ascoltare e capire con lo sguardo”.

Vincent si è impiccato martedì. E’ andato a nascondersi in un cantiere nel quartiere dei palazzi della Ue. Una zona dove non andava mai. Come se avesse voluto nascondersi, da tutti. Anche da quelle persone che adesso hanno il rimorso di non averlo potuto aiutare e, forse, di non averlo capito. Non aveva una famiglia, e ora un gruppo di suoi amici si sta battendo contro il Comune di Bruxelles per evitare che venga cremato, e dargli una sepoltura.

Vincent,  J. mi ha scritto perché voleva dirti che eri importante per lui. Mi ha mandato questa tua foto. Guardi in alto, forse sognavi.

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31 Responses to “Vincent, in un cantiere, di nascosto.”

  1. Gan Says:

    Non lo so nemmeno io, il perchè. Ma se questa “famiglia virtuale” può essere utile a condividere momenti del genere, mi sento orgoglioso di appartenervi.
    Ciao Vincent, ciao J., adesso siete una piccola parte di noi tutti.

  2. mary-lou Says:

    Quoto Gan, parte della “mia” famiglia virtuale.
    Non pensare troppo ai perchè River..l’importante è che Vincent attraverso questo gesto sia entrato per un attimo nella nostra vita. E questo attimo lo rende uno di noi.

  3. Iaia Says:

    Candela

  4. Gabberm Says:

    River, J. ha voluto condividere con altri qualcosa che pesava troppo nel suo cuore. Ritengo sia normale. Ognuno di noi porta qualcosa di sè nelle (micro)comunità in cui si trova a vivere: in ufficio, in chiesa, al bar con gli amici. Non puoi negare che questo blog, anche se non era nelle tue aspettative iniziali, ha creato attorno a sè una vera e propria “famiglia”, se vogliamo usare il termine in senso allargato. Non stupirti di questo ma anzi rallegrati del fatto di aver costruito qualcosa, in tempi in cui troppi distruggono… Un abbraccio a J. e a Vincent.

  5. arcere Says:

    non ho mai pensato al blog come una famiglia.. ma come un gruppo di amici..di quelli cui puoi raccontare e raccontarti, commentare fatti e avvenimenti..dire sempre la tua..

    mi colpisce che un ragazzo, abbia scelto una cosa tanto grave come il suicidio.

    Vincent,,hai lo sguardo al cielo, e ora sei li. ti penserò.

  6. Artlandis Says:

    Triste, per quest’anima libera volata via…
    Felice, di questa famiglia o gruppo o pensieri tutti a dimostrare che il mondo non è uno solo…ma uno diverso per ognuno di noi….

  7. normanno68 Says:

    “…Sapeva ascoltare e capire con lo sguardo”:
    chi ha questa virtù tante volte sente il bisogno di “staccare la spina”, di smettere per un po’ di essere “l’amico a cui appoggiarsi nei momenti di difficoltà”, vorrebbe disperatamente incontrare qualcuno con cui lasciarsi andare, a cui mostrare i propri limiti e le proprie debolezze, qualcuno che lo sappia “ascoltare e capire con lo sguardo”…

  8. thaita Says:

    CRONACA DI UN OMICIDIO

    Mi stendo nel letto
    guardo le gambe
    cerco il pulsare dell’arteria femorale
    un taglio profondo non importa che sia netto
    non c’è sensibilità
    addormentarsi dolcemente
    scivolare lentamente in un sonno senza sogni
    monta la paura di quello che si lascia
    ma la faccia è schiacciata contro il cuscino
    il pianto è soffocato
    nelle orecchie l’eco dei pianti
    di amici e parenti
    ma con amara rassegnazione
    forse ho trovato un mondo migliore.

    N.d.A. – L’omicidio è un’aberrazione della natura umana).

  9. Anonymous Says:

    non ho messo il nick di proposito.

    non ce la faccio a commentare, ora no.
    lo so, lo so che essere morti sembra bellissimo.

  10. Mr. Kio Says:

    Non è bello definire una scelta altrui aberrante. Il suicidio è qualcosa di troppo intimo e privato che non possimao capire. La maggior parte dei tentativi sono e rimangono tali, solo per attirare attenzioni o portare fuori un malessere che non ha parole per essere espresso.
    La scelta di Vincent, di non farsi salvare, magari scegliendo posti lontani e sconsciuti, è qualcosa di talmente tanto profondo che mai nessuno riuscirà a capire. Al dolore, non rimane che rispettare la sua scelta.

  11. The Blues Boy Says:

    Mi viene quasi da piangere..
    Davvero queste storie mi fanno rimanere a bocca aperta.. E cosa che mi far star più male, è pensare che anche la mia vita non è da meno..
    Che il mio futuro mi spaventa.. Pensando ad una società in cui mi ritrovo..
    Che molte volte ci ho pensato anche io..

    Eppure alcune volte sono felice di essere “diverso” dagli altri..
    Perchè anche se ho solo 14 anni, mi sento molto più maturo di molti altri..
    Perchè l’essere diverso ti fa accettare le altre diversità..
    Forse è l’unico lato positivo della condizione in cui viviamo noi omosessuali..
    Chissà se un giorno potremmo mai essere considerati persone normali al 100%.

  12. EnRy Says:

    Pace, Vincent.
    Perchè se la vita ti ha fregato, almeno la morte sappia esserti d’aiuto.

  13. Gan Says:

    @ Blues Boy: non essere triste. Anche la nostra condizione è un dono, ricordalo sempre. Sta a noi viverla facendo in modo che sia davvero tale.
    Un abbraccio, piccolo.

  14. io Says:

    condivido appieno ciò che hai scritto Blues Boy,sia la seconda parte del commento,…sia la prima…

  15. andrea9292 Says:

    non capisco perché le persone che valgono sono destinate le più volte ad una brutta vita….e invece non capisco perché delle persone disturbate nel cervello (ti post un trash-blog che ho trovato e che mi ha impressionato per il fatto che non avevo mai scoperto un esempio tanto lampante della stupidità umana) vivano tutt’al più una vita “felice”…
    mi raccomando visitatelo e fatemi sapere… http://ohvanessaitalia.forumcommunity.net/?t=10388590

  16. Anonymous Says:

    QUELLO CHE IL BRUCO CHIAMA MORTE GLI ALTRI LA CHIAMANO FARFALLA…..LAO TZU….

  17. DonnieDarko Says:

    più volte o tentato di farla finita…l ultima volta ci stavo riuscendo.. incominciava a scorrere il sangue……nn dico sia giustificabile..ammetto che è stato un atto di vigliaccheria verso la vita…ma DAVVERO in certi momenti si arriva ad una depressone totale che ti anestetizza dal mondo, dalle emozioni positive..e tutto ciò è silenzioso ….nessuno vede niente…..perchè quando si sta cosi male si impara anche a fingere..per nn far stare male chi si vuole bene..quando senti un dolore cosi forte al petto cm se una lama te lo stesse squarciando….non vedi l ora di chiudere..per sempre…Non va bene.nn è corretto …e offensivo verso il dono della vita..ma se nn ti ritrovi le persone giuste accanto che in qualche modo ti aiutano..quest etica sulla vita in quei momenti va a puttane

  18. Watkin Says:

    Se ho trovato il coraggio di dichiarare la mia omosessualità è stato anche grazie al River-blog: qui ho trovato un po’ dell’energia e del calore necessari per affrontare questo scalino della vita, qui mi sono reso conto che una vita da gay non è solo discriminazioni e disagi ma anche gioie e tranquillità, qui ho visto che quando non litighiamo possiamo essere forti.
    Non so se questo basti per considerarvi, River e lettori, parte della mia famiglia, ma so che qui possono avvenire cose potenti.
    Mi auguro che un po’ di questa forza arrivi anche a Vincent, e a coloro a cui manca.

  19. Encantado Says:

    ogni mattina appena entro in uffcio sei il mio caffè e sigaretta… complimenti per il blog, sei un genio!
    Encantado

  20. Luca Says:

    Belli i post di oggi river (ovviamente proprio quando non ci sono stato! ^^), anche questo che comunque trasmette (almeno a me) un forte senso di impotenza, e che racconta una sconfitta. Sconfitta per Vincent perché non è riuscito a superare quello che lo opprimeva, qualunque cosa fosse, in modo meno estremo; e sconfitta per i suoi amici perché non sono riusciti a capirlo.

    Mi colpisce in modo particolare, non so perché, il fatto che non avesse una famiglia, e che il breve ritratto che emerge di lui è fondamentalmente positivo, il che rende la conclusione ancora più sfuggente alla nostra comprensione.

    Io sono d’accordo con arcere nel concepire il blog come una comunità più che una famiglia, ma forse non ne ho mai avuto l’occasione…

  21. mary-lou Says:

    mr. Kio

    “Cronaca di un omicidio” è il titolo di una poesia che Thaita ha scritto appena dopo essere rimasto paraplegico a 20 anni. l’NdA è parte della poesia. Che a sua volta è parte di un volumetto di poesie. Quindi non è una critica…assolutamente. Era un modo per esprimere cio’ che si è provato sulla pelle.

    @Luca
    io nel web ho trovato persone che mi sono state vicine e di supporto quando tutto intorno mi crollava. Mi auguro che tu possa continuare a considerare il blog come comunità perchè vorrebbe dire non avere bisogno di altro, ma è bello sapere che quando serve……

  22. Luca Says:

    Cara mary-lou, sono d’accordo e sono contento per la tua esperienza che si è risolta positivamente. Comunque per me anche una comunità di amici è importante, a volte riesce ad arrivare dove la famiglia non ce la fa

  23. mary-lou Says:

    @Luca

    Ci sono persone conosciute qua dentro con le quali parlare, raccontarsi, confidarsi mi viene facilissimo. Persone che so per certo che, se fossi in difficoltà, si taglierebbero un braccio e idem io per loro. Non sono molte, bada bene, ma quelle 4-5 persone sono dei rinforzi preziosi alle mie fondamenta.
    Credo molto nell’amicizia ma sono esigentissima. Credo nella famiglia ma sono ancora piu’ esigente. In internet ho trovato grandissime amicizie per un motivo. Su centinaia di persone che incontri puoi selezionare e scremare fino ad arrivare a cio’ che tu ritieni i tuoi criteri. Io sono stata davvero fortunata. Ho degli amici incredibili, gente che ha fatto cose inimmaginabili per me. Gente per la quale scalerei l’Everest senza corde (io che soffro di fobia delle altezze).
    Ecco perchè li considero “famiglia”. Se anche una sola persona leggendo i nostri commenti si sente meno sola, sai cosa fa questo blog?

  24. The Blues Boy Says:

    Ancora leggo e rileggo il post..
    Non so per quale motivo.. Ma mi sento molto vicino a Vincent.
    Una parte di me comprende il suo gesto..
    Anche io sento quella “pressione” che sentiva lui.. Ma lui “non aveva una famiglia”.. Aveva degli amici, ma a volta non bastano..
    Se non ci fossero i miei familiari, e persone che ritengo tali anche se non lo sono, penso che avrei fatto anche io il gesto compiuto da Vincent.

    Lo so è egoista nei confronti della vita.. Però molte volte la pressione è tanta.. E se non c’è una persona con cui condividere le proprie paure, le proprie speranze, i propri sogni.. A volte è difficile..

    Personalmente io mi reputo di buon cuore..
    Penso per prima alla felicità di altri, e poi alla mia. Dico sempre “Fai quello che ritieni sia giusto per te.. Se tu sei felice io lo sono..”
    A volte però oltre a dirle queste parole, si sente il bisogno che qualcuno te le dica..

    Come ha detto DonnieDarko “tutto ciò è silenzioso.. nessuno vede niente… perchè quando si sta cosi male si impara anche a fingere.. per non far stare male chi si vuole bene”

  25. Idros Says:

    Non sapendo precisamente come esprimermi, quoto the Blues Boy…
    Io ho fatto una tesina sul suicidio, ribadendo più volte che attualmente è un tema molto trascurato, ed addirittura quasi un tabù parlarne.
    Ringrazio River invece per questa possibilità.

  26. Luca Says:

    @marylou: fa tanto, tantissimo. E ce n’è, di gente che ha bisogno di contatto umano: se un blog riesce a darlo ha un suo senso anche solo per questo.

    Ma a questo punto una domanda personale mi sorge spontanea… ma da quanto tempo state qui attorno a questo blog? E com’è nata l’idea di conoscervi anche personalmente e poi diventare amici così stretti? Non è così automatico superare la barriera del monitor… (ma forse si va sul personale non so se sia il caso di continuare qui… chiedo al padrone e alla mia interlocutrice)

  27. torrente Says:

    a volte si è stanchi dentro.
    tutto sembra troppo da sostenere, non si ha più voglia di impegnarsi al lavoro, di essere bravi, di essere comprensivi, di essere disponibili, di essere educati, di essere pacifici.

    A volte si ha bisogno di essere amati e basta, di essere amati COMUNQUE SI E’, anche sbagliati!

    Si cerca di dirselo, sapendo che è importante volersi bene prima di tutto da se stessi, ma non basta; a volte c’è bisogno di ricevere da qualcun’altro un gesto gratuito, anche e soprattutto senza che si debba meritarlo.
    “Babbo vieni che ti do un bacino” è stato il gesto che ho ricevuto e che mi ha salvato.
    Sono stato molto fortunato.
    Se possiamo non ci dimentichiamo di dare in giro un po’ di questi semplici gesti, magari a qualcuno fa bene tanto.

  28. Lele Says:

    A volte sono proprio i piccoli gesti che ci salvano.
    un sorriso, una carezza, un bacio.

  29. Baylor Says:

    Sono molto empatico mio malgrado…sento tanta tristezza..nelle parole di J,nello sguardo di Vincent,nelle righe di tutti voi…mi si stringe il cuore…
    Vincent,forse quel posto che stai guardando ora lo senti più casa tua e ora forse lo sguardo,più sereno,llo stai volgendo in giù,verso di no…con un sorriso…

    @Blue Boy,Io,Donnie

    Vi mando un forte abbraccio virtuale…
    E’ difficile pensarlo,capirlo e sentirlo,ma le prime persone su cui dobbiamo poter contare a questo mondo,siamo noi stessi..con noi stessi dobbiamo riuscire a stare bene,essere forti di quel che siamo,convinti di volerci vivere,indipendenti dal mondo anzi,non dipendenti forzatamente dal mondo…il futuro non è un buco nero…non dipende dall’ignoranza degli altri…certo sarà un peso,lo è per tutti noi la loro grettezza,non lo nego,ma non fatevi spaventare da questi che sono momenti…difficili,ma momenti…la vostra vita è e sarà costellata di tante piccole e grandi belle cose…non fatevi abbattere da uno sguardo,una parola,un atteggiamento,l’intera discrimanzione,quando sapete che nella stessa vita potete trovare un bacio tenero,una carezza,la condivisione de vostro cuore,e potete trovarla come la volete voi,e non come gli altri pensano che debba essere…perchè siete voi a contare,voi stessi con coi stessi,e questo,dovete capirlo prima voi…
    Poi qui avete amici o pseudo tali,che sono sempre pronti a dirvi una parola,ad ascoltare i vostri sfoghi,a rendervi note le loro esperienze…mentre voi,guardando questa comunity,potete invece capire e portar dentro,quello che prima vi dicevo…che il futuro non è un buco nero,perchè qui ci sono tanti che ce l’han fatta e ce la fanno tutti i giorni,piccola parte di un intero mondo che ce la fa…
    …coraggio,non lasciatevi mai andare…anche se magari,e lo so e lo capisco,tante volte serve più una vicinanza tangibile e non virtuale,che servirebbe sfogarsi abbracciando,piangendo,guardando negli occhi,ricordatevi che comunque non sarete mai veramente soli.

  30. Baylor Says:

    Perdonate l’italiano del cavolo e gli errori di ortografia nel commento qui sopra…ero rinco dal sonno quando ho scritto,ma lo sentivo e l’ho fatto…

  31. Luvaz Says:

    Ciao River,
    volevo postare questo messaggio ma non sapevo dove. Poi ho trovato questo bellissimo commento dove citi di nuovo la storia di Valentina Arena morta il 13 novembre scorso per mano di uno sconosciuto.Beh oggi, e penso ti farà piacere saperlo, non è più uno sconosiuto: “Sergio Santoro 29 anni, nei suoi confronti è stata emessa un’ordinanza di custodia agli arresti domiciliari con l’accusa di omicio colposo e omissione di soccorso. Quella tragica notte, si sarebbe appropriato del ford transit della ditta per cui lavorava, riportandolo nel parcheggio il giorno dopo.” La notizia è stata pubblicata ieri 13 dicembre su un giornale locale, giusto un mese dalla morte della cara e dolce Valentina.Grazie per averla ancora ricordata. Se vuoi ti posso inviare una sua bellissima poesia che sembra, tristemente, presagire la sua morte prematura.

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