“Non una parola” è un cortometraggio nel quale mi sono imbattuto, per caso, sfogliando randomicamente i video su Youtube (attività sociologicamente interessante, oltre che entertaining). Affronta il tema dell’omosessualità, adottando il punto di vista di uno studente delle superiori, e raccontando, in pochi minuti, il difficile rapporto con i genitori e i compagni. Confesso che, a livello di trama, ci sono alcuni punti oscuri e, in parte, luoghi comuni che mi hanno lasciato perplesso. A cominciare dal fatto che il ragazzo provi il rossetto della madre (quello del gay vestito da donna è uno dei peggiori cliché, molto anni Ottanta); ma anche l’associazione internet-chat-Male non mi è piaciuta. Tuttavia scelgo di pubblicarlo per un motivo semplice. Mi piace il fatto che la classe dell’Istituto superiore Antonio Pesenti, che lo ha realizzato questo video per il laboratorio di cinematografia e video, abbia scelto di affrontare un tema non facile. Immagino le discussioni e i confronti con il professore, la condivisione dei punti di vista, anche qualche scontro. Ma parlare dell’omosessualità in un contesto educativo è importante, per aiutare chi vuole “uscire allo scoperto”, e per insegnare tolleranza e rispetto anche agli under 20.

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19 Responses to ““Non una parola”, l’omosessualità vista dagli studenti.”

  1. Sonia Says:

    Oh Amore di mamma…non so perchè ma mi è venuto in mente un commento che mi fece qualcuno qui…”adoro il tuo modo così bislacco di essere disconnesso”..
    Scusate tolgo il disturbo… non ho proprio resisitito a rispondere… cmq w le migliori amiche, bisognerebbe tenersele molto care sempre, anche quando non ti servono.
    Baci

  2. lelli Says:

    carino, forse alcuni passaggio sono un po’ troppo “forzati” ma ci sta, mi piace tanto come la colonna sonora si mescola al corto..

  3. gipris Says:

    uhmm… che accento pisano che sento… :)

    cmq un bel lavoro davvero!

  4. adriano Says:

    il ragazzo che si mette il rossetto perchè vuole ribellarsi alla famiglia in cui si sente a disagio(il padre che non lo accetta e lo disprezza mentre l’assillante madre non si accorge del disagio del figlio presa come è dalle sue fantasie di futura nonna). invece gli incontri (a quell’età si fanno solo su internet visto che ai locali non si va per paura di essere scoperti e perchè non si hanno amici con cui andarci) sono associati al male perchè il ragazzo li fa solo per sfogare il disagio che prova andando con un uomo adulto (un ragazzetto di 16 anni non cerca un uomo adulto per reale interesse, lo dico per esperienza di amici miei)….chi di noi non ha mai vissuto almeno una situazione simile ad una vissuta dal ragazzo??

  5. Rodry Says:

    Sisi, lodevole l’iniziativa, ma tra tutte quelle persone, studenti e non, non v’è uno che sappia recitare!Argh!

  6. Alessandro Says:

    e intanto all’estero… http://www.youtube.com/results?search_query=courts+mais+gay&search_type=&aq=f

    ma da qualche parte bisognerà pur cominciare quindi bene così ;)

  7. lwsx Says:

    e le amiche cattive…..mettono una paura!!!

  8. Francesco Says:

    mmm pessimo.

    ma perché i gay devono essere sempre sempre sempre descritti come problematici?

  9. creek Says:

    quel padre che dice “io alla sua età…” sempre mio padre! che nervoso quando dice quelle cose

  10. Marco Says:

    Anche io trovo lodevole l’iniziativa. Per il resto, come molti film/corti/libri sugli adolescenti gay mi ha messo angoscia.

  11. marziopane Says:

    Secondo me la scena del rossetto non sta ad identificare lo stereotipo anni 80 del gay che si sente una donna mancata. Mi spiego: se si nota quella scena viene nel punto 6, dove il tema è la rabbia. Secondo me con quella scena hanno voluto far comprendere quel momento rabbioso di quando si sente in giro sempre il solito luogo comune, di chi (anche se non dichiarato) deve sentire i soliti discorsi degli altri che parlano di gay come di donne e quindi la rabbia di dire “se è solo così che pensate di accettarmi, se è solo nella vostra idea che io debba fare la donna allora mi metto il rossetto come la donna”. Tant’è che il ragazzo si guarda allo specchio non con orgoglio, ma con diprezzo. Penso che il luogo comune del gay che si sente donna si sarebbe realizzato se il tema fosse stato “la felicità”. Mettendo la scena nel tema “la rabbia” il suo senso è diverso.

  12. adriano Says:

    marziopane ha espresso in modo più chiaro il mio pensiero!

  13. Michele Says:

    Posso dire la mia: pessimo, mi fa tristezza.

  14. Gioele Says:

    Oddio ma è terribile. la qualità globale è pessima e i luoghi comuni presenti sono enormi. E poi non capisco perchè si debba sempre pensare come a casi problematici. non si puo’ essere gay e sereni?

  15. lwsx Says:

    Gioele mi sa che essere gay e sereni è sempre più dura visti gli eventi degli ultimi giorni.

  16. r_ca Says:

    Considerando che è il lavoro di una classe di 16-17 enni probabilmente cucito da qualche professore 50 enne direi che il tentativo è cmq discreto!
    Probabilmente documentarsi prima sulle reali problematiche di un adolescente gay non sarebbe stato male, c’è qualche sfumatura che mi è comune ma ci son troppe forzature che ne fanno cadere la credibilità.
    Di certo non sono così i 15-16 enni che riempiono le chat, sono molto più liberi e sereni (e sfacciati) di quanto lo fossimo noi 30 enni ai loro tempi!!

  17. Lorenzo Says:

    Tocca tutti i tasti sbagliati, soprattutto in considerazione del fatto che è indirizzato a un pubblico di teenagers.

    Lorenzo, TV

  18. Lokken Says:

    quoto lorenzo e rincalzo con un “usa troppi cliché”.

  19. Blue Light Says:

    Penso comunque che un gay a scuola viva una vita problematica. Ricordo il disagio profondo dell’essere etichettato come tale prima ancora che io stesso capissi la mia natura, l’essere diverso, la difficoltà a far gruppo con i ragazzi.. Non poteva certo rappresentare un adolescente gay sereno! Peccato che, seppur immaginiamo con le buone intenzioni, abbia marcato troppo ciò che non tutti siamo.

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