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Franca Sozzani, potente direttore di Vogue Italia, ha rilasciato una lunga intervista a Klaus Davi, nel corso della quale ha ragionato su tutto e tutti. Dalla politica ai gay. Non capita spesso che la “papessa” della moda italiana accetti di spaziare su così tanti argomenti, politica inclusa.

“Di sinistra, ma apprezzo Berlusconi”. “Sono stata e, in cuor mio, sono ancora una donna di sinistra, ma oggi indubbiamente apprezzo l’operato del Presidente del Consiglio e auspico che tenga duro. Eravamo un po’ tutti di sinistra, ma a me il colore politico non interessa più, onestamente. Il Paese deve essere guidato, oltre che con continuità, da persone che abbiano non solo delle teorie, ma che abbiano anche delle pratiche. Sette anni fa ho incontrato Berlusconi e gli ho detto «Non l’ho votata» e veramente non l’avevo votato. Poi devo dire che c’è stata quella parentesi tra lui e lui (ndr. Prodi) che è stata talmente disastrosa che uno non sa più cosa augurarsi, e quindi…”.
“Non farò il sindaco di Milano”. “No, assolutamente – ha risposto la Sozzani – Bisogna avere un altro carattere, non andrebbe bene per me, assolutamente”.
“Il look dei politici: “Promosso Berlusconi, bocciato Franceschini'”.
“Veltroni? Troppo allineato. Bertinotti invece mi piaceva perché rompeva gli schemi”. L’eleganza in politica esiste? Secondo la Sozzani, “si vestono tutti uguali, a destra come a sinistra. Io penso che oggi non se ne possa fare più una questione politica, ma proprio una questione di mentalità. Per intenderci: c’è la mentalità di quello che, vestendosi in maniera super classica, super consueta, riesce a essere anche un classico divertente, elegante. Quello dei politici, invece, è proprio un classico. Si prende perché comunque o è blu o è grigio. Queste cravatte che sono dei gilet, non sono più cravatte, sono enormi, con questi colletti. E’ uno stereotipo di personaggi che gravitano non solo in un mondo politico, ma in banca, ovunque”. Passando ai due leader della politica italiana, il direttore di Vogue commenta: “Io non voglio dare giudizi, se non dire che ognuno abbia una sua personalità e si muova secondo quella. Trovo che Berlusconi faccia benissimo a mettersi in doppiopetto, piuttosto che in girocollo, perché è più consono alla figura e anche al ruolo che ricopre. Franceschini onestamente non lo conosco. L’ho visto quattro volte sui giornali. Non è che mi sia rimasto impresso per il look”.
“La borghesia milanese è ignorante”. “Quella milanese è una borghesia vera, nel senso che vive tranquilla i suoi week-end… Non viaggia, non si muove, non conosce gente, non ha rapporti con gli altri, non si mette in discussione. Il fatto è che oggi esiste un unico partito, mentre non esiste neanche uno che sia all’opposizione e, quando non c’è un contraddittorio in nulla, non ci si confronta con nessuno. Questo è sbagliato”. Il direttore di Vogue, infine, non ha risparmiato qualche consiglio. “Forse bisognerebbe anche leggere. Io lo faccio. Certo, la sera non esco quasi mai. Preferisco stare con gli amici. Non vedo perché io debba sempre andare a questa o a quella festa. Vado solo alle mie perché sono obbligata…”.
Contro Report: “Ci vuole altro per farmi paura”. Con una battuta, ha risposto alla domanda di Klaus Davi se si senta indebolita dalle critiche rivoltele dalla trasmissione “Report” (RaiTre) che, nel dicembre del 2007, dedicò una puntata proprio agli scandali della moda italiana, tra cui presunti conflitti d’interesse tra informazione e pubblicità di cui si sarebbero macchiati i decani dell’editoria fashion. “Io sono disposta a combattere ad armi pari, ma non con uno che non mi conosce e che afferma cose per sentito dire. Io non giudico per sentito dire…. Penso che accuse del genere nascano talvolta per invidia o per gelosia, ma tra me e questa persona non ci sono mai state questioni personali. Io, peraltro, stimo moltissimo il suo lavoro: lei è bravissima. A maggior ragione sono rimasta dispiaciuta. Piuttosto che costruire una tesi –mi chiedo, poi, quali prove abbia portato-, avrebbe potuto magari chiamarmi e chiedermi conto e ragione di questo, questo e quello. A chi ha detto che barcollo, pertanto, rispondo che… ci vuole ben altro”.
Ai fotografi italiani: “Datevi una mossa”.  Accusata spesso di dare spazio sulla sua rivista solo ai fotografi stranieri, si è così difesa: “Non è colpa mia. Io i difetti li vedo di tutti. Adesso ho provato a inserire degli italiani, ma è un lavoro faticoso, anche perché devo dire che questi italiani non abitano in Italia, ma a New York o a Parigi. E poi, comunque, tutti si concentrano sui fotografi che scelgo io, ma, se si prova a leggere i nomi dei fotografi dei settimanali e degli altri mensili, non figura tra loro un nome italiano o, comunque, pochissimi, tanti quanto quelli che uso io. Consigli? Datevi una mossa, una grande mossa!”.
La mafia gay nella moda non esiste”. “Secondo me la lobby gay nella moda è solo un mito. Non sono assolutamente d’accordo che esista, in generale, una lobby di questo tipo, se é vero che ancora oggi si sente in giro di tanti giovani che hanno paura a rivelare la loro omosessualità ai genitori”. Per la Sozzani è assolutamente normale che il comune orientamento sessuale possa favorire la formazione di gruppi, ma da qui a parlare di lobby ce ne vuole. “Ovviamente pensiamo ai ragazzi che magari arrivano in un Paese straniero da Londra, da New York, da qualsiasi altro Paese: si conoscono tra di loro, stanno tra di loro. Succede e non lo trovo così strano, tanto che siano gay o non lo siano”.
Le modelle italiane sono scarse”. “Fare seriamente la modella è un lavoro pazzesco perché comporta grossi sacrifici. Mariacarla Boscono comunque ci è riuscita. Eva Riccobono rappresenta un’altra dimostrazione in tal senso”. E ancora: “delle belle ragazze cresciute come tali e che, per questo, pensano di aver già raggiunto tutto, a differenza delle colleghe straniere che, invece, fanno le cameriere per mantenersi. Qui pensano a sposare un uomo ricco. “La colpa – ha spiegato la Sozzani- è da imputare alle famiglie. Tra l’altro, è invalsa la regola secondo cui la bella ragazza italiana deve sposarsi, possibilmente con uno ricco. Non una volta, ma ancora adesso, in linea generica, molte ragionano in questa maniera”. Per il direttore di Vogue Italia, infine, per arrivare è necessario fare tanta gavetta e, almeno all’inizio, non avere pretese e non pensare di poter agguantare tutto e subito. “Proprio per questo motivo, le mie collaboratrici preferisco prenderle senza esperienza perché bisogna tirarle su da quando sono giovani. Quando arrivano che sono già un po’ «formatelle», è finita… Io personalmente ho fatto anche la baby-sitter. Mettevo le mollettine nei capelli ai bambini, anche se talvolta avrei voluto strozzarli… Eppure non mi sentivo assolutamente sminuita. Nel mio percorso professionale c’è stato anche questo”.

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