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Si celebra il primo dicembre, per ricordare il primo caso di Aids, diagnosticato appunto il primo dicembre del 1981. Un pretesto per ricordare che, ancora oggi, di Aids si muore. Dal 1981 il virus ha ucciso oltre 25 milioni di persone. E i dati che sono stati diffusi in Italia non sono incoraggianti: meno del 30% della popolazione italiana si è sottoposta al test per l’Hiv contro oltre il 60% dei cittadini di paesi europei come la Francia, e come negli Usa. Nel nostro Paese, secondo gli ultimi dati disponibili dall’inizio dell’epidemia al dicembre 2007 si sono registrati 58.400 casi di Aids, tra questi i decessi sono stati 35.300. Ad oggi quindi vivono in Italia complessivamente oltre 23.000 con Aids conclamato. Invece considerando tutti i sieropositivi, cioé anche quelli che non hanno ancora la malattia, si arriva a quota 120-140 mila, ma la metà di questi non sa di essere stato contagiato perché si sottovaluta il rischio e non si fa il test. Ogni anno si verificano circa 3500-4000 nuove infezioni. E’ cambiato il volto dei sieropositivi, meno del 10% sono tossicodipendenti, aumentano le persone che hanno acquisito l’infezione per via sessuale (sia etero che omo/bisessuale) e gli stranieri. Nel 1997 la percentuale dei casi di Aids era infatti costituita per il 58,1% da tossicodipendenti e per il 20,7% da contatti eterosessuali e per il 15% omo/bisessuali; nel 2007 i casi tra i tossicodipendenti sono diminuiti al 27,4% mentre i contatti eterosessuali sono passati al 43,7% e quelli omo/bisessuali al 22%. E che l’Aids non sia più una malattia delle persone omosessuali viene ricordato da Stefano Vella, direttore del dipartimento del farmaco all’Istituto superiore di sanità: “Molti degli ultimi casi riguardano persone, spesso di mezza età, che non sapevano di essere infette. Non pensavano di aver avuto comportamenti a rischio e scoprono l’infezione quando ’scoppia’ l’Aids. Si infettano di più persone di una certa età per rapporti sessuali non protetti; e le donne più degli uomini. Eppure l’uso del profilattico non è aumentato in modo significativo”. Ma la blogosfera italiana si è occupata anche della polemica che ha interessato il brano rap degli Assalti Frontali, “Quando sei lì per lì”: “Il brano era stato scelto per la campagna di prevenzione iniziata con l’ex ministro Livia Turco, sulla base delle indicazioni dell’Ue che invitava a mettere in musica le parole chiave della lotta all’Aids. Nel brano si usa la parola preservativo. Una parola che, sembra di capire, all’attuale governo fa venire l’orticaria. Infatti, dal sito del ministero, dove era stato pubblicato pochi giorni fa, il brano è già sparito. Gli Assalti Frontali chiedono spiegazioni. Problemi tecnici, rispondono dal ministero”. Alla fine, dopo che la polemica ha fatto il giro del web, il brano è tornato on-line. C’è anche chi sottolinea che la giornata del primo dicembre rischia di rimanere una goccia nel mare. Bisogna intervenire, concretamente, soprattutto in Africa: “L’Aids è la prima causa di morte in Africa, la decima nel mondo. E’ l’Africa subsahariana la regina di una macabra classifica: quasi il 70% dei malati risiede in questa zona del pianeta. E sempre più bambini. Come sempre le promesse del 1 dicembre saranno dimenticate il 2. Informazione (assente in molte zone del pianeta), prevenzione (preservativo) ed accesso alle cure: in Africa i costi sono particolarmente proibitivi. Anzi le medicine non sono accessibili: la maggior parte dei malati vive con un dollaro al giorno. Sarebbe interessante leggere una condanna da parte dell’Onu anche di chi finanzia programma anti-aids predicando come massimo sistema l’astinenza”. Aggiungo: quand’è che i preti - che pure fanno un lavoro egregio in Africa - la pianteranno di sostenere ancora l’utilità e l’importanza dell’astinenza?

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9 Responses to “RadioBlogger/13. Aids, ogni anno in Italia 4mila nuovi casi.”

  1. Artlandis Says:

    sottoscrivo in toto….
    riguardo la questione dei missionari…beh, è un problema davvero gravissimo…conosco tanta, troppa gente, che non usa il preservativo perchè il suo “pastore” dice no…
    Figurati quando a dirlo è un missionario che, in effetti, aiuta davvero quella gente……
    io la colpa la do sempre alla casta dominante nel regine clericale….quante nefandezze si potrebbe evitare….tra le altre anche la violenza sulle donne (non solo fisica) visto che “la donna deve essere sottomessa all’uomo come la chiesa a dio”….bedda matrix…..

    aggiungo, come molti fanno, che la colpa più atroce della diffusione, l’hanno tutti i militari, forze di pace incluse e/o turisti sessuali, che non usano il preservativo seminando morte e sofferenza doppia…..

    tanto, come dite voi, domani è un’altro giorno e l’Aids torverà ad essere un trafiletto sporadico tra le notizie sportive..
    bah!

  2. Fandango Says:

    Ciao River, ho notato che di politica scrivi relativamente poco e ti capisco benissimo.
    Però ti prego scrivi due parole su quello schifo che il Vaticano ha comunicato oggi.

  3. Scared ? Says:

    Io sono stato fortunatissimo fin’ora… Da adolescente ero + scemo non usavo quasi mai il preservativo, a meno che me lo chiedessero esplicitamente (cosa difficile visto il sesso fatto in qualsiasi luogo e situazione).
    Poi mi hanno rotto un bel po’ i miei amici e altra gente, ora lo uso quasi sempre salvo con gente “sicura” al 100%.
    Prima di iniziare ad usarlo ho avuto però centinaia di rapporti, ma ora l’AIDS è il mio terrore…

  4. river Says:

    Fandango,

    io dal Vaticano non mi aspetto più niente.

    Solo il peggio.

  5. teo86 Says:

    Odio fare sempre la parte della “cula pretesca” però mi sembra che qui (correggimi river se sbaglio) sia un posto rimasto vacante…

    Madre Teresa diceva:
    “Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’ oceano, ma se non lo facessimo l’oceano ne risentirebbe”

    Quindi Grazie a tutti coloro che donano di tasca loro, come te River, una goccia per la lotta conto l’Aids!

    Per il discorso sui missionari io discernerei ciò che esce dal Vaticano da ciò che viene effettivamente propagandato dai missionari delle varie parti del mondo… Conosco e ho conosciuto tanti e tanti missionari, religiosi e laici, che sostengono e promuovono l’uso del profilattico proprio in quei paesi… Forse li conosco tutti io?
    Non voglio fare una polemica che sia fine a se stessa River, mi chiedo solo se la colpa sia tutta della chiesa!
    E mi chiedo se anche noi non abbiamo la nostra parte…

  6. mercuzio Says:

    Io mi chiedo se i preti, in prima persona, usino i preservativi.

    Non credo, è peccato (quello).

  7. lwsx Says:

    Non serve andare molto lontano per capire che il preservativo e’ ancora un grande sconosciuto sopratutto tra le nuove generazioni….pochi lo chiedono e molti si abbandonano al piacere senza rendersi conto che dietro un attimo di abbandono si può nascondere una croce molto pesante da portare per tutta la vita.

  8. g. Says:

    Vero che l’HIV e’ una malattia per la quale tutti siamo a rischio (gay e etero), ma considerando che i gay sono circa il 5% della popolazione complessiva e’ chiaro che la popolazione gay e’ colpita molto piu’ duramente. Vivo in USA, ed e’ risaputo che nelle citta’ di New York e San Francisco (ho vissuto in entrambe) la percentuale di uomini gay HIV+ e’ di circa il 25%. Quando vai in un locale gay puoi essere sicuro la percentuale sia piu’ alta (chi va nei bar e’ mediamente piu’ promiscuo): guardandoti attorno puoi essere certo che uno su tre e’ sieropositivo. Molto spesso mi fa passare la voglia persino di pensare ad andare a casa con qualcuno.
    Sapete quali sono le percentuali in Italia? Milano, Roma: qual e’ la percentuale di gay sieropositivi? Credo sia un dato da conoscere, soprattutto per noi gay.

  9. mary-lou Says:

    fatto il test qualche giorno fa per l’adozione. Sono pulita per tutto. Invece ho scoperto che Thaita, in qualche momento della vita, ha contratto l’epatite A, ma deve essere stata asintomatica perchè lui non ne ha memoria.
    L’asintomatologia è la paura piu’ grande. Puoi essere infetto e non saperlo. Precauzione gente. Sempre.

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