Il Day After della sfilata dell’orgoglio gay è segnata da due prese di posizione, entrambe molto polemiche.

La prima è firmata da Imma Battaglia, leader dell’associazione Dìgayproject, che ieri ha abbandonato il corteo del Pride. Il motivo? L’esponente del movimento gay non si sentiva a suo agio in una manifestazione “così antagonista e colorata, che non rappresenta le centinaia di migliaia di gay che hanno votato il centrodestra” - ha spiegato al Tg1. Una posizione singolare, va detto, perché fino a poco tempo fa la Battaglia aveva appoggiato la candidatura di Francesco Rutelli a sindaco di Roma. Ma del resto anche in un recente incontro in Comune con Gianni Alemanno aveva fatto capire di “aprire” i suoi orizzonti politici.

C’è poi la secca smentita dei giovani di estrema destra che, ieri, sono stati accusati di aver tentato una incursione all’interno del corteo. Si tratta degli attivisti del Circolo Futurista e di Casa Pound, che spiegano: “La mistificazione e la menzogna sono ormai diventati strumenti di attacchi quotidiani
che ci porta la sinistra radical chic, mentre Action e i Centri Sociali preferiscono fingere di essere stati vittima attacchi violenti ogni volta che vogliono attirare l’attenzione o far prevalere la propria versione dei fatti che li vedono spesso criminali protagonisti”. Qui la loro versione dei fatti: “Il 7 giugno, come da pubblicazioni, si svolgeva il matrimonio di due giovani di Casapound nella chiesa di S.Giuseppe dei falegnami, alle spalle del Campidoglio. L’orario d’inizio della cerimonia, prevista per le ore 18, era contemporaneo alla manifestazione per i diritti omosessuali e perciò molti invitati hanno dovuto raggiungere la chiesa a piedi, per via del blocco del traffico dovuto al passaggio del corteo. In tale frangente, un gruppo di ragazzi, donne e bambini sono stati immotivatamente aggrediti dallo spezzone del corteo dei Centri Sociali. Dopo qualche insulto e spintone, un tempestivo intervento delle forze dell’ordine ha riportato tutto alla tranquillità”.

(Per le foto flickeriane ringrazio Francesca Recine, Chiara Lalli, Tony De Falco e Mihai Romanciuc).

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