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Correva l’anno 2007, ottobre. Il consiglio dei ministri approvava il cosiddetto “DdL Levi-Prodi”, firmato da Riccardo Franco Levi (Pd). Si trattava di un disegno di legge che prevedeva per tutti i blog l’obbligo di registrarsi al Registro degli Operatori di Comunicazione e la conseguente estensione sulle loro teste dei reati a mezzo stampa. La notizia fece scoppiare un pandemonio. Si scusarono e dissociarono i ministri Di Pietro e Gentiloni, ne rise il Times. Il progetto subì una brusca frenata e dopo un po’ le acque si calmarono. Cadde il governo Prodi. Un anno dopo: novembre 2008. Un altro giurista, Daniele Minotti  si accorge che il progetto di legge gira di nuovo nelle aule del nostro Parlamento, affidato in sede referente alla commissione Cultura della Camera (DdL C. 1269). L’obiettivo di questo progetto è quello di equiparare i blog alle testate giornalistiche: tutti i gestori di blog devono registrare il loro sito al Roc. Stavolta, rispetto allo scorso anno, c’è però un’altra clausola: “Sono esclusi dall’obbligo dell’iscrizione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un’organizzazione imprenditoriale del lavoro”. Gli osservatori fanno già notare che chiunque correda le proprie pubblicazioni con banner, promozioni, o anche annunci di Google AdSense, dovrebbe iscriversi al Roc. La mancata registrazione potrebbe comportare una denuncia per stampa clandestina. Centinaia di blog italiani esprimono indignazione, e su Facebook fioriscono i gruppi, mentre è nato anche un blog a tema. Allo stesso tempo cresce una petizione, che conta più di 12mila firme, nonché un’altra iniziativa specifica per quest’ultimo DDL partita nelle scorse ore, una petizione rivolta al Presidente della Camera dei Deputati affinché si blocchi sul nascere quella che da più parti viene definita “mostruosità legislativa”. Tra i primi (e unici) politici ad occuparsi della vicenda c’è Antonio Di Pietro: ”Qualora dovesse passare potrebbe dare come unico risultato la disobbedienza civile. L’Italia dei Valori offrirà tutta l’assistenza legale a chi verrà perseguito per la sua violazione. Le regole vanno rispettate, ma non quelle che mettano a rischio la democrazia e siano palesemente anticostituzionali, e questo perché non sono regole ma abusi e soprusi Questo disegno di legge è pura censura. L’Italia dei Valori si attiverà da subito con una serie di iniziative contro questo disegno di legge liberticida facendo appello anche alle istituzioni internazionali e i media esteri”. Critico anche Gad Lerner: “Il progetto di Legge ha tutta l’aria di essere una nuova e pericolosa arma per zittire articoli scomodi. Mi sbaglierò, ma temo che sia l’ennesimo tentativo di ledere la nostra libertà di parola”. Anche Beppe Grillo non fa mancare le sue parole di disapprovazione: “Non una voce dei nostri parlamentari, a parte quella di Antonio Di Pietro, si è levata a favore della Rete. Eppure dovrebbe importargli qualcosa. Milioni di italiani ci vivono, la frequentano, discutono e informano. Il disegno di legge è stato presentato da Franco ‘Ricardo’ Levi. Levi è del PD. Il segretario del PD è Veltroni. O non sa nulla, come mi dicono gli succede spesso, o è d’accordo”.

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6 Responses to “RadioBlogger/9. Contro la legge “ammazzablogger”.”

  1. max Says:

    anche se sono di centro destra voglio essere il primo a firmare questa petizione, perchè stanno facendo una boiata !

    P.S. Scusa River perchè nel tuo blog non inserisci anche un angolo di forum ??? Tanto per discutere un pò più approfonditamente …non si può fare …? non nè ho idea

  2. river Says:

    Max, a malapena riesco a mandare avanti tutta la baracca…figurarsi in forum ;)

  3. Lucy Says:

    Visto che sono riusciti a boicottare il referendum sull’abolizione dell’ordine dei giornalisti si sono messi in testa di censurare anche la rete che fino ad oggi è l’unico mezzo per parlare liberamente. Lo ritengo un metodo fascista anche se è stato proposto dalla sinistra.

  4. arcere Says:

    trovo la cosa molto preoccupante..molto da regime di polpot per impedire alla libertà di parola ed espressione di rimanere in questa italia dove anche gli interventi in tv (vedi post di river sopra) sono scritti a tavolino così che l’intervistato non esca dal seminario.

  5. ilProf Says:

    Minotti, che è il giurista che ha “scovato” il ddl in questione, non è in verità così critico verso tale decreto. Ciò che ne lamenta è soprattutto la scarsissima chiarezza: invece di dirimere possibili nodi, dice che questa potenziale legge crea ulteriore disordine, specialmente perchè non si capisce dove sta il limite tra blog personale e attività d’impresa. Luca di PuntoInformatico è molto più deciso in tal senso.
    Io personalmente mi associo a chi pensa che sia un’altra legge ad personam,o meglio, contra personam: fatta insomma per colpire qualche voce scomoda, come Grillo e Luttazzi.

  6. Lucy Says:

    Ceertoo Prof che è così come pensi tu.
    Sul sito di Grillo c’è scritto che volendo si può aggirare l’ostacolo semplicemente con un punto com anzichè un punto it. Ma lui si rifiuta di evadere (virtualmente) dall’Italia e col cacchio che lo cambierà.
    Grillo for president. (anche se in politica lui dice di non volerci andare, penso che ci ripenserà quando se ne andranno ste mummie cariotidi che stanno in parlamento).

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