“Gesù è un frocio”. Questo slogan, scritto su un cartello esibito durante l’ultimo Gay Pride di Belfast, ha scatenato un putiferio, che dura ancora oggi. Persino la Casa dei Comuni si sa occupando di una vicenda sollevata dai gruppi religiosi molto radicati in Irlanda. Il caso, adesso, è finito all’attenzione della Commissione che autorizza le sfilate, cui è stato chiesto di vigilare sul prossimo Gay Pride. Da una parte, però, c’è chi difende a spada tratta la legittimità di quel cartello: “Penso che un uomo di 33 anni, non sposato, che viveva in Israele, con un amico del cuore – Giovanni – fosse palesemente gay“, ha detto tale P. A. MacLoChlainn. “Io sono cristiano – ha detto – e sono arrivato a questa conclusione leggendo la Bibbia. Cristo, se fosse vivo, sfilerebbe con noi, dalla parte di chi non è fortunato“. Sul “banco degli imputati” sono finiti anche dei finanziamenti che sarebbero stati concessi alla sfilata.

Insomma, tutto il mondo è Paese. A Roma, ogni anno, si discute sui fondi dati dal Comune al gay Pride. Si polemizza sui cartelli provocatori e su qualche tetta e culo di troppo.

Tags:

Leave a Reply