Il Mario Mieli non ci sta e di fronte all’autorizzazione negata, per la conclusione del Gay Pride in piazza San Giovanni, punta i piedi: “Ci appelliamo alla Questura affinché faccia marcia indietro e riveda il suo rifiuto“. A parlare, nella sede di via Efeso, è Rossana Praitano, la presidente. La Praitano ha ribadito quanto già scritto nel comunicato stampa inviato ieri sera: “L’11 aprile ci era stato concesso di utilizzare la piazza. Ieri, invece, l’autorizzazione è stata ritirata. E tutto perché nella basilica di San Giovanni, il giorno del Pride, è in programma un convegno filosofico, organizzato dall’università pontificia”. Poco fa, invece, la Questura ha fatto sapere di non aver mai autorizzato la conclusione del corteo a piazza San Giovanni: quindi non si può parlare di rifiuto. Quanto al concomitante convegno, il Mieli non ha nessun problema di “convivenza”, anche perché questo avviene all’interno della basilica. Altro particolare: il convegno è previsto dalle 15 alle 19, mentre il Pride arriverà sulla piazza dopo le 19. “Semmai – ha fatto notare la Praitano – potrebbe esserci concomitanza con un coro che seguira’ il convegno, intorno alle 20,30. Ma anche in questo caso non ci sembra proprio che le manifestazioni non possano convivere”.  E il sindaco cosa ha detto al Mieli sul divieto? “Con Alemanno ci siamo visti lunedì’ – ha risposto Praitano – non ci ha detto nulla. Non sapeva della revoca? Casca dalle nuvole? Davvero non so cosa dire”. Gli organizzatori del Gay pride stanno riflettendo sulla possibilita’ di ricorrere a vie legali per spingere la Questura a non rimangiarsi l’impegno preso l’11 aprile.

Ma anche a Biella è successo qualcosa di strano: il sindaco ha fatto sapere che non sara’ possibile utilizzare la piazza centrale della citta’. Paola Concia, deputata del Pd, presenterà un’interrogazione parlamentare, per fare chiarezza.

Le reazioni odierne alla notizia che piazza San Giovanni è stata negata:

Maurizio Musolino (responsabile immigrazione Pdci): “Si tratta di un gesto assai grave, ma risulta ancor più preoccupante se inserito nel clima che ha avvolto Roma in questi giorni. Aggressioni verso gli extracomunitari, pestaggi alla Sapienza, l’aggressione avvenuta ai danni di Christian Floris: tutti episodi che parlano non solo di violenza ma di un tentativo di restringimento delle libertà. Ora negare piazza San Giovanni per una grande ed importante manifestazione è un ulteriore segnale di poco rispetto, di intolleranza, di chiusura”.
ArciGay Roma: “In che modo una iniziativa che avviene all’interno della Basilica di San Giovanni e una che avviene fuori si sovrappongono? Le due iniziative previste possono svolgersi contemporaneamente ed è importante trovare soluzioni condivise”.
Gruppo EveryOne: “Chiediamo al ministro dell’Interno di revocare quest’ultima decisione immediatamente e di garantire il regolare svolgimento del Pride romano così come stabilito l’11 aprile scorso. Se così non avvenisse, porteremo il caso all’attenzione delle massime Istituzioni Europee”.
Marco Perduca (Pd): “Facile indovinare da dove sia venuta l’ispirazione”.
Associazione Facciamo Breccia: “Trenta preti che cantano dovrebbero tenere lontano un intero Pride? Cos’e’ un esorcismo?
Enzo Foschi (consigliere regionale Pd): “Altro che evento folcloristico. Il Gay Pride è nato e continua ad essere, un momento di lotta e rivendicazione seppur pacifica, per la libertà delle persone. Chi considera la libertà ‘un fatto di folclore’ dimostra di avere una davvero scarsa cultura democratica. Ho aderito, anche quest’anno, alla manifestazione e il prossimo 7 giugno sarò in piazza a fianco delle persone omosessuali, per ricordare che ancora siamo lontani da una conquista reale dei diritti civili e dalla pari dignità, ma che questa battaglia va portata fino in fondo”.

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