Sono state tre le esperienze che ho avuto nel mondo del volontariato romano. Quasi sempre iniziate per noia/prova/sfida. A dire il vero, c’era anche qualcos’altro di indefinito che mi spingeva a cercare di rendermi utile. Per chi? Per cosa? Non c’è una risposta. Il volontariato è anche un modo per aiutare se stessi.

La prima esperienza è stata in una scuola popolare gestita dalla comunità di Sant’Egidio, a Nuova Ostia, zona ad alto rischio criminalità. Una zona dove c’era da aver paura ad uscire la sera. Seguivo i bambini delle scuole elementari e medie, e li aiutavo a fare i compiti. In particolare, ero legato ad un bambino, Fabrizio (lo chiamavo Fabrizietto, ma a lui il nomignolo dava fastidio): padre in carcere, madre che non lo seguiva. Due volte lo portai in gita “privata”, io e lui: al luna park dell’Eur e al lago di Bracciano. Tenevo anche un diario di quell’esperienza, che conservo ancora oggi. Fabrizio è stato una specie di fratello che non ho mai avuto. La sera accompagnavo gli altri bambini a casa. Ho smesso di fronte all’insistenza della comunità di Sant’Egidio, che pretendeva anche un mio impegno a livello “religioso”. Prima sottolineavano che il volontariato era una cosa, e la chiesa un’altra. Poi iniziarono a chiedermi di andare a messa, una, due, tre volte. Fino a quando addirittura dovetti partecipare ad un inquietante raduno, a Sutri. Il leader era trattato come una specie di santone: gli portavano la colazione in camera, sul vassoio. Salutai e da allora chiusi ogni rapporto con Sant’Egidio. Non ho più rivisto Fabrizio.

Fu poi la volta della mensa della Caritas. Esperienza umanamente poco “coinvolgente”. Mi ricordo che c’era una vecchina che non cedeva mai il cestino usato per distribuire il pane. Era molto gelosa di quel ruolo. Con gli ospiti non si interagiva quasi per niente. Ricordo l’odore nauseabondo di molti senza casa.

L’esperienza più tosta, però, l’ho vissuta a Voce Amica, il telefono di ascolto che allora era in zona Esquilino. Frequentai un corso di formazione, dove conobbi il mio secondo ragazzo, A. Poi quasi un anno di volontariato. Spesso facevo i turni la notte. Le chiamate arrivavano fino alle 4 di mattina. Poi due, tre ore di tregua. Mi ricordo Franca, di Ostia. Una signora anziana che chiamava solo per raccontare cosa aveva fatto: era completamente sola. E poi il ragazzo che telefonava per dire che si eccitava di fronte alla mamma che faceva sesso. Noi non attaccavamo mai il telefono, dovevamo sempre ascoltare: al massimo potevamo “imporre” dei cambi di rotta, quando l’interlocutore insisteva troppo a percorrere un binario morto. A volte era straziante, perché in fondo eri impotente di fronte a quelle storie di solitudine e malessere. Con A. facevamo spesso il turno insieme, e si rispondeva a turno. Ogni chiamata veniva registrata su un grande diario: ora di inizio, di fine, argomento di discussione. Avevano ancora i telefoni grigi, quelli con tastiera rotante. Smisi perché era psicologicamente troppo pesante da sopportare.

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21 Responses to “Volontario, da S. Egidio a Voce Amica.”

  1. Artlandis Says:

    Grazie di aver condiviso anche questa parentesi della tua vita con noi…
    Da un pò di giorni sembri avvolto da una sottile malinconia, Riv…
    A volte fa bene vivere anche queste sensazioni, sono necessarie…hanno il loro calore da darci, accompagnandoci verso nuovi sentieri….
    Ti auguro che sia così, che con la primavera si apra un nuovo anno….

  2. Simo Says:

    Anche a me piacerebbe fare volontariato, probabilmente lo farò quando andrò in pensione, ora non ne avrei il tempo materiale.
    Non hai mai sentito il bisogno di rivedere quel bambino, Fabrizio? Forse ha sofferto non vedendoti più :(

  3. io Says:

    Ho fatto volontariato due anni fa in una scuola estiva. E devo ammettere che è stata una bellissima esperienza. Ho iniziato perchè un pò dalle mie parti va di moda, ma poi mi sono appassionato. Ora sto vedendo per i mondiali di roma.

  4. io Says:

    Ho fatto volontariato due anni fa in una scuola estiva e mi sono divertito un sacco. Avevo iniziato un pò perchè dalle mie parti va di moda, ma pian piano mi sono appassionato.

  5. gio Says:

    che ricordi…
    anche io ho fatto tre anni di volontariato a voce amica in un’altra cittá. Stesse sensazioni, stessi personaggi, stessa fatica. La cosa piú bella peró é stata il corso di formazione. Lí ho imparato ad ‘ascoltare’ ed é una cosa che mi porto ancora dietro dopo tanti anni.

  6. Andrea Says:

    Grazie River! Hai fatto bene a raccontare anche questa parte di te… Non so perchè, ma non ti facevo tipo da volontariato (non mi chiedere il motivo).
    ciaoooooooooooooooo

  7. blu-1974 Says:

    A me fare volontariato dà una grande felicità interiore

  8. MMA Says:

    Io ho fatto volontariato in Croce Rossa per quasi 6 anni, mi piaceva un sacco il contetto con la gente, con i bambini o le persone anziane che trasportavamo a casa dall’ospedale. Sono cresciuto tanto con quell’esperienza, ho ricordi bellissimi ed altri che ancora oggi mi chiudono lo stomaco, tipo una signora che una notte dopo una lite col marito ci ha chiamati, ricordo i suoi occhi, ci vedevo la paura di ritornare in quella casa. Poi me ne sono andato quando la dirigenza ha deciso che contava di più il profitto che il servizio… ed allora conveniva tenerci fermi in sede ma con rimborso dal 118, e dirottare le chiamate minori ad altre strutture private… uno schifo

  9. MartinaX Says:

    Bel post. Sembra di leggere una pagina di un diario.

  10. river Says:

    Simo, il rapporto con Fabrizio non era sano, nel senso che non potevo considerarlo il surrogato di un fratello. Quindi è stato giusto così. E lui era un tipo “duro”, uno di quelli che dissimulavano già i sentimenti, e che non dava mai a vedere il suo dispiacere.

  11. Anonymous Says:

    Io sono un volontario C.R.I. e sapere che uscendo di casa, vai a fare qualcosa di utile e che fa piacere alla gente mi rende felice…..mi piace staccare e pensare ai problemi altrui, senza fissarmi sui miei, sicuramente minori!!!!!!!!!!!!

  12. alexia Says:

    ho fatto volontariato anch’io con i bambini e gli adolescenti, poi due anni a Milano a Telefono Amico. Lì ho conosciuto un mondo durissimo e per me allora lontano, quello dei problemi cronici degli “abituali”: la solitudine, la malattia mentale, l’alcolismo, le relazioni di coppia difficili o violente. A volte parole concitate, a volte lunghi silenzi dall’altra parte.

    Facevo anch’io spesso le notti, stesse regole: una scheda riassuntiva per telefonata, anonimato assoluto, mai parlare di sè, mai riattaccare - e quante domande mi sono fatta in quel periodo.

    River, mia mamma è come la tua. In qualche modo, che non so dire, nella mia esperienza c’entra anche questo.

  13. torrente Says:

    anche io ho fato vari tipi di volontariato, all’ANFFASS (bambini e ragazzi con handicap), alla caritas , in una comunità residenziale per il recupero dei tossicodipendenti…. e qualcos’altro più sporadico.Secondo me prima di fare volontariato è meglio fare un minimo di preparazione, altrmenti succede come a me, che alla prima esperienza fui spedito, del tutto inerme per una settimana in un istituto per bambini con handicap gravissimi,fu un’esperienza durissima, la notte mi venivano gli incubi.
    e comunque in ogni caso dopo un po’ ho dovuto mollare, non perchè non riuscissi a fare il mio lavoro, anzi spesso ricevevo apprezzamento per l’impegno e la sensibilità con cui svolgevo i miei compiti, ma era anche il mio punto debole. troppo coinvolgimento interiore, non riuscivo a staccare una volta fuori da li, esperienze bellissime, ma mi consumavano troppo.

  14. Swann Says:

    Anche io ho avuto qualche difficoltà a rapportarmi a Sant’Egidio, anche se le motivazioni della Comunità sono veramente forti. In Caritas ho conosciuto delle persone splendide. Suore capaci di mandare avanti realtà durissime e laici pronti a sacrificare un tempo enorme all’interno di Case-Famiglia.
    Si dovrebbe imparare a fare volontariato prestando qualcosa della propria personalità, nella consapevolezza di non poter risolvere davvero i problemi degli altri, e soprattutto convinti di non dover mai ricevere il ringraziamento di qualcuno.
    Il volontario ringrazia sempre.

  15. Giò2 Says:

    river, bello questo scritto, davvero! anch’io non pensavo che avessi fatto questo tipo di esperienza, anche se poi ragionandoci si comprende dato che si parla,riferendoci al volontariato, di persone che hanno una grande sensibilità, come si intuisce tu abbia. anche io mi occupo di volontariato, e trovo che sia uno dei modi per sentirci parte di una società nella quale, come le tue malinconie di questi giorni testimoniano, è difficile trovare uno spazio che ci soddisfi appieno.

  16. omnibus Says:

    ..Ho sempre fatto volontariato…credo per i motivi sbagliati…cercavo di riempire l’horror vacui che mi prendeva….cercavo in primis di trovare una ragione per essere contenta…lo so, mostruoso…
    Comunque…ho iniziato in un centro anziani, per passare in ospedali…fino ad approdare in un orfanotrofio…
    Dove qualcosa è cambiato veramente….dentro di me…una bimba di poco più di 5 anni…si legò moltissimo a me…esattamente nel modo che gli psicologi cercavano di evitare…aspettava le mie visite, aveva delle aspettative su di me…se non riuscivo ad andare, lo vedeva come un abbandono…fu una situazione dura…alla fine mi “consigliarono” di smettere di andare a trovarla…si stava creando un legame che non avendo futuro, poteva solo creare altri scompensi nella vita della piccola…
    Ci ho sofferto in maniera disumana….
    …da allora ho smesso con il volontariato.

  17. Italian Psycho Says:

    Pure io sono passato per la comunità di S. Egidio e il volontariato….esperienza pessima. Dopo 2 anni abbandonai baracca e burattini….

  18. Guybrushpirate Says:

    Non condivido il volontariato che viene fatto in questi tempi. Semplicemente, quello che la maggior parte della gente fa, al giorno d’oggi, non è volontariato. E’ una moda. E’ un riempire la noia. E’ un mettersi la coscienza a posto. E’ un attacco di altruismo temporaneo, passeggero, che una volta passato lascia i problemi che hai creduto di affrontare tali e quali a come li hai trovati. E’ un palliativo per la vita.
    Il vero volontariato lo si fa a caso. Non si decide dove andare: si va nella prima struttura che si trova. Non si decide di smettere: si fa e basta, perchè le difficoltà ci sono dappertutto e non è bello abbandonarle. Le difficoltà si affrontano. Abbandonare una difficoltà che si incontra durante il volontariato vuol dire abbandonare le persone per cui si pensava di poter fare tanto tanto bene. Il volontariato non è un riempitivo di un angolo libero della tua vita: il volontariato è il distruggere una parte piena della tua vita per poterla dedicare a chi ha bisogno, continuativamente.
    Il volontariato è questo. Non un gioco.

  19. O. Says:

    Farei volontariato per i bambini, ma temo di attaccarmi troppo e di passare piccoli (grandi) drammi ogni volta che uno spicca, giustamente, il volo.

  20. mysound1975 Says:

    Io nel mio lavoro incrocio situazioni sgradevoli, allucinanti a pensarci perché colpiscono nell’animo di una persona.
    Ho scritto incrocio, perché ho fatto in modo che il mio lavoro consistesse appunto in questo. Non le accompagno, non le subisco queste sofferenze, ma se posso rendermi utile lo faccio volentieri.
    Mi dispiace ma in tutta franchezza non ci riesco ad avere esperienza come quelle descritte da River.

  21. Antinous Says:

    Che ridere il santone di Sant’Egidio!
    Quando la religione è potere!

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