Ci sono alcuni libri, che ti pongono continuamente di fronte all’interrogativo di come la storia che narrano sia potuta accadere. Vorresti che fossero dei romanzi, opere di fiction, arricchite da una massiccia dose di inventiva dell’autore. E, invece, no. Quello che è successo a Veronique Duborgel è drammaticamente vero. Il suo libro, “Fuga dall’Opus Dei”, è uscito in Francia, lo scorso anno, ed è stato un successo. Arrivato in Italia, è finito per caso nelle mie mani e mi ha messo davanti alla nuda verità di di una donna che per 13 anni ha fatto parte dell’Opus Dei. Un movimento che, oggi, non solo è considerato “rispettabilissimo” ma, anzi, degno persino di ricevere ogni genere di onore dal papa in persona. Un racconto drammatico, in cui Veronique sottolinea quanto quel movimento, così caro a Giovanni Paolo II e allo stesso Ratzinger, abbia tutti i connotati della setta. A cominciare dal suo arruolamento, avvenuto in maniera blandissima e quasi casuale; al graduale indottrinamento, sempre più severo. Alle reprimende. Alle assurde regole di vita. Dopo 13 anni e 9 figli, la decisione di fuggire via, anche dal marito, membro pure lui della setta.

- Per i membri dell’Opus Dei l’apparenza è tutto. Si rappresenta il movimento e, quindi, si deve essere sempre al meglio. Anche quando si è tristi, si deve sorridere. Bisogna sempre dissimulare i propri sentimenti. L’abbigliamento è importantissimo: le donne devono sempre essere eleganti, e non mostrare troppa “carne”.
- Mai dare confidenza, a nessuno. Neanche al marito. L’unico referente per un membro dell’Opus dei è la propria guida spirituale. Le amicizie, anche tra soci, sono fortemente scoraggiate. Meglio passare il tempo insieme a pregare. Bisogna fare sempre amicizia con persone della setta; quelle esterne sono sempre viste con diffidenza.
- Anche se Veronique era una soprannumeraria (un membro laico, diverso dalle numerarie, che fanno voto di povertà e castità), doveva rispettare momenti di preghiera e raccoglimento, ogni giorno: in tutto 2 ore, tra preghiere e rosari. C’erano poi le riunioni settimanali, quelle mensili, e quelle annuali. Guai a mancare. Una soprannumeraria è stata invitata ad andare ad una riunione, e a rinunciare ad assistere alla morte del padre.
- Le preghiere e molte delle regole non vengono scritte. L’Opus Dei ha il terrore che possano filtrare all’esterno. Tutto deve essere imparato a memoria.
- La donna è come un cane. Non è una battuta, anzi, è una frase pronunciata da un prelato. Nell’Opus Dei la donna è succube dell’uomo e a lui deve sottostare in ogni aspetto. A lei toccano pulizie e cure dei figli. Ogni famiglia deve avere numerosi figli. Guai a vivere in un appartamento piccolo o avere una macchina non di classe - come era capitato a Veronique - in quel modo non si dava una buona immagine dell’Opus dei. Inoltre, donne e uomini sono sempre separati: le riunioni avvengono in luoghi diversi. Del resto all’inizio l’Opus Dei era riservato solo agli uomini.
- L’Opus dei non possiede nulla. Solo villa Bruno Buozzi a Roma. Tesi ripetuta fino alla nausea. Ma poi ogni membro era chiamato a versare soldi: circa 400 euro al mese, per la famiglia di Veronique. Data la cifra, l’Opus si preferisce arruolare gente benestante.
- Ogni membro deve cercare di reclutare più persone possibili. Ma c’è un minimo annuo: 3. Chi non riesce a far iscrivere queste tre persone, si verrà duramente ripreso. Si tiene una specie di registro, con nomi e cognomi: è la lista, che vedono tutti i vertici locali del movimento, dei potenziali membri.
- Tra  i membri vige la regola del sospetto: ognuno, infatti, può essere sottoposto ad un rimprovero formale da parte del compagno. Per i capelli troppo lunghi. Perché accavalla le gambe in chiesa.
- Facile entrarne, difficile uscirne. Quando Veronique ha preso la sua decisione, dopo 13 anni, si è trovata di fronte ad una campagna diffamatoria nei suoi confronti. I vertici dell’Opus dei hanno contattato le sue amiche soprannumerarie, per dirle che cattiva donna fosse, e così via.
- Dopo la fuga, Veronique si è messa in contatto con moltissime altre donne e uomini come lei, nelle sue stesse condizioni (qui un sito che li aiuta). Perché, si chiede polemicamente Veronique, prima di beatificare il fondatore dell’Opus dei, Escriva, non si sono anche ascoltate le testimonianza delle moltissime persone che hanno vissuto, sulla loro pelle, l’organizzazione settaria di questo movimento?

Mi chiedo come, certi segreti, possano essere nascosti così bene, nel 2008.

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62 Responses to “In fuga dall’Opus dei, il dramma di Veronique.”

  1. Gan Says:

    Da oggi ogni volta che vedrò la Binetti, celeberrima numeraria dell’Opus Dei, mi verrà in mente questo post.

  2. Idem Says:

    Ma la Piemme non è un’editrice cattolica? Strano…

  3. O. Says:

    non così bene, dai, visto che iniziamo a parlarne ;)

    “bicchieremezzopieno” Mode = ON

    ;)

  4. river Says:

    Il consiglio, naturalmente, è di leggervi il libro.

  5. Thyrsiger Says:

    Premesso che non ne so nulla, e che il genere sensazionalistico/ pruriginoso (il ‘genere Augias-Odifreddi’, per intenderci) per fortuna non ha mai suscitato il mio interesse, un paio di semplici considerazioni esterne, quasi ‘epidermiche’:

    1. E’ edito da Piemme. No, dico, Piemme. Qual è l’opera più seria che abbia pubblicato, la saga di Geronimo Stilton? I libri si giudicano anzitutto dalla copertina, e già la casa editrice ne dice molto (per non parlare della foto stile thriller TV tedesco di serie y, eh).
    2. “Quello che è successo a V.D. è drammaticamente vero”: e questo chi lo attesta, il sito dell’unilibro (peraltro il peggior sito per comprare un libro via internet, per esperienza, anche se non c’entra nulla)? o la scritta in copertina? In caso di fonti più attendibili farebbe pure piacere un link, visto che si spaccia ’sta notizia come la rivelazione dell’estate 2008.
    3. Mi è parso di capire che nella ‘finzione scenica’ la tizia in questione sarebbe entrata VOLONTARIAMENTE nell’organizzazione, giusto? Quindi - posto che sia una ’setta di fanatici misogini delatori adoratori di Satana sotto mentite spoglie’ - questa perché ci sarebbe entrata? autolesionismo? o sarebbe l’ennesima anima pura appositamente ingannata e irretita dai soliti cattolici brutti e cattivi e perversi (con tanto di unzione papale)?
    4. Se invece voleva riscrivere ‘Eyes wide shut’ cercando di migliorarlo magari c’è pure riuscita, tanto faceva schifo quel film: in tal caso gli amanti del genere avrebbero pure un buon motivo per comprarlo.
    5. Per finire: ’sta eterna crociata contro la chiesa cattolica fonte di ogni male nel mondo passato, contemporaneo e futuro (se non la si riuscirà a estirpare per tempo) ha pure un po’ rotto le palle. Un po’ tanto. Nasce nell’ignoranza, si nutre d’ignoranza e produce ignoranza - e, quel che è peggio, ignoranti.

    Nulla di particolare contro River, figurarsi, che ha tutto il diritto di crederci e propagandare pure la lettura del libro, ma è il solito spirito del tempo, che spesso irretisce anche i migliori.

  6. river Says:

    Caro mio, sei il classico esempio di chi, anche davanti all’evidenza di decine di associazioni e di testimonianze di ex membri (fattelo un giro su internet, anche sul link dell’associazione che ho riportato), continua a difendere a priori qualcosa.

    In Italia la Piemme ha edito il libro: e quindi? L’avesso edito qualsiasi altro editore avrebbe avuto un altro valore? Ma per piacere. E comunque l’edizione originaria è francese. Quindi poco importa chi lo distribuisce.

    Prima di farci l’elenco dei tuoi preconcetti, leggiti il libro. Ci risentiamo allora.

  7. luca Says:

    ma io mi chiedo perchè venga apertamente incoraggiata da persone così importanti (come il papa).
    luca

  8. Adn Says:

    Dò un mio giudizio personale.
    E’ troppo facile criticare l’Opus Dei limitandosi a leggere libri “contro” questa istituzione riconosciuta dalla Chiesa Cattolica! Vi invito ad approfondire (magari nel sito ufficiale) gli ideali e i principi che stanno alla base della vocazione divina ricevuta dai membri dell’Opera.
    Una precisazione per river: non esiste nessun voto religioso nell’Opus Dei (i membri numerari si impegnano a vivere nel celibato apostolico)
    Conosco tanta brava gente dell’Opera che ammiro molto.
    Nessuno penso abbia obbligato V.D. ad entrare nell’Opera…
    Infine river non ci stanno segreti e misteri! E’ tutto pubblicato nel sito ufficiale dell’Opus Dei…

  9. river Says:

    Le numerarie, ho scritto, fanno voto di povertà e castità.

    Gli ideali, purtroppo, sono sempre lontani da quello che poi è la realtà.

    Quanto agli ideali, eccone alcuni del fondatore, Escriva (altri si trovano qui: http://prezzoveritasilas.splinder.com/post/10788825), riguardo alla sua visione dell’uomo:

    Non dimenticare che sei il bidone della spazzatura. Umiliati: non sei che il secchio dei rifiuti.

    Sei polvere sudicia e caduta.

    Benedetto sia il dolore. Amato sia il dolore. Santificato sia il dolore[…] Glorificato sia il dolore

  10. Regan Says:

    Riconosco che lo stile scelto per la copertina fa pensare ad un giallo da edizioni pocket (trovo invece quella francese molto più sobria).
    Poi per crederci o meno….non so.
    Io di certo non riuscirei mai a fare parte di un tale movimento se il fondatore definisce la sua principale funzionalità quella di diffondere una “viva consapevolezza della chiamata universale alla santità e all’apostolato nella vita quotidiana, in particolar modo nell’esercizio del lavoro professionale e su una pratica di vita ispirata da un costante spirito di mortificazione”…che mi sa tanto di estremizzazione.

  11. AlessiaPi Says:

    Già Thyrsiger, già.
    Ignoranza. Quella che gli integralismi religiosi producono e sui quali si fondano. Tutti.

  12. MARINA Says:

    SONO SENZA PAROLE,,,NON RIESCO A CREDERCI,,,,,,,IO HO SEMPRE DUBITATO DELLA RELIGIONE, COME SI FA A CHIAMARE OPERA DI DIO QUALCOSA DI COSI’ TERRIBILE????
    COMPLIMETI ANCHE AL PAPA NESSUN UOMO DOVREBBE AVERE LA POSSIBILITA’ DI RICOPRIRE UN RIOLO DEL GENERE,,,,,,,,,PAZZI ESALTATI,,,,,,,,,,

  13. Artlandis Says:

    quoto River e AlessiaPi in risposta a Thyrsiger

    a parte questo, dopo aver conosciuto non so quanti “illuminati” (per lo + cattolici ma non solo) e alcuni appartenenti a strutture simili all’Opus (ce ne se sono una marea, ognuno con uno ampio e opulento spazio vitale) ho capito una cosa.
    Ho capito che alla fine, giù in fondo, esistono (dannatamente spesso) 2 matrici primordiali.

    La prima consiste nella necessità di appartenere a un branco. Non importa quale, ciò che conta è poter dire “ne faccio parte” e più quel branco è esclusivo e rigido (e potente), meglio è (e meglio ci si sente).

    La seconda: “dio è indiscutibile, ci governa e ci parla attraverso altri esseri Umani (per proprietà transitiva diventano indiscutibili anch’essi)”. Una matrice che spinge verso una irrefrenabile necessità di crearsi alibi, una strada fatta di assoluti attraverso la quale muovere i propri passi senza errore, nell’inconscia (disumana) necessità di non dover/voler sbagliare mai.

    La risultante, dell’interazione tra le due matrici, è quel sonno della ragione che continua a generare ininterrottamente mostri (da millenni, anche oggi nel 2008)…

  14. Thyrsiger Says:

    E’ tutta una questione di unità di misura.

    Se si misura la televisione con il metro del cinema, farà sempre schifo. Se si misura il cinema (quello vero) con il metro della televisione, sarà sempre lento e noioso.
    Se si misura la politica con il metro della magistratura, sarà tutta ‘la casta’, Mani Pulite e dipietrismi vari.
    Se si misura la religione con il metro del razionalismo vetero-illuminista, sarà tutta ’superstitio prava, immodica’ (questo era Plinio il Giovane, ma calza bene lo stesso). Se la si misura con il metro del giornalismo scandalistico, saranno tutti intrighi stile ‘Nome della rosa’ o cospirazioni stile ‘Codice Da Vinci’.

    S’imparasse a misurare ogni cosa con il suo proprio metro, sarebbe già un grandissimo passo avanti: la televisione verrebbe guardata con più leggerezza e senza trombonismi (come da sempre fa Blob), il cinema riacquisterebbe una sua dignità artistica, la politica si scrollerebbe di dosso ogni ottuso moralismo (evidentemente 500 anni di Machiavelli non sono bastati), la religione e le sue parole tornerebbero a essere scrutate a traverso un filtro più stretto, che ne faccia passare il senso ultimo e ne escluda tutto questo miserabile frastuono di latrati.

    Ma sicuramente è molto più facile e rassicurante misurare tutto con lo stesso metro: la luce esterna sarebbe troppo forte, meglio restare ben rintanati all’ombra della caverna, sempre chini a raschiare le pareti.

  15. Alessandro Says:

    non voglio giudicare ma dare il mio punto di vista in base a quello che ho visot e vissuto. Ci sono strutture, possono essere politiche, ecclesiastiche, militare che plagiano persone deboli che hanno bisogno di sicurezza. Ho 31 anni e ancora sto soffrendo per una storia finita due anni fa, con un tenente dei caribinieri. La cosa che mi distrugge è che ho visto in lui un gran bisogno di aiuto che rifiuta.
    Certe strutture, i carabinieri, i testimoni di Geova, l’opus dei, e chissà quali altre che ruotano attorno ad interessi economici (mi viene in mente il rotary) sono strutture che, sfido chiunque a negarlo, ti vincolano: il mio ragazzo se avesse lasciato i carabinieri, si sarebbe trovato senza lavoro, senza un posto dove vivere, senza una struttura che lo sostenesse: non è un caso che ogni due anni lo spostassero: ogni legame duraturo al di fuori dell’arma andava escluso onde evitare il confronto con altre idee.
    Il suo aiuto erano i suoi colleghi, il suo alloggio la sua caserma, il suo lavoro quello.
    Stare con me lo ha devastato: se io una sera uscivo con i miei amici potevo invitarlo. Lui non poteva fare lo stesso. Se volevo fargli conoscere i miei colleghi, potevo farlo, lui no. Se volevo abitare con lui potevo farlo, lui no.
    Sono scelte di vita ok, ma sono anche circoli viziosi in cui si entra, a volte, senza la piena consapevolezza di ciò a cui si va incontro.
    Per lui la nostra storia, nonostante mi amasse, rappresentava un grande conflitto interiore; ha deciso di restare nel suo guscio perché aveva paura.
    Ama la giustizia e la bontà e non so come faccia a resistere mandando giù bocconi amari in nome di quei valori e forse anche in nome di una paura che gli impedisce di ribellarsi a certi schemi.
    E seppure fosse colpa sua e delle sue sclete (facile colpevolizzare e condannare), non posso non avercela a morte con chi gli ha reso la vita così difficile.

    Potrei raccontare storie di seminaristi completamente plagiati dalla Chiesa, di ricconi plagiati dal loro essere succubi. ma per favore, non fatemi leggere commenti vittimistici perché mi inviperisco.

    Ho sempre lavorato, da 12 anni, nell’informatica e vi assicuro che non riesco a spiegarmi certi investimenti di ingenti somme da parte di certe strutture, ovvero da dove vengano tutti quei soldi e di cosa se ne facciano di certe infrastrutture degne dell’FBI…

    buonanotte e scusate lo sfogo,
    Alessandro

  16. mabe Says:

    Non avevo dubbi che fosse una schifezza,ora esco vado a comprare il libro e così ne avrò la certezza.
    Come sempre Grazie River.

  17. torrente Says:

    river, alessiaPi, e soprattutto Alessandro.
    concordo..
    io, che ho avuto a che fare con qualcosa di molto più blando dell’Opus dei, ho provato, ci sono stato dentro, ho visto.. dico solo che per uscirne ci vuole un’enorme forza d’animo, perchè si è soli contro tutti, contro qualcosa che non si limita a dirti che stai FACENDO qualcosa di sbagliato, ma che con la laeva dei peggiori sensi di colpa, ti dice che TU STESSO SEI SBAGLIATO.

  18. peter Says:

    Ho sentito parlare molto dell’Opus Dei sotto tutti gli aspetti più negativi, quelli più facili da mettere in luce solitamente. Non metto in dubbio che Veronique abbia vissuto un’esperienza paragonabile ad un incubo e ammetto che l’ingresso nell’Opera possa essere stato un errore per il quale ha pagato troppo. Non avendo ancora letto il libro non posso inoltrarmi.
    Sono stato a stretto contatto per più di un anno con un collegio dell’Opus Dei in Spagna dove mi trovavo per motivi di studio. Mi sono avvicinato a loro seguendo corsi di varia natura pubblicizzati all’università e svolgendo attività di volontariato. Fin dal primo giorno tutti i ragazzi, numerari dell’Opus, che componevano il collegio, hanno sempre saputo che non sono credente ne tanto meno avevo intenzione di diventarlo. Nonostante questo mi hanno considerato “uno di loro”, partecipavo alle attività, ai corsi riservati ai componenti dell’Opera e uno di loro era il mio “tutor”, una persona con la quale mi confrontavo per conoscere dall’esterno alcuni aspetti della mia vita che altrimenti non avrei saputo affrontare, nè, tanto meno, comprendere. Per qualche mese ho fatto il volontario in un centro per ragazzi con problemi di adattamento nel quartiere più degradato della città, aiutavamo i bambini pakistani, marocchini e di ogni nazionalità a fare i compiti, a leggere, a studiare. D’estate organizzano attività sportive, gite e visite guidate nei dintorni della città. Il tutto a costo zero per i ragazzi, ai quali vengono insegnati il rispetto, la disciplina, il senso dell’amicizia, i valori che una famiglia che vive in otto in un garage difficilmente è in grado di fornire, purtroppo.
    Questa esperienza mi ha lasciato molto, per essere concreti una bellissima amicizia e un sacco di skills apprese durante i corsi, oltre ad avermi aiutato a far scomparire molti pregiudizi che da tempo navigavano nella mia mente. L’immagine dell’Opus Dei che ho ora in mente è lontanissima da quella romanzata, seppur cinematograficamente gradevole, del Codice Da Vinci, che Dan Brown ha lasciato nei milioni di lettori che in spiaggia hanno divorato i suoi libri. Ad essere sincero ci metterò un po’ ad abituarmi all’idea che i loro principi cardine sono totalmente sballati rispetto alla nostra concezione di libertà personale e uguaglianza. Sicuramente leggerò il libro, spero non cancelli tutto quello che di positivo penso a proposito dell’Opus Dei, in ogni caso, ribadendo che sono ateo, se avessi l’occasione di rendermi utile attraverso di loro, aiutando chi ne ha bisogno, lo farò di nuovo.

  19. wasabi Says:

    questo papa mi terrorizza ogni giorno di più…

  20. spirito.aspro Says:

    dal breve riassunto fatto da river mi sembra di rileggere tutto quello che é stato detto anche per Scientology, le caratteristiche classiche, ma non per questo altrettanto sopportabili, di qualsiasi setta organizzata in chiesa.

    @Thyrsiger: ma quante stupidate hai scritto in così poco spazio? vetero-illuminismo, Odifreddi pruriginoso e scandalistico? e poi che c’entra il cinema e la tv con il discorso. Non manca il sempreverde, almeno in questo periodo, attacco a DiPietro… un calderone privo di senso, senza dimenticare l’imprescindibile ed immancabile citazione latina. Spegni la tv e smetti di comprare il Foglio.

  21. river Says:

    E’ vero, Scientology, non ci avevo pensato. Sulla base della mia breve esperienza - durata circa un anno - mi hanno ricordato anche la comunità di S. Egidio.

  22. Gan Says:

    Nel caso dell’Opus Dei quale potrebbe essere l’unità di misura più giusta? I fantastiliardi di zio Paperone?
    E i gesuiti che ne sono irriducibili oppositori quando avranno adottato il razionalismo vetero-illuminista?

  23. Alessio Says:

    Mi sento di consigliare a tutti il libro: La Questua, di Curzio Maltese. Parla di quanto costa la chiesa cattolica agli italiani… altro che la classe politica!! Ovviamente il libro è stato taciuto da tutti i media… leggendolo si capisce perchè.

    Riguardo il tema sette mi sa che qualsiasi religione alla fin fine è come una setta. Un mio amico d’infanzia è diventato improvvisamente evangelista e mi ha invitato al suo battesimo. Non ho mai visto tanta ignoranza in vita mia.
    La chicca della serata è stata l’intervento di un tizio che “comandava” li dentro (da quello che ho capito li da loro i preti non esistono… più o meno) che nella sua personalissima “predica” ha avuto il buongusto di dire che l’aids è una punizione divina per chi commette peccato.
    L’istinto è stato quello di prenderlo per la testa e tentare di affogarlo nella piscina di gomma in cui era stato battezzato il mio amico, ma ho preferito farmi una risata ed andarmene.
    River leggi il libro!!!!!!

  24. O. Says:

    ho letto un po’ di commenti… e mi viene da pensare sempre la stessa cosa. Ci piace vedere il Mondo in Bianco e Nero, ci piace poterlo riscrivere in codice binario, “1″ o “0″. E ci va sempre male… perchè, è ovvio, il Mondo non è così semplice.
    Dire che nell’Opus Dei ci sono delle cose “cattive” non deve escludere la possibilità d’ammettere che ci sono cose “buone” e viceversa.
    Quanto alla volontà o meno di entrare in “sette” così disumane, bè, c’è pure da pensare che forse uno, prima di entrarci, non conosce ESATTAMENTE quel che gli accade una volta dentro. Non siamo tutti masochisti, no?
    Una sola nota sento di dover fare, ad Alessandro, che aveva (ha?) il ragazzo nei Carabinieri: pure io ho visto da dentro la realtà dei Carabinieri e non è esattamente tutto come l’hai descritto te. Il senso di spostare le persone ogni 2 anni e di cercare di limitare i contatti con l’esterno, non nasce dall’esigenza di proteggere chissà quali segreti, ma da un semplice concetto militare: chi controlla e chi vigila non può fare comunella con chi è controllato o vigilato. Per ragioni che mi sembrano ovvie.
    Detto ciò, non discuto certo la vostra situazione, ma sappi che io sono uscito ed ho frequentato diversi ragazzi gay Carabinieri (sottufficiali ed ufficiali) senza particolari problemi… quindi, anche nei Carabinieri, c’è il bianco il nero ed una marea di altri colori.
    E’ vero, loro sono come una grande famiglia molto unita e chiusa, con i pro e i contro di questa situazione. Ma è dovuto al ruolo che sono chiamati a svolgere.
    Ok… perdonate l’apologia… che in realtà voleva solo essere un altro punto di vista.

  25. valentina87 Says:

    nel 2005 per 3 mesi sono uscita con un compagno di scuola membro dell’Opera. Stamattina sono andata da feltrinelli e ho comprato il libro di Veronique. Grazie river, lo sto divorando. E ora capisco tante cose in piu’ riguardo a quel ragazzo che ormai è nella scatola dei miei ricordi.

  26. Gan Says:

    Caro O., non fare il relativista che sennò il papa ti sgrida! ;-)
    Comunque riconoscere che in tutte le cose ci siano componenti buone ed altre cattive non impedisce certo di fare bilanci e giudicarle secondo il prevalere delle positività o delle negatività. Tutto sta nel riuscire a farli nel modo più sereno e completo possibile, quei bilanci. Magari con una buona dose di quel razionalismo vetero-illuminista che qualcuno non apprezza, e possibilmente non con la parzialità usata nel processo di beatificazione del fondatore dell’Opus Dei.

  27. glorfindel Says:

    Interessante.
    Anche io ho pensato subito a Scientology e alla Comunità di S.Egidio (per racconti di persone che ne sono uscite). Almeno le gerarchie di S.Egidio non vengono arrestate come quelle dell’Opus Dei.

  28. O. Says:

    @Gan
    O__O dici che mi legge??

  29. jocksock Says:

    Sono così talmente lontano dall’aderire “in toto” a un qualsiasi credo politico, religioso, filosofico, aziendale - e chi più ne ha, più ne metta - che leggere simili resoconti, mi crea sempre non poco sgomento…
    Io sono già allergico ai fan club dei cantanti, figuriamoci al resto!!! :-D
    Comunque, non è che i ciellini - o i Testimoni di Geova o Scientology, giusto per fare esempi riconoscibili - siano poi tanto diversi.
    E’ lo scotto che paga chiunque abdichi definitivamente al proprio raziocinio in favore di una qualsiasi ideologia o credo altrui; è notorio che sia molto più facile gestire, specie in senso deteriore, gruppi di persone “omologate” - o “indottrinate”, che dir si voglia.
    Il ragionamento si può agevolmente applicare anche alla politica (ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti, non è per niente casuale….). ;-)
    Il guaio è che simili “entità malefiche” esistono, purtroppo, anche nel settore lavorativo - come, per esempio, in alcuni gruppi di vendite multilivello.

  30. jocksock Says:

    In poche parole volevo dire che simili cose accadono a chi consegna le redini della propria intelligenza (e della propria vita) a qualcun altro…

  31. Toso Says:

    Va bene condannare l’Opus Dei se quanto scritto nel libro e quanto pronunciato da ex numerari (prima bisogna scoprire quanto siano fondate le accuse, perchè non sarebbe la prima volta che c’è gente che scrive contro qualcuno o qualcosa solo per fare soldi).
    Condannare l’Opus Dei, però, non implica la condanna della Chiesa Cattolica. Penso che contro la Chiesa ci sia sempre una lunga battaglia per screditarla. Per favore, un conto è condannare l’Opus Dei, che è uno dei numerossimi ordini religiosi della Chiesa Cattolica, un altro è condannare tutta la Chiesa Cattolica.
    Altra cosa: basta continuare a ritenere la Chiesa (come dice Thyrsiger) causa di tutti i mali passati, presenti e futuri: certo non si possono negare tutte le cose negative commesse dalla Chiesa (l’elenco sarebbe lungo), però mi sembra che ci siano cose molto positive (l’elenco sarebbe altrettanto lungo). Quindi, se l’Opus Dei è un’associazione a delinquere, va bene attaccarla e denigrarla. Ma non condannate tutta la Chiesa.

  32. JOHN Says:

    è tutto vero!
    Escrivà era uno psico - patico del suo tempo religioso….
    guardate che dentro le chiese e le religioni spesso si nascondono tanti psicopatici, e anche tra i papi…
    è una sorta di congrega di megalomani… che credono in un Dio onnipotente riferendo poi l’onnipotenza a se stessi…
    l’ha capito pure il cardinale Martini… che l’ha ripetuto spesso…
    certo fanno paura… ma stanno morendo tutti poco a poco…. solo in Italia la politica di destra e di sinistra dà loro un po’ di ossigeno…
    altra cosa è l’amore del Vangelo che col Vaticano c’entra ben poco… o nulla…
    Quelli che difendono a priori queste oscenità sono gli stessi indottrinati che difenderebbero il papa, la chiesa o l’Opus Dei anche se ammazzassero la loro madre sotto i loro occhi!
    questo tipo di religione è un fanatismo assai pericoloso!!!

  33. sim Says:

    concordo con il titolo: 700 grammi di cazzate riciclabili

  34. perlina Says:

    LEGGETE LA CASTA…SE CE LA FATE…IO MI SONO FERMATA A PAGINA 20. E’ TERRIBILE E NON CI SI PUO’ CREDERE, LO DICO PER CHI COME ME SI SENTE CATTOLICO MA….NON POSSIAMO CHIUDERE GLI OCCHI…QUELLO CHE C’E’ SCRITTO E’ TERRIBILMENTE VERO…
    LEGGERO’ANCHE SULL’OPUS DEI MA ORMAI NON MI MERAVIGLIO PIU’ DI NULLA!

  35. Gennaro Says:

    Io sono stato nell’Opera per alcuni anni, poi a causa di alcune indiscipline da parte mia mi è stato suggerito di non proseguire.
    A distanza di qualche tempo ne provo tuttora un dolore immenso e vorrei poter tornare nell’Opera, nella quale ero davvero felice quando mi comportavo da cristiano maturo.
    Questo libro è molto cattivo, può fare del male a tanta gente, disorientare le coscienze e ingenerare sentimenti negativi verso la Chiesa. Come mai Piemme lo pubblica? Va bene che aveva già pubblicato De Mello, quindi non c’è troppo da meravigliarsi. Pecunia non olet…

  36. rahner Says:

    L’esperienza drammatica e dolorosa di Veronique, ambientata non nel MedioEvo ma in una importante e potente organizzazione ecclesiale del post Concilio Vaticano II, è inaudita e deve farci riflettere. Qui la dignità della persona, della donna Veronique, è umiliata, sfregiata, vessata da un ambiente chiuso e misogino. E’ piu’ importante l’esteriorità, l’interiorità ed il sentimento non conta nulla, la violenza subita neppure. E’ quasi una bestemmia l’istigazione continua al senso di colpa e soprattutto quella iterata “sopporta, è la tua croce”. Una mistificazione della croce. Veronique è l’esempio di una realtà ecclesiale che, pur potendo brillare ed avere tutte le sante approvazioni papali, mette l’uomo prima del sabato. Il Vangelo diventa così una sorta di codice di diritto canonico, un pesante fardello di doveri e di disciplina (soprattutto ossessivo per il sesto comandamento), con cui gli scribi e farisei di oggi caricano le persone con pesi difficili da portare ma loro nemmeno li sfiorano. Veronique ci ricorda come uomini all’apparenza santi e pii possano in realtà essere come lupi vestiti da volpi. Veronique mi ha ricordato il caso dei tanti uomini ex Legionari di Cristo che hanno subito da giovani le violenze schifose perpetrate nientemeno che dal fondatore dei Legionari (un’organizzazione simile e ‘concorrente’ all’Opus Dei), padre Maciel Degollago. Per decenni queste persone sono state costrette al silenzio, quando parlavano venivano accusate di essere false e di voler solo gettare fango sulla Legione e sulla chiesa cattolica. Maciel che è stato fino a pochianni fa, difeso perfino d Giovanni Paolo II ed additato come esempio per l’educazione dei giovani… I giovani, invece, li abusava in maniera criminale.
    Non mi stupirei se, anche nel caso di Veronique, l’Opus Dei farà di tutto per scrollarsi le sue responsabilità … mettendo ancora una volta in croce Veronique.

  37. roberta Says:

    Gennaro puoi allargare un po’ il concetto riguardo a De Mello?

    Grazie

    Roberta (anche lei ex Opus Dei, e malgrado ciò molto felice!)

  38. rahner Says:

    Un altro illustre ex Opus Dei, che fu vicino nientemeno ad Escrivà de Balaguer, è il filosofo e prete cattolico Raimon Panikkar, tuttora vivente. Qualcuno sa perchè si stacco’ dall’Opus Dei?

  39. rahner Says:

    Forse non è molto noto, ma un noto filosofo e prete cattolico, Raimon Pannikar (che è stato addirittura candidato al premio per la pace), ebbe una esperienza dolorosa con l’Opus Dei, che dopo la sua trasformazione in Istituzione potente e riservata, cacciò in modo brutale il giovane sacerdote reo di una ricerca aperta, generosa e coraggiosa oltre gli schemi vecchi e stantii di un cristianesimo ancora di cristianità. E avrebbe volentieri voluto ridurlo allo stato laicale, se non fosse intervenuto a sua difesa Paolo VI. E così Raimon ha pagato il suo amore sconfinato per il Cristo cosmico oltre i confini della chiesa istituzionalizzata, con la durissima chiusura di Roma che dura ancora oggi, quando la sua situazione canonica è tornata normale. Al punto che Benedetto XVI ancora non ha accolto la richiesta di una udienza privata a questo grandissimo maestro del nostro tempo che di recente ha festeggiato i sessant’anni di sacerdozio, richiesta che ho personalmente inoltrato per ben due volte al segretario del Papa, Georg Gaenswein.

  40. Gennaro Says:

    Mi allargo volentieri su De Mello
    Alla rivelazione, avvenuta in Cristo, De Mello sostituisce una intuizione di Dio senza forma né immagini, fino a parlare di Dio come di un puro vuoto. Per vedere Dio non c’è che da guardare direttamente il mondo. Nulla si può dire su Dio, l’unica conoscenza è la non conoscenza. Porre la questione della sua esistenza, è già un nonsenso. Questo apofatismo radicale porta anche a negare che nella Bibbia ci siano delle affermazioni valide su Dio. Le parole della Scrittura sono delle indicazioni che dovrebbero servire solo per approdare al silenzio. In altri passi il giudizio sui libri sacri delle religioni in generale, senza escludere la stessa Bibbia, è anche più severo: esse impediscono che le persone seguano il proprio buonsenso e le fanno diventare ottuse e crudeli. Le religioni, inclusa quella cristiana, sono uno dei principali ostacoli alla scoperta della verità. Questa verità, d’altronde, non viene mai definita nei suoi contenuti precisi. Pensare che il Dio della propria religione sia l’unico, è, semplicemente, fanatismo. “Dio” viene considerato come una realtà cosmica, vaga e onnipresente. Il suo carattere personale viene ignorato e in pratica negato.
    De Mello mostra apprezzamento per Gesù, del quale si dichiara “discepolo”. Ma lo considera come un maestro accanto agli altri. L’unica differenza con gli altri uomini è che Gesù era “sveglio” e pienamente libero, mentre gli altri no. Non viene riconosciuto come il Figlio di Dio, ma semplicemente come colui che ci insegna che tutti gli uomini sono figli di Dio. Anche le affermazioni sul destino definitivo dell’uomo destano perplessità. In qualche momento si parla di uno “scioglimento” nel Dio impersonale, come il sale nell’acqua. In diverse occasioni si dichiara irrilevante anche la questione del destino dopo la morte. Deve interessare soltanto la vita presente. Quanto a questa, dal momento che il male è solo ignoranza, non ci sono regole oggettive di moralità. Bene e male sono soltanto valutazioni mentali imposte alla realtà.
    Secondo la logica dell’Autore qualsiasi credo o professione di fede sia in Dio che in Cristo non può che impedire l’accesso personale alla verità. La Chiesa - secondo De Mello - facendo della parola di Dio nelle Sacre Scritture un idolo, ha finito per scacciare Dio dal tempio. Di conseguenza essa - sempre secondo De Mello - ha perduto l’autorità di insegnare nel nome di Cristo.
    Credo che le posizioni sopra descritte siano incompatibili con la fede cattolica e possano causare gravi danni.

  41. Gennaro Says:

    Ramon Panikkar
    Per me, la cosa più importante oggi è il mito unificatore e il simbolo universale. Una volta era Dio. Penso che oggi sia passato. Il simbolo è la pace. Se dico Dio, si creano due fazioni. Se dico pace, sento una specie di “Si, va bene, pace con la terra, pace con gli altri, pace fra uomo e donna”. La pace è l’arte di non eliminare l’altro.

    Riporto questa frase di Panikkar per dire che questo sacerdote forse si è spinto un po’ troppo in là nel suo intento lodevole di favorire il dialogo interreligioso. Mi sembra che sia piuttosto passato armi e bagagli ad altra religione.
    Quindi comprendo che il papa possa avere qualche riserva a riceverlo (del resto, che importanza ha essere ricevuti in udienza privata dal papa? Ci sono innumerevoli schiere di fedeli e di sacerdoti che non hanno mai avuto questa occasione e sono felici lo stesso). E poi, se uno lo desidera, può sempre partecipare alle udienze pubbliche, che sono aperte a tutti, basta comportarsi bene.
    In ogni caso – pur non avendo cognizione diretta – credo che la Santa Sede sia impegnata a favorire il pieno recupero di Panikkar all’ortodossia cattolica piena e all’obbedienza genuina. Basti pensare alla collaborazione con mons. Gianfranco Ravasi, che credo stimolata proprio dalla Santa Sede.
    Sono convinto che la vicinanza con sacerdoti e vescovi pienamente ortodossi varrà a reinserire Panikkar in una gioiosa comunione cattolica piena

  42. roberta Says:

    Gennaro,
    perché hai semplicemente fatto un banale “copia-incolla” da wikipedia, o meglio da quanto scritto da Benedetto XVI su De Mello?
    Ti confesso che l’ho fatto apposta di chiederti di allargare il concetto, sapevo che avrei sgamato un bel “copia-incolla”…
    Non l’hai mai letto eh?

    Classico…

  43. Gennaro Says:

    Ho fatto quel copia incolla perchè in materia di fede non c’è molto da scherzare e nemmeno da pensare troppo, una volta che il Magistero ha messo in guardia i fedeli.
    In realtà quelle cose non le ha scritte Benedetto XVI, le ha scritte Joseph Ratzinger quando ancora era cardinale. E scommetto che non si offende se qualcuno le riporta integralmente, qui il problema non è il copyright, è l’adesione alla fede cattolica.
    E non ho nessun problema a dire che io aderisco “sine glossa”.

    Prevedevo naturalmente che avresti fatto questo post, con la convinzione di “smascherare” chissà che cosa.
    Classico anche questo…

  44. roberta Says:

    “smascherare” il fatto che spesso si criticano le cose senza conoscerle…

  45. Gennaro Says:

    Andiamo, signora Roberta, non vorrà farmi credere che una persona intelligente e preparata come Lei mette in dubbio il fatto che il card. Ratzinger – prima di stendere quella notificazione – abbia letto e riletto tutte le pubblicazioni di De Mello? Non lo crederebbe un ingenuo, figuriamoci Lei.
    E io ringrazio il cardinale di essersi sottoposto a questa fatica – che deve essere stata poco gradevole, davvero – per proteggere la nostra fede, la fede del popolo, la fede di quanti potrebbero essere esposti a sviamenti a causa di letture improvvide.
    Io ringrazio Dio per avere impedito che dopo la sciagura della perdita della mia vocazione all’Opera potessi andare oltre nel precipizio e perdere anche la fede cattolica nella sua integralità.
    Chissà che questo non sia di auspicio per un recupero, in un secondo momento, anche della mia rimpianta condizione di fedele dell’Opus Dei. Credo che impazzirei dalla gioia se un domani il direttore del centro potesse annunciarmi: “sei riammesso, evviva!”. Penso che scriverei anche io un libro, magari intitolandolo “in ritorno all’Opus Dei” e chiederei a Piemme di pubblicarlo, così riparerebbero anche loro.
    Speriamo, che Maria, madre della vocazione, intenda questa mia preghiera.

  46. roberta Says:

    Sig.Gennaro, ebbene no, non lo credo..
    Comunque, visto che io l’ho letto, Le do uno scoop: è molto gradevole, per nulla faticoso, poi uno può prendere i contenuti che ritiene di prendere e lasciare quelli che non condivide. Si chiama spirito critico.

    Lo legga, così potrà scrivere qualcosa di Suo la prossima volta!

    P.S. ma Lei non pensa di poter essere un buon cattolico senza essere dell’Opus Dei?

    In attesa di trovare il Suo libro sugli scaffali delle librerie, Le auguro (sinceramente) di trovare la felicità, con o senza Opus Dei.

    Roberta

  47. Gennaro Says:

    La ringrazio molto del consiglio, ma non lo leggerò, perchè mi fido di quello che dice la Congregazione per la dottrina della fede, si chiama “fede cattolica semplice”, gliela consiglio a mia volta. Quanto allo spirito critico, lo ha esercitato così bene Ratzinger nei confronti dei libri di De Mello che io posso in questo caso risparmiarmi la fatica e magari esercitarlo verso altri errori dottrinali nei quali dovessi incappare, ce ne sono così tanti purtroppo…
    Quanto all’essere felici fuori dall’Opus Dei, è ovvio che è possibile, ma non per me. Ognuno ha la sua strada, ogni viandante segua la sua strada.

  48. cozza Says:

    Roberta e Gennaro, ho avuto una soffiata e ho trovato questo blog, anche io ex-opus, mi sembra quasi di conoscervi tutti e due, non è che ci siamo incontrati da qualche altra parte? :-)
    Gennaro perchè tutta questa voglia di tornare all’opera? di cosa sente la mancanza? E’ una cosa che riscontro in diversi ex, e che io non riesco a capire.

  49. Gennaro Says:

    Non so se ci siamo incontrati.
    Di cosa sento la mancanza? Praticamente di tutto, dei circoli del colloquio (anche se non riuscivo a farlo molto bene, ma penso che si sarebbe potuto imparare), dei corsi di ritiro che mi permettevano di stare una settimana in intimità con Dio (adesso dove li faccio? nella Chiesa ci sono tante cose ma tutte troppo difficili, complicate e a volte disordinate). Sento la mancanza della fraternità vissuta con immediatezza e semplicità. Sento la mancanza delle tertulie (anche lì avevo difficoltà, ma si facevano lo stesso). E poi le opportunità di fare apostolato, che per conto proprio sono molto più rare e difficili. E l’obbedienza? A chi obbedisco adesso? A me stesso? Sì, certo, l’obbedienza si esercita anche sul lavoro e nel vivere civile, ma nella Chiesa a chi obbedisco? A ciò che il Papa e i Vescovi dicono in generale a tutti i fedeli, certo, è ovvio, ma mi sembra poco, non mi soddisfa, non mi riempie. E tante altre cose.
    Ora so che lei ribatterà punto su punto a quanto io ho detto, fornendomi considerazioni del tutto logiche e persino condivisibili, le stesse che - paradossalmente -mi vengono fornite dalle persone dell’Opera che continuo a sentire e dai sacerdoti.
    Ma la mia nostalgia crescerà.
    Comunque la ringrazion dell’interessamento.
    Un saluto

  50. cozza Says:

    no, non ribatto a nessuno dei punti, perchè secondo me nessuno di quelli che hai elencato vale la pena essere oggetto di nostalgia (scusa, in quanto ex-sorella tua mi viene meglio darti del tu).
    Forse solo la fraternità… ma quando mai l’ho vissuta con immediatezza e semplicità nell’Opera? Anzi, l’ho imparata solo uscendo!
    Ma mi pare che in tutto l’elenco manca qualcosa, anzi qualcuno. Ce lo trovavi Dio nell’opus dei?

  51. Gennaro Says:

    Sì.

  52. cozza Says:

    e pensi di potercelo trovare solo là?

  53. roberta Says:

    Ciao Cozza!
    Anch’io ho la sensazione di conoscerti..

    Roberta

  54. Gennaro Says:

    Penso proprio di poterlo trovare solo là…

  55. cozza Says:

    non credi di sottovalutarLo?

  56. Gennaro Says:

    Sottovalutarlo? Io? Me ne guardo bene.
    Penso soltanto che Lui indichi a ognuno la sua strada e che se uno ne è uscito debba rientrarvi e riprendere a percorrerla.
    Tutto qui.

  57. cozza Says:

    e se la strada per un motivo o per l’altro risulta non più percorribile? Secondo te Dio che ci ama tanto non è in grado di riportarci a Lui attraverso strade diverse? Credi che si arrenda così facilmente di fronte a un nostro (o altrui) no?

  58. Gennaro Says:

    La domanda è alquanto complessa. Vediamo un po’. Certo, se la strada non è più percorribile ce ne devono essere senz’altro di alternative e ugualmente appaganti.
    Ma, appunto, quand’è che la strada diventa impercorribile? A mio parere solo quando si è creata una situazione oggettiva – esterna – tale da rendere la precedente impraticabile. Ad esempio: se uno era numerario o aggregato, poi esce e stando fuori si sposa o pronuncia i voti religiosi, è ovvio che non può essere più un numerario o un aggregato. C’è un impedimento che “nol consente”, per dirla col poeta.
    Ma altrimenti la strada è ancora lì, esiste, nessuno l’ha tolta. E allora: esisto io, esiste la strada, che problema c’è? Chiaro: si tratta di fare tutte le altre valutazioni del caso, ma questo vale per principio generale, anche nel caso di prima ammissione.
    Bene, ho risposto.

  59. cozza Says:

    si tratta di fare tutte le valutazioni del caso, appunto. Ma credo che ci sia molta differenza tra il caso di prima ammissione e un successivo ripensamento. Se c’è stato un fatto, soggettivo o oggettivo, che ci ha portati fuori strada, questo fatto va analizzato molto bene, perchè potrebbe essere qualcosa di circoscritto a un certo tempo o un certo luogo (un problema nei confronti di una persona, un’incomprensione, un colpo di testa, una crisi passeggera) ma potrebbe anche essere il sintomo di qualcosa di diverso, che rende quella strada, apparentemente così adatta a me e ancora percorribile, una scelta sbagliata che invece di avvicinarmi al mio obiettivo di trovare Dio rischia di allontanarmici ancora di più.
    Ma certo sono questioni non generalizzabili, e credo che solo avendo il coraggio di guardare Dio guardandosi dentro si possano trovare delle risposte. In ogni caso credo che Dio abbia una capacità di sorprenderci che noi neanche possiamo immaginare

  60. Gennaro Says:

    A questo punto sono d’accordo anch’io, sia sulla necessità di valutare approfonditamente caso per caso, sia sulla capacità che Dio ha di sorprenderci.

  61. arky Says:

    sono numerario dell’opus dei…..
    ho rinunciato a sposarmi per una vita cristiana un filo più impegnata….fin da piccolo si sogna la vita perfetta felice e io l’ho trovata….ho gli stessi ideali di molti di voi e non sopporterei tutte le cose che qui si accennano ……tutte le schifezze che si dicono qua …perdonatemi il commento ma se uno parla di una delle cose più belle di questo mondo in maniera così meschina mi piange il cuore…al mondo d’oggi ci sono tante cose ingiuste come qui si accennano e una di queste è infangare una realtà splendida a cui tante persone potrebbero accostarsi….cmq mi diverto come un matto …..ho tanti amici e tutti i miei amici che vengono al centro riamngono contenti e felici e tornano spesso….sarà che ci avranno fatto un mega lavaggio del cervello…. però intanto ci divertiamo… se voi siete persone più in gamba…cercate sul sito dell’opera e fatevi accogliere in un centro ….e giudicate di persona…. è uscita una bibliografia di Corigliano, edizioni mondadori, sulla sua vita provate a leggerla…..

  62. Gennaro Says:

    Bravo, arky, sono in piena sintonia con te. Prega per me perchè anche io possa ritrovare la strada della mia vocazione all’Opera, dove ero felice e sarei felice di nuovo.

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