Trucchi d'autore. by you.

Che Federico Moccia sia un caso sociologico, in positivo o negativo, è innegabile. Io non ho mai toccato niente che fosse stato scritto da lui, e non per chissà quale preclusione nei suoi confronti. Forse perché sento che difficilmente mi riconoscerei nelle sue storie. Ma è un dato di fatto che i suoi racconti abbiano fatto sognare orde di teen. Il perché lo spiegano gli Alberoni di turno. C’è un’intervista che aiuta bene a capire questo “fenomeno” letterario. L’ha realizzata Mariano Sabatini, giornalista 36enne, collega multitasking, come l’ho definito. Uno di quelli cui ogni definizione sta stretta. Autore di programmi come “Tappeto Volante” e “Unomattina”, ha rubriche su giornali diametralmente opposti, dal serioso Italia Oggi al più leggero Eva 3000, passando per l’attualissimo Metro. Se vedo il suo curriculum mi chiedo dove abbia trovato il tempo di fare due figlie. Ovviamente a me sta simpatico perché passa spesso da queste parti. L’intervista fa parte di una serie di libri ( “Trucchi d’autore” e “Altri Trucchi”: si comprano qui), in cui sono passati sotto la lente d’ingrandimento 100 scrittori, italiani e non. Da Brizzi a Buttafuoco, passando per Cunningham, Mazzucco, Orengo, Parrella, Camon, Ferrante, Deaver, Santacroce, Lansdale, Veronesi. Ecco alcune delle risposte di Moccia.

Niente computer?
Solo per prendere appunti
I telefoni?
Spento tutto, tranne una linea riservata a pochissimi.
Blocchi, incubo della pagina bianca?
A volte posso non aver voglia di scrivere e allora fatico di più e so già che dovrò correggere quello che ho scritto.
Libri per ispirarsi?
No, li ho letti prima, magari tanto tempo fa e qualcosa come tutto ciò che fa piacere ricordare, resta.
Per quale scrittore prova invidia?
Per nessuno, ammirazione tanta, per Hemingway e Fitzgerald.
Metodo di scrittura?
Prima passeggio e raccolgo idee, poi me le segno, poi faccio una scaletta poi scrivo tutto il romanzo poi lo correggo più volte.
Quante pagine produce in un giorno?
Da cinque a quaranta quando inizio a scrivere.
Scrittori si nasce o si diventa?
Credo che si nasca con questo desiderio e poi ci si diventi veramente dandogli retta.
A chi fa leggere in anteprima?
Quando è finito il libro lo faccio leggere ad una persona fidata.
In quanto tempo è pronto un suo romanzo?
Da sei mesi a un anno ad anche di più.
Rituali di inizio e fine lavoro?
Accendo la radio e inizio a scrivere. Quando finisco la spengo. Quando poi ho finito proprio tutto il libro vado a fare un giro in motorino, vago senza meta, mi prendo un caffè o una granita e per un pomeriggio faccio un po’ il turista, magari mi compro una cosa semplice e mi godo il tramonto pensando a quello che mi passa per la testa, così con un sorriso leggero…
I suoi personaggi, di solito, sono ricalcati su persone reali?
Assolutamente sì, prendo spunto da persone che conosco o ho incontrato o semplicemente visto e da lì spicco il volo, certo molto di quello che racconto è in più rispetto alla loro vera vita… Ma è quello che aggiungo che mi diverte. La loro esistenza mi aiuta nell’immaginazione e nello scrivere.

Ho un solo dubbio: sei mesi/un anno per “Tre metri sopra il cielo”?

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