Funerale completo.
August 31st, 2009

Dietro casa (a destra c’è un “Noemi ti amo”).
Back from Santa Marinella.
August 31st, 2009

Santa Marinella è, geograficamente parlando, lontana quanto basta per un pendolarismo provincia-Roma (un po’ faticoso), vicino quanto basta per un week end città-mare. Ma, quei trenta chilometri in più, rispetto alla canonica distanza Roma-Ostia, la rendono forse ancora più località da vacanzina-dietro-casa. Così vicini, così lontani. E’ la località che ospita, tra gli altri, Carlo Verdone e Isabella Rossellini (splendida la sua casa direttamente sul mare che, ora, pare sia stata affittata ad altri). Siamo ospiti di due amici fidanzati. Un terrazzo splendido, grandissimo. Due piani più sotto, lo scoprirò per caso, abita un giovane attore, la cui interazione col sottoscritto non fu particolarmente fortunata. Roba di pochi giorni. E, ovviamente, roba da esclamare “quanto è piccolo il mondo”. Lo incontrerò una sera mentre andiamo in un pub (l’unico “frequentato”, qui a Santa Marinella). Quando lo vedo, spiego al mio amico chi è. E lui: “Abita sotto di noi”. Ne nascerà un simpatico giochino spia-il-vicino: io sopra, che osservo cosa fanno loro. Non hanno le tende a proteggerli, ergo l’impiccio è free. La vita da mare rigorosa (sveglia la mattina, rientro la sera) non mi piace, e i due padroni di casa, per fortuna, non ne fanno. Ci si alza tardi, tardissimo, si pranzo il pomeriggio, e si resta al mare quanto basta per non ustionarsi. Mi spalmo la mia protezione 30, mentre osservo il giovane del Nord che parla con la mamma degli allenamenti in piscina. Fa nuoto, avrà 19 anni, e il culmine è quando le mostra i dorsali. Il tutto in costume-slip blu. Stretto. Quando si sdraia sulla sedia, in spiaggia, lo fa allargando le gambe e chiudendo gli occhi. Da sceneggiatura di film hard. Meno male che Allstarboy ci scherza sopra. La sera, da queste parti, non c’è niente di niente. Il classico struscio sul lungomare, qualche mercatino, due locali in croce. Non riesco ad immaginarmela d’inverno. Socializzato coi mici di casa. Quella più stronza viene a sdraiarsi accanto a me, sul letto, e ci resta un paio d’ore. Comodi, i gatti. Non li devi portare fuori, si intrattengono da soli. Insomma, autonomi. E le fusa sono un fenomeno. Mi spaventava solo il loro camminare sul cornicione.
“Humo” e la pubblicità molto poco politically correct.
August 31st, 2009

La rivista umoristica belga “Humo” lancia una serie di pubblicità-provocatorie, incentrate su alcuni casi che hanno fatto discutere il mondo: da Michael Jackson all’11 settembre (qui le immagini).
Il testo recita: “Leggere Humo puo’ avere delle conseguenze serie”.
“Scotchati” e pubblica la foto.
August 31st, 2009
Tape Yourself è un sito che raccoglie esclusivamente foto di persone che si ricoprono il volto di scotch.

Pare sia pure un fetish (quando lo scotch si applica in altre parti).
Chiesa e cinghiali.
August 31st, 2009

Queste due foto non sono state prese da un sito di cacciatori. Arrivano dala pagina web della chiesa Battista di Primrose, in Georgia. Sotto agli scatti lo slogan: “Ringraziamo il Signore”.

E’ nato un amore.
August 31st, 2009

Lo scimpanzé Anjana ha adottato il cucciolo di puma Sierra, nutrendolo, lavandolo e proteggendolo.
Scrivo questo breve pezzo prima di rientrare a Roma. Miracoli della wi-fi dei vicini di casa. Pezzo che scaturisce dall’analisi odierna, firmata da Giuseppe D’Avanzo su Repubblica, e da alcune dichiarazioni rese dallo stesso direttore di Avvenire, Dino Boffo, alle agenzie, oggi.
L’attacco de Il Giornale al direttore del quotidiano si articolava attraverso due passaggi chiave.
Il primo: il patteggiamento di Boffo della pena prevista per il reato di molestie. Un atto ufficiale, sul quale poco si puo’ dire. Le molestie, tra l’altro, erano indirizzate ad una donna.
Il secondo: un’informativa, “allegata” al procedimento giudiziario, che, in sostanza, sanciva la presunta omosessualità di Boffo. Ecco il passaggio chiave: “Il Boffo – si legge nell’informativa citata da Il Giornale - è stato a suo tempo querelato da una signora di Terni destinataria di telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla onde lasciasse libero il marito con il quale Boffo, noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni, aveva una relazione. Rinviato a giudizio, il Boffo chiedeva il patteggiamento e, in data 7 settembre del 2004, pagava un’ammenda di 516 euro, alternativa ai sei mesi di reclusione. Precedentemente il Boffo aveva tacitato con un notevole risarcimento finanziario la parte offesa che, per questo motivo, aveva ritirato la querela…”.
Oggi, però, arriva una notizia fondamentale, che smonta questa informativa: dopo un’indagine richiesta dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni, è emerso che quel documento non proveniva dai giudici o dalla polizia. “Non una informativa proveniente da un fascicolo giudiziario ma una emerita patacca – spiega Boffo - Maroni ha voluto manifestarmi la sua solidarietà e il senso di schifo che gli nasceva dalle cose lette e teneva anche ad assicurarmi di aver ordinato un’immediata verifica nell’apparato di pubblica sicurezza centrale e periferico che da lui dipende, e che nulla, assolutamente nulla di nulla era emerso”. Quello citato dal Giornale, insomma, non era, afferma Boffo, un “fantomatico atto giudiziario ma una vera sola”.
E ora la domanda del giorno. Chi ha fabbricato quella patacca? La risposta arriva da Giuseppe D’Avanzo, che chiama in causa i nostri servizi. “E’ una velina e dietro la “velina” ci sono i miasmi infetti di un lavoro sporco che vuole offrire al potere strumenti di pressione, di influenza, di coercizione verso l’alto (Ruini, Tettamanzi, Betori) e verso il basso (Boffo). È questo il lavoro sporco peculiare di servizi segreti o burocrazie della sicurezza spregiudicate indirizzate o messe sotto pressione da un’autorità politica spregiudicatissima e violenta. È il cuore di questa storia”. Qualcuno, fa notare il giornalista, era interessato ad aiutare Silvio Berlusconi nella lotta contro i “moralizzatori” (Boffo incluso). E così ecco la soluzione: questo qualcuno “chiede o fa chiedere notizie riservate che, manipolate con perizia, arrangiate e distorte per l’occasione, possono distruggere la reputazione dei non-conformi e intimidire di riflesso i poteri – in questo caso, la gerarchia della Chiesa – con cui Berlusconi deve fare i conti. Quelle notizie vengono poi passate – magari nella forma della lettera anonima redatta da collaboratori dei servizi – ai giornali direttamente o indirettamente controllati dal capo del governo. In redazione se ne trucca la cornice, l’attendibilità, la provenienza. Quei dossier taroccati diventano così l’arma di una bastonatura brutale che deve eliminare gli scomodi, spaventare chi dissente, educare i perplessi”.
Concludo, con un dubbio, sollevato dallo stesso D’Avanzo: “A chi altro toccherà dopo Dino Boffo? Quanti sono i dossier che il potere che ci governa ha ordinato di raccogliere? E contro chi? E, concluso il lavoro sporco con i giornalisti che hanno rispetto di se stessi, a chi altro toccherà nel mondo della politica, dell’impresa, della cultura, della società?”.
Week-end off.
August 29th, 2009
Ultimo fine settimana prima del rientro al lavoro, prossima settimana. Dopo quasi un mese di ferie, direi che è anche ora. Inizio a sentire la mancanza della routine-redazionale. Si va a Santa Marinella. Mai stato prima.
Ciao blog.
Dino Boffo, nel 2005 il caso era top-secret.
August 28th, 2009
C’è una persona che, nel 2005, si era occupata virtualmente del caso di Dino Boffo. Mario Adinolfi, blogger e pd(ologo-ista), aveva scritto un post, sul suo blog, in cui, pur non facendo il nome di Boffo, citava il “direttore di un quotidiano cattolico”. Nel pezzo venivano denunciato come qualcuno si fosse opposto all’accesso agli atti del caso in nome della “tutela dell’imputato”. Curioso, trattandosi di un procedimento giudiziario.
“Il decreto penale di condanna – scrive Adinolfi – è il 241 dell’annus domini 2004, reso esecutivo il primo di ottobre dello stesso anno. Il tribunale che l’ha emesso è il tribunale di Terni e il giudice che l’ha firmato ha uno strano cognome, da ironie del destino: Fornaci. E’ lo stesso Fornaci a firmare il 23 agosto 2005 una strana risposta all’istanza di chi chiede formalmente di conoscere gli atti del procedimento. Fornaci scrive che sì, è vero che esiste un articolo del codice di procedura penale (il 116, per la precisione) che afferma che possa accedere agli atti di un procedimento penale ‘chiunque vi abbia interesse’; ma in questo specifico caso prevale ‘una prioritaria tutela del diritto alla riservatezza delle parti (imputato e parte offesa) le cui pregresse vicende interpersonali rischierebbero di determinare – se divulgate – un irreparabile danno alla persona’“.
Quindi: pur di “preservare” la persona da eventuali danni, non si consente l’accesso agli atti. Eppure: “Tutti i giornali ne sono a conoscenza, a Roma se ne chiacchiera con gusto giusto da un anno, ma per quello strano patto che fa sì che i direttori di giornali si proteggano tra loro, sui giornali non troverete una riga sull’argomento“, continua Adinolfi.
Dovevamo aspettare il 2009 e un periodo politico/giornale “favorevole” alla pubblicazione della notizia?
Quando non si rispetta la precedenza…
August 28th, 2009

9.10. Sono in auto con Allstarboy, direzione il Gemelli (per delle analisi del sangue). Neanche troppo assonnato, nonostante la sveglia drammatica – anche perché sono ancora in ferie – non troppo lontano da via Cipro, guido tranquillo verso via Angelo Emo. Ad un incrocio vedo arrivare un macchinone grigio. L’automobilista, un uomo sui 55 anni, guarda fisso davanti a sè. Riesco a vedere la scena sotto forma di tanti fotogrammi. Io non guido veloce. Lui proviene da destra, ma ha un cartello “dare la precedenza” grande quanto una casa. Penso: “Ora frena”. Lo penso due volte. E, invece, frena dopo esserci venuto addosso. Allstarboy è quello che ha rischiato di più, perché la sua auto ci colpisce sul lato del passeggero. Ma siccome non stavo andando veloce, si ferma ad altezza ruota destra. Contrariamente a quanto avviene nella scena-tipo di un incidente, esco molto tranquillo. Neanche mezzo insulto – anche se la prima cosa che cerco è il cartello “dare la precedenza”. Manco un romanissimo “ma nun ce vedi” o “cazzo-fa?”. Mi rendo conto di aver avuto paura. Il rumore è stato molto scenografico, con tanto di gente ferma a guardare (aspettavano la rissa?). Parcheggiamo le macchine. Lui cerca subito l’inciucio: “Gliela faccio riparare io, lasciamo fuori le assicurazioni”. Io sono per fare il CID. Piccolo problema: nessuno di noi due ne ha uno. Mi ricordo che vicino c’è un elettrauto/meccanico: ci mando al volo Allstarboy, ma non c’è niente da fare. Chiedo a dei negozianti, che mi indirizzano verso un’assicurazione, là dietro. Ovviamente chiusa per ferie. Incrocio con lo sguardo un signore anziano appena uscito dall’auto. Lo fermo, e gli chiedo se non abbia un modulo per il CID. Pazientemente riapre l’auto, e inizia a guardare dentro alle cartelline, bustarelle, sportellini della sua Fiat. Mentre faccio per andarmene, mi chiama: “Eccolo!”. Si fa il questo benedetto CID (in carta carbone: quanti ricordi…). Ovviamente sbaglio subito l’intestazione: invece di scrivere il nome dell’intestatario dell’assicurazione (mio padre), scrivo quello mio. Chiaro. Credo di non fare più errori, fino al boxettino in fondo. Avevo sempre sognato di fare il disegnino alla fine con le due macchine che si scontrano (tra l’altro mi rendo conto adesso di non aver scritto la strada dell’incidente…). Lui mi ripete che si offre di farmela riparare, ecc. Il danno alla mia Punto non è manco troppo grosso: la sua auto, più grande e anche più nuova, era messa peggio.
Che spavento.
Il direttore di Avvenire, una condanna per molestie e …
August 28th, 2009
Il Giornale pubblica stamattina una notizia che farà andar di traverso la colazione (e non solo) ad un bel po’ di persone. Dico subito che si tratta di un’operazione, manco troppo velatamente, pro-premier: dopo gli attacchi dei cattolici verso Silvio Berlusconi (editore, di fatto, de Il Giornale), bisogna in qualche modo dimostrare che questi cattolici dovrebbero guardare anche nel loro orticello. Il quotidiano è venuto in possesso degli atti che dimostrano che Dino Boffo, il direttore di Avvenire, il quotidiano dei vescovi, è stato condannato per molestie. Fin qui, nulla di troppo sconvolgente. Qualche scivolone l’abbiamo fatto tutti. Il direttore del settimanale, che recentemente ha criticato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, per la sua “dubbia moralità”, è stato condannato dal Gip del Tribunale di Terni il 9 agosto 2004, per “più comportamenti posti in essere dall’ottobre del 2001 al gennaio 2002, mese quest’ultimo nel quale, a seguito di intercettazioni telefoniche disposte dall’autorità giudiziaria, si è constatato il reato“. Da qui la condanna secondo l’articolo 660 del Codice penale. A suo tempo ancora non esisteva il reato di stalking, che, oggi, permette di spedire a calci nel sedere in carcere un bel po’ di persecutori, senza troppo preamboli. Le motivazioni della causa, però, riservano una grossa sorpresa: “Il Boffo – si legge nell’informativa giudiziaria - è stato a suo tempo querelato da una signora di Terni destinataria di telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla, onde lasciasse libero il marito con il quale il Boffo, noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni, aveva una relazione. Rinviato a giudizio il Boffo chiedeva il patteggiamento e, in data 7 settembre del 2004, pagava un’ammenda di 516 euro, alternativa ai sei mesi di reclusione. Precedentemente il Boffo aveva tacitato con un notevole risarcimento finanziario la parte offesa che, per questo motivo, aveva ritirato la querela“. Tralascio il fatto che, il giornalista, riferendosi a questa relazione parli di “debolezze ricorrenti” di cui “soffre” Boffo.
E qui le domande sono due: se, come scrive Il Giornale, Boffo è “noto omosessuale”, può lui condurre una crociata contro le richieste del movimento omosessuale italiano di pari diritti? Infine, una considerazione: da quando in qua la polizia “attenziona” un omosessuale “per le sue frequentazioni”? Sono per caso diventate un reato?
Aggiornamento/1. La replica di Dino Boffo, affidata ad un comunicato: “Un killeraggio giornalistico allo stato puro” portato avanti da ‘il Giornalè di Vittorio Feltri che ha montato “una vicenda inverosimile, capziosa e assurda“. “La lettura dei giornali di questa mattina – scrive Boffo – mi ha riservato una sorpresa totale, non tanto rispetto al menù del giorno, quanto riguardo alla mia vita personale. Evidentemente il Giornale di Vittorio Feltri sa anche quello che io non so, e per avallarlo non si fa scrupoli a montare una vicenda inverosimile, capziosa, assurda. Nel confezionare la sua polpettona avvelenata Feltri, tra l’altro, si è guardato bene dal far chiedere il punto di vista del diretto interessato: la risposta avrebbe probabilmente disturbato l’operazione che andava (malamente) allestendo a tavolino al fine di sporcare l’immagine del direttore di un altro giornale e disarcionarlo. Quasi che non possa darsi vita personale e professionale coerente con i valori annunciati. Sia chiaro che non mi faccio intimidire, per me parlano la mia vita e il mio lavoro. Al direttore del ‘Giornalè ora l’onere di spiegare perchè una vicenda di fastidi telefonici consumata nell’inverno del 2001 e della quale ero stato io la prima vittima, sia stata fatta diventare oggi il ‘monstrè che lui ha inqualificabilmente messo in campo. Nella tristezza della giornata la consapevolezza che le gravi offese sferratemi da Vittorio Feltri faranno serena la mia vecchiaia“. E la Cei, poco fa, ha”confermato la sua fiducia nel direttore dell’Avvenire Dino Boffo“. L’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali della Cei ha precisato in una nota che “in merito alle accuse sollevate oggi da un quotidiano, si intende confermare piena fiducia al dott. Dino Boffo, direttore di Avvenire, giornale da lui guidato con indiscussa capacità professionale, equilibrio e prudenza».
Aggiornamento/2. La contro-replica del direttore de Il Giornale, Feltri: “Abbiamo semplicemente ricordato che Boffo ha dovuto rispondere in tribunale di una vicenda, che si è conclusa con patteggiamento e ammenda, e che risulta in modo chiaro dal casellario giudiziario di Terni. Ebbene, questa vicenda attiene alla sfera dei comportamenti sessuali“. Scende in campo in difesa di Boffo, il vice presidente della Camera e parlamentare del Pdl, Maurizio Lupi: “Esprimo tutta la mia solidarietà umana e professionale al direttore Dino Boffo, oggetto di un attacco brutale ed inspiegabile. Quello del ‘Giornalè è un comportamento inaccettabile. Da mesi diciamo che i limiti personali di ciascuno non possono diventare contenuto del dibattito politico. Le persone vanno sempre giudicate per il contributo positivo che portano alla costruzione del bene comune e mai per le loro debolezze. Non cadremo mai nella trappola di un dibattito culturale e politico basato sui pettegolezzi, sugli scandali e su facili strumentalizzazioni“.
Aggiornamento/3. Arriva ora la posizione di Aurelio Mancuso, presidente Arcigay, il quale fa giustamente notare che questa vicenda presenta “luci e ombre”: “Non vi è dubbio che il clamoroso outing operato da Il Giornale nei confronti del direttore di Avvenire, Dino Boffo, sia frutto della sotterranea guerra di nervi iniziata con le supposte vicende sessuali del premier e il fastidio più volte esternato da parte della chiesa cattolica, primo fra tutti l’organo dei vescovi italiani. Che la gerarchia accolga benevolmente schiere di laici omosessuali nascosti, pur che siano fedeli alla linea, e soprattutto loro stessi omertosi rispetto ai tanti omosessuali preti, non è una grande novità. Fa naturalmente impressione che, forse per la prima volta, la destra utilizzi l’outing nei confronti della chiesa come arma politica di avvertimento“. Ma adesso arriva un appunto, che aveva lasciato perplesso anche River: ”Un unico rilievo ci sentiamo di muovere a Il Giornale e a chiederne spiegazioni: ad un certo punto dell’articolo si afferma che il direttore era: ‘un noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per queste sue frequentazioni’. A noi risulta che – era ministro degli Interni Giorgio Napolitano – la schedatura degli omosessuali fosse pratica dismessa da tempo. Se ciò non fosse vero, allora si aprirebbe in questo Paese una vera e propria questione democratica. Di questo chiediamo conto all’attuale Ministro degli Interni Maroni e speriamo che la stampa voglia approfondire l’affermazione riportata da Il Giornale”. Infine un appello: “A Dino Boffo, pur con tutto il rispetto che si deve ad un fiero avversario delle libertà altrui, colpito oggi da un forzato outing, diciamo: sarebbe bene che riflettesse sulla violenza omofoba che colpisce la chiesa e una parte consistente della destra italiana, di cui ora è rimasto vittima. Di questa destra omofoba resta un inimitabile esponente il quotidiano di Feltri che proprio oggi non perde occasione di pubblicare, a fianco dell’articolo di outing, un intervento zeppo di saccenti stereotipi e di volgari pregiudizi e irrispettoso della dignità e delle diversità che caratterizzano le persone LGBT, a firma di Marcello Veneziani”.
I consigli di Scott Herman per la depilazione.
August 28th, 2009
Scott Herman, 24 anni, un fisico che è il suo principale biglietto da visita. Ex concorrente di Real World, di Mtv, ha aperto un canale su Youtube, in cui dispensa consigli per la propria salute fisica. In una occasione, spiega anche come depilarsi bene il petto, col rasoio. Molto etero-che-corteggia-i-gay. Dice Scott: depilatevi sotto la doccia (il vapore ha già aperto i pori, e i peli vengono via prima); usate il Gillette Fusion (pubblicità); evitate di tagliarvi i capezzoli; fate attenzione alla parte centrale del petto, perché se siete muscolosi come Scott potreste tagliarvi (come è capitato a lui).
La depilazione col rasoio è la peggiore in assoluto. Peggio anche della crema depilatoria. Anche se sul petto la ceretta deve fare un male cane.
Jesus Luz per Intimissimi.
August 28th, 2009
Sky-sondaggio, esiste un allarme omofobia in Italia?
August 27th, 2009

Sondaggio odierno di Sky. Per il 59% dei rispondenti, non esiste, in Italia, un allarme omofobia.
Io avrei aggiunto una terza opzione: “non ancora”.
Primo piano sul cuore.
August 27th, 2009

(qui la dimensione gigante)







