Ti telefono, ci risentiremo?
January 28th, 2008
La storia tra me ed A. è finita male. Un anno e mezzo consumato tra liti, rabbiosi attacchi di gelosia e forse la frustrazione legata al fatto che nessuno dei due sapesse bene cosa fare nella vita. Ci siamo lasciati perché non c’erano valide alternative percorribili, e perché dovevamo darci una smossa. Eravamo uno l’ancora dell’altro. O forse no? Era il 1997 – anno più anno meno. Ci eravamo conosciuti a Voce Amica, dove siamo stati volontari per circa un anno. Da quando ci siamo lasciati, ho sempre cercato di ricucire il rapporto, non perché sentissi di avere la coscienza sporca, ma perché penso che due persone che hanno condiviso un cammino di vita, possano continuare a parlarsi. Quell’anno e mezzo è chiuso in una bottiglia trasparente: ma quello che si prova, stando dentro, è qualcosa che nessuno, ad eccezione dei due interessati, riuscirà a percepire.
Da allora credo di averlo chiamato 4/5 volte, ogni due anni, senza mai riuscire a far sì che quella telefonata potesse ripetersi. Che ci si potesse vedere, per un caffè. E’ da quando ci siamo lasciati che non lo vedo più. Il numero di cellulare lo so ancora a memoria. Mi ricordo che ogni tanto capitava di confondermi con la cifra finale: al posto dell’1 digitavo 2, e mi rispondeva una signora del sud. Ieri sera mi decido di richiamarlo. Il numero che finisce con 2 non esiste più. Meno male. “Ciao, sono X”. La risposta è scoraggiante. “X chi?”. Poi però, di fronte al mio “non ci posso credere, che tristezza”, capisce. Sta tornando da una cena a casa di un’amica, è in auto. Sapevo che il padre era morto. 4 giorni, dalla diagnosi al decesso. Leucemia fulminante. Mi dice che un mese fa aveva scoperto il mio blog, facendo delle ricerche su google. Si era letto un po’ di post, e aveva riconosciuto la foto del cane. “Certo potevi pure scrivermela una mail”, gli dico, senza troppi giri di parole. I suoi cani vivono ancora. Il mio lo abbiamo comprato insieme, in un centro commerciale all’Eur. Ricordo il viaggio sull’Alfa 33 di mio padre, e quel cucciolo sonnacchioso tra le braccia. Ricordo pure la pipì e la pupù fatte in casa per un anno…ma quella è l’altra faccia delle medaglia.
Ci scambiamo e-mail e msn. Forse ci si risentirà.
Scarpe post mortem.
January 28th, 2008

L’associazione morte/bellezza in pubblicità è una cosa delicata ed è facile scadere nella volgarità gratuita. Questa è una campagna realizzata a Dubai, dalla Saatchi & Saatchi, per una marca di calzature. “Ultimo desiderio: Scarpe alla moda Lamode”.

Orsacchiotti indecenti.
January 28th, 2008

Mentre mi considero abbastanza “open” sulle cose da mostrare ai bambini, questi orsacchiotti (sono della famosa serie Cabbage Patch Kids), mi sembrano inutilmente volgari.
Nota tecnica.
January 28th, 2008
Il sito ha crashato dalle 11 a poco fa. Problemi di server. Sigh. Però devo dire che nel frattempo ho lavorato meglio
Buongiorno (bis).
AskRiver/ Ho perso la testa per un 19enne.
January 28th, 2008
27 anni, ricercatrice universitaria, storia di 9 anni con pochi sussulti che già mamma e papà vedono benedetta dal parroco e…persa per un 19enne che non sa cosa sia un congiuntivo, pazzo e immaturo, l’antitesi di un futuro sicuro e stabile. Perchè River? Me lo sai dire tu perchè io oltre a picchiare la testa al muro ripetutamente sperando che quel ragazzino stupido mi scivoli fuori dalle orecchie, non so che altro fare? Non so perchè scrivo a te, forse spero in una risposta (se mai ci sarà ovviamente) che mi dia una smossa, e mi faccia capire che ho già perso troppo tempo ed è ora di seguire l’Amore, anche se ciò significa stravolgere vita-famiglia-progetti e tutto il mondo incantato di Kendi-Kendi. Oppure no? E poi perchè dovresti darmela tu questa risposta? Non credere che sia una frustrata senza amici coi quali confidarsi, sono meno triste di così… ho troppa paura anche solo a confidare a chiunque mi conosca questa cosa. Un outing particolare ma non meno impegnativo: amo quel ragazzetto che tutti considerate stupido e inutile perchè è meraviglioso e mi fa sentire meravigliosa. Come si affrontano le “diversità” River? Non sono pratica del campo.
Il fatto che tu, nella prima frase, inserisca - è una sintesi, d’accordo, ma hai operato una scelta - come fattore discriminante le vostre età, mi lascia pensare. Ho ricevuto altre lettere - non pubblicate - in cui la differenza di età era molto maggiore. Quindi parto dal presupposto che quegli 8 anni non contino molto (tra me ed L. c’è la stessa differenza). L’impressione che mi dai, è che quel ragazzo sia per te un pretesto per trasgredire, per sfuggire al tuo destino di ragazza destinata a sposarsi, ecc. Un’uscita di emergenza che, in questa fase, è come una bombola d’ossigeno per un sub schiacciato dal peso di un futuro sentimentale già scritto. A questo punto devi chiederti una cosa: ti serve un pretesto perché non hai voglia di crescere, e vuoi rimanere una 19enne, o non ami la persona che hai accanto? Fossi in te non mi preoccuperei troppo dei congiuntivi. Ci sono ricercatori più tonti di molti 18enni che ho conosciuto. Chiediti, invece, se la fuga dall’Amore - come lo chiami tu, con la A maiuscola - non sia in realtà un campanello d’allarme. La diversità, cara ricercatrice, è una questione interiore. E’ nell’interiorizzare quelle differenze che, spesso, ci vengono dal mondo esterno ma che, di fatto, non ci sono. Siete molto più vicini di quanto tu possa pensare. Quante persone sanno farti sentire meravigliosa?
Tv/ Freschezza Zero Assoluto.
January 27th, 2008

Premesso che l’eventuale successo di una trasmissione dipende in primis dagli autori, devo dare atto agli Zero Assoluto (sì, i cantanti), di avere la stoffa dei presentatori. Ho visto, per caso, una puntata di “Vale tutto“, originale gioco a premi (il format è nostro?), in cui un concorrente - tale Matteo di Varese - deve superare i vari livelli del quiz (ogni tre risposte esatte si supera un livello e si riceve un premio). Le domande gli vengono fornite attraverso un computer portatile e un auricolare, e lui deve darsi da fare, in ogni modo, per trovare le soluzioni: chiedendo per strada alle persone che incontra, chiamando gli amici, andando in libreria a documentarsi, ecc. Gli Zero Assoluto, da parte loro, sono simpatici e, soprattutto, hanno ritmo.



Li vedrei bene in prima serata, addirittura al posto dei noiosisissimi pacchi.
Quando l’arte viene denunciata.
January 27th, 2008

Le notizie migliori, spesso, sono quelle nascoste tra i colonnini di brevi, oppure infilate in basso tra i soliti casi di cronaca nazionale. Stavolta mi colpisce la vicenda di Alessandro Acerra, studente di Milano di 28 anni, che ieri, in occasione di Artefiera, mostra-mercato sull’arte contemporanea in corso a Bologna, ha dato vita ad un’installazione sui generis. Davanti all’ingresso, in un piccolo cassonetto dei rifiuti, ha infilato le gambe di un manichino. Qualcosa di simile aveva già fatto a Torino, lo scorso mese di novembre, sempre in occasione di una fiera di arte contemporanea (la foto che riporto si riferisce a quell’evento). Il motivo di questa opera? “L’ho chiamata il ‘Mecenate morto’ - ha spiegato - perché ormai il gallerista genuino non esiste più e vieni finanziato solo sei raccomandato“. L’opera è rimasta tutto il giorno davanti all’ingresso di Artefiera, raccogliendo anche l’apprezzamento di Achille Bonito Oliva: “Mi ha detto che quel manichino dava adrenalina, che aveva colto nel segno“. Ma la notizia, a mio avviso, è un’altra. E’ nella reazione della polizia. Intorno alle 16, infatti, cinque volanti (perché si vede che non c’e’ penuria di mezzi e uomini) si sono presentate sul posto, e hanno identificato il giovane. Il quale ha spiegato che quello era un esperimento per la sua tesi di laurea (sta finendo gli studi all’Accademia di Brera). Niente da fare. La polizia ha sequestrato bidone e manichino e, cosa assurda, ha denunciato Acerra per “procurato allarme e interruzione di pubblico servizio“.
Siamo un Paese piccolo piccolo.
L’anonimo della settimana/ Pensieroso.
January 27th, 2008

Fermata metro Repubblica. Scale mobili, in salita. Mattina.
Bill incontrollabile.
January 27th, 2008

Non mi sembra una semplice piega.
Uccellino dispettoso.
January 27th, 2008
Non so se sia peggio, per un collegamento televisivo esterno, Gabriele Paolini oppure la cacca nel posto sbagliato. Pfui.
La mappa della perdita di verginità.
January 26th, 2008

Io sono fuori da ogni statistica. 21 anni.
Amici/ Sabato e migliori amici.
January 26th, 2008


Dopo alcuni sabato di assenza, oggi torno a vedere Amici (in pigiama e con corn flakes).

Le foto che mi sono state spedite, intanto, mi fanno risultare più simpatica Marta Rossi, quella col caratterino niente male. Qui è col suo migliore amico.
Mini-preservativi.
January 26th, 2008

Sembra un’invenzione stupida, ma per chi ha problemi di dimensioni i preservativi tradizionali possono non calzare a pennello.
La foto è stata scattata in Giappone.
La marijuana esce dal distributore.
January 25th, 2008

La notizia, di primo impatto, è inusuale e si presta a molti fraintendimenti. In California, a Los Angeles, sono stati installati proprio ieri due distributori - dovrebbero essere i primi al mondo - per la marjuana. Il punto è che l’erba non viene distribuita a tutti, ma solo alle
persone che la prendono per scopi medici. Bisogna quindi presentarsi con una ricetta medica, che viene “letta” dalla macchina (e che dovrebbe essere in grado di capirne l’autenticità). La stessa, poi, prende le impronte digitali dell’acquirente: si accettano solo pagamenti in carta di credito (per registrare tutti i dati). Due i dosaggi disponibili: 3,5 grammi e 7 grammi, con un limite settimanale imposto dalle leggi dello stato della California. La sostanza viene distribuita in una confezione chiusa ermeticamente. I distributori, che saranno operativi a partire da lunedì prossimo, sono attivi 7 giorni su 7, 24 ore al giorno. Nei piani dell’azienda che produce queste macchine c’è quella di allestirne altre in grado di distribuire Viagra.
Per quanto ne so, alcune droghe, a causa di molti pregiudizi di natura politica, sono ancora sottoutilizzate in quella cosa utilissima che è la terapia del dolore (perché non c’è niente di peggio del dolore cronico, h 24).
A una donna che lotta contro il cancro.
January 25th, 2008

Ciao Heather. Ti ho scoperta ieri sera, facendo quelle ricerche che si fanno per vedere fino a che punto può arrivare il dolore umano dei vivi. Trovo una foto della risonanza magnetica che fotografa impietosamente il tuo tumore, al cervello. Una maledetta macchia, che tu hai cerchiato in rosso, indicandola con una freccia verde. “Tumor”, scrivi. Leggo la tua storia. I primi sintomi ma, soprattutto, la chemioterapia.
I tuoi capelli si diradano, fino a scomparire. La debolezza, il corpo che inizia a cedere. E, allo stesso tempo, l’affetto di tua figlia, le foto insieme, sorridenti. Sì, sorridi e vedo il sole. E’ un sorriso speciale, che mi dà forza. E, cara Heather, non voglio egoisticamente pensare: “guarda chi sta peggio di te”, oppure “i mali del mondo sono altri”. No. Io voglio guardare la tua forza, e cercare di imparare da quella. Perché, in fondo, sono un vigliacco. Un mollaccione, che se la prende ancora se qualcuno va gettando fango in giro su di lui. Heather, non ti conosco, e non credo neanche che ti scriverò una mail. Tutto quello che vorrei dirti è banale e, di fronte alla tua condizione, inutile. Però. C’è un però. L’affetto che ho provato verso di te è stato così grande da farmi piangere. Un pianto incontrollato, davanti al mio pc. Immaginando il giorno della diagnosi. E mi sono ricordato quando ho fatto anche io una risonanza magnetica alla testa, sette anni fa. C’era una cisti, c’è ancora: dovevano capire cosa fosse. ”Niente di maligno, si è formata alla nascita”, la diagnosi, la mia. Poi immagino tu che scatti quella foto, così cruda, al tumore, a quella cosa che ti vuole portare via la vita. Che scrivi e racconti. Che, pochi giorni fa, sul tuo blog, ci aggiorni sul nuovo ciclo di chemio che ti aspetta, e il pianto in cui sei scoppiata quando il medico ti ha detto che il tumore non era regredito. Chiedi alla gente di versare quello che possono per mantenere le tue costose cure, perché per vivere servono i soldi, tanti soldi (qui il sito).


Heather, coraggio.
La vita mi fa paura.
Orsacchiotti zozzoni.
January 25th, 2008

La Durex, in Australia, ha realizzato una pubblicità che prende spunto dal famoso spot degli orsacchiotti che funzionano ore e ore grazie alle pile Duracell. Si pubblicizza un preservativo con un ritardante.
Mi ricordo la scorsa estate le polemiche che ci furono da noi per due ingenui orsacchiotti utilizzati per la campagna del Gayvillage. Si disse che avrebbero potuto turbare i bambini.
Che lezione di civiltà (e di umorismo).
L’Omocausto entra a scuola.
January 25th, 2008
C’è un Olocausto di cui si parla poco, forse perché non è così “politicamente mainstream” come quello ebreo: mi riferisco ai gay e transessuali uccisi nei campi di sterminio. Gay e ebrei, accomunati dallo stesso destino, dettato dal folle disegno nazifascista. Stamattina si è fatto qualcosa di importante. Alle 12, e per quasi due ore, nel liceo statale Machiavelli (è a Roma, in piazza Indipendenza), l’Arci gay ha moderato un incontro sul cosiddetto “Omocausto“, in occasione del 27 gennaio, giornata mondiale per la memoria. Un dibattito preceduto dalla proiezione del documentario “Paragraph 175” (l’ho visto e merita), sullo sterminio gay nei campi di concentramento. Da una settimana , inoltre, la scuola ospita una mostra sull’Omocausto, realizzata dallo stesso Arci Gay.

Incontri come questo, con gli studenti, sono il punto di partenza per far crescere dei ragazzi più consapevoli di cosa abbia significato, neanche troppi anni fa, essere gay.
Tiziano Ferro si dà all’hard-core.
January 24th, 2008

I Linea 77 sono un gruppo - a me completamente sconosciuto - che esiste dal lontano 1993. Fanno musica alternative metal, hard-core e rap punk (nomi che, sinceramente, mi fanno paura). Anche se è miglia lontano da questo genere, Tiziano Ferro ha ripetutamente detto di essere un loro fan. Non solo. Il cantante ha lavorato ad un brano, insieme al gruppo, che interpreterà anche lui. La canzone sarà contenuta nell’album Horror Vacui - il quinto di questa band - che sarà in vendita dall’8 febbraio (distribuito dalla Universal Music). Il cd è stato interamente realizzato a Los Angeles, nel 2007. La collaborazione di Ferro ha già fatto storcere qualche muso su alcuni forum “metal” (ci si chiede, ovviamente, che c’entrino queste due musicalità).
Un “Ti voglio bene” in versione hard-core sarebbe divertente.





