Non mi capita spesso di indispettirmi per questioni economiche collegate ai cellulari. Fondamentalmente perché sono un pigro, e non ho la fantasia di mettermi a verificare conti e controconti. Ma stavolta è successo qualcosa di strano, che merita un approfondimento.

L’anno scorso passo dalla Wind alla Tre, sul mio telefonino non di lavoro. L’accordo prevede che, a fronte di un cellulare concesso in comodato d’uso, debba effettuare almeno una ricarica di 20 euro al mese. In caso contrario, mi sarebbe stata prelevata dal conto la somma necessaria a raggiungere i 20 euro mensili. Alcuni mesi fa, mi vengono prelevati dal conto 20,6 euro. Penso che non avrò ricaricato. In fondo uso questo telefonino molto poco, avendo un contratto con la Tim. La stessa cosa succede il 21 luglio: mi vengono prelevati altri 20,6 euro.

 tre by you.

Chiamo la 3. L’operatrice fa una serie di controlli e scopre che il 24 giugno ho ricaricato di 10 euro. Sue testuali parole: “Allora non capisco perché le abbiamo addebitato questa cifra”. Non capisce, neanche lei, perché a fronte di 10 euro ricaricati, me ne abbiano addebitati 20,6. A norma di contratto (qui una copia) la Tre mi avrebbe dovuto addebitare solo 10 euro. Penso: è finita, hanno scoperto l’errore, e amen. E invece no. Siccome alla fine il cetriolo finisce sempre nel sedere del consumatore (in Italia), sono io a dover preparare un fax, con il mio estratto conto, e a doverlo mandare alla 3, chiedendo spiegazioni. Spiegazioni?

Viste le centinaia di migliaia di clienti, non è che la 3 ci stia facendo un po’ la cresta?

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