La solitudine.

June 30th, 2009

Il problema sta tutto là. Tra l’ipocondrio sinistro e l’epigastrio, a voler essere precisi. C’è lo stomaco, da quelle parti. Una sacca molliccia, che quando la vedi sbattuta sul tavolo asettico dell’obitorio come una gelatina appiccicosa e flaccida, ti chiedi come abbia potuto lavorare per una vita salsicce alla brace, salmone con mozzarella, linguine al limone con gamberetti, pasta e fagioli, chianina, parmigiano, yogurt Activia, gamberetti fritti, tiramisù, caffè deca, sperma e succhi d’arancia. Tutto di là passa. Inclusa quella voglia di vomitar fuori la parte più buia di te. La solitudine. Origina là, secondo me. Il cuore blatera cazzate – sì vabbè, soffri, frigni, batti, ma c’hai pure la cassa toracica che ti protegge, che voi? - ma alla fine non conta niente. Pompa, sangue, quando gli va. Oggi l’ho vista, la signora solitudine. Dama d’angoscia vestita, sensibile quanto il cacciavite che penetra sotto all’unghia del piede fino a quando la carne non sputa sangue. L’ho sentita. Non l’ho assaporata, perché non sono riuscito a vomitarla fuori. Mi servirebbe un esorcista esofageo, uno in grado di stimolare delle convulsioni ascendenti, che riescano a far schizzare fuori dallo stomaco, passando per il cardias, la sensazione di essere solo. Lo so, solo. Il problema principale, è che la stronza se ne sta comodamente confusa tra i succhi gastrici (non gioca a nascondino: li guarda, cellula per cellula, si fa beffa di loro). A lei fanno una sega a zero eiaculazione, non corrodono nulla, la merda è un miraggio. L’acido clorico, per lei, è zucchero. Anzi, acqua zuccherata, da farci i gargarismi. C’ha pure un buon sapore. Le piace giocare in zona-piloro, quello sì. Un po’ come quando si infila un dito nel culo, a voler stuzzicare lo sfintere. Entri, ma non del tutto, e ti diverti a sentire il muscolo che cerca di risucchiare il dito. Ma tu no, lo tieni fuori, il piacere è tutto là, nella negazione di un pezzo di carne rigida. Lei, signora solitudine, lo stomaco non ha nessuna intenzione di lasciarlo. Eppure l’intestino tenue se la lavorerebbe volentieri. Vieni qui, viscida pastosità esistenziale. Ma l’ano non ti vedrà mai. Appollaiata come un impresario di pompe funebri che vede passare nel suo studio il dolore altrui (lui guadagna, lei accresce la sua forza rancorosa), si trastulla percorrendo le pieghe gastriche con l’agilità di medico legale che scompone il cuore, di morte colorato, sotto al faro chiaro dell’obitorio. Assorbe tutto, ma non è una spugna. Come una tavola di marmo lastricata di fotogrammi - glieli mandano gli occhi tuoi, stronzi spioni - morbidamente si impregna di qualche emozione, e poi, quando meno te l’aspetti, la schizza contro le pareti dello stomaco, mandando in corto circuito le ghiandole gastriche. Entra un pezzo di tagliata di manzo, ‘sti cazzi, lei gioca, sul carosello che gira gratis, fino a quando ti guardi intorno.

Ti guardi intorno e non vedi niente. Lenti dalla gradazione oscillante, come la colonnina di mercurio nella pentola d’olio che bolle a fiamma lenta. Senti qualcuno. Il sentimento. Le parole, lettere spalmate sul pentagramma delle emozioni – intonazione in fa minore. Arcobaleno dal nero al grigio, variazioni di uno stato d’animo fluttuante tra la morte e la rinascita, mentre cerchi il pulsante di messa in pausa della vita.

Un rigurgito. Non la digerirai mai.

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Campagna svedese realizzata a Stoccolma, nell’ambito di un programma per la prevenzione dell’Hiv. Sono stati distribuiti 100mila preservativi, ognuno con un numero – da 1 a 100mila. A ciò, si è aggiunto un blog, sul quale la gente può raccontare come ha usato quel preservativo. Nei due poster della campagna, si suggeriscono alcuni modi “alternativi” per impiegarli: un marito che fa sesso col testimone; e la moglie che fa sesso col cameriere, in vacanza.

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Poca ipocrisia. Se proprio “bisogna” tradire il proprio partner, almeno si usi il preservativo. Almeno.

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La vicenda del Gayvillage sta assumendo, ormai, dei connotati tra il grottesco e il ridicolo. Dopo il cambio di location (dal parco del Ninfeo, a quello del Turismo: duecento metri di differenza), arrivato in seguito ad un mancato nullaosta da parte della Soprintendenza, adesso un altro giallo. Stamattina alle 11 si è presentata nel cantiere dove fervono i preparativi per il via ufficiale, il 2 luglio, una pattuglia di vigili urbani. “Manca il nullaosta, dobbiamo sequestrare tutto”, dicono. E’ il gelo. Domani, infatti, c’è la conferenza stampa di presentazione dell’evento, con tanto di partecipazione di un rappresentante del Comune. Alla base del sequestro, il mancato nullaosta della Soprintendenza: peccato che nello stesso parco (serve un’autorizzazione specifica per ogni manifestazione nei parchi dell’Eur) sia già in corso un altro evento. Perché, dunque, solo il Gayvillage? Sul posto arriva Imma Battaglia, che inizia a discutere col presidente del Municipio XII. Morale della favola: sequestro sospeso, ma solo per 48 ore. Questo significa, dunque, che dopodomani potrebbe esserci uno stop. “Apriremo il 2 luglio – dice ora la Battaglia – Anche se ci siamo trovati quest’anno in una situazione di grave pericolo per la più grande manifestazione gay e gay friendly dell’estate romana. Dal cambio di location prima al rischio di blocco dei lavori di oggi. Non è possibile continuare in una situazione di eterni rinvii burocratici che rende incerta fino all’ultimo momento l’apertura della manifestazione. Anche quest’anno ce la stiamo facendo, ma occorre uscire dalle pastoie burocratiche e dall’assenza di regole certe”.

La saga continua.

Coccole allo squalo.

June 30th, 2009

Penso che queste siano in assoluto le immagini di squali più dolci e coinvolgenti che abbia mai visto. Si riferiscono al documentario “Gimme a hug” (“Abbracciami”), realizzato dalla fondazione olandese “Protect the Sharks“. Poco più di due minuti di tenerezze: un sub – a mani nude – coccola, abbracciandoli e accarezzandoli, gli squali. Ci scappa persino un tenero bacio. Nelle didascalie, ci si chiede se lo squalo non sia “uno degli animali più fraintesi al mondo”.

Oggi m’è venuta voglia di coccolare uno squalo.

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Una linea area privata cinese vuole lanciare sul mercato un nuovo modo di viaggiare, molto low cost. Più low cost di quello offerto dalla Ryan Air. L’idea è quella di far stare in piedi i passeggieri, per i corridoi. La compagnia, la Spring Airlines, sottoporrà la sua richiesta agli enti di controllo sul volo, anche se è probabile che la risposta sia negativa. Alla base della richiesta, l’accresciuto numero di passeggeri. “Abbiamo solo 13 aerei. Ne abbiamo ordinati altri 14, ma i tempi di attesa per la loro consegna sono lunghi”, ha spiegato un rappresentante della compagnia. L’areo con posti in piedi potrebbe alloggiare un 40% di passeggeri in più, e potrebbe permettere di abbattere i costi del 20%. E la sicurezza? “Ci sarà una cintura, che legata in vita”. “Se i passeggeri vogliono pagare ancora di meno, possono farlo. Un po’ come avviene sull’autobus, staranno in piedi”.

Follia pura.

La Air New Zealand si è inventata un simpatico modo per catturare l’attenzione dei passeggeri, sui voli interni, durante la spiegazione delle procedure di sicurezza, prima del decollo. In questo video, visibile sui Boeing 737, assistenti di volo e piloti sono nudi. O meglio: col corpo ricoperto di disegni. Anche le modalità con sui spiegano le varie procedure sono originali e, grazie al cielo, tutti sorridono e hanno una voce fresca e scattante.

Appartengo a quanti NON ascoltano mai gli assistenti mentre spiegano le varie cosine. Non per indifferenza, quanto perché le ho già imparate a memoria da una vita. Non sopporto però gli assistenti che al microfono leggono tutto alla velocità della luce (“Tanto le sapete tutti queste cose”): immagino la vecchina che vola per la prima volta.

Il Boeing 737 resta uno dei miei aerei preferiti. Piccolo ma cazzuto, mi ha sempre dato l’idea di essere molto stabile.

17 anni per tutta una vita.

June 29th, 2009

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Sarà ispirato al film “17 again”? Mi ha fatto molta tenerezza. Pensare che a 17 anni si possa desiderare rimanere adolescenti (foto scattata oggi pomeriggio sul muro del liceo Tacito).

Sotto, un’altra foto, scattata oggi da un river-lettore, a Siena.

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Chiappe milanesi.

June 29th, 2009

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Pubblicità Aussiebum a corso San Gottardo. La gente alla fermata del bus sembra essersi abituata. (grazie Simonchio!)

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Per ricercare la sua anima gemella, questo signore ha creato un sito (“Alla ricerca della mia dea”), in cui elenca tutte le sue qualità ma, soprattutto, ciò che si aspetta dall’aspirante compagna. Sette capitoli; al terzo (“le qualità della mia dea”), specifica però che non deve corrispondere al 100% alla sua descrizione e che, volendo, potrebbe “trattare” su alcuni punti. Intanto, però pretende le seguenti cose: mediti almeno 15 minuti al giorno (anche se il suo tempo ideale è una/due ore); non deve far parte di Scientology; ama il prossimo in maniera incondizionata; deve essere “bona” e sexy; non fuma e non usa droghe; preferirebbe una vegetariana; è ordinata; ha una voce femminile, e non troppo baritonale; parla un ottimo inglese; ama la musica classica; se un ex l’ha picchiata, non deve più avere legami con lui; se è stata una prostituta, va bene lo stesso; è pronta a essere venerata come una dea. Ci tiene a dire che lui è “molto spirituale”, e che nella sua ricerca è guidato da Dio.

“In this message I state what I want, and I do it firmly, assertively, and quite seriously. But I am negotiable. If you are interested but have objections, please feel free to state your objections to me. Also, because my tone is so serious here, this web site does not reveal my sense of humor. But if you get to know me, I will make you laugh and laugh and laugh! Seriously!”.

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Venerdì scorso, a Cincinnati, si è tenuto un concorso per trovare una sosia di Marilyn Monroe. C’era di tutto. Almeno le due partecipanti in foto avevano sense of humor. Qui gli altri scatti.

Omofobi d’altri tempi.

June 29th, 2009

Quattro minuti di una canzone d’osteria (chiamiamola così), dal titolo: “I frocioni”. Un condensato macchiettistico, che regala un “bello” spaccato della nostra italietta. In confronto “Luca era gay” è una canzone inno del Pride. E a proposito di Pride, sarà un caso che è stata caricata su Youtube il giorno dopo Genova? (grazie Giulio!)

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Lei si chiama Riana, ha 46 anni e vive in Sud Africa. Ha la fortuna di vivere con quattro ghepardi trovatelli, cinque leoni e due tigri. Invitati speciali nel suo letto. Dopo aver lavorato per 22 anni al dipartimento di giustizia, e dopo essere stata investita dall’amore per i ghepardi, nel 2006 ne ha comprato il primo. Dietro c’era la volontà di contribuire alla lotta alla loro estinzione: in quell’anno ce n’erano solo mille in Africa. Anno dopo anno, la sua passione è cresciuta, e così ha dato vita alla “Fiela Funds Cheetah Breeding Project”, un progetto impegnato proprio nella riproduzione e nella tutela dei ghepardi. Il ranch nel quale vive Riana è aperto ai visitatori, che possono interagire con gli animali. Tutti e 11 girano liberamente per la casa, nella quale non ci sono spazi separati tra umani e animali. Buona anche la convivenza con i cani e i gatti.

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Armani saluta il Pride di New York.

Armani Exchange ha salutato i manifestanti del Gay Pride di New York “colorando” con una bandiera Rainbow la pubblicità con protagonista Kerry Degman.