Il Gonfalone contestato. Se prima del gay pride romano si è discusso - tanto, troppo? – per il patrocinio del ministero e delle istituzioni locali (alla fine lo hanno dato regione e provincia), a Bologna, dove è in programma, per il 28 giugno, il pride nazionale, si litiga per il gonfalone della Provincia. Provincia che è retta da un’esponente del centrosinistra, tal Beatrice Draghetti. Classe 1950, nel suo curriculum sottolinea di essere stata per anni dirigente di Azione Cattolica. La signora in questione ha patrocinato soltanto gli eventi “convegnistici” e, soprattutto, si è rifiutata di far sfilare il gonfalone alla parata, come richiesto dai Verdi. Il motivo? “L’evento non presenta le necessarie caratteristiche istituzionali”. Dietro, però, c’è la solita guerra ideologica tra centrodestra e centrosinistra. Due consiglieri provinciali di Forza Italia, tanto per far capire il clima, avevano annunciato che avrebbero fatto da “scudo umano” al gonfalone, in caso di risposta positiva da parte della Provincia.

La Regione no. A oggi Vasco Errani (centrosinistra), governatore dell’Emilia Romagna, non ha patrocinato l’evento.

A ritmo di tango. Se a Roma si è cantato “Tutta mia la città città”, la canzone-inno dell’evento bolognese sarà  “Tango Diverso”, colonna sonora di un celebre film del 79 dal titolo “La patata Bollente”, nel quale Massimo Ranieri interpretava la parte di un omosessuale.

I graffiti pro-Pride. Il Comune di Bologna ha autorizzato alcuni artisti del Cassero e dell’associazione Tinteforti a realizzare un “progetto di comunicazione visuale“, per “amplificare il dialogo con la città di Bologna sui temi del Pride”. Per fare ciò, sono stati realizzati alcuni graffiti a tema, sulla staccionata che circoscrive il cantiere di ristrutturazione del dell’ex porto rinascimentale del Parco del Cavaticcio, situato tra il Cassero e il Mambo (museo di arte moderna). I graffiti e murales puntano tutto sul multicolor “in totale sintonia con la filosofia gioiosa e pacifica del Pride”. L’opera resterà visibile fino alla fine dei lavori in via don Minzoni.

Le Acli no. Gli organizzatori del Pride bolognese avevano invitato il presidente delle Acli di Bologna, ad un convegno dal titolo “Omosessualita’ e cristianesimo”, organizzato dal movimento cristiano “Noi siamo chiesa” . Ma lui ha fatto sapere di avere “impegni concomitanti. L’invito e’ stato mosso, dicono in una nota gli organizzatori, per “non chiudere le porte al dialogo”. Le stesse Acli, e i politici cattolici, hanno fortemente criticato l’adesione del Pd bolognese alla sfilata del Pride: “nei fatti il Pd sconfessa la centralità della persona e l’affermato sì alla centralità della famiglia”.

Vip. Simona Ventura non è l’unico vip che ha lanciato un video-appello ai gay ad aderire e partecipare al pride di Bologna: oltre a lei Barabara Alberti, Lucia Ocone e Lella Costa.

Pullman. Da tutta Italia, Arcigay e associazioni locali (a Roma lo fa il Mieli) organizzano pullman per raggiungere Bologna.

Date. River-domanda: Ha senso un Pride nazionale così “distante”, sul calendario, da quelli locali? Non si potevano farli tutti nella stessa settimana?

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