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Una cervice al giorno.

September 25th, 2009

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Un progetto che raccoglie foto della cervice, in tutte le sue varie fasi. Pre e post ciclo, dopo e durante una gravidanza, e così via. Foto scattate dalle internaute con una digitale, l’aiuto di una lampada e, magari, un fidanzato che coadiuvava negli scatti. Chiunque puo’ contribuire, inviando foto a tema. Sbaglio o in, alcune foto la cervice, nella parte centrale, assomiglia ad un pene (vedi sopra) ?

Giuro: è la prima volta che vedo questa cosa.

Auguri Piera.

September 25th, 2009

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Insomma, oggi proprio non ce la faccio ad esserci, anche se da giorni avevo predisposto un mini count-down emotivo. Ma è come se fossi là, a sentirti presentare la tua Festa. Sì, lo riscrivo, tua.

foto by you.

E anche se gli ostacoli, naturali e artificiosi – sicuramente dis/umani – non sono mancati, sono sicuro che saprai inondare questa Festa di sobrio glamour cinematografico. In bocca al lupo per un’edizione scintillante, my sweet and tender queen. (grazie a Sandro e Claudio per la foto)

Gente di Wal-Mart.

September 25th, 2009

Gente di Wal-Mart. by you.Gente di Wal-Mart. by you.

Wal-Mart è una grande (-issima) catena di grandi magazzini americana che, a quanto pare, attrae un pubblico molto eterogeneo. Un sito, “People of Wal Mart”, raccoglie il peggio/meglio di questi clienti.

Gente di Wal-Mart. by you.Gente di Wal-Mart. by you.

 

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E’ stato un intervento sui generis, quello che hanno dovuto gestire i pompieri a Newport Beach, in California. Una loro squadra è stata chiamata dal pronto soccorso dell’Hoag Memorial Hospital Presbyterian, dove si trovava un paziente con un problema “imbarazzante”. L’uomo aveva infilato il pene nell’anello di metallo che serve a bloccare i pesi del bilanciere, ma non era più riuscito a liberarlo. Si trovava in quella condizione da due/tre giorni. L’uomo, di cui non sono state rese note le generalità, si è così giustificato: “Volevo diventare il capo della mia tribù”. Il suo scopo, ha detto, era quello di allungarsi il pene. Peccato che l’anello di metallo, stringendo il pene, lo aveva fatto diventare nero. I pompieri hanno impiegato due ore per liberarlo. Il pene è sano.

Buongiorno blog.

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Un’altra perla di moda tanto “artistica” quanto useless. Lo stilista è Carlos Diez, e questi abiti rientrano nella sua collezione primavera/estate 2010, presentata ieri a Madrid, durante la settimana della moda.  Dovrei capire il perché del colore del viso.

Quei simpatici pazzi di “Improv everywhere” (gli stessi che organizzarono una finta-inaugurazione di una mostra nella metropolitana), si sono inventati un nuovo one-day-project. Hanno installato un telo blu, all’interno di un vagone della metropolitana di New York, e hanno finto di lavorare per la MTA (l’azienda che gestisce i trasporti underground): agli utenti dicevano che dovevano scattare una foto a tutti gli utenti della metro, per pubblicare un libro. Molti si sono prestati, simpaticamente. Qui altre foto.

Twitter contro Facebook, uffici a confronto. by you.Twitter contro Facebook, uffici a confronto. by you.Twitter contro Facebook, uffici a confronto. by you.Twitter contro Facebook, uffici a confronto. by you.Twitter contro Facebook, uffici a confronto. by you.

Facebook, sopra. Twitter, sotto.

Scelgo Facebook (qui altre foto).

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Graffiti ferroviari impertinenti.

September 24th, 2009

Fotografato da una river-lettrice a Milano, treno diretto a Lecce (grazie Alice!).

Buongiorno blog.

Sicurezza in motorino.

September 24th, 2009

Sicurezza in motorino. by you.

Concorso Calvin Klein/I primi aspiranti modelli. by you.

Tempo fa avevo annunciato la partenza del concorso di Calvin Klein underwear, volto a selezionare un modello in ognuno dei 9 Paesi che vi partecipano. L’obiettivo è assegnare un contratto, con un’agenzia, ad un vincitore europeo. Sul sito dedicato al concorso, sono state caricate le prime foto dei concorrenti italiani. Sono svariate decine. Ne ho scelti nove, sulla base del mio personalissimo gusto. Alcuni sono un po’ avanti con gli anni – per iniziare una carriera di questo tipo. Altri mi sembrano gli aspiranti cantanti scartati da XFactor. Eccoli, sotto.

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Ho visto foto di gatti bruciati, di cani feriti con ogni possibile strumento. Spesso è il web a regalare perle di nonsocomechiamarla. E ho letto le denunce delle associazioni animaliste. Non siamo di fronte alla semplice crudeltà. Non è neanche idiozia. O noia. E’ la degenerazione dell’esser uomini.

E’ di stamattina la notizia sintetizzata dalla foto qui sopra e rilanciata dai media americani. Un gattino legato come una mummia con dello scotch da pacchi, trovato in strada da un cittadini. I veterinari lo hanno sedato, prima di liberarlo. Adesso sta bene. La polizia offre una ricompensa di mille dollari a chiunque possa dare indicazioni sull’autore di questo gesto.

Io una volta avrei necessità di parlarci, con uno di questi tizi. Devo capire. Si puo’ capire?

In America, dove il web è entrato anche nei cessi in tempi non sospetti, esiste ormai una sostanziale parità di trattamento nei confronti dei blogger, rispetto ai più blasonati (e stagionati) rappresentanti dei media tradizionali. Se è chiaro che le centinaia di migliaia di contatti della Cnn o del NYT non possono essere raffrontati – da quel punto di vista – a nessun altro sito, è pur vero che il potere virale di un post-notizia può avere la stessa portata/conseguenze, se non addirittura maggiori. Notizie anticipate da blogger, e successivamente riprese dai grandi media, hanno dato alla categoria un’influenza sempre maggiore. Alle conferenze stampa, si invitano anche loro. Per accreditarsi ad un evento, anche internazionale, si possono fornire le proprie credenziali di “blogger”. Incluse le conferenze del presidente Obama.

Dalle nostre parti, invece, c’è ancora un malcelato e snobistico fastidio defilippi-ano (la signora della tv odia i blog, e li considera la spazzatura del web) verso questa forma di trasmissione di notizie. Un po’ è colpa anche dei blogger italiani, intenti, troppo spesso, a riciclare e commentare (tradotto: fuffa), piuttosto che a proporre novità. Per la quasi totalità delle interviste che ho realizzato su questo sito, non ho usato altro che un nickname e una url. Niente di più. Da Nicolas Vaporidis a Holly Madison. Certo, il numero dei contatti giornalieri aiuta, anche se ho notato che all’estero si accontentano del semplice link di riferimento (tanto per esser certi di non finire in un blog porno). Ci sono le eccezioni, ovvio. La simpatica e frizzante Victoria Cabello non sembra amare i blog, tanto che il suo ufficio stampa – la Goigest – ritiene di non dover neanche rispondere alle email di richiesta di intervista. Scelte legittime, per carità, che però “colorano” un personaggio d’antichità (e, in fondo, di boria).

L’approccio più aperto possibile adottato verso i blogger, invece, arriva da Dolce & Gabbana. Già. Al di là dell’ormai consolidata produzione/circolazione/pubblicizzazione di video/post/foto ad uso e consumo della blogosfera (nonsologaya), i due stilisti hanno deciso, di fatto, di equiparare blogger e giornalisti (blogger giornalisti?), nell’ambito di quella che viene presentata come una vera e propria evoluzione mediatica. Il prossimo 27 settembre, al teatro Metropol di Milano, verrà presentata la collezione Dolce&Gabbana Donna Primavera Estate 2010. Ottocento invitati in tutto, tra i quali le grandi firme del giornalismo di moda. La novità riguarda la prima fila, la più ambita e paparazzata. Accanto alle solite Franca Sozzani e Anna Wintour, infatti, saranno seduti anche dei blogger. I quali potranno twitterare/facebookare/bloggare in real time. Non più, dunque, le cenerentole della comunicazione, ma veri e propri protagonisti di un momento importante, qual è la presentazione di una collezione. Dolce & Gabbana puntano sempre più sul web, arrivando a lanciare, pochi giorni prima della sfilata, i “Diaries before the show”, video virali che anticiperanno il contenuto della loro collezione (anche su Youtube). Il perché di questa rivoluzione – se vuoi, imposta dal crescente potere del mezzo internet – è presto spiegato da Stefano Gabbana, intervistato dall’house organ Swide: “Il punto è che non è più possibile rivolgere il nostro messaggio ai soli addetti ai lavori, che restano fondamentali. Sentiamo l’esigenza di un contatto diretto anche con il consumatore”. La moda esce dal solito recinto ovattato, e cerca di “infettare” il web. Un do ut des un po’ paraculo, se vuoi. Ma a guadagnarci è, al di là del mezzo, il consumatore finale. Chi quei vestiti, in teoria, dovrebbe comprarli.

Buongiorno blog.