Svolte farmacologiche.

March 31st, 2008

Ci sono dei momenti che un blogger non può fare a meno di infilare in quella bottiglia trasparente che è il suo blog. Per alcuni è il primo tatuaggio. Il primo vestito di Prada (presente!). Il trasloco nella nuova casa (idem). La prima buca data ad un appuntamento di chat (ehm…). Quante prime volte ho raccontato in questi cinque anni? Il primo lubrificante, comprato a due passi da San Pietro. La prima intervista. Il primo viaggio da inviato. E, attraverso la lente d’ingradimento del passato, la prima volta sul web; il primo rapporto, a Los Angeles; la prima volta ad “Amici”, tanti anni fa. Oggi ho vissuto una svolta, che è anche una prima volta.

7 anni fa. Attacchi di panico. La cura si chiama paroxetina. Funziona, evviva. Dopo un mese segregato in casa, torno a vivere. 7 anni. Una pasticca al dì. 7 anni.

Torno dal medico. Lo chiamo medico, ma la sua specialità è la psichiatria. Non so perché, ma provo un certo fastidio nel chiamarlo psichiatra. Mi sento come quel ragazzo dallo sguardo triste, accompagnato dalla mamma, che incontro nel suo studio medio, traversa di viale Giulio Cesare. Il parquet è nuovo, si sono trasferiti là da poco. Prima erano in via Cicerone. Sulla porta non c’è neanche una targa. Suono. La segretaria è la stessa. Quanta ne avrà sentite. La moglie del medico è stata la mia analista per due anni. Insieme – farmaci+terapia – abbiamo sconfitto gli attacchi di panico. Lui nel frattempo ha fatto carriera. Ora ha una cattedra in un’università della Toscana: “prevenzione dello stress”. E da dottore è diventato professore. Gli faccio il solito riassunto delle puntate precedenti. Lavoro, affetti, famiglia. Poi si tirano le somme. “Vorrei iniziare a ridurre il farmaco. L’ultima volta che l’ho visto, due anni e mezzo fa, la risposta fu secca: “Se lei sta bene, perché smettere?”. Adesso, invece, è più aperto. Studiamo un programma di uscita. La paroxetina crea dipendenza: se un giorno mi scordo di prenderla, la sera mi gira la testa e ho le vertigini. “E’ normale”, mi rassicura. Così mi prescrive la paroxetina in gocce (si chiama Dropaxin): ogni settimana devo ridurre di una goccia. Si parte da 40 gocce, l’equivalente di una pasticca. Sembra una specie di raccolta a punti al contrario. Il rischio che gli attacchi di panico ritornino c’è, nessuno lo nega. “Qualsiasi cosa mi chiami, e ne parliamo. Se ci accorgiamo che non va, riprendiamo”.

Esco dal suo studio e il sole ha un altro colore. Sento di aver iniziato qualcosa di importante. Un percorso per liberare il mio corpo da una stampella. Speriamo di farcela.

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