st trinians 9 111207

Rupert Everett non è nuovo a provocazioni, soprattutto sul tema dei diritti gay. Sua la tesi che i gay non dovrebbero poter adottare i figli. Adesso, se la prende con il Gay Pride e fa un discorso che almeno, in parte, è condivisibile. Intervistato dalla rivista australiana Sxnews, sostiene che c’è una differenza abissale tra i Gay Pride all’inizio degli anni Ottanta e quelli di oggi. “Allora la comunità gay era davvero in crisi - dice l’attore - e con le spalle al muro. Eventi del genere erano carichi di significati ed erano soprattutto un’occasione per non essere sopraffatti e continuare a sopravvivere“. Una realtà che, però, è cambiata drasticamente: “Oggi, anche grazie a tutte le lotte fatte nel passato, c’è una generazione di drogati senza cervello, animali da feste che girano il mondo per drogarsi e scoparsi“. Poi puntualizza: “Non sto dicendo che questo sia  un bene o un male. Dico solo che non c’è più niente di politico“. Insomma, i gay, più che pensare alla politica, sono più concentrati sul sesso e sulle droghe.

Me lo chiedo anche io se i Gay Pride servano ancora.

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46 Responses to “Everett e i Pride “pieni di drogati affamati di sesso”.”

  1. Gan Says:

    Probabilmente quel che dice Rupert è vero sotto altri cieli. Qui nella terra dei cachi Pride et similia hanno ancora tutte le loro puntuali valenze politiche. Come non mai, di questi tempi in cui è necessario “non essere sopraffatti e continuare a sopravvivere”.

  2. Gan Says:

    E comunque, povero Rupert che sta tristemente zeffirelleggiandosi e dolcegabbanizzandosi pure lui.

  3. puck Says:

    non ho vissuto i pride degli anni ottanta e quindi non posso fare paragoni, ma i pride a cui ho partecipato sono stati per me un’esperienza fondamentale per definire la mia identità gay. Ne ricordo due in particolare, quello di Padova, il mio primo, nel 2002 e quello di Torino, la mia città, nel 2006. In entrambi i casi ciò che mi ha emozionato e sorpreso maggiormente è stata la partecipazione e il sostegno delle persone eterosessuali, delle famiglie con figli al seguito, che si godevano la festa come tutti. La portata politica di questi eventi, almeno in Italia, è, secondo me, indiscutiblie. A Torino il mondo della politica e della società civile è stato profondamente scosso dal mare di persone che manifestavano per i propri diritti. I pride DEVONO continuare a esistere perché è fin troppo facile ‘dimenticarsi’ che i gay esistono e che rivendicano dei diritti umani basilari.

  4. simonchio Says:

    abbastanza d’accordo sullo svilimento generale non solo del gay pride ma delle manifestazioni di piazza in generale. Tra l’altro ho già detto che ci sono andato mezza volta e non mi è piaciuto. Ed è anche inefficace, tra le altre cose.

    Però vorrei puntualizzare alcune cose che dice nell’intervista sull’adozione dei bambini a coppie gay:

    “Ti immagini cosa significherebbe per lui vedere due papà arrivare a scuola per i colloqui? O dover sopportare le loro litigate mentre cerca di addormentarsi?”.

    E sarò anche qualunquista, ma non dovrebbe essere lo stesso, per il bambino, vedere arrivare mamma e papà, o due papà o due mamme? Oppure non è lo stesso se i genitori che si scannano mentre il bambino dorme sono dello stesso sesso o di sesso opposto?

    Io comincerei a fare un pò di distinguo, perchè il bambino, se cresciuto con amore e rispetto, non vedo perchè dovrebbe essere traumatizzato. Il trauma può arrivare nel momento in cui si esce dal nido familiare e si viene a contatto con gente ignorante che non capisce. Allora lì è traumatizzato non per colpa dei genitori, ma per colpa degli altri. Intendendo in questo senso posso anche capire che vi sia preoccupazione per l’adozione alle coppie omosessuali, però, tesori miei, mai si comincia, mai la gente si abituerà. E’ un fatto di cultura, e come tale ha bisogno di tempo per modificarsi ed essere accettato, ma se ce ne sono tanti di fessi che non hanno altre argomentazioni se non quelle esposte dal caduto-quasi-in-disgrazia attore pnso che di tempo ce ne vorrà molto, ma molto di più.

  5. marco Says:

    Sicuramente il gaypride in alcuni paesi del mondo non serve quasi più. In Italia, a parer mio, non seve il gaypride, serve qualcosa che vada oltre, qualcosa che riesca davvero a catturare l’attenzione del grande pubblico e a sesibilizzare l’opinione pubblica su quelloi che sono i temi cari a noi gay: adozioni, unioni cilivi, emancipazione, rispetto e via discorrendo. Purtroppo vedo questa realtà (in Italia) ancora lontanta e quindi che ben vengano i gaypride.
    Quanto alle dichiarazioni di Everet dico solo che è molto facile parlare dalla sua posizione. Nonostante sia gay vive comunque in un mondo ovattato fatto di soldi, potere, fama e numerosissimi fan che lo apprezzano a prescindere dal suo orientamento sessuale.
    Oltremodo fa un mestiere dove l’omosessualità è molto ma molto presente. In fine considerimo anche che Rupert vive in un paese dove molti diritti gli omosessuali li hanno.

  6. O. Says:

    Per quanto riguarda i Pride, temo non abbia torto. Oddio, la mia impressione è che in Italia i Pride non siano quell’evento festaiolo che sono all’estero… ma la sostanza è quella. Penso alle feste di chiusura Pride negli house-club, penso ai tanto decantati “Red Party”… e quello che ho visto e che vedo è quello che riporta pure Rupert: tanti drogati e tanti ragazzi che cercano di svuotarsi i testicoli. Anche io, non voglio dire che sia un bene o un male. Certo non è utile e, a volte, è pure un controsenso.

  7. Mikele Says:

    In ogni caso sta meglio coi capelli così!

  8. Eolorm Says:

    Non so…leggendo il suo libro anche al sua vita era fatta di droghe e sesso. Certo ha ragione. Il pride di adesso è più che altro un modo per divertirsi. una carnevale estivo con un comizio finale. Io partecipo sempre al pride, ma sono pienamente convinto ch ese i diritti vanno richiesti lo si deve fare in altro modo oltre che ballando in strada!

  9. Lillarello Says:

    Mi sembrano parole di uno che nella vita ha fatto di tutto e di più di quello che dice, e ora, con l’età, si sente lontano da certi atteggiamenti e li rinnega, quasi schifato. Sono tanti che reagiscono così a dire il vero, ma di sicuro c’è ancora tanto da fare in merito a uguaglianza e diritti, se i “pride” baracconi servono, anche in parte, ad ottenere ciò (cosa che io non credo) che se ne facciano tanti. Se poi i gay di droghino più o meno delgi etero non lo so, se così fossi evidentemente perchè la gente preferisce drogarsi e dimenticare piuttosto che affrontare la realtà; fondamentalmente chi si droga è caratterialmente più debole e ha bisogno di stonarsi…i gay di ceerto ne hanno ancora motivo visto che la nostra vita è meno facile. Non giustifico ma comprendo.

  10. mic Says:

    @ simonchio:

    Beh il tema dell’adozione ad omosessuali credo che vada al di là dell’ignoranza delle persone. Credo ci siano diverse componenti che non dipendono dall’amore e dal rispetto dei genitori. Tutti noi siamo cresciuti con un padre e una madre (salvo disgrazie familiari) e credo che queste due siano figure complementari importanti nell’educazione di una persona. Quindi credo che nell’adozione sia correttissimo dare la precedenza alle coppie eterosessuali. Detto ciò credo anche che esistano situazioni in cui anche l’adozione a genitori omosessuali possa essere una soluzione. Penso a ragazzini che siano già entrati nell’adolescenza e che quindi magari hanno più bisogno di qualcuno che si occupi di loro che di altro.

    questo è quello che penso io, ma non sono un esperto dell’educazione.

  11. Baylor Says:

    Io penso che i pride siano non solo utili ma indispensabili in paesi come Polonia,Russia,Estonia e via discorrendo dove ora come ora i gay sono ghettizzati dalla destra fascistoide,dalla sinistra pseudo-post-comunista e dalla chiesa (sia essa cattolica,sia (peggio ancora) quella ortodossa)…in paesi dove relegano,come è successo,i manifestanti in un parco cintato come animali con tento di cordone di agenti fuori…dove gli esponenti religiosi sono i primi a vilipendere e ad aggredire fisicamente chi manifesta…lì serve dare una rappresentazione di volontà e di esistenza,di quantità e di coraggio,di voglia di affermarsi come persone…chiassosa e Ghandiana…ferma e convinta…

    In Italia non serviva più,ora invece non lo so.
    Forse è vero quello che dice marco…che serve qualcosa di diverso e più diretto…forse è l’unica arma contro questa nuova involuzione ideologica (che anche se,insisto,tocca meno persone,arriva a punte,sicuramente sempre più elevate).

    Per quanto riguarda Everett…ma…coi debiti distinguo qui sopra fatti potrei anche trovarmici d’accordo.
    Sulle adozioni invece l’ho sempre pensata come dice anche Simonchio…la paura diffusa non è del trauma che il bambino può avere vivendo una famiglia ordinaria,ma dell’impatto che questo può aver fuori e di come questo impatto gli si possa riversare contro (senza parlare di quegli ignoranti che pensano che un figlio cresciuto da una coppia omosex diventi conseguentemente anche lui tale (che poi non vedo cosa ci sarebbe di male)continuando ancora sula logica della oosessualità=malattia infettiva…)…come Simonchio anch’io dico,se mai si comincia mai si rende maggiormante quotidiana una cosa che ora non lo è.
    Poi spetta ai genitori,che dovranno secondo me pensarci prima molto molto seriamente prima di prendere la decisione di avere un figlio,dare il substrato che permetta al piccolo di avere le palle per reggere la forza d’urto dell’ottusità della società.

  12. marco Says:

    @ mic

    Scusa se mi permetto, ma non troppo sono d’accordo con quanto dici. E’ vero che molti di noi sono cresciuti con due genitori eterosessuali, ma non tutti. Sono molti i figli di genitori omosessuali. Purtroppo non se ne parla, ma esistono anche loro. E credimi figli educati, cresciuti, amati da genitori di egual sesso crescono bene.
    E’ proprio vero, non sono i bambini a dover essere educati, ma siamo noi adutli a dover imparare ancora tanto.
    E poi sinceramente non mi piace questa distinzione di figli di serie A e figli di serie B.
    I ragazzi grandi o piccoli hanno tutti bisogno d’amore e di affetto. Non credo sia giusto dare i bimbi piccoli a persone eterosessuali e ragazzi più grandi a genitori omosessuali. E’ pazzesco!

  13. marco Says:

    Scusate i troppi post, ma quello che proprio non sopporto è la gente che SPUTA nel piatto dove mangia.
    Mi riferisco a Rupert Everet

  14. simonchio Says:

    @ mic

    sono in parte d’accordo con te, per altri versi no.

    In primo luogo dare a coppie omosessuali solo adolescenti con problemi significa di fatto considerarli non come una famiglia ma come due tutori dove parcheggiare l’adolescente problematico in attesa che si faccia una sua vita. Che famiglia è questa?

    In secondo luogo mi chiedo, da non esperto come te, è così necessaria nella formazione del bambino la presenza di entrambe le componenti del padre maschio e madre femmina, oppure cresce ugualmente bene con persone delo stesso sesso? Io penso una risposta semplice poteva essere data in passato, quando l’uomo andava a lavorare e la donna stava in casa e accudiva la famiglia. Allora lì la moralità imponeva non il rispetto della logica e del buonsenso ma della prassi. Il bambino maschio doveva vedere come si comportava il padre e doveva fare altrettanto, così la madre con la bambina femmina. Ma oggi? I ruoli si sono equiparati, non dovrebbero più esistere madre e padre, ma i genitori, con un corredo esperienziale diverso che aiuta la formazione del bambino in toto.

    Non so se ho scritto minchiate, perchè non sono pasicologo e sociologo, però mi sembra che questo eccessivo bisogno di figure per forza sessualmente distinte oggi si sia un pò affievolito.

  15. Malman Says:

    Allora la differenza è che i gay vanno sbandierando ai 4 venti il loro diritto di trombare e drogarsi mentre gli etero lo fanno in silenzio. Gay e r’n'r non sono mai andati d’accordo.

  16. lorenzo Says:

    io ho partecipato solo a due pride….Londra nel 2004 e l’europride di Madrid l anno scorso….e devo dire che erano dei veri e propri rave…con tanto di droghe e musica ad oltranza……per non parlare delle feste organizzate nelle discoteche durante la serata…quindi concordo pienamente con cio che dive rupert….

  17. blu-1974 Says:

    Forse in Italia, in considerazione del clima che si sta creando, il Pride così come strutturato potrebbe creare ulteriore tensione, andrebbe credo in parte modificato per dare una immagine più realistica della realtà omosex.

    In tema di adozioni non so, però credo sia meglio crescere con due genitori dello stesso sesso che ti vogliono bene piuttosto che “arrivare” in una famiglia tradizionale dove sei capitato “per sbaglio” e dove nessuno si prende le dovute responsabilità per crescere un bambino

  18. ronin Says:

    L’ho sempre sostenuto che il pride si fa in ufficio, al bar, in pizzeria, non nascosti in mezzo ad altre 100000 persone.
    E così mi comporto.

  19. mic Says:

    Simonchio: Neanch’io son sicuro di quel che dico ma, trattandosi di un argomento molto delicato, credo sia doveroso essere sicuri di quel che si sta facendo.
    Poi la questione dei “bambini cresciuti” m’è venuta da una trasmissione in cui intervistavano due genitori affidatari omosessuali spagnoli che avevano con loro un ragazzino problematico. E nel vederli ho pensato che non potevano che far del bene per quella creatura che, probabilmente molto sfortunata, sballottata di qua e di la per una vita, con loro avrebbe trovato sicuramente una certa serenità e tranquillità.. Solo per chiarezza

  20. Moi Says:

    Vorrei scrivere ad askriver ma nn riesco ad inviare la mail a askriver(AT)river-blog.com…xkè???

  21. mic Says:

    Poi sul pride son assolutamente d’accordo con Baylor:
    i Pride servono in altri paesi, a noi servono leggi!

  22. blu-1974 Says:

    Condivido anch’io quanto detto da Mic e Baylor: in Italia servono leggi.
    A mio parere è prioritario che il parlamento approvi una normativa su dico/pacs e una sull’omofobia.

  23. Moi Says:

    Vi prego è urgente…Vorrei scrivere ad askriver ma nn riesco ad inviare la mail su askriver(AT)river-blog.com…xkè???

  24. river Says:

    La mail è askriver@river-blog.com

    (e al posto di AT va messa la chiocciolina)

  25. Swann Says:

    Come anche altri hanno ricordato, succede spesso che gli omosessuali di successo prendano le distanze dalle “sguaiate” manifestazioni di piazza. Mi pare francamente una forma di snobismo.
    Nella società, in specie in quella italiana, c’è bisogno di più gente coraggiosa, pronta a mettere la propria faccia professionale ed umana dietro l’etichetta “gay”. Non sempre è possibile e non tutta l’ITalia è Roma. Il pride serve a dire che ci siamo e siamo in tanti. E’ vero che magari ci sono feste sguaiate e che circola droga, ma non succede forse nelle feste di tutto il mondo? Chi vuole stare lontano dagli eccessi lo può fare tranquillamente.
    Temo sempre chi sminuisce la portata delle azioni di chi si impegna. Come un certo qualunquismo di chi non fa beneficenza perchè tanto si sa che i soldi non arrivano al destinatario. Non sempre, ma spesso, è un buon modo di mascherare la tirchieria.

  26. Baylor Says:

    @ mic

    Xempre andando a tentoni ovviamente in argomenti cos’ delicati,come d’altronde te e Simonchio e chi sta parlando di adozione state facendo…ragioniamo assieme su una cosa…

    un’idea me l’ha data Simonchio…una volta col padre lavoratore e la medre casalinga o,ancora prima,col padre essere superiore a cui si dava del voi e la madre addetta alla casa,era la madre a crescere i figli,il padre,al massimo,una presenza da imitare.
    La seconda idea che mi è venuta è…quanto di noi sono stati,alla fine,causa divorzi e separazioni,cresciuti da un genitore solo (parlo di quei genitori che han fatto il loro dovere però…)
    Mentre quanti,con una famiglia tradizionale,sono cresciuti in totale solitudine malversati,maltrattati,non curati,non amati.
    Quanti di questi cresciuti da un solo genitore sono comunque venuti su dritti e con una personalità un minimo forte per reggere all’urto della vita?
    E’ così indispensabile quindi,in una realtà che non è quasi mai stata così,avere due genitori di sesso diverso che ti crescano se poi uno dei due è lì solo nominalmente?

    Poi ti faccio un appunto,ma guarda senza fini inquisitori,giudicativi o polemici…non è carino secondo me che tu dia come possibile limite,in positivo,dell’adozione,l’essere già formato del ragazzo…sembra quasi che invece,prima,la sua formazione,da qualsivoglia lato,possa venire influenzata,detta come l’hai detta tu…

  27. Frà Says:

    Tutto dipende, Swann, proprio da quell’etichetta “gay” di cui scrivi, perchè a me sembra che non ne esista una sola, incontrovertibile e universale, ma che, anzi, ce ne siano di innumerevoli!
    Cosa vuol dire Gay?
    Sensibilità, acutezza, carattere, o sesso sfrenato per vedere chi se ne fa di più e superficialità estrema???

  28. Pan Says:

    Penso che il Pride di casa nostra possa ancora cambiare la vita a qualcuno. Forse non avrà questa grande risonanza politica e nemmeno l’impatto desiderato, ma ci sono persone che partecipano davvero con il cuore e ci credono, e ne escono rinati.

  29. andrealogorrea Says:

    pienamente d’accordo con everett, l’ho già scritto in un altro post. i gay pride sono un arma a doppio taglio e sinceramente se ne può fare ampiamente a meno

  30. Swann Says:

    @ Frà: a me sembra che i gay vengano discriminati, quando lo sono, non èerchè sono sensibili o insensibili, nè perchè sono puttanieri o invece monogami, ma proprio in quanto gay. Il resto è spesso un modo per passare inosservati e sperare di poterlo essere senza dare troppo nell’occhio, secondo la regola per cui il vizio che non si dice, incorre in meno censure nell’occhio esterno.
    Allora non mi pare importante avere un “modello gay” ma mostrare la poliedricità di questo mondo. Sono me stesso e sono gay.

  31. YvesSaintLaurent Says:

    Finalmente un discorso sensato da una persona facente parte della stessa comunità.
    Scrivo da una vita quello che ha dicharato Rupert alla rivista d’oltreoceano beccandomi, puntualmente, “attestati di stima ( sono ironico) ” dai più.

    Un pò di buon senso.

    YSL

  32. ALESSANDRO's shameless Says:

    Anche secondo me i Gay Pride sono diventati in un certo senso inutili, anche se servono a far capire a quella popolazione bigotta che c’è un’intera comunità di gente con gusti sessuali diversi da quelli che dovrebbero essere “normali”.

  33. kikkoman Says:

    chiamasi la beneamata ingnoranza degli etero .

  34. marco natale Says:

    a me sembra solo rosichi per non aver piu l eta per fare certe cose.
    Spesso se ne è uscito con frasi del tipo “non riesco piu a trovare uomini, nessuno mi vuole piu’”

    come ha detto qualcuno piu su, si sta zeffirellizzando

  35. blu-1974 Says:

    @ Ronin
    Ti parla uno che non ha mai partecipato ad un Pride e che non ha mai fatto outing con nessuno se non qui, su River: è vero, bisognerebbe parlarne con le persone che si incontrano tutti i giorni, ma non è così facile …

    Comunque complimenti perché la tua è sicuramente la scelta più coraggiosa

  36. marco Says:

    @ YSL

    Posso capire che non apprezzi i gaypride o manifestazioni del genere. Anche a me piacerebbe poter dire che non è più necessario falre. Ma purtroppo non è così. Mi viene in mente l’atto vandalico messo a punto nei confronti del coming out (pub gay di Roma)
    Visto che molti di noi non possono, per svariati motivi, fare coming out è giusto che ci siano i gaypride che (nel bene o nel male) danno voce a chi non ne ha!
    Saranno baracconi di “travestiti, di drogati e di gente pazzerella”, ma almeno queste persone hanno il coraggio di dire al mondo intero cosa sono. Lo fanno fregandosene del giudizio della gente e dei tanti gay che li “discriminano” perchè effemminati o perchè in un giorno speciale come quello del pride amano essere un pò più esibizionisti del solito.
    Mi vien da pensare: meno male che ci sono loro.
    Anche perchè da che ho memoria non ho mai visto nessuno di voi (voi che non appoggiate i gaypride) fare qualcosa di concreto, di diverso e di alternativo affichè la situazione del mondo LGBT possa cambiare.
    Se qualcuno di voi ha la voglia, la possibilità, le idee, i mezzi necessari per far qualcosa di concreto che possa sortire effetti più positivi di ogni gaypride io sono con voi, vi appoggio, vi aiuto ecc ecc. Ma finchè non vedrò questo allora mi vien da dire che ben vengano i pride con i loro “drogati” i loro “esibizionisti” le loro “trans” e i loro “colori folkloristici”
    Purtroppo dire che io il GAYPRIDE lo faccio ogni giorno a scuola a casa, in ufficio, per strada ecc ecc non troppo serve, quando la maggior parte di noi non ha il coraggio o la possibilità di farlo. E soprattutto non serve finchè la classe politica non si rende conto che siamo e siamo davvero in tanti…

  37. mic Says:

    @ Baylor:

    metto tra le possibilità anche il fatto che la sua personalità possa essere influenzata. Non la vedo come una cosa ovvia o scontata, ma la considero.
    Poi, ci sono svariate situazioni familiari in cui una persona può crescere e crescere bene, ma qui parliamo di una condizione indotta non nata spontaneamente. Una situazione di cui lo stato si deve prendere tutte le responsabilità. Quindi dovrebbe cercare di ricreare una situazione ottimale. Non credo che una situazione potenzialmente problematica debba essere presa in considerazione. Anche se poi dall’altra parte c’è anche il discorso del male minore, e gli orfanotrofi (anche se teoricamente chiusi, in realtà han solo cambiato nome) secondo me sono il peggiore per il bambino.

  38. O. Says:

    @Marco
    secondo me purtroppo sbagli di grosso.
    Il rispetto per le persone diverse non lo imponi con una legge e tanto meno con un castigo a chi le persone diverse non le rispetta. In questo senso il Pride fallisce. Tu puoi anche fare una legge contro l’omofobia in Italia, ma sta sicuro (lo puoi vedere con un sacco di altre leggi in altri campi), che finchè nel tessuto sociale non si è diffusa la cultura, la civiltà del rispetto… bè, quella legge verrà disattesa: sul lavoro, nelle scuole, nel campo di calcetto, ovunque. Tanto il modo per farlo si trova, sempre.
    Chi invece vive la sua normalità di essere diverso dagli altri quotidianamente, sta lavorando nel tessuto sociale, in piccolo. E porta quel cambiamento che nel lungo termine (lo riconosco, a breve non si può) sfida e vince la migliore delle leggi: perchè, per esempio, chi mi circonda, sul lavoro, in palestra, al pub, non ha bisogno di una legge che gli imponga di rispettarmi, lo fa di suo.
    Infine, fare comining out non è facile per nessuno: sono un po’ stanco di sentirmi dire “io non posso, sai, la famiglia etc etc”. Come ho sputato sangue io, all’inizio, così lo può fare chiunque altro, perchè io non sono affatto così “speciale”.

  39. marco Says:

    @ O

    Carissimo O il rispetto non lo si ottiene certo così ma almeno, in parte, questo dovrebbe servire come deterrente. Le persone devono uscire di casa e devono avere la sensazione di essere protette da uno straccio di legge. Il tuo è un discorso molto bello, ma credo quasi impraticabile. Qui si parla quasi di qualcosa che sfugge alla concretezze e alla dura realtà della vita.
    Non mi interessa se le persone non interiorizzino che io come gay sono una persona come tutte le altre. O meglio mi farebbe piacere che ciò accadesse, ma in mancanza di questo mi auguro, anzi pretendo che in quanto persona devo essere tutelato e pretendo che ci siano delle leggi, che pur inutili, mi garantiscano il diritto di potermi difendere anche legalmente contro chi mi arreca danno.
    Che proponi? Non capisco! nel frattempo che le persone si rendano conto che noi, popolo LGBT, siamo supernormali dobbiamo subire le angherie, gli insulti, le minacce, le discriminazione e quant’altro? No mio caro, nel frattempo che la gente si renda conto e capisca l’esser gay non è un male ma una semplice scelta di vita io PRETENDO di venir rispettato e di essere tutelato o comunque che ci sia uno straccio di legge che mi permetta comunque difendermi da chi ostacola il sereno corso della mia vita.
    Un plauso a chi il pride lo fa nel quotidiano, ma non mi sento di criticare chi ancora non si sente di farlo.
    Sei tu a dire che non dobbiamo aspettarci nulla dalla legge o dalle istituzioni. Quindi capisco benissimo chi ha paura di dichiararsi apertamente. Non tutti sono fortunati come noi. Non tutti hanno la fortuna di avere genitori, amici, parenti, colleghi di larghe vedute. Non tutti vivono a Roma, Milano o Napoli.
    Fare coming out è difficile oggi come ieri. Te lo dico perchè sono a contatto con realtà molto difficili.
    Per concludere: W L’ANARCHIA PIU’ TOTALE. NON FACCIAMO PIU’ NESSUNA LEGGE. TANTO, VERRANNO SEMPRE DISATTESE…
    Ma che dici? Un minimo di legge da cui partire è necessaria.

  40. O. Says:

    @ marco
    dal mio ragionamento non discende direttamente o indirettamente che non si debba più fare alcuna legge. Affermo solo che non puoi imporre il rispetto con una legge. Lo so che la legge mi consente di tutelarmi e punire chi mi ha leso (una volta dimostrato che l’abbia fatto per omofobia, ed il passaggio non è così lineare). Ma a me, che intanto porto a casa le ferite e che domani sarò lì ancora a prenderle quando l’omofobo di turno lo rifarà, importa una sega… scusa il francesismo.
    Anche io pretendo di essere rispettato, come giustamente fai te. La differenza è che io son convinto si debba partire dal basso.
    No, io non capisco chi ha paura di dichiararsi, perchè non ha nulla di cui doversi vergognare o cosa.
    Dici che sono fortunato… fortunato di che, scusa? Quelle persone “di larghe vedute” che tu nomini e che oggi ho intorno, bè, caro mio, gliele ho allargate io le vedute nella maggior parte dei casi. A partire da papà e mamma. E non sempre con le buone. Idem sul lavoro. Idem in palestra. Idem al pub.
    Le “persone di larghe vedute” non fioriscono in serre chiamate Grandi Città, così, sua sponte. Ci si parla, ci si scontra, si dialoga e si trova spazio per entrambi. O si cambia strada, anche questa è una alternativa.
    Sei in contatto con realtà molto difficili… bè, caro mio, non sei il solo, e ti sia di conforto.
    La legge a difesa dall’omofobia serve, è palese, ma serve molto di più coltivare e diffondere il rispetto nelle persone. E ne sono altresì convinto perchè oggi essere omosessuale è un pochino meno problematico che non all’inizio degli anni 90 o prima… e non mi risulta ci siano mai state leggi a salvaguardia degli omosessuali o contro l’omofobia, anzi, tutt’altro…
    Cosa è cambiato allora? La cultura, le persone.

  41. O. Says:

    quante volte ho scritto “caro mio”? ussignur… ehm, no, non fraintendere eh, non ci sto provando!
    ahahahahahahahahah

  42. marco Says:

    @ O

    Carissimissimo O :)
    Ma anche io sono con te. Partiamo dal basso, cominciamo a far si che le persone ci rispettino. Ma come?
    Alcuni manco tollerano la nostra esistenza. Alcuni ci evitano. Alcuni non vogliono neanche che a scuola si parli di omofobia e di omosessualità.
    Giusto che le persone devono essere educate alla comprensione e al rispetto. Ma queste stesse persone che dovrebbero educare i propri figli al rispetto e alla tolleranza non sanno cosa sia l’omosessualità, non sanno cosa significa esser gay…
    Quanto alla sofferenza di alcuni gay ti parlo perchè sono (come molti sapranno) operatore di Gayhelpline e ricevo tantissime telefonate di persone disperate perchè cacciate di casa, licenziate, offese, picchiate.
    Purtroppo sono cose con non sempre si conoscono o vengono a galla.
    Anche io prima di occuparmi di GayHelpLine la pensavo come te. Ero convinto che l’Italia fosse un paese abbastanza aperto. Mi basavo solo sulla mia fortunata esperienza. Ma da quando ho avuto modo di confrontarmi con altre realtà (a me ignote. Sai i Tg non ne parlano, i giornali tacciono e le radio ignorano) mi son dovuto ricredere.
    io non ho mai avuto problemi. Tutti sanno di me. Dalla famiglia agli amici, dai colleghi ai professori. Tutti. Ma io sono fortunato.
    Bisonga fare coming out, ma bisogna anche avere il culo coperto per poterlo fare. Non facciamo gli ipocriti!
    Cosa è cambiato dal ‘90?
    Forse sarò banale, forse sarò ripetitivo, forse sarò stupido ma la prima cosa che mi balena per la mente è il GAYPRIDE del 2000.

  43. O. Says:

    @ Marco
    contento per te che sei fortunato :)
    io non avevo e, in certe situazioni non ho ancora, il culo coperto. Ripeto, me lo sono guadagnato il rispetto, parlando, dialogando e scontrandomi. Piano piano. Quindi, non mi sento affatto ipocrita.
    Sul Pride 2000, perfettamente in linea con te, c’ho partecipato pure io.
    Chiedi come educare al rispetto: eh bè, con l’esempio nel quotidiano. In palestra fanno una battuta sui froci? Io non rido. “Ma non ti fa ridere?” “NO, sai, se mi prendi per il culo… voglio vedere te se ridi a una barzelletta sui calvi!”. Funziona, prova.
    Non pensare, davvero, che io sia circondato da chissà quale “eletta” e illuminata colta fetta della popolazione italica…
    Quegli stessi Tg, giornali e radio di cui tu parli, in occasione dei vari PRIDE inquadrano solo il carro con le Travestite o quello coi Cubisti quasinudi dell’HouseClub… che, per quel che mi riguarda, DEVONO esserci, perchè il Pride è anche una Festa, una gioia… ma capisci che il resto della popolazione se non ha un esempio di omosessuale come vicino di casa, collega di lavoro o compagno di palestra, è naturalmente portata a pensare che i gay siano solo le Traveste e i Cubisti (esagero volutamente, ma per rendere l’idea). Chi deve educarli? Ovvio, noi omosessuali. Ogni giorno.

  44. marco Says:

    @ O

    Devo convenire con te su una cosa: purtroppo i media danno sempre la stessa immagine dei gaypride. Una banda di ragazzi vestiti da donna e di uomini mezzi nudi che ballano come pazzi. Anche se non ho nulla in contrario contro tutto ciò convengo con te. Forse bisognerebbe rivedere o rivisitare il concetto di Gay Parade evitando qualche eccesso. Ma resta il fatto che le persone, come dici, tu devono essere educate anche al gay vestito da donna o alla trans.
    Noi dobbiamo educare le persone facendo capire loro che esiste il gay effeminato, caciarone, festaiolo, travestito che partecipa al pride e il gay più “semplice” la persona che ogni giorno incontri dal salumiere:)
    Ma una cosa non esclude l’altra. Per educare alla tolleranza non è detto che si debba sacrificare quella parte di popolazione gay che ama “esibirsi” (parola estremamente esagerata) durante il pride. L’omosessualità è anche questo. Bello o brutto che sia questo è un aspetto che non deve essere trascurato, dimenticato o discriminato. Almeno credo:)

  45. giampix Says:

    in Italia non c’è bisogno di pride, almeno al nord (farei una certa eccezione per il sud dove ancora il pregiudizio è duro, non ci sono locali ecc) c’è bisogno invece di gay che si mostrino seri e credibili nelle loro relazioni, oltre a rivendicare la parità mostrino di esserne capaci. finchè i locali saranno tutti dotati di dark-room e coperti da tessera di circolo culturale, nessuno penserà che quella è gente normale…ogni volta che la polizia perquisce le nostre disco/circoli culturali ci trova il doppio di droga che in quelle normali, i pride e le tessere servono a quelli che hanno fatto i soldi sui gay con i locali e la politica. la droga c’è dappertutto, ma francamente per quello che ho potuto vedere io, in minore quantità…

  46. marco Says:

    @ giampix

    Mi dai la fonte ufficiale in cui viene scritto che nelle disco gay la polizia trova più droga?

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