L’anno scorso, di questi tempi, il GayVillage era già stato preannunciato ai media, con data di inizio e programma ufficiale. Ma quest’anno le cose per il villaggio che sorgerà, come gli altri anni, all’Eur, sotto al Palalottomatica, si stanno facendo più complicate.

Primo punto: lo spazio. Dìgayproject, l’associazione di Imma Battaglia, che organizza l’evento, aveva firmato con il proprietario dello spazio un accordo. Dipendere dai privati, e non dal Comune, è la soluzione migliore, per evitare eventuali “ritorsioni” dovute al cambio di colore politico. E’ anche l’escamotage adottato a Roma da Moira Orfei: essendoci un regolamento comunale che vieta i circhi, basta affittare uno spazio da un privato, e il gioco è fatto. Lo svantaggio è uno solo: i costi maggiori di affitto. L’anno scorso, però, è successo qualcosa di inaspettato: il terreno è passato dal privato all’Eur spa. Da qui una serie di ritardi nella messa a punto del nuovo contratto di locazione.

Punto secondo: Il ruolo del Comune è tutt’altro che marginale. L’amministrazione, infatti, fornisce, tramite i vigili, una serie di permessi e nulla osta. Se non ci sono, non si può aprire. O, peggio ancora, si deve chiudere a evento iniziato. Già negli anni passati, i vigili ispezionavano spesso la struttura del Village, alla ricerca di eventuali irregolarità. Il tavolo tecnico col Comune, in questo senso, deve ancora partire.

Insomma, il Gayvillage è appeso ad un filo. Non è un caso che Imma Battaglia, nell’unico incontro avuto con Alemanno, piuttosto che parlare di Gay pride, abbia perorato la sua causa. Il Village è, comunque, un investimento economico, con un costo che supera il milione di euro. Partire tardi, o partire male può avere delle gravi ripercussioni. Forse se ne riparlerà il 7 giugno, in occasione del Pride romano.

Leave a Reply