Razzismi/Chiama il taxi e “viene insultato perché gay”.
February 13th, 2008
Stanotte, poco dopo la mezzanotte, Salvatore Cannavò, 26 anni, chiama il 3570 per un taxi. Il ragazzo si trova nella Gay Street, in via San Giovanni in Laterano. Quando arriva il taxi, la brutta sorpresa: il tassista, infatti, inizia ad insultarlo, in quanto gay. Non solo. Dopo aver fornito una grande prova di servizio pubblico, si è allontanato, spegnendo i fari della sua auto, per nascondere il numero della targa. La vicenda, davvero grave, viene denunciata dall’Arcigay di Roma. “Siamo sconvolti – spiega un comunicato stampa diffuso poco fa dall’associazione – Questo episodio è reso più grave dal fatto che i taxi sono un servizio pubblico della nostra città. Chiediamo al più presto un incontro con i responsabili del servizio 3570 e con l’assessore alla mobilità del Comune di Roma per chiarire la vicenda e per affrontare la questione della sicurezza per le persone lesbiche, gay e trans che troppe volte, anche quando si servono dei servizi pubblici, non solo di sera, corrono il rischio di subire insulti e violenze“.
Aggiornamento/ Poco fa è arrivata la replica del presidente del 3570. Ovviamente la colpa è dei gay. Ecco quello che dice: “Da una prima analisi si evince che una delle due persone gay, che hanno richiesto il taxi, si è rivolta alla centrale operativa in maniera ‘arrogante’ minacciando la centralinista che, data la loro appartenenza all’Arcigay, avrebbero all’indomani fatto uscire su tutti i giornali la notizia di essere stati lasciati a piedi da un tassista del 3570. Il tassista, contattato telefonicamente, sostiene di essere stato intimorito da una delle due persone, in quanto uno di loro era mascherato e in palese stato di ebrezza. Nessun socio del 3570 ha mai pensato minimamente di mettere in discussione le tendenze sessuali dei propri passeggeri. Ma anche i tassisti, ultimamente vittime di continue aggressioni e rapine hanno il sacrosanto diritto di salvaguardare la loro incolumità da persone che pretendono di salire camuffati e con arroganza a bordo delle loro autovetture“.
Insomma: il tassista aveva paura del gay “mascherato”, anzi “cammuffato”. E per questo, già che c’era, si è allontanato e ha spento le luci dell’auto.
Tags: gay street, omofobia




Leave a Reply