Una Vergine transessuale, contro l'Aids. by you.

Un transgender vestito come la Vergine Maria, per un calendario laico promosso da un gruppo GLBT. In Spagna, come scrive El Mundo, non sono mancate le critiche. La protagonista si chiama Carla Antonelli, attivista per i diritti delle persone transgender, e molto popolare in Spagna. Lo scopo di questa iniaziativa, tra le altre cose, è quella di avviare un processo che porti a sostituire le festività religiose con delle giornate di “celebrazioni sociali”. Al posto del 25 dicembre, un laicissimo Giorno internazionale della democrazia. Il calendario è firmato dal fotografo Juan Antinoo, su mandato del Colectivo de Lesbianas, Gays, Transexuales y Bisexuales de Madrid (Cogam), e, come spiega l’autore, è “fortemente ironico”.

Una Vergine transessuale, contro l'Aids. by you.

In effetti me lo sono sempre chiesto: perché anche i laici più duri e puri finiscono con l'”adeguarsi” alle festività religiose?

Con la zip scoppiata.

October 19th, 2009

IMG_0343_2 by you.

Ispirato dal mio post sulla gente di Wal Mart, un river-lettore, che lavora in un negozio della Stazione Termini, mi ha inviato il suo personalissimo contributo. Raffigurata, una cliente che non era in vena di ritocchi sartoriali (grazie Alberto!).

Buongiorno blog. A Roma ancora non si sono decisi ad accendere i riscaldamenti. Santa aria condizionata.

Scomodità in passerella.

October 19th, 2009

comodità by you.

Quest’altra perla di “versatilità”, arriva dalla settimana della moda di Kiev. La firma l’ucraina Elena Burenina.

Il soldato nel condom.

October 18th, 2009

Il soldato nel condom. by you.

Quindi: se il soldato protegge la nazione, e il condom protegge il soldato, il condom protegge pure la nazione?

Gay come scimmie, vergognosa provocazione a Roma. by you.

Rientro dal cinema, e, tornando a casa, mi trovo davanti alla seconda parte del manifesto “Uomo – fobia”, di cui già avevo dato conto. Lo firma il Popolo della Vita, che, stavolta, se la prende con Zapatero, dalla sua proposta di dare diritti agli scimpanzé – in un Paese da sempre in prima linea nella lotta per i diritti gay. “Diritti umani alle scimmie, vita negata ai bambini”, in un becero accostamento che sembra chiamare in causa anche i gay. Ne circola pure una versione su Facebook (foto sotto).

A me questi manifesti fanno paura (e schifo), quante le mazze da baseball usate per picchiare i gay. E, a dirla tutta, li ritengo simili.

Se sono abusivi, vanno rimossi. Se non lo sono, vorrei sapere chi, del Comune, li ha autorizzati. Ma propendo per la prima ipotesi.

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Gatto al supermarket.

October 17th, 2009

 

Video girato in un supermarket di San Pietroburgo, in Russia. Inizialmente pensavo che fosse stato girato la notte. E, invece, ci sono clientei che se ne vanno tranquillamente in giro, di fronte a questo micio che agisce indisturbato.

Discoteca Alibi. by you.

Quattro giovani ragazzi hanno denunciato di essere stati aggrediti da un uomo, nella serata di giovedì, di fronte alla discoteca Alibi, a Testaccio (sopra, l’ingresso). Uno dei quattro viene intervistato oggi da Repubblica. Il giovane, 19 anni, ha raccontato che, insieme ad i suoi amici, era appena uscito dallo storico locale gay, quando ha visto arrivare un uomo: “È arrivato di colpo con la sua auto. Ha frenato, è sceso ed è corso verso di noi. Aveva una mazza di baseball. Ha colpito a raffica. Un colpo di taglio in testa al mio amico brasiliano, uno l´ho preso io sul braccio, una botta sulla spalla di un altro. Allora siamo scappati”. Un’aggressione a freddo, inspiegabilmente violenta. E, sul movente di quel gesto, il 19enne non ha dubbi: “Ci ha colpiti con odio, è tutto quello che posso dire. Il giovedì sera allAlibi c´è una serata che si chiama “Gloss”, è un giorno misto, ci siamo noi gay ma anche tanti ragazzi etero. Alcuni di loro all´uscita ci hanno decisamente provocati. Noi abbiamo reagito ed è scoppiata una rissa. Sembrava tutto finito quando è arrivato quel tizio che non avevamo mai visto prima. Io ero con due miei amici brasiliani, che fanno i ballerini, entrambi ventenni, ed un altro amico della mia età. Si vede chiaramente che siamo gay. Non credo che volesse picchiare qualcun altro”. Dopo l’aggressione, i ragazzi si sono rifugiati in un bar, nonostante uno di loro sanguinasse dalla testa: “Il tizio con la mazza ci ha inseguiti, solo che nel bar non l´hanno fatto entrare”. In tutto ciò, nessuno, tra i presenti, ha fatto qualcosa: “Durante la rissa e dopo quando è arrivato quel pazzo nessuno ha mosso un dito. La cosa sconcertante è che sono rimasti fermi anche gli addetti alla sicurezza, mentre ci picchiava non sono intervenuti non dico per difenderci ma almeno per fermarlo”.

E questo, oggi, è il mio amaro buongiorno.

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Per tanti allenatori che fingono di non sapere quanto l’omosessualità sia diffusa nel mondo del calcio, ce n’è uno che incoraggia apertamenti i suoi giocatori a baciarsi tra di loro. Va detto che l’omosessualità, in questo caso, non c’entra niente. Piuttosto, dietro la confessione dell’allenatore della nazionale della Bosnia-Herzegovina (in foto), Miroslav Ciro Blazevic, c’è la volontà di “fare squadra”. “Chiedo ai miei giocatori di baciarsi tra di loro, sulla bocca”,  ha ammesso in un editoriale pubblicato su un sito croato. Un espediente, dice, che si è rivelato vincente, dati anche i recenti risultati. “Voglio creare tra di loro un legame speciale”, spiega.  “Il segreto del mio successo è nella compattezza della squadra. Non si può andare lontani, se una squadra non è unita”.

A Lippi stanno già venendo i brividi.

Aggressione ai danni di una persona transgender, a Roma. La denuncia arriva da Arcigay. C.A., queste le iniziali della vittima, si trova ricoverata in ospedale, dove ha subito un’operazione alla testa. L’Arcigay ha fatto visita alla vittima e parla di “un’aggressione violentissima e dolorosa, da condannare con forza. Se dovesse essere confermato il movente discriminatorio saremmo di fronte a una circostanza dalla gravità eccezionale”. “Al momento ricorda ancora poco – spiega il legale dell’associazione – ma stiamo comunque provando a ricostruire la dinamica di quanto avvenuto”.

Aggiornamento/La trans è stata investita da due uomini, a bordo di un’auto. Dopo averla presa di mira – la dinamica e le motivazioni del gesto sono ancora tutte da chiarire – l’hanno fatta cadere in terra. Per questo è stata operata alla testa. Le sue condizioni sono stazionarie. C’è una testimone, che ora sarà sentita dalla polizia.

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Sta facendo discutere un Gesù nero esposto ad una mostra, che si tiene nella chiesa chiesa sconsacrata di One Marylebone, a Londra. L’esposizione, dal titolo “The Age of Marvellous” conta 60 pezzi di 16 artisti diversi, e durerà due settimane. Il pezzo più controverso, all’interno della chiesa fatta costruire nel 1825, è quello firmato da Paul Fryer: un Gesù in cera, di colore, su una sedia elettrica. Ma lo stesso ha realizzato una scimmia crocifissa. “Il gorilla vuole semplicemente ricordarci che siamo responsabili di proteggere chi non è in grado di farlo da sé”, ha spiegato, ammettendo che entrambe le opere sono una provocazione. Joe La Placa, il curatore della mostra, dice che questa vuole invitare la gente a pensare e a cogliere significati più profondi. E a chi gli fa notare che qualcuno potrebbe sentirsi offeso, risponde: “Noi non vogliamo choccare. L’arte dovrebbe stimolare la curiosità e promuovere l’apprendimento”.

Gesù nero su sedia elettrica, l'arte in chiesa. by you.

Bimbo di 8 anni inizia processo cambio di sesso. by you.

Un po’ di tempo fa avevo scritto di un bimbo di 9 anni che aveva cambiato sesso. Adesso un altro caso: il protagonista, stavolta, è un bambino di 8 anni, dell’Arizona. Il suo nome era Joey Romero: adesso si chiama ufficialmente Josie. I genitori, secondo quanto riferito in un’intervista a Channel 4, sono riusciti a far modificare il suo sesso sui documenti. Presto inizierà la cura ormonale e si sottoporrà ad un intervento per il cambio di sesso. “Da sempre si sente una bambina – dice la madre, Vanessia – E’ stata una delle prime cose che mi ha detto quando ha iniziato a parlare. Abbiamo cercato di dirgli che in realtà era un maschio”. “Poi, arrivato a 4 anni, insisteva sempre di più: ‘sono una femmina'”, continua la madre. Entrambi i genitori hanno accettato la condizione del figlio. Josie, adesso, prenderà dei farmaci che interveranno sulla sua crescita, e a 12 anni prenderà i primi ormoni femminili.

Di pacchi ritoccati si parla spesso, quando questo o quel vip-modellante vuole apparire più gonfio di quel che è. Nell’era di photoshop tutto è possibile – l’unico limite è che al momento non ci si può portare il software sotto le coperte. Ieri sera, però, Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno svelato quello che è un caso di ritocco al contrario. Ospiti del programma “Victor Victoria”, hanno parlato della campagna che ha visto protagonisti i nuotatori. Smentendo che ci siano stati ritocchi, in senso “maggiorativo”, hanno però detto che solo in un caso si è dovuto fare ricorso a Photoshop. “C’era un calciatore, nella campagna del 2006, che ce l’aveva troppo grosso”, hanno lasciato intendere. Ma alla domanda della conduttrice su chi fosse, non hanno risposto.

Da una serie di “riscontri”, è emerso che il pacco ritoccato è quello di Fabio Cannavaro. Davvero troppo grande, per non far sfigurare i compagni e dare troppo nell’occhio. Secondo chi l’ha visto, è un calibro assassino. (grazie a Swide per le foto)

Tanta salute.

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Scrivere della vergine presunta Paola Binetti, in un blog che crede fermamente nella parità incondizionata tra  persone Glbt, è un po’ come scrivere del Papa. Sai già dove si andrà a parare, e ogni considerazione risulterebbe ovvia. Ma spulciando stamattina la Rete, alla ricerca delle “perle” della deputata dell’Msi infiltrata nel Pd (Franceschini se n’è appena accorto, e, infatti, lei dice che alle primarie voterà per Bersani), ho trovato un’intervista rilasciata a Donna Moderna, lo scorso mese di giugno. Tralasciando una serie di banalità da farmi rabbrividire (alla domanda “mai una debolezza, mai un vizio?”, la deputata, invece di rispondere con un normalissimo e legittimo “un cazzo!”, confessa, quasi imbarazzata: “la coppa di gelato di Giolitti”), arrivo alla domanda finale. La giornalista è quasi seccata, insomma, questa roba gay, che barba, che noia. Ma più che una domanda è un’affermazione: “In questa intervista manca la solita polemica gay”. E la Binetti, rispondendo fuffa, aderisce a quel meraviglioso luogo comune fascista (della serie: mi fanno schifo, ma ho tanti amici squisitamente e sobriamente gay), dice, fiera, che nel suo staff “c’è una persona gay”.

gaybinetti by you.

Fermo restando che non sappiamo la sua qualifica (magari ha il compito di cambiarle il cilicio), mi chiedo questa povera anima combattuta come possa lavorare per lei. Una forma di auto-punizione?