Quelli del bar Pucci.

June 25th, 2009

Ho iniziato a ri-scoprire Trastevere qualche settimana fa. Quel quartiere, per me, è sempre stato una specie di Colosseo: quando mi veniva a trovare un amico straniero – italiano e non – lo portavo là. Un museo di palazzi e gente, profumo di canne e bottiglie di birra in terra, graffiti e abbracci sotto ad un arco, trattorie e struscio sculettante. Poi è arrivato G., col fidanzato (quello che racconta di essere stato con River Phoenix). Un invito a teatro, al Belli, tempo di garofani verdi. La cena da Mario’s (l’unica trattoria romana che ha sentito la necessità di fare ricorso alla ‘s’ britannica), la signora in ciabatte e le unghie storte e incarnite che ci invita a sbrigarci perché è tardi e lei vuole chiudere e sbuffa quando le chiediamo dell’altro. E poi il ritorno, qualche giorno dopo, accompagnato da un paio di All Star bianche cariche di sentimenti. A vivere quell’aria un po’ cazzeggiona, di gente che quando la vedi di lunedì/martedì/mercoledì/giovedì sera, ti chiedi: “ma questi non lavorano il giorno dopo?”. E’ che io la sera non riesco a fare a meno di pensare in prospettiva alla sveglia canonica alle 9.45. Ce la farò?

“Non conosci il bar Pucci?”, mi chiede G., anche vagamente sconvolto dalla mia ignoranza trasteverina. Ignoranza che, nel caso specifico, è verso un’istituzione, per chi è dentro il mondo dello spettacolo (anche per chi ce l’ha avuto dentro almeno una volta). Il bar – a piazza Mastai – è una sorta di trasposizione romana del locale (bar-ristorante) medio di Los Angeles. Dove: ogni attore, per mantenersi, fa il cameriere; dove i registi mangiano e, di tanto in tanto, si soffermano a guardare chi li guarda; e dove qualche produttore è in cerca della dose quotidiana vaginal-anale. Ecco: il bar Pucci è una specie di vetrina, vetri opachi non sempre limpidissimi, dove si guarda e ci si fa guardare. Da chi non s’è ben capito. Ho incrociato diversi sguardi tra il: “chi è quello”, “sa chi sono io”, “non sa chi sono?”, “mi ha guardato, forse la parte è mia”, e così via. Noi tre siamo: un giornalista (che sarei io), una fotografa col volto (e il corpo) da attrice, un regista/sceneggiatore. Incrociati a cena, trascinati fin là più dal bisogno sociologico di scattare un’istantanea, che da altro. I miei occhi cinematograficamente ignoranti vedono una serie di chiacchieroni un po’ naïf - quella con la cagnetta in braccio manco fosse Paris Hilton, quello con il completo  bianco attillato che tra un po’ gli scoppia la camicia, quello col viso unto (la cipria te la passano in camerino, ma un estetista te lo potresti anche prendere eh), quella che non farebbe mai una scena di nudo ma ha le mani da Ilona Staller, il torello riccio arrivato in moto che guarda tutti dall’alto del sui riccioli come fosse l’Argentero di turno. I miei due compagni di serata, invece, scanner in funzione, riconoscono: il regista del Grande Fratello, altri cognomi che ho già dimenticato (della serie: “quello che ha fatto XX”, “quello che ha litigato con XX”, “quello che ha fatto sesso con XX”: e quest’ultimo punto, là, si applicherebbe a molti), e un attore di “Gas” basco-munito. Il regista, tempo 13 minuti, raccoglie la richiesta di un 40enne per non-so-cosa. Scambio di e-mail (e, il giorno dopo, il pensiero: “chi me l’ha fatto fare di andarci”). La fotografa non trova scatti da catturare. Io ho la testa da un’altra parte.

Infine: il cesso del bar Pucci. In fondo alla sala, dietro ad una porta in legno che non si chiude bene, ha un lavandino artisticamente poco funzionale. Ricoperto di plastica e carta stagnola, scotch a croce. Il messaggio è chiaro: non usatelo. Ecco, faccio la pipì. Sgrullo quello che c’è da sgrullare. Esco. E penso che tutta quella gente là si è salutata con mani e dita urinose – o altro.

Buona notizia della serata: l’auto parcheggiata sul lungotevere, in curva e sulle strisce, c’è ancora. E senza multa.

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24 Responses to “Quelli del bar Pucci.”

  1. Marco Says:

    Che bel posticino, soprattutto per il bagno…

  2. Dedar Says:

    Adoro Trastevere.
    Come hai detto tu è un po’ la vetrina del mondo.
    Non è un salotto con l’animo pulito, me è verace come poche cose a questo mondo.
    La cameriere scortese la conosco, in altri luoghi darebbe sui nervi, ma a Roma è bello quando la gente fa vedere i suoi sentimenti (viverci è diverso); nel farlo non c’è aria di superiorità come a Padova quando i fighetti-caga ti squadrano in silenzio con gli occhi che esprimono disprezzo per tutto quello che non è loro affine

  3. Ryu Says:

    io il bar pucci non lo conosco XD

  4. aleh Says:

    ahah, io sono sempre rimasto inquietato dal bruttissimo lavandino ricoperto di plastica e carta stagnola!
    e la croce poi!!!

    cmq non so, non riesco a frequentarlo, anche se ne ho pieno diritto, ma trovo che siano tutti così seriosi!
    forse dovrei tornarci più spesso.

  5. river Says:

    Ne “hai pieno diritto”?

  6. lwsx Says:

    Mi manca il bar ‘Pucci’ mo vado in ricognizione….

  7. Franzu Says:

    A me sembra una presa per il culo il nome “bar PUCCI”. Non riesco a non figurarmi quella bestiaccia bianca con le orecchie fuxia che andava tanto di moda quando ero piccolo.

  8. Aliyah Says:

    coMe scrivi bene, River.

  9. rocambolesque Says:

    Riv, ma lo sai che ti ci vedo poco in questi posti mondanissimi? per non parlare del cesso senza lavandino…

    (e sappi che, alla parola “naïf”, scritta con la dieresi, mi sono estasiato!)

  10. river Says:

    Rocambolesque, non è mondano, affatto. E’ per aspiranti mondanissimi. E, comunque, il campionario umano è interessantissimo.

  11. rocambolesque Says:

    effettivamente vedere la Paris Hilton de noantri e il tipo riccio che fa lo splendido deve essere uno spettacolo imperdibile per uno come te, “morboso del sociale” (sic.)!

  12. viv Says:

    a me piace quel posto…i divani e le sedie sconquassate ..l’aria zozza… non sò..forse perchè è un po fuori dal giro tipico caotico e spesso coatto di trastevere..considerando che io tratevere l’adoro…lo struscio.. poi..mi riporta tanto al paesello lontano!

  13. e.s. Says:

    Il fatto è che la trattoria Mario’s ha una storia abbastanza ingarbugliata, che è difficile da conoscere, se si viene a mangiare a tarda sera senza darsi un seguito. Dov’è Mario? Che fine ha fatto? Sono le domande da amaro, da caffè e limoncello che un occhio discreto ma attento, un occhio curioso avrebbe potuto scegliere di porre. Perché una trattoria romana gestita da sole donne si chiama Mario’s? Perché l’unico uomo in sala si spaccia per Mario, se glielo chiedi, mentre il suo nome è Giorgio? Quel genitivo, peraltro sassone – più barbaro del barbaro – e non britannico, avrà un motivo? Serve solo ad attirare turisti? Forse questa trattoria romana, così tipica e scorbutica ha molte storie anglofone da raccontare…

  14. Ryu Says:

    River comunque noi andiamo sempre in un ottimo posto dove servono del vino squisito, credo sia un enoteca, ma quando ho chiesto la Budweiser me l’han portata :D

    Non ricordo con esattezza il nome del locale ti farò sapere poi, il locale è molto bello, anche fuori l’ambiente non è del tutto sgradevole, ti fanno degustare anche il vino prima di berlo per vedere se va bene ^^

    Ti consiglio vivamente di andarci, ti faccio sapere al più presto il nome …

    Io i registi li trovo al Pink Panter XD

    Ti consiglio anche questo come locare, è un pò fuori mano, non ci sta molta gente che scorrazza per strada, si trova dietro lo stadio Olimpico, servono dell’ottima birra alla spina e il mangiare è veramente squisito, un ottimo locale per passare una serata tranquilla discutendo con gli amici.

    Kissoh Rivaru Sayonara

  15. Dott, Dean Martin Says:

    manna la fotografaaa :-D

  16. Beps Says:

    ….e noi milanesi……?:-( tagliati fuori!!!!!!!!!

  17. UnusualRM Says:

    Ma nn ti sveglierai troppo presto?!?

  18. g Says:

    ahahahahahahah “anche se ne ho pieno diritto” , è bellissimo!

    @e.s.
    (se li conosci)Perchè non ci racconti i retroscena storici di Mario’s?

    @Riv
    Bonjour**

  19. river Says:

    Sottoscrivo la richiesta di G.

    E.s. ha scritto un commento da giallista.

  20. Dnlinus Says:

    e anche River si sgrulla :D :D

  21. Nickel Says:

    anche se non c’entra nulla—w Michael Jackson…un pezzo di storia della musica se ne va’….

  22. Michele Says:

    una sera uscii con uno. vedemmo Veronesi e glielo indicai. lui vide uno del grande fratello e me lo indicò. e poi ci lasciammo.

  23. francesco Says:

    Il bar Pucci è noto come BAR DELLE COMPARSE…

  24. O. Says:

    @Michele
    ahahahahahahahaahhahahaha, fantastico, mi sto sbellicando!! ahahahahahahahahahahha…
    dovrò usarlo anche io come metodo di selezione, và ;)

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