bocconiDebutta oggi su river-blog un nuovo guest-editor. Bocconiano, offrirà il suo punto di vista sul prestigioso ateneo milanese, tra casiraghini e berlusconini. Senza grosse velleità sociologiche, “Bocconi Amari” racconterà vizi e virtù dei suoi colleghi.

Il principe ereditario: è bello, è ricco, è intelligente, ha un cognome di tutto rispetto. Di solito il suo look è impeccabile, la sua media oscilla tra il ventotto virgola qualcosa ed il trenta virgola qualcosa. Ha sempre qualche aneddoto carino da raccontare, che sia andato a mangiare il sushi con le amiche il giorno prima o che sia stato nominato alfiere del lavoro da Ciampi, e li riporta con il medesimo entusiasmo. Durante il terzo anno del triennio andrà in “scambio” alla Wharton o a Berkeley perché fa figo, opterà per Turchia, Cina o India per darsi un tocco esotico. Tutti vorrebbero essere come lui (??).
La diva dell’Hollywood: il suo imperativo categorico è: “ho vent’anni? Minchia se me li godo!!!”. Il suo abbigliamento è ostentato tendente al fighetto. La sua media non pervenuta. In aula non va più in giù della terzultima fila . Appena finita la lezione (sempre che ci vada) corre al Taxi Blues per non rimanere indietro sugli ultimi preparativi della “serata universitaria”, che per lui comincia il lunedì e termina la domenica sera. Salvo poi trovarsi a 25 anni ancora iscritto al secondo anno con papà che minaccia di sospendergli gli alimenti.
I “vìps”: oltre la Borromeo, oltre Berlusconino, oltre Casiraghi. Sono figli di imprenditori e/o politicanti e/o diplomatici stranieri. Stanno provando l’ebbrezza di mischiarsi con il proletariato, senza rinunciare per questo alle loro abitudini. Quando chiacchierano con il popolino sono amabili, salvo poi spiattellarti tra una risata e l’altra che il padre ha un’azienda di 200 dipendenti oppure che le vacanze di Pasqua passate nella sua (sua sua, non “di famiglia”) villa di Firenze sono andate benissimo. La sua media è alta (ma non è il suo primo pensiero la mattina, mentre Alfred gli porta la colazione a letto).
Le tacchettine: Ore 8.30: uscita dal 15 pieno zeppo come un treno destinato ai campi di concentramento; ore 12.00: direzione mensa chic per pranzo/pettegolezzi ; ore 18.00: ritorno a casa dopo una giornata di estenuanti fatiche. A qualsiasi ora del giorno e della notte, che sia inverno con 25 mm di pioggia o estate con 40 gradi all’ombra, la “bella bellissima” non rinuncia mai al suo tacco 13. Il suo tacchettìo è ormai un metodo alterntivo all’orologio a cucù per la scansione bocconiana del Tempo. Sempre e costantemente in anticipo per evitare qualsiasi inconveniente che possa farle fare ritardo, sia perché non potrebbe correre con quella “dotazione”, sia perché (testuali parole) “correre è inelegante”. Ondeggia fluida con i suoi attillatissimi jeans Armani o le sue svolazzanti gonne Cavalli, finchè un giorno Naomi non le farà lo sgambetto facendola maldestramente cadere e a lei, tra i flash dei fotografi, non rimarrà altro che scappare via in lacrime. L’unico ricordo di quell’evento sarà un fondotinta di Elizabeth Arden rotolato rovinosamente dalla sua borsa e ritrovato dall’inserviente asiatico il giorno successivo durante il turno delle pulizie.
I “pensionati”: direttamente alle favelas brasiliane (visti i requisiti per accedere ai benefici ISU); le leggende sugli abitanti del Pensionato Bocconi si perdono nella notte dei tempi. Dalle feste-sfascio che occupano interi corridoi, alla promiscuità delle docce in comune, ai modi misteriosi in cui ogni abitante del pensionato riesce sempre ad avere informazioni in anticipo su qualsiasi esame/professore/evento/modalità su come ottenere un qualsiasi servizio, ovviamente sconosciuto ai più. Sono partecipanti attivi di tutto ciò che viene organizzato in Bocconi (attività calcistiche in primis). Il loro abbigliamento è un po’ trascurato, e non è raro vederli arrivare la sera a mensa in ciabatte e tuta. Occupano le primissime file dell’aula e spesso arrivano con la lezione già studiata.
I “Comunisti”: avrebbero voluto fare Lettere antiche oppure gli attivisti in qualche centro sociale. Invece hanno provato il test di ingresso e sono stati ammessi nel tempio del capitalismo italiano. Vagano noiosamente per l’università in cerca di un senso da dare alla loro permanenza lì. Fanno esami perché studiano, non perché provino interesse reale per la materia. In biblioteca si avvicinano mestamente all’unico scaffale di libri di narrativa in cerca dei “Racconti” di Cechov, oppure li trovi all’ingresso di ogni edificio a distribuire volantini per la riunione dei “Comunisti Bocconiani” (lo so, fa molto ridere, però esistono davvero…). Verso il secondo/ terzo anno arriva l’epifania (di solito la visione del lavavetri all’incrocio di Porta Romana, prospettiva di un futuro non molto gratificante) che gli fa cambiare facoltà (Filosofia e Scienze della Comunicazione le più gettonate); altri si impongono di trovare qualche ambito di loro interesse e decidono di riversare lì la loro intelligenza; altri finiscono come “La Diva dell’Hollywood”, senza però aver mai visto un locale o una discoteca.
Aurea mediocritas: la categoria più vasta. Il giovane bocconiano medio, senza infamia e senza lode, che passa il suo tempo tra lo studio, qualche ubriacatura e il ciulamento. I suoi argomenti preferiti sono: il “fantastico mondo dell’università”, gli esami da fare ed i corsi da seguire, dove vuole andare in scambio, com’è andato il Campionato e cosa è successo a “L’Isola dei Famosi”. Veste casual, spesso tenta di imitare, con scarsi risultati, look e modi del “Principe ereditario”. A lezione si riunisce con altri suoi simili in “gruppetti” per riuscire, in branco, laddove il “Principe ereditario” riesce singolarmente: farsi notare ed eccellere.

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