A Treviso sta facendo discutere una campagna di comunicazione contro l’evasione del biglietto per il trasporto urbano (ringrazio Roberta per la segnalazione). In dialetto veneto vengono invitati cinesi, arabi, spagnoli, e altre nazionalità ancora, a pagare il biglietto. “Se non paghi, non parti. Se non hai capito te lo dico anche in cinese, arabo, francese, spagnolo, tedesco, ecc.”. Critica la Margherita locale: “Ritengo che la nostra città abbia ancora una lingua e poi un dialetto. Non mi va il fatto che si usi il dialetto in questo modo, soprattutto quando nei manifesti si dice “se no te gà capio te o digo in arabo”, o “in cinese”. Penso che campagne per richiedere civilmente che i cittadini siano responsabili debbano usare anche nel linguaggio altrettanta civiltà”. Campagna corretta per il presidente di dell’azienda di trasporti: “Le due grandi categorie che non pagano i biglietti sono gli studenti e gli immigrati, soprattutto quelli che provengono dal mondo arabo e cinese. Abbiamo fatto una politica educativa nelle scuole e con i mediatori culturali. È seguita una campagna pubblicitaria in cui ci si rivolge alle categorie che evadono. Abbiamo avuto molti riscontri positivi, non ci vedo niente di male. Il problema che abbiamo oggi è che i nostri accertatori e i nostri autisti sono in balia di persone, sempre extracomunitari, che li malmenano quando non hanno il biglietto”.

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