Dolore, volontario. by you.

In foto, con 17 candele sul corpo, il cubano Juan Carlos Calvealt. Ha fatto una promessa a San Lazzaro (protettore degli ammalati), in cambio della guarigione del piccolo fratellino malato.

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22 Responses to “Preghiera per un fratellino malato.”

  1. davi Says:

    l’etica del fioretto è spaventosa

  2. STABILO Says:

    ah. E la preghiera? E’ stata esaudita?

  3. lwsx Says:

    Una preghiera davvero molto sofferta, almeno speriamo abbia buone nuove.

  4. valentina87 Says:

    ma cos’è? una pratica opusdeiana?

  5. Dovop Says:

    e infatti il fratellino morirà.

  6. Dovop Says:

    ( comunque è un esibizionista del cazzo, detto molto schiettamente. la sua pregherina l’ avrebbe potuta pure fare in camera sua da solo )

  7. Anonymous Says:

    Contento Lui /:3

  8. marco Says:

    madò che cicini!! A volte fin troppo. Speriamo, invece, che tutto possa andare a buon fine!

  9. mercuzio Says:

    molto carino, però! ;)

  10. arcere Says:

    secondo me è aandato tutto bene.. a parte il dolore

  11. Max Says:

    Mi ricordo, durante i brevi (per fortuna!) trascorsi in ospedale, di una figura chiamata Cirillo.
    Cirillo era lo pseudonimo usato da un signore che aveva, se non ricordo male, pregato a lungo per la salvezza della moglie, malata di cancro.

    Per quanto ne so, lui rimase solo abbastanza presto , ma continuò ad onorare il suo fioretto finchè la vita e le forze glielo permisero.

    Il suo fioretto consisteva due volte la settimana nel girare tutte le camere d’ospedale, lasciando nelle mani dei piccoli ammalati un disegno, solitamente un pulcino, un’oca o un cane o altro animale, disegnato a mano e poi ciclostilato.

    Cirillo, di cui conservo ancora qualche disegno, finiva per distribuire centinaia di copie, senza mai chiedere una lira, per la gioia dei bambini malati, che poi si divertivano a colorare il disegno.

    Era un angelo, lo vedevi zoppicante arrivare insieme all’infermiere che passava con i giornali o con il tè caldo. Non mancava mai una carezza e i disegni erano sempre diversi, lo rividi a 18 anni, per l’appendicite, e a 25, con il ricovero di mia madre.

    Da vedovo, dopo oltre 40 anni passati in corsia, non contava più la motivazione che lo spingeva ad onorare quel fioretto, promesso a vita alla Madonna, contavano, in realtà, i sorrisi luminosi dei bimbi che riceveva, gli abbracci e quel “Cirillo!”, invocato sempre a gran voce dai quei bimbi che in ospedale ci passavano settimane o mesi.

  12. mercuzio Says:

    Ha un certo non so che di Robbie Williams, non vi sembra?
    Mi ripeto: mooooolto carino!
    Poi in quella smorfia di dolore, mmmmmmhhhh!

  13. Zorro2 Says:

    Lui e’bono…pero’ sembra uno che si sforza sul cesso.

  14. Giorgio R. Says:

    Potrebbe stare accanto al fratellino invece di ste stron***e.

  15. mercuzio Says:

    @max
    Bellissima storia, credo anch’io di ricordarla!
    Ben tornato.

  16. O. Says:

    Trovo l’idea del “fioretto” molto bucolica, molto naturale. Quest’idea che per ottenere qualcosa (il frutto) si debba faticare, attraversare le acque del dolore (arare i campi sotto il sole cocente, per esempio), prima di poter godere del meritato premio/frutto… è così naturale…

  17. batacchio-spagnolo Says:

    i miei genitori parlerebbero di “religiosità naturale” e non di “fede”.
    In questo caso specifico sarei d’accordo.

  18. orsamaggiore Says:

    chissà perchè per ottenere qualcosa dal padreterno ci hanno convinti che dobbiamo dedicargli dolore e sofferenza…

  19. masmassy Says:

    Straquoto Dovop. Sì, è un esibizionista del cazzo. Fortuna che non appartengo a tale religione, in cui i santi farebbero favoritismi dietro cinici ricatti. Che merda!

  20. mercuzio Says:

    @Max
    Scusa, ti avevo preso per “max” con la “M” minuscola.
    Co’ sti cavolo di nick…

  21. MaxD Says:

    Non è molto fantasioso ma “MaxD” si dovrebbe distinguere meglio da “max”.

    @O.&Masmassy:
    Il punto non è sacrificarsi per ottenere qualcosa in cambio, questo “catechismo delle caramelle” va bene per i bimbi di 4 anni.

    Si rinuncia a qualcosa a una parte di noi o del nostro tempo per “empatia” e gratitudine, oltre che per richiesta, il fioretto è un gesto introspettivo che prescinde dal risultato (se non funziona che fai? Cambi credo religioso?).

    E’ mettere da parte il nostro egoismo perchè si è proiettati verso la sofferenza altrui, d’altronde che persone saremmo se vivessimo solo per noi stessi.

    Concordo sull’anonimato, mettere in mostra i propri sacrifici li snatura, anche se è dare l’esempio (sottile è il confine), peggio è però non fare mai nulla o non operare per paura del giudizio altrui.

  22. mercuzio Says:

    Io l’ho buttata sul leggero, proprio perché non mi va di affrontare la questione di come la sofferenza sia ritenuta indispensabile dalla religione cattolica al fine dell’espiazione dei propri peccati, dato che l’argomento mi manda in bestia.
    Soprattutto quando tali regole si impongono a coloro che non hanno potere decisionale perché impediti o minori.

    E’ provato, infatti, che i Paesi di cultura cattolica, ed in particolare l’Italia, dove gli ospedali sono spesso gestitti da organizzazioni religiose, sono i più resistenti all’utilizzo degli oppioidi nel trattamento del dolore, anche per i malati terminali.

    Vi semra che questi argomenti non siano attinenti al post?
    Vi sbagliate, perché, alla base del sacrificio condotto da chi si infligge sofferenze, in cambio di sperate miracolose guarigioni, c’è il principio secondo cui la sofferenza che prova il malato, vada comunque sopportata, quale tributo sacrificale all’onnipotenete, se non dalla persona alla quale è stata inflitta per volere divino, almeno da altro soggetto che surroga su propria iniziativa.

    In una parola “CAZZATE”!

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