Ci sono alcuni libri, che ti pongono continuamente di fronte all’interrogativo di come la storia che narrano sia potuta accadere. Vorresti che fossero dei romanzi, opere di fiction, arricchite da una massiccia dose di inventiva dell’autore. E, invece, no. Quello che è successo a Veronique Duborgel è drammaticamente vero. Il suo libro, “Fuga dall’Opus Dei”, è uscito in Francia, lo scorso anno, ed è stato un successo. Arrivato in Italia, è finito per caso nelle mie mani e mi ha messo davanti alla nuda verità di di una donna che per 13 anni ha fatto parte dell’Opus Dei. Un movimento che, oggi, non solo è considerato “rispettabilissimo” ma, anzi, degno persino di ricevere ogni genere di onore dal papa in persona. Un racconto drammatico, in cui Veronique sottolinea quanto quel movimento, così caro a Giovanni Paolo II e allo stesso Ratzinger, abbia tutti i connotati della setta. A cominciare dal suo arruolamento, avvenuto in maniera blandissima e quasi casuale; al graduale indottrinamento, sempre più severo. Alle reprimende. Alle assurde regole di vita. Dopo 13 anni e 9 figli, la decisione di fuggire via, anche dal marito, membro pure lui della setta.

– Per i membri dell’Opus Dei l’apparenza è tutto. Si rappresenta il movimento e, quindi, si deve essere sempre al meglio. Anche quando si è tristi, si deve sorridere. Bisogna sempre dissimulare i propri sentimenti. L’abbigliamento è importantissimo: le donne devono sempre essere eleganti, e non mostrare troppa “carne”.
– Mai dare confidenza, a nessuno. Neanche al marito. L’unico referente per un membro dell’Opus dei è la propria guida spirituale. Le amicizie, anche tra soci, sono fortemente scoraggiate. Meglio passare il tempo insieme a pregare. Bisogna fare sempre amicizia con persone della setta; quelle esterne sono sempre viste con diffidenza.
– Anche se Veronique era una soprannumeraria (un membro laico, diverso dalle numerarie, che fanno voto di povertà e castità), doveva rispettare momenti di preghiera e raccoglimento, ogni giorno: in tutto 2 ore, tra preghiere e rosari. C’erano poi le riunioni settimanali, quelle mensili, e quelle annuali. Guai a mancare. Una soprannumeraria è stata invitata ad andare ad una riunione, e a rinunciare ad assistere alla morte del padre.
– Le preghiere e molte delle regole non vengono scritte. L’Opus Dei ha il terrore che possano filtrare all’esterno. Tutto deve essere imparato a memoria.
La donna è come un cane. Non è una battuta, anzi, è una frase pronunciata da un prelato. Nell’Opus Dei la donna è succube dell’uomo e a lui deve sottostare in ogni aspetto. A lei toccano pulizie e cure dei figli. Ogni famiglia deve avere numerosi figli. Guai a vivere in un appartamento piccolo o avere una macchina non di classe – come era capitato a Veronique – in quel modo non si dava una buona immagine dell’Opus dei. Inoltre, donne e uomini sono sempre separati: le riunioni avvengono in luoghi diversi. Del resto all’inizio l’Opus Dei era riservato solo agli uomini.
– L’Opus dei non possiede nulla. Solo villa Bruno Buozzi a Roma. Tesi ripetuta fino alla nausea. Ma poi ogni membro era chiamato a versare soldi: circa 400 euro al mese, per la famiglia di Veronique. Data la cifra, l’Opus si preferisce arruolare gente benestante.
– Ogni membro deve cercare di reclutare più persone possibili. Ma c’è un minimo annuo: 3. Chi non riesce a far iscrivere queste tre persone, si verrà duramente ripreso. Si tiene una specie di registro, con nomi e cognomi: è la lista, che vedono tutti i vertici locali del movimento, dei potenziali membri.
– Tra  i membri vige la regola del sospetto: ognuno, infatti, può essere sottoposto ad un rimprovero formale da parte del compagno. Per i capelli troppo lunghi. Perché accavalla le gambe in chiesa.
– Facile entrarne, difficile uscirne. Quando Veronique ha preso la sua decisione, dopo 13 anni, si è trovata di fronte ad una campagna diffamatoria nei suoi confronti. I vertici dell’Opus dei hanno contattato le sue amiche soprannumerarie, per dirle che cattiva donna fosse, e così via.
– Dopo la fuga, Veronique si è messa in contatto con moltissime altre donne e uomini come lei, nelle sue stesse condizioni (qui un sito che li aiuta). Perché, si chiede polemicamente Veronique, prima di beatificare il fondatore dell’Opus dei, Escriva, non si sono anche ascoltate le testimonianza delle moltissime persone che hanno vissuto, sulla loro pelle, l’organizzazione settaria di questo movimento?

Mi chiedo come, certi segreti, possano essere nascosti così bene, nel 2008.

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