Supermarket e capodanno.

December 31st, 2007

L’unica forza emotiva che riesco a raccattare in qualche angoletto sotto alle coperte in cui oggi mi sono rintanato – come ieri, del resto – la uso per andare a fare la spesa. Riempire il carrello, penso io, può essere una soluzione per distogliere il mio pensiero da questo ultimo giorno dell’anno. Vado da Panorama sulla via Aurelia. Parcheggio non pienissimo, nonostante le previsioni allarmistiche di L: “troverai un sacco di gente”. Tiro un sospiro di sollievo. Ma la delusione è al di là delle porte scorrevoli tappezzate di offerte. Carrelli pieni di alcolici, gli ultimi panettoni (la signorina all’altoparlante annuncia che cinque panettoni costano 5 euro), moltissimi giovani. Faccio finta di niente. Compro i soliti succhi (di arancia), coca cola, corn flakes glassati al miele o non ricordo cosa, latte, biscotti, detersivo per i piatti, carta igienica. Poi passo davanti al reparto alcolici. E’ la ressa – o quasi. Tutti a comprarsi vino e altra roba. Passo oltre. Mi metto in fila alla cassa. L’omino che batte i prezzi non ha la divisa, oggi. Davanti a me ci sono due ragazzi romani, stessa statura, sul metro e ottanta. Belle mani, entrambi. Hanno comprato una confezione enorme di birre, e altre bottiglie di vino. Il bancomat di uno dei due non funziona: limite superato, siamo al 31. Meno male che mi sono portato il contante, penso io. L’altro, biondino, occhi azzurri, orologio pesante al polso sinistro, paga con la carta, dopo averla tirata fuori da un mazzo di documenti, tessere per la palestra e per gli sconti. Dietro di me – sono circondato – tre ragazzi e una ragazza del Nord. Penso siano veneti, parlano con un accento fortissimo. Il carrello sembra un’enoteca ambulante. In aggiunta: 14 confezioni di Cordon bleau, la tinta per i capelli neri di lei, tre spazzolini da denti. Scherzano. I jeans di tutti sono strappati e calati, ma le mutande non mi piacciono (e, invece, il romano biondino aveva dei semplicissimi e bellissimi slip bianchi). Mentre sistemo i miei litri di succhi sul nastro, mi chiedo cosa pensino i veneti dietro di me. Che sono astemio? Che passerò il capodanno da solo? Che L. sta male?

Già. L. Non ne parlo troppo, perché lui non vuole. Ma visto che questa, in fondo, è la mia famiglia, un po’ vorrei aprirmi. Il suo cuore è fondamentalmente bucato. Le costole, troppo “corte” fanno pressione, e hanno danneggiato il pericardio. Da qui, dallo scorso mese di agosto, una pesante terapia farmacologica che lo rende stanchissimo e debole. Poi ci si è messa un’ernia allo stomaco. Un pezzo infilato fuori dal diaframma. Curata con mesi di fisioterapia. Peccato che rientrando, l’ernia ha fatto apparire delle fastidiose cisti, dentro allo stomaco. Gastroscopia e biopsia, si pensava al peggio. Poi oggi il responso: vanno rimosse, perché fanno pressione sul cuore. L. rischia, e anche di brutto. Il 2 ha una risonanza magnetica. Ma siccome non tollera l’anestesia, si dovrà procedere – probabilmente – con una rimozione delle cisti tramite laparoscopia e un’altra gastroscopia. Ora è sotto sedativi, perché quando in ospedale (lo seguono al Sant’Orsola) gli hanno detto cosa aveva, ha avuto un improvviso innalzamento di pressione. Perché sono a Roma? Perché anche i suoi genitori stanno male, e sono con lui. Forse si opererà a Roma – dopo aver fatto ricoverare il padre a Milano. O forse no.

Ciao blog.

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