La potente Condé Nast sta per lanciare su due mercati, quello italiano e quello inglese, un piccolo gioiellino editoriale: Wired. La rivista, già molto apprezzata in America, sbarcherà infatti prossimamente nel nostro Paese.

Stessa casa editrice, assunzioni diverse. Nel Regno Unito, il sito di annunci di lavoro del “The Guardian” (probabilmente il migliore e più completo) ha pubblicato una serie di offerte relative a Wired. Si cercano art director, giornalisti, addirittura un caporedattore. Cariche che da noi non ci si cercano certo su Porta Portese o un qualsiasi sito di annunci, ma tramite i soliti contatti di amici/editori/colleghi. E, infatti, per il lancio di Wired Italia, di annunci neanche l’ombra. Nè sul sito italiano di Condé Nast, nè su qualsiasi altra pagina web. Le uniche offerte disponibili, da noi, sono:  Addetto/a guardaroba studi fotografici- categorie protette (L. 68/99); Addetto/a area tecnica, sviluppo area contabile; Stage area tecnica, sviluppo intranet; Correttore di bozze appartenente alle categorie protette (L.68/99). Insomma: grande scelta. Ovviamente la redazione di Wired è già al completo.

Sfogliare le offerte di lavoro nel Regno Unito è frustrante. Ci si rende conto di quanto l’Italia sia rimasta indietro.

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25 Responses to “Editoria, modelli di assunzione a confronto.”

  1. Angelo Says:

    Ciao, vivo in Uk, ed anche io penso che in Italia non ci sia un mercato del lavoro da paese occidentale.

  2. orsamaggiore Says:

    @ river – qualsiasi paragone tra l’Italia ed un qualsiasi paese evoluto non può che essere frustrante
    @ angelo – conosci qualcosa che in italia sia da paese occidentale?
    avessi vent’anni me ne andrei di corsa da qui…

  3. Beps Says:

    Assolutamente d accordo con voi!
    Il mercato del lavoro e’ una buffonata.
    Il mio compagno sta cercando di cambiare posto ( laureato in economia , si occupa all interno dell ufficio del personale di un grande azienda , di stipendi) praticamnete impossibile! Solo tramite amici degli amici…..
    Il nostro Stato e’ …. in uno stato pietoso!!
    Rendiamocene almeno conto!
    Grazie anche ai signori sindacati!

  4. O. Says:

    come sai, ho cambiato di recente lavoro. Perchè volevo migliorare, sotto diversi punti di vista. Ci sono riuscito, ma non tramite un “mercato del lavoro” fatto di annunci etc etc… ma solo tramite la rete di relazioni di lavoro e sociali che ho. Della serie: l’amico ti informa che l’amica ha bisogno di una figura così e colà e pensa che tu potresti fare al caso suo… etc etc…
    Credo che anche io, se un domani avessi bisogno di un collaboratore, preferirei rivolgermi alla rete di persone che conosco, piuttosto che fare qualche decina di colloqui a sconosciuti muniti di curriculum. La trovo una soluzione più affidabile, più efficace ed efficiente.

  5. O. Says:

    a scanso di malintesi, il mio pensiero riguarda le posizioni di un certo livello, non certamente le basi.

  6. Lucy Says:

    @O.
    In pratica ti sta bene come funziona qui da noi!
    Scusami ma non mi sembra giusto: alle volte vengono assunte persone incapaci (forse non sarà il tuo caso) solo perchè conoscono il tizio che li raccomanda.

  7. Toso Says:

    x orsamaggiore
    hai ragione, l’italia non può essere paragonata a nessun altro paese occidentale (ps: mi domando cosa ci facciamo nel G8…)

    x beps
    è vero, grande colpa è dei sindacati… si veda per esempio la storia dei sindacalisti abruzzesi che si tenevano i soldi destinati alla formazione dei giovani

    io ho 19 anni, non ho ancora grande esperienza nel mondo del lavoro… posso solo dire che per trovare un lavoretto (per altro solo qualche ora alla settimana) non poco… solo grazie aun amico dell’amico di mio papà l’ho trovato….

  8. O. Says:

    @ Lucy
    sai, un discorso è la raccomandazione, che degenera spessissimo inquel che dici tu, cioè l’assunzione di incapaci solo perchè amici di o figli di (ne ho un sacco di esempi anche attorno a me, ti capisco benissimo).
    Diverso è il discorso che facevo io, lasciami usare un’altra parola solo per comodità: segnalazione.
    Se ho bisogno di una professionalità particolare e con un ruolo più o meno delicato, o comunque di responsabilità, io sono più tranquillo assumendo una persona che so come lavora (perchè magari c’ho già lavorato in passato) o che mi viene presentata come capace da una persona amica comune. Sotto questo aspetto, mi fido molto di più delle info che mi passano gli amici o i collaboratori, piuttosto di quel che posso leggere in un CV o carpire da un’ora o due di colloquio…
    Ripeto, se parliamo di mansioni di base, il metodo del CV e colloquio ha pari valore per me… ma quando la professionalità è un po’ più specifica, preferisco andare sul sicuro. E mi fa piacere che gli altri lo facciano con me, vuol dire che il mio lavoro è stato notato ed ho conferma di averlo fatto bene.

  9. Haukky Says:

    “Peccato” che la mia percentuale di invalidità sia solo del 20%, altrimenti ci avrei fatto un pensiero :(

  10. Svedese Says:

    Per Orsamaggiore
    Dici che se avessi vent’anni te ne andresti dall’Italia. Quanti anni hai? Io me ne sono andato in Svezia a 31, stufo del mio lavoro da schiavo che non potevo neanche lasciare perché non ne avrei trovato un altro (vivevo in Sicilia e questo é tutto dire). Ho preso la liquidazione e il gruzzolo che avevo in banca e sono partito all’avventura per Stoccolma. Ho vissuto in ostello per 15 giorni, durante i quali ho cercato un appartamento da affittare. Poi ho trovato lavoro presso un italiano (credetemi, i datori di lavoro italiani all’estero seguono sempre le regole italiane!) e adesso lavoro da 4 anni con gli svedesi e sono soddisfattissimo. Non lascerei il mio lavoro e la mia vita qui per nulla al mondo!
    Quello che voglio dire é che a volte bisogna rischiare nella vita, non avere paura di affrontare l’ignoto. Il piú delle volte va bene…..e se va male si torna a casa, al limite ci si é fatta una lunga vacanza di qualche mese! :)
    P.S. anche in Svezia negli annunci di offerte di lavoro si puó leggere che cercano un direttore di banca o un direttore generale ecc. ecc.

  11. lwsx Says:

    @O.
    quello che affermi e’ corretto, meglio andare a colpo sicuro che rischiare in certi casi, soltanto che in Italia si fa sempre di tutta l’erba un fascio e quindi anche per assumere un semplice ‘lavapiatti’ bisogna essere ‘presentati’ da qualcuno

  12. Allelujah Says:

    Quindi secondo O. le selezioni non servono a nulla. Permettimi: e poi chi dice che non ci possa essere, per un determinato ruolo, gente più in gamba di quella “segnalata”?

  13. debby Says:

    scusa io lavoro nella ristorazione….per me anche un ’semplice lavapiatti’ è importante.
    Come vedi è tutto relativo….

  14. Allelujah Says:

    Che poi, a dire il vero, è ancora più sconfortante pensare che se vuoi fare il giornalista nel Regno Unito, le chance diminuiscono drammaticamente. Immagino, penso e credo che per quanto bravi un madrelingua sia sempre meglio… o no?

  15. dani Says:

    “La potente Condé Nast” credo che l’aggettivo sia pure riduttivo.
    Tempo fa ho visto un bel servizio,credo su Report,in cui raccontavano di questa casa editrice e in particolare di Vogue america e della sua direttrice Anna Wintur,che ha preteso ed ottenuto che per la settimana della moda a Milano modificassero la scaletta delle sfilate,adeguandole alle sue esigenze.
    (ha fatto le stesse richieste a Parigi,ma siccome i francesi c’hanno le palle,le hanno risposto picche..)
    Alla base del servizio,c’era la teoria che questi simpaticoni della condè nast volessero boicottare le sfilate e la moda europea,ovviamente a favore di quella americana…
    Comunque da allora evito di comprare le loro riviste,e pure la cioccolata,che magari non c’entra nulla,ma ha lo stesso nome! :P

  16. Francesco Rabita Says:

    Hai ragione River.
    Che tristezza di Paese!

  17. The Truth is Out There Says:

    …boccaccia mia statti zitta!

    Michelone Provolone

  18. spirito.aspro Says:

    notizia da non credere, Wired in Italia, nel paese con meno geek di tutto il mondo occidentale:))

  19. Alessio Says:

    Avendo lavorato in Condè Nast posso assicurare che è davvero così. Qui in Italia hai bisogno di una rete talmente vasta di conoscenze che solo i “figli di” possono farcela… e se come me sei stato baciato dalla fortuna e per una serie di eventi riesci ad antrarci… ne esci di corsa. Perchè lo stipendio te lo sogni… perchè “Condè Nast è un editore prestigiosissimo, c’è gente che pagherebbe per stare qui”…
    Lasciamo stare và… l’Italia è un paese mafioso a livello inverosimile, la mafia è radicata nel popolo italiano, da Aosta a Palermo. Non ci si scappa.

  20. orsamaggiore Says:

    @svedese
    di anni ne ho molti, molti di più,
    negli anni in cui cercavo la mia strada, che ho trovato e percorro ancora adesso con grande soddisfazione, era più facile che ora, il mercato del lavoro era sicuramente più vivo e la sensazione non era di assoluta completa sfiducia nelle istituzioni come è ora, a volte un paio di decenni fanno la differenza (non dico che allora tutto fosse splendido, era solo un pochino meno difficile e faticoso per chi è giovane oggi)

  21. O. Says:

    @ Allelujah
    oh certo che ci potrebbe essere gente più preparata e in gamba di quella che mi viene segnalata. La stessa cosa accade quando selezioni per colloqui, no? Magari ti fermi al quinto candidato perchè si avvicina all’idea di persona che cerchi, quando se avessi intervistato anche il sesto ne avresti trovato uno migliore… e chi lo sa?
    E’ pura questione di costi da sostenere per trovare la persona e benefici attesi: 200 colloqui o magari solo 2, chi lo sa, dipende da chi ti capita… oppure ti fidi di chi conosci. Oppure fai a metà, perchè no?
    Ecco, io non penso ci sia una regola precisa, ogni situazione và valutata un po’ a sè. Ma non credo affatto che la segnalazione sia un meccanismo perverso e mafioso, tout court. E’ uno strumento senza valore di bene o male, dipende da chi lo usa e da quale valore vuole assegnarvi.

    Poi, è certamente vero che all’estero trovi nelle pagine di ricerca del personale anche le ricerche di direttori, responsabili vari etc etc… ma all’estero, signori miei, sono molto tenute in considerazione anche le “referenze”… che più o meno sono la stessa cosa delle segnalazioni cui mi riferivo.
    Idem per i social network tipo Linkdn, dove sono gli “amici” che segnalano la tua professionalità e ti raccomandano alle aziende…

  22. etero Says:

    ragazzi quanta malinconia…
    mi ricordo un colloquio in cui il mio esaminatore continuava a chiedermi stupefatto perché non continuassi il lavoro di mio padre…
    poi sono diventato un professionista, è dura ma sono soddisfatto e non ho “capi” cui rendere conto.

  23. marziano Says:

    in UK anche i capi della Consob, che lì si chiama FSA (Financial Services Authority) li cercano con le inserizioni sull’economist, da non credere.
    trasparenza, competenza e merito.

  24. Gabberm Says:

    River, per capire la differenza, basta notare negli annunci il riferimento all’età anagrafica: in Italia mettono quella massima, all’estero quella minima!

  25. Angelo Says:

    Anche io mi sono meravigliato la prima volta che ho visto gli ad per i lavori che in Italia fanno parte del mercato esclusivo.
    Ed e` vero che in UK il riferimento all`eta` e ogni altro tipo di riferimento che infici le pari opportunita` e` contro la legge.
    La segnalazione e` una brutta cosa. E` brutta per la compagnia perche` per quanto vasta possa essere la rete delle amicizie non supera i due o tre quartieri. Un ad su internet pou` raggiungere un danese o un messicano.
    E` brutta per una Nazione, che` rende problematica piu` che altrove la realizzazione del desiderio di farcela da soli (per quelli che ce l`hanno un tale desiderio naturalmente), per non parlare dell`educazione alla meritocrazia.

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